La Sura 68 al-Qalam, “La penna”, è una sura meccana di 52 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 68:1
«Nūn. Per la Penna e ciò che scrivono!»
Corano 68:2
«Tu, per grazia del tuo Signore, non sei affatto folle.»
Corano 68:3
«E in verità per te vi è certamente una ricompensa senza interruzione.»
Corano 68:4
«E in verità tu sei certamente su un carattere magnifico.»
Corano 68:5
«Presto vedrai, ed essi vedranno,»
Corano 68:6
«chi di voi è l’afflitto dalla follia.[1]»
Come abbiamo tradotto
Al-maftūn può indicare chi è sottoposto a fitna, afflitto o reso folle/posseduto. Il contesto risponde all’accusa di follia del v. 2; rendiamo quindi “l’afflitto dalla follia”, senza introdurre nel testo un agente demoniaco.
Corano 68:7
«In verità il tuo Signore conosce meglio chi si è sviato dalla Sua via, ed Egli conosce meglio coloro che sono guidati.»
Corano 68:8
«Non obbedire dunque a coloro che smentiscono.»
Corano 68:9
«Vorrebbero che tu facessi concessioni, così le farebbero anche loro.»
Corano 68:10
«E non obbedire a ogni spregevole giuratore abituale,»
Corano 68:11
«diffamatore, che va in giro spargendo maldicenza,»
Corano 68:12
«che impedisce il bene, trasgressore, peccatore,»
Corano 68:13
«rozzo e, oltre a ciò, zanīm.[2]»
Come abbiamo tradotto
ʿUtull indica durezza/rozzezza. Zanīm non ha invece un equivalente italiano unico abbastanza sicuro da essere imposto nel versetto: il suo nucleo figurato richiama chi è aggregato a un gruppo senza appartenervi e può estendersi a “ignobile/infame”; nella tradizione lessicale ed esegetica compaiono inoltre daʿī, persona di filiazione attribuita o incerta, e anche la lettura “figlio di un’adultera”, da cui la resa forte “bastardo”. Poiché quest’ultima è attestata ma non esaurisce il vocabolo, non la trasformiamo in significato certo: manteniamo zanīm nel testo e rendiamo esplicito qui l’intero ventaglio. Cfr. Lane, radice z-n-m e al-Ṭabarī, 68:13.
Corano 68:14
«perché possiede ricchezza e figli.»
Corano 68:15
«Quando gli vengono recitati i Nostri versetti, dice: «Favole degli antichi».»
Corano 68:16
«Lo marchieremo sul grugno.[3]»
Come abbiamo tradotto
Al-khurṭūm è letteralmente “il grugno/muso”. Manteniamo “grugno”, invece di attenuarlo al più neutro “naso”.
Corano 68:17
«In verità li abbiamo messi alla prova come mettemmo alla prova i proprietari del giardino, quando giurarono che ne avrebbero certamente raccolto i frutti al mattino,»
Corano 68:18
«senza fare eccezione.[4]»
Come abbiamo tradotto
Wa-lā yastathnūn significa che non facevano eccezione/non formulavano riserva. L’esegesi collega spesso il passo al mancato “se Dio vuole”, ma questa formula non compare nel versetto.
Corano 68:19
«Allora una calamità dal tuo Signore passò su di esso mentre dormivano,[5]»
Come abbiamo tradotto
Ṭāʾif indica qualcosa che gira/passa attorno e qui una calamità/afflizione inviata dal Signore; non è necessario renderlo “uragano”.
Corano 68:20
«e al mattino divenne come un campo mietuto.[6]»
Come abbiamo tradotto
Ka-l-ṣarīm può evocare un raccolto reciso o una distesa scurita/devastata; rendiamo “come un campo mietuto”.
Corano 68:21
«Al mattino si chiamarono l’un l’altro:»
Corano 68:22
««Andate di buon’ora al vostro raccolto, se volete raccogliere».»
Corano 68:23
«E partirono, parlando a bassa voce fra loro:»
Corano 68:24
««Che oggi nessun povero entri da voi nel giardino».»
Corano 68:25
«E uscirono di buon’ora, risoluti e convinti di averne il potere.[7]»
Come abbiamo tradotto
ʿAlā ḥardin qādirīn è una costruzione densa: le traduzioni oscillano fra determinazione, capacità e intenzione di impedire l’accesso ai poveri. Rendiamo “risoluti e convinti di averne il potere” senza aggiungere nel versetto l’oggetto sottinteso.
Corano 68:26
«Ma quando lo videro, dissero: «In verità ci siamo smarriti».»
Corano 68:27
««Anzi, siamo stati privati!».»
