La Sura 8 al-Anfāl, “Il bottino”, è una sura medinese di 75 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di lettura e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 8:1
«Ti interrogano riguardo al bottino. Di’: “Il bottino appartiene a Dio e al Messaggero[1]. Temete dunque Dio, ristabilite la concordia fra voi e obbedite a Dio e al Suo Messaggero, se siete credenti”.»
Come abbiamo tradotto
Al-anfāl indica le spoglie o il bottino di guerra. Rendiamo “bottino”, mantenendo il referente militare esplicito del termine e distinguendo la questione della spartizione, sviluppata più avanti in 8:41.
Corano 8:2
«I credenti sono soltanto coloro i cui cuori tremano quando viene menzionato Dio e ai quali, quando vengono recitati i Suoi segni, essi accrescono la fede; e nel loro Signore confidano,»
Corano 8:3
«coloro che stabiliscono la preghiera e spendono di ciò che abbiamo fornito loro.»
Corano 8:4
«Costoro sono i credenti veramente. Per loro vi sono gradi presso il loro Signore, perdono e un sostentamento generoso.»
Corano 8:5
«Così come il tuo Signore ti fece uscire dalla tua casa secondo verità, mentre una parte dei credenti ne aveva certamente avversione.»
Corano 8:6
«Disputavano con te riguardo alla verità dopo che era divenuta chiara, come se fossero condotti verso la morte mentre la guardavano.»
Corano 8:7
«E quando Dio vi promise che una delle due schiere sarebbe stata vostra, voi desideravate che fosse vostra quella priva di forza armata; ma Dio voleva confermare la verità con le Sue parole e recidere fino all’ultimo i miscredenti,»
Corano 8:8
«per confermare la verità e annullare la falsità, anche se i criminali lo detestavano.»
Corano 8:9
«Quando imploravate soccorso dal vostro Signore, Egli vi rispose: “In verità vi sosterrò con mille angeli che si susseguiranno”.»
Corano 8:10
«Dio non fece questo se non come buona novella e affinché i vostri cuori ne fossero rassicurati. La vittoria non viene se non da Dio. In verità Dio è Potente, Saggio.»
Corano 8:11
«Quando vi avvolse con la sonnolenza come sicurezza da parte Sua e fece scendere su di voi acqua dal cielo per purificarvi con essa, allontanare da voi la contaminazione di Satana, rinsaldare i vostri cuori e rendere saldi con essa i vostri passi.»
Corano 8:12
«Quando il tuo Signore rivelò agli angeli: “In verità sono con voi; rafforzate dunque coloro che credono. Getterò il terrore[2] nei cuori di coloro che non credono: colpiteli dunque sopra i colli e colpite loro ogni estremità delle dita”.»
Come abbiamo tradotto
Al-ruʿb significa “terrore, paura intensa”; il verbo successivo è un imperativo di colpire. Rendiamo quindi direttamente “Getterò il terrore” e “colpiteli”, senza attenuare l’azione descritta. Kulla banān indica letteralmente ogni estremità delle dita, con un campo che può estendersi alle estremità del corpo. Cfr. Lane, radice r-ʿ-b.
Corano 8:13
«Ciò perché si sono opposti a Dio e al Suo Messaggero. Chi si oppone a Dio e al Suo Messaggero sappia che Dio è severo nel castigo.»
Corano 8:14
«“Questo è per voi: gustatelo. E per i miscredenti vi è il castigo del Fuoco”.»
Corano 8:15
«O voi che credete, quando incontrate coloro che non credono mentre avanzano schierati in battaglia, non volgete loro le spalle.»
Corano 8:16
«Chi in quel giorno volge loro le spalle — salvo che lo faccia per manovrare in combattimento o per raggiungere un altro gruppo — sarà incorso nell’ira di Dio e il suo rifugio sarà l’Inferno. Quale pessima destinazione!»
Corano 8:17
«Non siete stati voi a ucciderli, ma Dio li ha uccisi[3]. E quando tiravi, non eri tu a tirare, ma era Dio a tirare, per mettere alla prova i credenti con una buona prova proveniente da Lui. In verità Dio è Colui che ascolta, Colui che conosce.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto nega due volte l’agenzia umana per attribuire l’azione a Dio: “non siete stati voi a ucciderli, ma Dio li ha uccisi” e “non eri tu a tirare, ma era Dio a tirare”. Manteniamo entrambe le opposizioni senza trasformarle in una generica formula di assistenza divina.
