La Sura 57 al-Ḥadīd, “Il ferro”, è una sura medinese di 29 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 57:1
«Ha glorificato Dio ciò che è nei cieli e sulla terra; ed Egli è il Potente, il Saggio.»
Corano 57:2
«A Lui appartiene il regno dei cieli e della terra. Dà vita e fa morire, ed Egli è potente su ogni cosa.»
Corano 57:3
«Egli è il Primo e l’Ultimo, il Manifesto e il Nascosto; ed Egli conosce ogni cosa.[1]»
Come abbiamo tradotto
“Il Primo e l’Ultimo, il Manifesto e il Nascosto” traduce i quattro attributi al-Awwal, al-Ākhir, al-Ẓāhir, al-Bāṭin senza sostituirli con interpretazioni teologiche.
Corano 57:4
«Egli è Colui che ha creato i cieli e la terra in sei giorni, poi si elevò sul Trono.[2] Conosce ciò che entra nella terra e ciò che ne esce, ciò che scende dal cielo e ciò che vi ascende. Ed Egli è con voi ovunque siate; e Dio vede ciò che fate.[3]»
Come abbiamo tradotto
Thumma istawā ʿalā l-ʿarsh è reso “poi si elevò sul Trono”. Il valore di elevazione è lessicalmente attestato; le interpretazioni teologiche di istawā restano fuori dal versetto.
“Egli è con voi ovunque siate” mantiene la formulazione testuale; le spiegazioni della presenza divina appartengono all’esegesi.
Corano 57:5
«A Lui appartiene il regno dei cieli e della terra, e a Dio vengono ricondotte le questioni.»
Corano 57:6
«Fa entrare la notte nel giorno e fa entrare il giorno nella notte; ed Egli conosce ciò che è nei petti.»
Corano 57:7
«Credete in Dio e nel Suo Messaggero e spendete di ciò di cui vi ha fatti successori.[4] Coloro fra voi che credono e spendono avranno una ricompensa immensa.»
Come abbiamo tradotto
Mustaḫlafīna fīhi indica essere resi successori/depositari di ciò che si possiede. Rendiamo “vi ha fatti successori”.
Corano 57:8
«E che cosa avete da non credere in Dio, mentre il Messaggero vi chiama a credere nel vostro Signore ed Egli ha già preso il vostro patto, se siete credenti?[5]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto parla di un “patto” già preso. Non specifichiamo nel testo quale patto storico o pretemporale intendano le diverse esegesi.
Corano 57:9
«Egli è Colui che fa scendere sul Suo servo segni chiari per farvi uscire dalle tenebre alla luce. In verità Dio è verso di voi Benevolo, Misericordioso.»
Corano 57:10
«E che cosa avete da non spendere sulla via di Dio, mentre a Dio appartiene l’eredità dei cieli e della terra? Non sono uguali fra voi colui che ha speso prima della Vittoria e ha combattuto e colui che lo ha fatto dopo.[6] Quelli sono più elevati in grado di coloro che hanno speso e combattuto in seguito. Ma a tutti Dio ha promesso il meglio. E Dio è ben informato di ciò che fate.»
Come abbiamo tradotto
La “Vittoria” (al-fatḥ) è mantenuta come termine del testo; l’identificazione storica precisa appartiene al contesto esegetico.
Corano 57:11
«Chi è colui che farà a Dio un buon prestito, affinché Egli glielo moltiplichi? E per lui vi sarà una ricompensa generosa.[7]»
Come abbiamo tradotto
“Fare a Dio un buon prestito” è la metafora coranica yuqriḍu Allāha qarḍan ḥasanan. Manteniamo Dio come destinatario grammaticale.
Corano 57:12
«Il Giorno in cui vedrai i credenti e le credenti, la loro luce correrà davanti a loro e alla loro destra: «Buona novella per voi oggi: Giardini sotto i quali scorrono i fiumi, nei quali rimarrete in perpetuo». Quello è il successo immenso.»
Corano 57:13
«Il Giorno in cui gli ipocriti e le ipocrite diranno a coloro che hanno creduto: «Aspettateci, affinché possiamo prendere della vostra luce». Sarà detto: «Tornate indietro e cercate una luce». Allora sarà eretto fra loro un muro con una porta: al suo interno vi sarà la misericordia e all’esterno, dalla sua parte, il castigo.[8]»
Come abbiamo tradotto
Il muro separa gli ipocriti dai credenti: all’interno misericordia, all’esterno castigo. Manteniamo la topografia del versetto senza allegorizzarla.