Corano 68:28
«Il più equilibrato fra loro disse: «Non vi avevo forse detto: perché non glorificate?».»
Corano 68:29
«Dissero: «Gloria al nostro Signore! In verità siamo stati ingiusti».»
Corano 68:30
«Poi si rivolsero gli uni agli altri, rimproverandosi a vicenda.»
Corano 68:31
«Dissero: «Guai a noi! In verità siamo stati trasgressori.»
Corano 68:32
«Può darsi che il nostro Signore ce ne sostituisca uno migliore. In verità noi desideriamo il nostro Signore».»
Corano 68:33
«Così è il castigo. E il castigo dell’altra vita è certamente più grande, se solo sapessero.»
Corano 68:34
«In verità per coloro che temono Dio vi sono presso il loro Signore i Giardini della Delizia.»
Corano 68:35
«Tratteremo forse i sottomessi come i criminali?[8]»
Come abbiamo tradotto
Al-muslimīn è il plurale di muslim, letteralmente coloro che si sottomettono. Rendiamo “i sottomessi” per conservare il valore lessicale nel contrasto con al-mujrimīn, “i criminali”.
Corano 68:36
«Che cosa avete? Come giudicate?»
Corano 68:37
«Oppure avete un Libro nel quale studiate,»
Corano 68:38
«in cui per voi vi sia certamente ciò che scegliete?»
Corano 68:39
«Oppure avete su di Noi giuramenti vincolanti fino al Giorno della Resurrezione, secondo cui per voi vi sarà certamente ciò che giudicate?»
Corano 68:40
«Chiedi loro chi di essi se ne fa garante.»
Corano 68:41
«Oppure hanno degli associati? Facciano dunque venire i loro associati, se sono veritieri.»
Corano 68:42
«Il Giorno in cui la situazione si farà terribile e saranno chiamati a prosternarsi, ma non potranno farlo,[9]»
Come abbiamo tradotto
Yawma yukshafu ʿan sāqin contiene letteralmente l’immagine di “scoprire uno stinco”, ma nell’arabo classico kashafa ʿan sāq è un idioma per il manifestarsi o intensificarsi di una situazione grave. Al-Ṭabarī, 68:42 riporta da Ibn ʿAbbās “un giorno di guerra e di durezza” e da numerosi primi interpreti amr shadīd, “una situazione terribile/severa”. Rendiamo quindi l’idioma nel testo principale. Le successive letture teologiche che collegano il passo a uno “stinco” divino appartengono all’esegesi e non vengono inserite nelle parole del versetto, che non nomina Dio in questa espressione.
Corano 68:43
«i loro sguardi saranno abbassati, l’umiliazione li coprirà. Eppure venivano chiamati a prosternarsi quando erano sani.»
Corano 68:44
«Lascia dunque a Me chi smentisce questo Discorso. Li condurremo gradualmente da dove non sanno.[10]»
Come abbiamo tradotto
Il v. 44 dice hādhā l-ḥadīth, “questo Discorso”. L’identificazione con il Corano è contestualmente naturale, ma non sostituiamo “Discorso” con “Corano” nel corpo del versetto.
Corano 68:45
«E concederò loro una dilazione. In verità la Mia trama è salda.[11]»
Come abbiamo tradotto
Kaydī matīn è esattamente la stessa formula di 7:183. Al-Ṭabarī identifica kayd con makr e spiega matīn come forte/severo; per coerenza rendiamo in entrambi i passi “la Mia trama è salda”, evitando una resa più neutra proprio quando il soggetto è Dio. Cfr. al-Ṭabarī, 68:45 e 7:183.
Corano 68:46
«Oppure chiedi loro un compenso, così che siano gravati da un debito?»
Corano 68:47
«Oppure presso di loro vi è l’invisibile, così che essi lo scrivano?»
Corano 68:48
«Sii dunque paziente per il giudizio del tuo Signore e non essere come il compagno del pesce, quando invocò mentre era soffocato dall’angoscia.[12]»
Come abbiamo tradotto
Ṣāḥib al-ḥūt è letteralmente “il compagno del pesce”. L’identificazione con Giona appartiene alla tradizione esegetica e non viene inserita nel versetto.
Corano 68:49
«Se non lo avesse raggiunto una grazia del suo Signore, sarebbe stato gettato sulla terra nuda mentre era biasimato.»
Corano 68:50
«Ma il suo Signore lo scelse e lo fece fra i giusti.»
Corano 68:51
«E in verità coloro che non credono quasi ti farebbero scivolare con i loro sguardi quando odono il Monito, e dicono: «In verità egli è certamente folle».[13]»
Come abbiamo tradotto
La-yuzliqūnaka bi-abṣārihim significa quasi “farti scivolare con i loro sguardi”. Le interpretazioni relative al malocchio restano fuori dal testo tradotto.