Corano 8:18
«Questo, e Dio indebolisce la trama dei miscredenti.»
Corano 8:19
«Se chiedevate la vittoria, la vittoria vi è giunta[10]. Se cessate, sarà meglio per voi; ma se tornate, torneremo anche Noi. Il vostro gruppo non vi gioverà in nulla, per quanto numeroso, e Dio è con i credenti.»
Come abbiamo tradotto
Tastaftiḥū e al-fatḥ appartengono alla radice f-t-ḥ. Il Quranic Arabic Corpus glossa qui il verbo come “chiedere la vittoria”; al-Ṭabarī, 8:19 registra anche il valore di chiedere il giudizio/decisione divina fra le due parti. Nel testo rendiamo “Se chiedevate la vittoria, la vittoria vi è giunta”, lasciando alla nota il valore giudiziario attestato nell’esegesi.
Corano 8:20
«O voi che credete, obbedite a Dio e al Suo Messaggero e non volgetevi da lui mentre ascoltate.»
Corano 8:21
«Non siate come coloro che dicono: “Abbiamo ascoltato”, mentre non ascoltano.»
Corano 8:22
«In verità, le peggiori creature viventi presso Dio sono i sordi e i muti che non ragionano.»
Corano 8:23
«Se Dio avesse conosciuto in loro qualche bene, avrebbe fatto sì che ascoltassero; e anche se li avesse fatti ascoltare, avrebbero voltato le spalle allontanandosi.»
Corano 8:24
«O voi che credete, rispondete a Dio e al Messaggero quando vi chiama a ciò che vi dà vita. Sappiate che Dio si interpone fra l’uomo e il suo cuore e che presso di Lui sarete radunati.»
Corano 8:25
«Temete una prova[4] che non colpirà soltanto coloro di voi che hanno commesso ingiustizia; e sappiate che Dio è severo nel castigo.»
Come abbiamo tradotto
Fitna cambia valore secondo il contesto. In 8:25 indica una prova o calamità capace di colpire anche oltre i soli ingiusti; in 8:28 beni e figli sono definiti una “prova”. Nei versetti 8:39 e 8:73 il contesto è diverso e manteniamo invece il termine fitna nella traduzione, spiegandone separatamente le interpretazioni.
Corano 8:26
«Ricordate quando eravate pochi e oppressi sulla terra[11], temendo che gli uomini vi rapissero; Egli vi diede rifugio, vi sostenne con il Suo soccorso e vi fornì cose buone, affinché foste riconoscenti.»
Come abbiamo tradotto
Mustaḍʿafūna è participio passivo della forma X della radice ḍ-ʿ-f. Può indicare persone rese o tenute in condizione di debolezza; nel contesto, in cui temono di essere rapiti dagli altri, rendiamo “oppressi”, coerentemente con le occorrenze della stessa radice in 7:75 e 7:137.
Corano 8:27
«O voi che credete, non tradite Dio e il Messaggero e non tradite consapevolmente ciò che vi è stato affidato.»
Corano 8:28
«Sappiate che i vostri beni e i vostri figli non sono altro che una prova[4], e che presso Dio vi è una ricompensa immensa.»
Corano 8:29
«O voi che credete, se temete Dio, Egli vi concederà un criterio di distinzione, cancellerà da voi le vostre cattive azioni e vi perdonerà. Dio possiede un favore immenso.»
Corano 8:30
«E quando coloro che non credono tramavano contro di te per imprigionarti, ucciderti o espellerti. Essi ordivano inganni e Dio ordiva inganni[5]; e Dio è il migliore degli ingannatori.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto concentra quattro forme della radice m-k-r: yamkuru bika / yamkurūna / yamkuru llāhu / khayru l-mākirīn. Nella prima proposizione il referente è esplicitato dal seguito — imprigionare, uccidere o espellere Maometto — e rendiamo quindi “tramavano contro di te”. Nella formula conclusiva facciamo emergere anche il valore di inganno: “ordivano inganni / Dio ordiva inganni / migliore degli ingannatori”. Al-Qurṭubī definisce qui makr come una deliberazione condotta in segreto e interpreta il makr divino come la risposta al loro makr da dove essi non se ne accorgono. La resa non implica che “inganno” sia l’unico equivalente possibile di m-k-r, ma evita di sostituire al-mākirīn con il più neutro “strateghi”. Cfr. al-Qurṭubī, 8:30 e Quranic Arabic Corpus, 8:30.