Corano 57:14
«Li chiameranno: «Non eravamo con voi?». Diranno: «Sì, ma avete condotto voi stessi nella tentazione, avete atteso, avete dubitato e le false speranze vi hanno ingannato finché giunse l’ordine di Dio; e l’Ingannatore vi ha ingannati riguardo a Dio».[9]»
Come abbiamo tradotto
Fatantum anfusakum significa letteralmente che avete sottoposto/condotto voi stessi alla fitna, qui nel senso di prova o tentazione; rendiamo “avete condotto voi stessi nella tentazione”. Al-ghurūr, “l’Ingannatore”, è lasciato come titolo funzionale; l’identificazione con Satana appartiene all’esegesi.
Corano 57:15
«Oggi dunque non sarà accettato alcun riscatto da voi né da coloro che non hanno creduto. Il vostro rifugio è il Fuoco: esso è il vostro patrono, e che cattiva destinazione![10]»
Come abbiamo tradotto
Il Fuoco è detto mawlākum, termine che può indicare patrono, alleato o ciò che ha più diritto su di voi. Rendiamo “vostro patrono”, mantenendo l’ironia severa.
Corano 57:16
«Non è forse giunto, per coloro che hanno creduto, il momento che i loro cuori si umilino al ricordo di Dio e a ciò che è sceso della verità, e che non siano come coloro ai quali fu data la Scrittura in precedenza: il tempo si prolungò per loro, così i loro cuori si indurirono, e molti di loro sono ribelli.»
Corano 57:17
«Sappiate che Dio ridà vita alla terra dopo la sua morte. Vi abbiamo chiarito i segni affinché comprendiate.»
Corano 57:18
«In verità gli uomini e le donne che fanno elemosina e fanno a Dio un buon prestito: sarà moltiplicato per loro e avranno una ricompensa generosa.[11]»
Come abbiamo tradotto
Il participio al-muṣṣaddiqīn wa-l-muṣṣaddiqāt è inteso qui come uomini e donne che fanno carità/elemosina; segue la stessa metafora del “buon prestito” a Dio.
Corano 57:19
«E coloro che credono in Dio e nei Suoi messaggeri: quelli sono i veridici e i testimoni presso il loro Signore; avranno la loro ricompensa e la loro luce.[12] Quanto a coloro che non credono e smentiscono i Nostri segni, quelli sono i compagni della Fornace.»
Come abbiamo tradotto
Al-ṣiddīqūn wa-l-shuhadāʾ può coordinare “veridici e testimoni/martiri”. Rendiamo “i veridici e i testimoni”, senza restringere shuhadāʾ a “martiri”.
Corano 57:20
«Sappiate che la vita terrena non è che gioco, distrazione, ornamento, reciproco vanto e competizione nell’accrescere beni e figli: come una pioggia la cui vegetazione piace ai coltivatori, poi si secca e la vedi ingiallire, quindi diventa detrito. E nell’altra vita vi sono un castigo severo e perdono da parte di Dio e compiacimento. La vita terrena non è che godimento dell’inganno.[13]»
Come abbiamo tradotto
La vita terrena è descritta come gioco, distrazione, ornamento, vanto e competizione, e infine “godimento dell’inganno”. Nel paragone agricolo al-kuffār è reso “i coltivatori”: la radice k-f-r può indicare anche chi ricopre il seme con la terra, e il contesto agricolo sostiene questa resa. Manteniamo distinta questa accezione dal valore religioso ordinario di “miscredenti”.
Corano 57:21
«Gareggiate verso un perdono da parte del vostro Signore e un Giardino la cui ampiezza è come l’ampiezza del cielo e della terra, preparato per coloro che credono in Dio e nei Suoi messaggeri. Questa è la grazia di Dio: la concede a chi vuole. E Dio è il Possessore della grazia immensa.»
Corano 57:22
«Nessuna disgrazia colpisce la terra né voi stessi senza essere in un Libro prima che Noi la produciamo. In verità ciò è facile per Dio,[14]»
Come abbiamo tradotto
Ogni disgrazia è detta essere “in un Libro prima che Noi la produciamo”. Non specifichiamo nel versetto la natura del Libro.