Corano 68:52
«Ma esso non è altro che un Monito per i mondi.[14]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto finale usa dhikr, “Monito/Ricordo”, e non nomina esplicitamente il Corano. Manteniamo quindi “esso non è altro che un Monito per i mondi”.
Note alla traduzione
- Corano 68:6. Al-maftūn può indicare chi è sottoposto a fitna, afflitto o reso folle/posseduto. Il contesto risponde all’accusa di follia del v. 2; rendiamo quindi “l’afflitto dalla follia”, senza introdurre nel testo un agente demoniaco. ↩
- Corano 68:13. ʿUtull indica durezza/rozzezza. Zanīm non ha invece un equivalente italiano unico abbastanza sicuro da essere imposto nel versetto: il suo nucleo figurato richiama chi è aggregato a un gruppo senza appartenervi e può estendersi a “ignobile/infame”; nella tradizione lessicale ed esegetica compaiono inoltre daʿī, persona di filiazione attribuita o incerta, e anche la lettura “figlio di un’adultera”, da cui la resa forte “bastardo”. Poiché quest’ultima è attestata ma non esaurisce il vocabolo, non la trasformiamo in significato certo: manteniamo zanīm nel testo e rendiamo esplicito qui l’intero ventaglio. Cfr. Lane, radice z-n-m e al-Ṭabarī, 68:13. ↩
- Corano 68:16. Al-khurṭūm è letteralmente “il grugno/muso”. Manteniamo “grugno”, invece di attenuarlo al più neutro “naso”. ↩
- Corano 68:18. Wa-lā yastathnūn significa che non facevano eccezione/non formulavano riserva. L’esegesi collega spesso il passo al mancato “se Dio vuole”, ma questa formula non compare nel versetto. ↩
- Corano 68:19. Ṭāʾif indica qualcosa che gira/passa attorno e qui una calamità/afflizione inviata dal Signore; non è necessario renderlo “uragano”. ↩
- Corano 68:20. Ka-l-ṣarīm può evocare un raccolto reciso o una distesa scurita/devastata; rendiamo “come un campo mietuto”. ↩
- Corano 68:25. ʿAlā ḥardin qādirīn è una costruzione densa: le traduzioni oscillano fra determinazione, capacità e intenzione di impedire l’accesso ai poveri. Rendiamo “risoluti e convinti di averne il potere” senza aggiungere nel versetto l’oggetto sottinteso. ↩
- Corano 68:35. Al-muslimīn è il plurale di muslim, letteralmente coloro che si sottomettono. Rendiamo “i sottomessi” per conservare il valore lessicale nel contrasto con al-mujrimīn, “i criminali”. ↩
- Corano 68:42. Yawma yukshafu ʿan sāqin contiene letteralmente l’immagine di “scoprire uno stinco”, ma nell’arabo classico kashafa ʿan sāq è un idioma per il manifestarsi o intensificarsi di una situazione grave. Al-Ṭabarī, 68:42 riporta da Ibn ʿAbbās “un giorno di guerra e di durezza” e da numerosi primi interpreti amr shadīd, “una situazione terribile/severa”. Rendiamo quindi l’idioma nel testo principale. Le successive letture teologiche che collegano il passo a uno “stinco” divino appartengono all’esegesi e non vengono inserite nelle parole del versetto, che non nomina Dio in questa espressione. ↩
- Corano 68:44. Il v. 44 dice hādhā l-ḥadīth, “questo Discorso”. L’identificazione con il Corano è contestualmente naturale, ma non sostituiamo “Discorso” con “Corano” nel corpo del versetto. ↩
- Corano 68:45. Kaydī matīn è esattamente la stessa formula di 7:183. Al-Ṭabarī identifica kayd con makr e spiega matīn come forte/severo; per coerenza rendiamo in entrambi i passi “la Mia trama è salda”, evitando una resa più neutra proprio quando il soggetto è Dio. Cfr. al-Ṭabarī, 68:45 e 7:183. ↩
- Corano 68:48. Ṣāḥib al-ḥūt è letteralmente “il compagno del pesce”. L’identificazione con Giona appartiene alla tradizione esegetica e non viene inserita nel versetto. ↩
- Corano 68:51. La-yuzliqūnaka bi-abṣārihim significa quasi “farti scivolare con i loro sguardi”. Le interpretazioni relative al malocchio restano fuori dal testo tradotto. ↩
- Corano 68:52. Il versetto finale usa dhikr, “Monito/Ricordo”, e non nomina esplicitamente il Corano. Manteniamo quindi “esso non è altro che un Monito per i mondi”. ↩









