Sura 1 al-Fātiḥah – L’apertura: traduzione italiana

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La Sura 1 al-Fātiḥah, “L’apertura”, apre l’ordine canonico del Corano. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di lettura e le interpretazioni esegetiche.

Numero1
Nomeal-Fātiḥah
Titolo italianoL’apertura
Versetti7
LetturaḤafṣ ʿan ʿĀṣimÈ la trasmissione della lettura coranica adottata come riferimento per il testo e la traduzione.
Testo araboMuṣḥaf al-Madīnah, King Fahd ComplexÈ l’edizione araba di riferimento pubblicata dal King Fahd Complex di Medina.
NumerazioneConteggio kufanoÈ il sistema tradizionale qui adottato per la divisione e la numerazione dei versetti.
Classificazione tradizionaleMeccanaIndica che, secondo la classificazione tradizionale islamica maggioritaria, la sura appartiene al periodo precedente all’Egira.

Fonte del testo arabo: King Fahd Glorious Qur’an Printing Complex, Muṣḥaf al-Madīnah, lettura Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim. Riferimento digitale: Muṣḥaf al-Madīnah for Computer Publishing, piattaforma ufficiale del King Fahd Complex, consultata il 26 settembre 2026. Per la numerazione e le informazioni sulla sura: Quran.com – Sura al-Fātiḥah.

Testo arabo e traduzione italiana

Corano 1:1

بِسْمِ ٱللَّهِ ٱلرَّحْمَٰنِ ٱلرَّحِيمِ

«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»

Come abbiamo tradotto

Allāh viene reso con “Dio”, evitando di lasciare in arabo un termine per il quale l’italiano dispone di un equivalente naturale. Ar-Raḥmān e ar-Raḥīm derivano entrambi dalla radice r-ḥ-m, legata alla misericordia, ma hanno forme morfologiche differenti. L’italiano non dispone di due termini che ne riproducano esattamente la distinzione: usiamo “il Compassionevole” e “il Misericordioso” per mantenere due attributi distinti, senza pretendere una corrispondenza perfetta fra ciascun termine italiano e la specifica sfumatura della forma araba.

Corano 1:2

ٱلْحَمْدُ لِلَّهِ رَبِّ ٱلْعَٰلَمِينَ

«La lode appartiene a Dio, Signore dei mondi.»

Corano 1:3

ٱلرَّحْمَٰنِ ٱلرَّحِيمِ

«Il Compassionevole, il Misericordioso.»

Corano 1:4

مَٰلِكِ يَوْمِ ٱلدِّينِ

«Padrone del Giorno della Retribuzione[1].»

Come abbiamo tradotto

Nella lettura Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim la parola è mālik, “padrone” o “proprietario”. Altre letture canoniche hanno invece malik, “re”. La differenza è reale e semanticamente significativa: la traduzione principale segue la lettura adottata come riferimento e la variante viene segnalata separatamente. Il termine dīn, in questa espressione, ha valore di giudizio o retribuzione.

Confronta le letture canoniche di Corano 1:4.

Corano 1:5

إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ

«Te soltanto adoriamo e a Te soltanto chiediamo aiuto.»

Come abbiamo tradotto

L’arabo antepone iyyāka, “te”, sia a naʿbudu, “adoriamo”, sia a nastaʿīnu, “chiediamo aiuto”. La costruzione mette in rilievo l’oggetto e giustifica in italiano la resa “Te soltanto”, che rende esplicita l’esclusività espressa dalla struttura araba.

Corano 1:6

ٱهْدِنَا ٱلصِّرَٰطَ ٱلْمُسْتَقِيمَ

«Guidaci sulla via diritta.»

Corano 1:7

صِرَٰطَ ٱلَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ غَيْرِ ٱلْمَغْضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلَا ٱلضَّآلِّينَ

«La via di coloro ai quali hai concesso il favore, non di coloro su cui grava l’ira, né di coloro che deviano[2].»

Come abbiamo tradotto

Al-maghḍūbi ʿalayhim contiene un participio passivo: per questo la traduzione mantiene la costruzione impersonale “coloro su cui grava l’ira” senza aggiungere “Tua”, parola che non compare nel sintagma arabo. Al-ḍāllīn è invece un participio attivo plurale della radice ḍ-l-l; lo rendiamo con “coloro che deviano”, evitando l’italiano “gli sviati”, che può suggerire più facilmente un valore passivo. Il versetto non contiene le parole “ebrei” o “cristiani”: la loro identificazione appartiene alla tradizione esegetica e resta distinta dalla traduzione.

Analisi morfologica di Corano 1:7.

Note alla traduzione

  1. Corano 1:4. Al-dīn in yawm al-dīn indica qui la retribuzione, la resa dei conti, cioè la ricompensa o il castigo per le opere. “Giorno del Giudizio” è una resa tradizionale e pienamente comprensibile; scegliamo “Giorno della Retribuzione” perché conserva più direttamente il valore del termine arabo senza trasformarlo nel solo atto del giudicare. ↩
  2. Corano 1:7. Il versetto non contiene le parole “ebrei” o “cristiani”. Nella tradizione esegetica islamica, tuttavia, “coloro su cui grava l’ira” sono spesso identificati con gli ebrei e “coloro che deviano” con i cristiani; questa identificazione è esplicita, fra gli altri, in al-Ṭabarī e Ibn Kathīr. Appartiene al tafsīr e non al testo letterale del versetto. ↩

Nota testuale

Analisi e commento critico

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