Corano 57:23
«affinché non vi rattristiate per ciò che vi è sfuggito e non esultiate per ciò che vi ha dato. E Dio non ama nessun arrogante vanaglorioso,»
Corano 57:24
«coloro che sono avari e ordinano agli uomini l’avarizia. E chi volge le spalle, in verità Dio è Colui che non ha bisogno, il Degno di lode.»
Corano 57:25
«Certamente abbiamo inviato i Nostri messaggeri con le prove chiare e abbiamo fatto scendere con loro il Libro e la bilancia, affinché gli uomini mantengano la giustizia. E abbiamo fatto scendere il ferro, nel quale vi sono una forza terribile e benefici per gli uomini,[15] e affinché Dio conosca chi sostiene Lui e i Suoi messaggeri nell’invisibile. In verità Dio è Forte, Potente.[16]»
Come abbiamo tradotto
Anzalnā l-ḥadīd è letteralmente “abbiamo fatto scendere il ferro”. Manteniamo la formulazione senza trasformarla in una tesi scientifica moderna sull’origine extraterrestre del ferro.
Lo scopo espresso usa li-yaʿlama, “affinché Dio conosca”, e bi-l-ghayb, letteralmente “nell’invisibile / in assenza dalla vista”. Rendiamo “chi sostiene Lui e i Suoi messaggeri nell’invisibile”. L’interpretazione “senza vederLo” è attestata esegeticamente, ma non viene incorporata nel versetto come se l’oggetto fosse espresso dall’arabo.
Corano 57:26
«E certamente abbiamo inviato Noè e Abramo e abbiamo posto nella loro discendenza la profezia e il Libro. Fra loro vi è chi è guidato, ma molti di loro sono ribelli.»
Corano 57:27
«Poi facemmo seguire sulle loro tracce i Nostri messaggeri e facemmo seguire Gesù figlio di Maria; gli demmo il Vangelo e ponemmo nei cuori di coloro che lo seguirono compassione e misericordia. Quanto al monachesimo, lo inventarono loro: Noi non lo avevamo prescritto per loro; lo fecero soltanto cercando il compiacimento di Dio, ma non lo osservarono come avrebbe dovuto essere osservato.[17] Così demmo a coloro fra loro che credettero la loro ricompensa, ma molti di loro sono ribelli.»
Come abbiamo tradotto
Il monachesimo è detto ibtadaʿūhā, “lo inventarono loro”, e Dio dice di non averlo prescritto. La frase successiva sulla ricerca del compiacimento divino è sintatticamente densa; rendiamo la lettura più lineare senza trasformare l’innovazione in prescrizione.
Corano 57:28
«O voi che credete, temete Dio e credete nel Suo Messaggero: Egli vi darà due porzioni della Sua misericordia, farà per voi una luce con la quale camminerete e vi perdonerà. E Dio è Perdonatore, Misericordioso.[18]»
Come abbiamo tradotto
Ai credenti viene promessa una “doppia porzione” della misericordia, oltre a luce e perdono. Non identifichiamo nel versetto i due segmenti della ricompensa.
Corano 57:29
«affinché la gente della Scrittura sappia che non ha alcun potere su nulla della grazia di Dio e che la grazia è nella mano di Dio: Egli la concede a chi vuole. E Dio è il Possessore della grazia immensa.[19]»
Come abbiamo tradotto
Li-allā yaʿlama ahlu l-kitāb allā yaqdirūna è una costruzione sintatticamente difficile con due negazioni. Nella lettura grammaticale tradizionale qui seguita, il primo lā non rovescia il valore finale della proposizione, mentre il secondo mantiene la negazione: la gente della Scrittura deve sapere di non avere potere sulla grazia di Dio. Rendiamo quindi il senso positivo della conoscenza e conserviamo la negazione relativa al loro potere.