Corano 8:31
«Quando vengono recitati loro i Nostri segni, dicono: “Abbiamo già ascoltato. Se volessimo, potremmo dire qualcosa di simile. Queste non sono altro che favole degli antichi”.»
Corano 8:32
«E quando dissero: “O Dio, se questa è davvero la verità proveniente da Te, fa’ piovere su di noi pietre dal cielo oppure portaci un castigo doloroso”.»
Corano 8:33
«Dio però non li avrebbe castigati mentre tu eri fra loro, e Dio non li avrebbe castigati mentre chiedevano perdono.»
Corano 8:34
«E perché Dio non dovrebbe castigarli, mentre impediscono l’accesso alla Moschea Sacra e non ne sono i protettori? I suoi protettori non sono che coloro che temono Dio, ma la maggior parte di loro non sa.»
Corano 8:35
«La loro preghiera presso la Casa non era altro che fischi e battimani. “Gustate dunque il castigo per aver rifiutato di credere”.»
Corano 8:36
«In verità coloro che non credono spendono i loro beni per ostacolare la via di Dio. Li spenderanno, poi ciò diverrà per loro rimpianto e infine saranno sconfitti. E coloro che non credono saranno radunati nell’Inferno,»
Corano 8:37
«affinché Dio distingua il cattivo dal buono, ponga i cattivi gli uni sugli altri, li ammassi tutti insieme e li ponga nell’Inferno. Costoro sono i perdenti.»
Corano 8:38
«Di’ a coloro che non credono che, se cessano, sarà loro perdonato ciò che è passato; ma se ritornano, è già trascorso il precedente degli antichi.»
Corano 8:39
«Combatteteli finché non vi sia più associazione di altri a Dio[4] e la religione sia tutta per Dio. Se cessano, in verità Dio vede ciò che fanno.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto ordina: “Combatteteli finché non vi sia più associazione di altri a Dio e la religione sia tutta per Dio”. L’arabo usa fitna, termine dal campo semantico ampio; in questo contesto, però, al-Ṭabarī, 8:39 lo identifica esplicitamente con shirk e riporta la stessa spiegazione da Ibn ʿAbbās, al-Ḥasan e altri. Applicando il criterio contestuale del progetto, traduciamo quindi “associazione di altri a Dio”, lasciando alla nota la più ampia polisemia di fitna.
Corano 8:40
«Ma se volgono le spalle, sappiate che Dio è il vostro Protettore. Quale eccellente Protettore e quale eccellente Soccorritore!»
Corano 8:41
«Sappiate che, qualunque cosa prendiate come bottino, un quinto di essa[1] appartiene a Dio, al Messaggero, ai parenti, agli orfani, ai poveri e al viandante, se credete in Dio e in ciò che abbiamo fatto scendere sul Nostro servo nel Giorno del Discrimine, il giorno in cui le due schiere si incontrarono. Dio è capace di ogni cosa.»
Corano 8:42
«Quando voi eravate sul versante più vicino e loro su quello più lontano, mentre la carovana era più in basso rispetto a voi. Se vi foste dati appuntamento, avreste mancato l’appuntamento; ma ciò avvenne affinché Dio portasse a compimento una questione già stabilita, affinché chi periva perisse sulla base di una prova evidente e chi viveva vivesse sulla base di una prova evidente. In verità Dio è Colui che ascolta, Colui che conosce.»
Corano 8:43
«Quando Dio te li mostrava nel tuo sogno come pochi. Se te li avesse mostrati numerosi, avreste perso coraggio e avreste disputato sulla questione; ma Dio vi salvò. In verità Egli conosce ciò che è nei petti.»
Corano 8:44
«E quando, al momento dell’incontro, Egli li mostrava pochi ai vostri occhi e rendeva voi pochi ai loro occhi, affinché Dio portasse a compimento una questione già stabilita. A Dio sono ricondotte tutte le questioni.»
Corano 8:45
«O voi che credete, quando incontrate una schiera, rimanete saldi e ricordate molto Dio, affinché possiate prosperare.»
Corano 8:46
«Obbedite a Dio e al Suo Messaggero e non disputate fra voi, altrimenti perdereste coraggio e la vostra forza svanirebbe. Siate pazienti: in verità Dio è con coloro che sono pazienti.»
Corano 8:47
«Non siate come coloro che uscirono dalle loro case con arroganza e per farsi vedere dagli uomini, ostacolando la via di Dio. Dio abbraccia ciò che fanno.»
