La Sura 58 al-Mujādilah, “La disputante”, è una sura medinese di 22 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 58:1
«Dio ha certamente udito le parole di colei che discute con te riguardo a suo marito e si lamenta con Dio; e Dio ascolta il vostro dialogo. In verità Dio è Udiente, Veggente.[1]»
Come abbiamo tradotto
Il testo apre con la donna che tujādiluka, discute/argomenta con il Profeta riguardo al marito, e si lamenta direttamente a Dio. Il titolo della sura deriva da questo verbo.
Corano 58:2
«Coloro fra voi che praticano lo ẓihār nei confronti delle loro mogli: esse non sono le loro madri. Le loro madri sono soltanto quelle che li hanno partoriti. In verità essi pronunciano una parola riprovevole e falsa. E in verità Dio è Indulgente, Perdonatore.[2]»
Come abbiamo tradotto
Yuẓāhirūna è il verbo tecnico dello ẓihār. La formula tradizionale assimila la moglie alla schiena della madre, ma il sostantivo “schiena” non compare autonomamente in questo versetto: per non trasformare la spiegazione giuridico-linguistica in testo coranico, manteniamo ẓihār nella traduzione e ne spieghiamo qui il significato.
Corano 58:3
«E coloro che praticano lo ẓihār nei confronti delle loro mogli e poi ritornano su ciò che hanno detto dovranno liberare uno schiavo prima che abbiano rapporti sessuali fra loro. Questo è ciò con cui siete ammoniti; e Dio è ben informato di ciò che fate.[3]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto ripete il verbo tecnico dello ẓihār. Raqabah, letteralmente “collo”, indica qui una persona in schiavitù da liberare. Min qabli an yatamāssā dice letteralmente “prima che i due si tocchino”, ma nel diritto dello ẓihār il referente è il rapporto sessuale. Ibn Kathīr riporta da Ibn ʿAbbās e altri che qui al-mass significa al-nikāḥ e cita la tradizione dell’uomo che ebbe rapporto con la moglie prima dell’espiazione. Rendiamo quindi “prima che abbiano rapporti sessuali fra loro”. Cfr. Ibn Kathīr, 58:3.
Corano 58:4
«E chi non ne trova dovrà digiunare due mesi consecutivi prima che abbiano rapporti sessuali fra loro; e chi non ne è capace dovrà nutrire sessanta poveri. Ciò affinché crediate in Dio e nel Suo Messaggero. Questi sono i limiti di Dio; e per i miscredenti vi è un castigo doloroso.[4]»
Come abbiamo tradotto
Se non può liberare uno schiavo, il testo prescrive due mesi consecutivi di digiuno; se non può, nutrire sessanta poveri. La formula min qabli an yatamāssā ripete quella di 58:3 e indica anche qui il rapporto sessuale; per questo rendiamo “prima che abbiano rapporti sessuali fra loro”.
Corano 58:5
«In verità coloro che si oppongono a Dio e al Suo Messaggero saranno umiliati come furono umiliati coloro che li precedettero. E certamente abbiamo fatto scendere segni chiari; e per i miscredenti vi è un castigo umiliante.[5]»
Come abbiamo tradotto
Yuḥāddūna Allāha wa-rasūlahu indica opporsi, schierarsi contro Dio e il Messaggero. Kubitū, dalla radice k-b-t, esprime l’essere abbattuti, frustrati o umiliati/disonorati; qui rendiamo “saranno umiliati”, coerentemente con il valore prolettico del perfetto nel contesto, e conserviamo il parallelo con coloro che li precedettero.
Corano 58:6
«Il Giorno in cui Dio li risusciterà tutti e li informerà di ciò che hanno fatto. Dio lo ha contato mentre essi lo hanno dimenticato. E Dio è testimone di ogni cosa.»
Corano 58:7
«Non hai visto che Dio conosce ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra? Non vi è colloquio segreto fra tre senza che Egli sia il quarto, né fra cinque senza che Egli sia il sesto, né fra meno o più di questi senza che Egli sia con loro ovunque si trovino.[6] Poi, nel Giorno della Resurrezione, li informerà di ciò che hanno fatto. In verità Dio conosce ogni cosa.»