Note alla traduzione
- Corano 57:3. “Il Primo e l’Ultimo, il Manifesto e il Nascosto” traduce i quattro attributi al-Awwal, al-Ākhir, al-Ẓāhir, al-Bāṭin senza sostituirli con interpretazioni teologiche. ↩
- Corano 57:4. Thumma istawā ʿalā l-ʿarsh è reso “poi si elevò sul Trono”. Il valore di elevazione è lessicalmente attestato; le interpretazioni teologiche di istawā restano fuori dal versetto. ↩
- Corano 57:4. “Egli è con voi ovunque siate” mantiene la formulazione testuale; le spiegazioni della presenza divina appartengono all’esegesi. ↩
- Corano 57:7. Mustaḫlafīna fīhi indica essere resi successori/depositari di ciò che si possiede. Rendiamo “vi ha fatti successori”. ↩
- Corano 57:8. Il versetto parla di un “patto” già preso. Non specifichiamo nel testo quale patto storico o pretemporale intendano le diverse esegesi. ↩
- Corano 57:10. La “Vittoria” (al-fatḥ) è mantenuta come termine del testo; l’identificazione storica precisa appartiene al contesto esegetico. ↩
- Corano 57:11. “Fare a Dio un buon prestito” è la metafora coranica yuqriḍu Allāha qarḍan ḥasanan. Manteniamo Dio come destinatario grammaticale. ↩
- Corano 57:13. Il muro separa gli ipocriti dai credenti: all’interno misericordia, all’esterno castigo. Manteniamo la topografia del versetto senza allegorizzarla. ↩
- Corano 57:14. Fatantum anfusakum significa letteralmente che avete sottoposto/condotto voi stessi alla fitna, qui nel senso di prova o tentazione; rendiamo “avete condotto voi stessi nella tentazione”. Al-ghurūr, “l’Ingannatore”, è lasciato come titolo funzionale; l’identificazione con Satana appartiene all’esegesi. ↩
- Corano 57:15. Il Fuoco è detto mawlākum, termine che può indicare patrono, alleato o ciò che ha più diritto su di voi. Rendiamo “vostro patrono”, mantenendo l’ironia severa. ↩
- Corano 57:18. Il participio al-muṣṣaddiqīn wa-l-muṣṣaddiqāt è inteso qui come uomini e donne che fanno carità/elemosina; segue la stessa metafora del “buon prestito” a Dio. ↩
- Corano 57:19. Al-ṣiddīqūn wa-l-shuhadāʾ può coordinare “veridici e testimoni/martiri”. Rendiamo “i veridici e i testimoni”, senza restringere shuhadāʾ a “martiri”. ↩
- Corano 57:20. La vita terrena è descritta come gioco, distrazione, ornamento, vanto e competizione, e infine “godimento dell’inganno”. Nel paragone agricolo al-kuffār è reso “i coltivatori”: la radice k-f-r può indicare anche chi ricopre il seme con la terra, e il contesto agricolo sostiene questa resa. Manteniamo distinta questa accezione dal valore religioso ordinario di “miscredenti”. ↩
- Corano 57:22. Ogni disgrazia è detta essere “in un Libro prima che Noi la produciamo”. Non specifichiamo nel versetto la natura del Libro. ↩
- Corano 57:25. Anzalnā l-ḥadīd è letteralmente “abbiamo fatto scendere il ferro”. Manteniamo la formulazione senza trasformarla in una tesi scientifica moderna sull’origine extraterrestre del ferro. ↩
- Corano 57:25. Lo scopo espresso usa li-yaʿlama, “affinché Dio conosca”, e bi-l-ghayb, letteralmente “nell’invisibile / in assenza dalla vista”. Rendiamo “chi sostiene Lui e i Suoi messaggeri nell’invisibile”. L’interpretazione “senza vederLo” è attestata esegeticamente, ma non viene incorporata nel versetto come se l’oggetto fosse espresso dall’arabo. ↩
- Corano 57:27. Il monachesimo è detto ibtadaʿūhā, “lo inventarono loro”, e Dio dice di non averlo prescritto. La frase successiva sulla ricerca del compiacimento divino è sintatticamente densa; rendiamo la lettura più lineare senza trasformare l’innovazione in prescrizione. ↩
- Corano 57:28. Ai credenti viene promessa una “doppia porzione” della misericordia, oltre a luce e perdono. Non identifichiamo nel versetto i due segmenti della ricompensa. ↩
- Corano 57:29. Li-allā yaʿlama ahlu l-kitāb allā yaqdirūna è una costruzione sintatticamente difficile con due negazioni. Nella lettura grammaticale tradizionale qui seguita, il primo lā non rovescia il valore finale della proposizione, mentre il secondo mantiene la negazione: la gente della Scrittura deve sapere di non avere potere sulla grazia di Dio. Rendiamo quindi il senso positivo della conoscenza e conserviamo la negazione relativa al loro potere. ↩