Corano 8:48
«E quando Satana rese belle ai loro occhi le loro azioni e disse: “Oggi nessuno fra gli uomini potrà vincervi, e io sono vostro protettore”. Ma quando le due schiere si videro, tornò sui propri passi e disse: “In verità io sono estraneo a voi. Io vedo ciò che voi non vedete; temo Dio, e Dio è severo nel castigo”.»
Corano 8:49
«Quando gli ipocriti e coloro nei cui cuori vi era una malattia dicevano: “La loro religione ha ingannato costoro”. Ma chi confida in Dio sappia che Dio è Potente, Saggio.»
Corano 8:50
«Se potessi vedere quando gli angeli prendono coloro che non credono, colpendo i loro volti e le loro schiene: “Gustate il castigo dell’Incendio!»
Corano 8:51
«Questo per ciò che le vostre mani hanno mandato avanti, e perché Dio non è ingiusto verso i servi”.»
Corano 8:52
«Come accadde alla gente di Faraone e a coloro che li precedettero: non credettero nei segni di Dio, e Dio li afferrò per i loro peccati. In verità Dio è Forte, severo nel castigo.»
Corano 8:53
«Ciò perché Dio non cambia un favore che ha concesso a un popolo finché essi non cambiano ciò che è in loro stessi. E Dio è Colui che ascolta, Colui che conosce.»
Corano 8:54
«Come accadde alla gente di Faraone e a coloro che li precedettero: smentirono i segni del loro Signore, così li distruggemmo per i loro peccati e annegammo la gente di Faraone. Tutti erano ingiusti.»
Corano 8:55
«In verità, le peggiori creature viventi presso Dio sono coloro che non credono e non crederanno,»
Corano 8:56
«coloro con i quali hai stretto un patto e che poi infrangono il loro patto ogni volta e non temono Dio.»
Corano 8:57
«Se dunque li sopraffai in guerra, disperdi mediante loro quelli che stanno dietro di loro[6], affinché possano ricordare.»
Come abbiamo tradotto
Tathqafannahum significa “ottenere dominio su di loro / sopraffarli” e porta il suffisso enfatico; per questo rendiamo “se li sopraffai in guerra”. Il verbo sharrid è poi un imperativo: “disperdi”. La costruzione bihim man khalfahum significa letteralmente “mediante loro quelli che stanno dietro di loro”. Manteniamo questa formulazione, senza sostituirla con un generico “dai loro una lezione”.
Corano 8:58
«E se temi da parte di un popolo un tradimento, denuncia loro il patto in condizioni di parità. In verità Dio non ama i traditori.»
Corano 8:59
«Coloro che non credono non pensino di essere sfuggiti. In verità non potranno rendere impotente Dio.»
Corano 8:60
«Preparate contro di loro tutta la forza che potete e cavalli tenuti pronti, per terrorizzare[2] con essa il nemico di Dio e il vostro nemico, e altri oltre a loro che voi non conoscete ma che Dio conosce. Qualunque cosa spendiate sulla via di Dio vi sarà restituita pienamente e non subirete ingiustizia.»
Come abbiamo tradotto
Turhibūna, forma IV della radice r-h-b, significa direttamente “terrorizzare / incutere terrore”. Il Quranic Arabic Corpus lo glossa “to terrify”. Rendiamo quindi “per terrorizzare”, senza il più attenuato “intimidire”. Cfr. Lane, radice r-h-b.
Corano 8:61
«Se inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa e confida in Dio. In verità Egli è Colui che ascolta, Colui che conosce.»
Corano 8:62
«Ma se vogliono ingannarti, Dio ti basta. Egli è Colui che ti ha sostenuto con il Suo soccorso e con i credenti,»
Come abbiamo tradotto
Yakhdaʿūka, dalla radice kh-d-ʿ, significa “ingannarti”. Qui la radice è usata senza ambiguità per il tentativo degli avversari di ingannare Maometto; la stessa famiglia lessicale compare in 2:9 e, soprattutto, in 4:142, dove è applicata prima agli ipocriti e poi a Dio. Manteniamo quindi il verbo diretto “ingannare”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 8:62.
Corano 8:63
«e ha unito i loro cuori. Anche se avessi speso tutto ciò che è sulla terra, non avresti potuto unire i loro cuori; ma Dio li ha uniti. In verità Egli è Potente, Saggio.»
Corano 8:64
«O Profeta, Dio basta a te e a coloro fra i credenti che ti seguono[12].»