Come abbiamo tradotto
Nel colloquio segreto Dio è detto essere “il quarto” di tre e “il sesto” di cinque e “con loro ovunque si trovino”. Manteniamo le formulazioni senza incorporare una spiegazione teologica della presenza divina.
Corano 58:8
«Non hai visto coloro ai quali era stato proibito il colloquio segreto e poi ritornano a ciò che era stato loro proibito, e si consultano segretamente nel peccato, nell’aggressione e nella disobbedienza al Messaggero? E quando vengono da te ti salutano con ciò con cui Dio non ti ha salutato e dicono fra sé: «Perché Dio non ci castiga per ciò che diciamo?». Basta loro l’Inferno: vi bruceranno. E che cattiva destinazione![7]»
Come abbiamo tradotto
Il saluto rivolto al Profeta è descritto come qualcosa “con cui Dio non ti ha salutato”; il testo non riporta qui le parole precise del saluto.
Corano 58:9
«O voi che credete, quando vi consultate segretamente non consultatevi nel peccato, nell’aggressione e nella disobbedienza al Messaggero; consultatevi invece nella rettitudine e nel timore. E temete Dio, verso il quale sarete radunati.»
Corano 58:10
«Il colloquio segreto proviene soltanto da Satana, affinché rattristi coloro che credono; ma non può nuocere loro in nulla se non con il permesso di Dio. E in Dio confidino i credenti.[8]»
Come abbiamo tradotto
Il colloquio segreto malevolo è attribuito a Satana e può nuocere soltanto “con il permesso di Dio”. Manteniamo entrambe le causalità.
Corano 58:11
«O voi che credete, quando vi viene detto: «Fate spazio nelle assemblee», fate spazio, e Dio farà spazio per voi. E quando vi viene detto: «Alzatevi», alzatevi. Dio innalzerà di gradi coloro fra voi che credono e coloro ai quali è stata data la conoscenza. E Dio è ben informato di ciò che fate.[9]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto prescrive di fare spazio nelle assemblee e di alzarsi quando ordinato; segue l’innalzamento di gradi per credenti e persone di conoscenza.
Corano 58:12
«O voi che credete, quando consultate in privato il Messaggero, fate precedere al vostro colloquio una carità. Ciò è migliore e più puro per voi. Ma se non trovate di che farlo, in verità Dio è Perdonatore, Misericordioso.[10]»
Come abbiamo tradotto
Prima di una consultazione privata con il Messaggero viene prescritta una ṣadaqah, carità. Manteniamo la norma senza trasformarla in semplice consiglio.
Corano 58:13
«Avete forse temuto di far precedere al vostro colloquio delle carità? Poiché non lo avete fatto e Dio vi ha perdonati, assolvete la preghiera, versate l’elemosina e obbedite a Dio e al Suo Messaggero. E Dio è ben informato di ciò che fate.[11]»
Come abbiamo tradotto
Wa-tāba Allāhu ʿalaykum significa che Dio si è rivolto favorevolmente a voi / vi ha perdonati. Rendiamo “Dio vi ha perdonati”, senza introdurre nel versetto un atto di pentimento dei destinatari non espresso verbalmente. Segue l’ordine di compiere la preghiera, versare l’elemosina e obbedire.
Corano 58:14
«Non hai visto coloro che prendono come alleati un popolo contro il quale Dio è adirato? Essi non sono dei vostri né dei loro, e giurano consapevolmente sul falso.[12]»
Come abbiamo tradotto
Il testo parla di un popolo contro cui Dio è adirato, preso come alleato da persone che “non sono dei vostri né dei loro”. Non identifichiamo tale popolo nel versetto.
Corano 58:15
«Dio ha preparato per loro un castigo severo. In verità, quanto è malvagio ciò che facevano!»
