La Sura 1 al-Fātiḥah, “L’apertura”, apre l’ordine canonico del Corano. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di lettura e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
Corano 1:1
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Come abbiamo tradotto
Allāh viene reso con “Dio”, evitando di lasciare in arabo un termine per il quale l’italiano dispone di un equivalente naturale. Ar-Raḥmān e ar-Raḥīm derivano entrambi dalla radice r-ḥ-m, legata alla misericordia, ma hanno forme morfologiche differenti. L’italiano non dispone di due termini che ne riproducano esattamente la distinzione: usiamo “il Compassionevole” e “il Misericordioso” per mantenere due attributi distinti, senza pretendere una corrispondenza perfetta fra ciascun termine italiano e la specifica sfumatura della forma araba.
Corano 1:2
«La lode appartiene a Dio, Signore dei mondi.»
Corano 1:3
«Il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 1:4
«Padrone del Giorno della Retribuzione[1].»
Come abbiamo tradotto
Nella lettura Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim la parola è mālik, “padrone” o “proprietario”. Altre letture canoniche hanno invece malik, “re”. La differenza è reale e semanticamente significativa: la traduzione principale segue la lettura adottata come riferimento e la variante viene segnalata separatamente. Il termine dīn, in questa espressione, ha valore di giudizio o retribuzione.
Corano 1:5
«Te soltanto adoriamo e a Te soltanto chiediamo aiuto.»
Come abbiamo tradotto
L’arabo antepone iyyāka, “te”, sia a naʿbudu, “adoriamo”, sia a nastaʿīnu, “chiediamo aiuto”. La costruzione mette in rilievo l’oggetto e giustifica in italiano la resa “Te soltanto”, che rende esplicita l’esclusività espressa dalla struttura araba.
Corano 1:6
«Guidaci sulla via diritta.»
Corano 1:7
«La via di coloro ai quali hai concesso il favore, non di coloro su cui grava l’ira, né di coloro che deviano[2].»
Come abbiamo tradotto
Al-maghḍūbi ʿalayhim contiene un participio passivo: per questo la traduzione mantiene la costruzione impersonale “coloro su cui grava l’ira” senza aggiungere “Tua”, parola che non compare nel sintagma arabo. Al-ḍāllīn è invece un participio attivo plurale della radice ḍ-l-l; lo rendiamo con “coloro che deviano”, evitando l’italiano “gli sviati”, che può suggerire più facilmente un valore passivo. Il versetto non contiene le parole “ebrei” o “cristiani”: la loro identificazione appartiene alla tradizione esegetica e resta distinta dalla traduzione.
Note alla traduzione
- Corano 1:4. Al-dīn in yawm al-dīn indica qui la retribuzione, la resa dei conti, cioè la ricompensa o il castigo per le opere. “Giorno del Giudizio” è una resa tradizionale e pienamente comprensibile; scegliamo “Giorno della Retribuzione” perché conserva più direttamente il valore del termine arabo senza trasformarlo nel solo atto del giudicare. ↩
- Corano 1:7. Il versetto non contiene le parole “ebrei” o “cristiani”. Nella tradizione esegetica islamica, tuttavia, “coloro su cui grava l’ira” sono spesso identificati con gli ebrei e “coloro che deviano” con i cristiani; questa identificazione è esplicita, fra gli altri, in al-Ṭabarī e Ibn Kathīr. Appartiene al tafsīr e non al testo letterale del versetto. ↩