Come abbiamo tradotto
La sintassi di ḥasbuka llāhu wa-man ittabaʿaka ammette più analisi. Al-Ṭabarī, 8:64 e l’analisi grammaticale del Quranic Arabic Corpus intendono: Dio basta a te e basta anche a coloro che ti seguono; un’altra costruzione attestata può coordinare i credenti come ulteriore sostegno del Profeta. Manteniamo nel testo la prima lettura e registriamo qui l’alternativa.
Corano 8:65
«O Profeta, incita i credenti al combattimento[7]. Se fra voi vi sono venti perseveranti, ne vinceranno duecento; e se fra voi ve ne sono cento, vinceranno mille di coloro che non credono, perché sono un popolo che non comprende.»
Come abbiamo tradotto
Ḥarriḍ è un imperativo, “incita/esorta con forza”, mentre al-qitāl è il combattimento. Rendiamo “incita i credenti al combattimento”, senza sostituire qitāl con il più generico “sforzo” o “impegno”.
Corano 8:66
«Ora Dio vi ha alleggerito e sa che in voi vi è debolezza. Se fra voi vi sono cento perseveranti, ne vinceranno duecento; e se fra voi vi sono mille, ne vinceranno duemila con il permesso di Dio. Dio è con coloro che perseverano.»
Corano 8:67
«Non è dato a un profeta avere prigionieri di guerra finché non abbia fatto strage sulla terra[8]. Voi desiderate i beni effimeri di questo mondo, mentre Dio vuole l’altra vita. Dio è Potente, Saggio.»
Come abbiamo tradotto
Yuthkhina appartiene alla radice th-kh-n. Il Quranic Arabic Corpus, 8:67 glossa yuthkhina “he has battled strenuously”, cioè “ha combattuto duramente”; lessici arabi specificano però proprio l’espressione athkhana fī l-arḍ come il moltiplicare l’uccisione dei nemici, e al-Ṭabarī interpreta qui il verbo nello stesso senso. Applicando il criterio anti-attenuazione, rendiamo “finché non abbia fatto strage sulla terra”, distinguendo nella nota il dato lessicale dalla spiegazione esegetica. Cfr. Lane, radice th-kh-n.
Corano 8:68
«Se non fosse stato per un decreto di Dio già precedente, vi avrebbe colpito un castigo immenso per ciò che avete preso.»
Corano 8:69
«Mangiate dunque di ciò che avete preso come bottino, lecito e buono, e temete Dio. In verità Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 8:70
«O Profeta, di’ a coloro che sono prigionieri nelle vostre mani: “Se Dio conosce del bene nei vostri cuori, vi darà qualcosa di migliore di ciò che vi è stato preso e vi perdonerà. Dio è Perdonatore, Misericordioso”.»
Corano 8:71
«Ma se vogliono tradirti, hanno già tradito Dio in precedenza, ed Egli vi ha dato potere su di loro. Dio è Sapiente, Saggio.»
Corano 8:72
«In verità coloro che hanno creduto, sono emigrati e hanno combattuto con i loro beni e le loro persone[9] sulla via di Dio, e coloro che hanno dato rifugio e soccorso, sono alleati gli uni degli altri. Quanto a coloro che hanno creduto ma non sono emigrati, non avete alcun dovere di protezione[13] verso di loro finché non emigrino. Se vi chiedono soccorso nella religione, vi spetta soccorrerli, salvo contro un popolo con il quale avete un patto. Dio vede ciò che fate.»
Come abbiamo tradotto
Jāhadū deriva dalla radice j-h-d, “sforzarsi/lottare”. In questo blocco della Sura al-Anfāl il contesto è esplicitamente militare — battaglia, bottino, prigionieri, alleanze e soccorso — e rendiamo quindi “hanno combattuto” in 8:72, 8:74 e 8:75, senza pretendere che la stessa radice debba essere tradotta così in ogni contesto coranico. Nello stesso versetto walāyatihim è “la loro protezione”; per questo sostituiamo il più interpretativo “obbligo di alleanza” con “dovere di protezione”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 8:72.
Corano 8:73
«Coloro che non credono sono alleati gli uni degli altri. Se non farete così, vi sarà fitna[4] sulla terra e grande corruzione.»
Corano 8:74
«Coloro che hanno creduto, sono emigrati e hanno combattuto sulla via di Dio[9], e coloro che hanno dato rifugio e soccorso: costoro sono i credenti veramente. Per loro vi sono perdono e un sostentamento generoso.»
Corano 8:75
«E coloro che hanno creduto in seguito, sono emigrati e hanno combattuto insieme a voi[9], costoro sono dei vostri. Ma i consanguinei hanno maggiore diritto gli uni sugli altri nel Libro di Dio. In verità Dio conosce ogni cosa.»