Corano 58:16
«Hanno preso i loro giuramenti come scudo e hanno distolto dalla via di Dio; per loro vi sarà dunque un castigo umiliante.»
Corano 58:17
«Né i loro beni né i loro figli gioveranno loro in nulla contro Dio. Quelli sono i compagni del Fuoco, nel quale rimarranno in perpetuo.»
Corano 58:18
«Il Giorno in cui Dio li risusciterà tutti, giureranno a Lui come giurano a voi e penseranno di avere qualcosa su cui fondarsi. In verità sono proprio loro i bugiardi.[13]»
Come abbiamo tradotto
Nel Giorno della Resurrezione costoro giureranno a Dio come giuravano agli uomini e penseranno di trovarvi un fondamento; il testo li definisce “i bugiardi”.
Corano 58:19
«Satana ha avuto il sopravvento su di loro e ha fatto loro dimenticare il ricordo di Dio. Quelli sono il partito di Satana. In verità il partito di Satana è quello dei perdenti.[14]»
Come abbiamo tradotto
Satana “ha avuto il sopravvento su di loro” e ha fatto dimenticare il ricordo di Dio; vengono definiti “partito di Satana”. Manteniamo il lessico politico-partitivo del testo.
Corano 58:20
«In verità coloro che si oppongono a Dio e al Suo Messaggero saranno fra i più umiliati.»
Corano 58:21
«Dio ha scritto: «Io e i Miei messaggeri prevarremo certamente». In verità Dio è Forte, Potente.[15]»
Come abbiamo tradotto
Dio dice di aver “scritto” che Lui e i Suoi messaggeri prevarranno. Manteniamo il verbo e l’enfasi della promessa.
Corano 58:22
«Non troverai gente che creda in Dio e nell’Ultimo Giorno e nutra affetto per chi si oppone a Dio e al Suo Messaggero, fossero pure i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o il loro clan.[16] Quelli sono coloro nei cui cuori Egli ha scritto la fede e che ha sostenuto con uno Spirito da parte Sua.[17] Li farà entrare in Giardini sotto i quali scorrono i fiumi, dove rimarranno in perpetuo. Dio si è compiaciuto di loro ed essi si sono compiaciuti di Lui. Quelli sono il partito di Dio. In verità il partito di Dio è quello di coloro che hanno successo.[18]»
Come abbiamo tradotto
Yuwāddūna significa amare / nutrire affetto; ʿashīratahum indica la parentela o il clan. Rendiamo quindi “nutra affetto” e “il loro clan”, mantenendo l’elenco dei legami familiari senza ampliarlo.
Dio è detto aver “scritto la fede nei loro cuori” e averli sostenuti con “uno Spirito da parte Sua”. Non identifichiamo lo Spirito nel corpo del versetto.
La chiusa contrappone “partito di Dio” e “partito di Satana” (v. 19). Al-mufliḥūn indica coloro che hanno successo / prosperano; rendiamo “coloro che hanno successo”, senza trasformarlo nel più specifico “vincitori”.