Note alla traduzione
- Corano 8:1 e 8:41. Anfāl e ghanīmah appartengono al lessico del bottino di guerra. 8:1 attribuisce il bottino a Dio e al Messaggero; 8:41 stabilisce che un quinto di ciò che viene preso come bottino spetta alle categorie elencate dal versetto. ↩ ↩
- Corano 8:12 e 8:60. In 8:12 al-ruʿb è “terrore”; in 8:60 turhibūna significa “terrorizzare/incutere terrore”. Manteniamo “terrore” e “terrorizzare”, distinguendo naturalmente il lessico del versetto dalle categorie politico-giuridiche moderne. ↩ ↩
- Corano 8:17. Il testo attribuisce direttamente a Dio l’uccisione degli avversari e il tiro: “Dio li ha uccisi” e “era Dio a tirare”. La traduzione conserva questa struttura grammaticale. ↩
- Corano 8:25, 8:28, 8:39 e 8:73. Fitna non ha un unico equivalente italiano valido in ogni versetto. In 8:25 e 8:28 il contesto sostiene “prova”; in 8:39 al-Ṭabarī e numerose autorità classiche identificano il referente con shirk, perciò rendiamo “associazione di altri a Dio”; in 8:73, dove il referente è meno determinato, manteniamo invece fitna. ↩ ↩ ↩ ↩
- Corano 8:30. Il versetto ripete la radice m-k-r per gli avversari e per Dio. Nel primo membro il contesto esplicita il complotto contro Maometto; nella formula finale rendiamo “ordivano inganni / Dio ordiva inganni / migliore degli ingannatori”. Al-Qurṭubī definisce qui makr come deliberazione condotta in segreto e interpreta il makr divino come la risposta al loro piano da dove non se ne accorgono. ↩
- Corano 8:57. Tathqafannahum fī l-ḥarb indica il sopraffarli/ottenere dominio su di loro in guerra; fa-sharrid bihim man khalfahum significa poi “disperdi mediante loro quelli che stanno dietro di loro”. ↩
- Corano 8:65. Ḥarriḍ al-muʾminīna ʿalā l-qitāl significa “incita i credenti al combattimento”. Qitāl non viene attenuato in “impegno” o “sforzo”. ↩
- Corano 8:67. Il Quranic Arabic Corpus glossa yuthkhina “he has battled strenuously”, cioè “ha combattuto duramente”. Lessici arabi specificano però athkhana fī l-arḍ come il moltiplicare l’uccisione dei nemici; al-Ṭabarī interpreta il versetto nello stesso senso. Per il criterio anti-attenuazione adottato rendiamo “finché non abbia fatto strage sulla terra”, mantenendo distinta l’ampiezza lessicale dalla specificazione esegetica. ↩
- Corano 8:72, 8:74 e 8:75. Jāhadū è “si sforzarono/lottarono”; nel contesto militare immediato di al-Anfāl traduciamo “hanno combattuto”. La scelta è contestuale e non viene estesa automaticamente a ogni occorrenza della radice j-h-d. ↩ ↩ ↩
- Corano 8:19. Tastaftiḥū è qui “chiedere la vittoria”; al-fatḥ è la vittoria/apertura ottenuta. Al-Ṭabarī, 8:19 registra nel contesto anche il valore di chiedere il giudizio o la decisione divina fra le due parti. Cfr. anche Quranic Arabic Corpus, 8:19. La traduzione principale conserva il valore lessicale “vittoria”. ↩
- Corano 8:26. Mustaḍʿafūna è un participio passivo della forma X: persone rese o tenute deboli. Nel contesto rendiamo “oppressi”, coerentemente con la stessa radice in 7:75 e 7:137. ↩
- Corano 8:64. La costruzione può essere intesa “Dio basta a te e a coloro che ti seguono” oppure, secondo un’altra analisi grammaticale attestata, “ti bastano Dio e i credenti che ti seguono”. Manteniamo la prima lettura nel testo senza cancellare la seconda. Cfr. al-Ṭabarī, 8:64 e Quranic Arabic Corpus, 8:64. ↩
- Corano 8:72. Walāyatihim significa qui “la loro protezione”; il sostantivo appartiene alla stessa radice di awliyāʾ, “alleati/protettori”. Rendiamo quindi “dovere di protezione” invece di incorporare nel testo una più specifica teoria dell’alleanza politica. ↩