Note alla traduzione
- Corano 58:1. Il testo apre con la donna che tujādiluka, discute/argomenta con il Profeta riguardo al marito, e si lamenta direttamente a Dio. Il titolo della sura deriva da questo verbo. ↩
- Corano 58:2. Yuẓāhirūna è il verbo tecnico dello ẓihār. La formula tradizionale assimila la moglie alla schiena della madre, ma il sostantivo “schiena” non compare autonomamente in questo versetto: per non trasformare la spiegazione giuridico-linguistica in testo coranico, manteniamo ẓihār nella traduzione e ne spieghiamo qui il significato. ↩
- Corano 58:3. Il versetto ripete il verbo tecnico dello ẓihār. Raqabah, letteralmente “collo”, indica qui una persona in schiavitù da liberare. Min qabli an yatamāssā dice letteralmente “prima che i due si tocchino”, ma nel diritto dello ẓihār il referente è il rapporto sessuale. Ibn Kathīr riporta da Ibn ʿAbbās e altri che qui al-mass significa al-nikāḥ e cita la tradizione dell’uomo che ebbe rapporto con la moglie prima dell’espiazione. Rendiamo quindi “prima che abbiano rapporti sessuali fra loro”. Cfr. Ibn Kathīr, 58:3. ↩
- Corano 58:4. Se non può liberare uno schiavo, il testo prescrive due mesi consecutivi di digiuno; se non può, nutrire sessanta poveri. La formula min qabli an yatamāssā ripete quella di 58:3 e indica anche qui il rapporto sessuale; per questo rendiamo “prima che abbiano rapporti sessuali fra loro”. ↩
- Corano 58:5. Yuḥāddūna Allāha wa-rasūlahu indica opporsi, schierarsi contro Dio e il Messaggero. Kubitū, dalla radice k-b-t, esprime l’essere abbattuti, frustrati o umiliati/disonorati; qui rendiamo “saranno umiliati”, coerentemente con il valore prolettico del perfetto nel contesto, e conserviamo il parallelo con coloro che li precedettero. ↩
- Corano 58:7. Nel colloquio segreto Dio è detto essere “il quarto” di tre e “il sesto” di cinque e “con loro ovunque si trovino”. Manteniamo le formulazioni senza incorporare una spiegazione teologica della presenza divina. ↩
- Corano 58:8. Il saluto rivolto al Profeta è descritto come qualcosa “con cui Dio non ti ha salutato”; il testo non riporta qui le parole precise del saluto. ↩
- Corano 58:10. Il colloquio segreto malevolo è attribuito a Satana e può nuocere soltanto “con il permesso di Dio”. Manteniamo entrambe le causalità. ↩
- Corano 58:11. Il versetto prescrive di fare spazio nelle assemblee e di alzarsi quando ordinato; segue l’innalzamento di gradi per credenti e persone di conoscenza. ↩
- Corano 58:12. Prima di una consultazione privata con il Messaggero viene prescritta una ṣadaqah, carità. Manteniamo la norma senza trasformarla in semplice consiglio. ↩
- Corano 58:13. Wa-tāba Allāhu ʿalaykum significa che Dio si è rivolto favorevolmente a voi / vi ha perdonati. Rendiamo “Dio vi ha perdonati”, senza introdurre nel versetto un atto di pentimento dei destinatari non espresso verbalmente. Segue l’ordine di compiere la preghiera, versare l’elemosina e obbedire. ↩
- Corano 58:14. Il testo parla di un popolo contro cui Dio è adirato, preso come alleato da persone che “non sono dei vostri né dei loro”. Non identifichiamo tale popolo nel versetto. ↩
- Corano 58:18. Nel Giorno della Resurrezione costoro giureranno a Dio come giuravano agli uomini e penseranno di trovarvi un fondamento; il testo li definisce “i bugiardi”. ↩
- Corano 58:19. Satana “ha avuto il sopravvento su di loro” e ha fatto dimenticare il ricordo di Dio; vengono definiti “partito di Satana”. Manteniamo il lessico politico-partitivo del testo. ↩
- Corano 58:21. Dio dice di aver “scritto” che Lui e i Suoi messaggeri prevarranno. Manteniamo il verbo e l’enfasi della promessa. ↩
- Corano 58:22. Yuwāddūna significa amare / nutrire affetto; ʿashīratahum indica la parentela o il clan. Rendiamo quindi “nutra affetto” e “il loro clan”, mantenendo l’elenco dei legami familiari senza ampliarlo. ↩
- Corano 58:22. Dio è detto aver “scritto la fede nei loro cuori” e averli sostenuti con “uno Spirito da parte Sua”. Non identifichiamo lo Spirito nel corpo del versetto. ↩
- Corano 58:22. La chiusa contrappone “partito di Dio” e “partito di Satana” (v. 19). Al-mufliḥūn indica coloro che hanno successo / prosperano; rendiamo “coloro che hanno successo”, senza trasformarlo nel più specifico “vincitori”. ↩









