La Sura 33 al-Aḥzāb, “I Confederati”, è una sura medinese di 73 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 33:1
«O Profeta, temi Dio e non obbedire ai non credenti e agli ipocriti. In verità Dio è Sapiente, Saggio.»
Corano 33:2
«E segui ciò che ti viene rivelato dal tuo Signore. In verità Dio è ben informato di ciò che fate.»
Corano 33:3
«E confida in Dio. Dio basta come garante.»
Corano 33:4
«Dio non ha posto due cuori nel petto di alcun uomo; non ha fatto delle vostre mogli, dalle quali vi separate con lo ẓihār, le vostre madri; e non ha fatto dei vostri figli adottivi i vostri figli.[1] Queste sono parole delle vostre bocche; Dio dice la verità ed Egli guida la via.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto accosta tre negazioni: due cuori nello stesso petto, lo ẓihār che non rende le mogli madri, e i figli adottivi che non diventano figli biologico-legali. Manteniamo i tre elementi senza attenuare il terzo.
Corano 33:5
«Chiamateli con il nome dei loro padri: ciò è più giusto presso Dio. Se non conoscete i loro padri, allora sono vostri fratelli nella religione e vostri protetti.[2] Non vi è colpa per ciò in cui avete sbagliato, ma in ciò che i vostri cuori hanno intenzionalmente voluto. Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Come abbiamo tradotto
Mawālīkum può indicare protetti, alleati o persone legate da patronato. Rendiamo “vostri protetti”, distinguendolo dalla fratellanza religiosa esplicitamente nominata.
Corano 33:6
«Il Profeta ha più diritto sui credenti di quanto essi ne abbiano su se stessi, e le sue mogli sono le loro madri.[3] I consanguinei hanno più diritto gli uni sugli altri, nel Libro di Dio, dei credenti e degli emigrati, salvo che facciate del bene ai vostri alleati. Ciò è scritto nel Libro.»
Come abbiamo tradotto
Il testo afferma che il Profeta è awlā dei credenti rispetto a loro stessi e che le sue mogli sono “le loro madri”. Manteniamo entrambe le formule senza ridurle a semplici metafore esplicative nel versetto.
Corano 33:7
«E quando prendemmo dai profeti il loro patto, e da te, da Noè, Abramo, Mosè e Gesù figlio di Maria; prendemmo da loro un patto solenne,»
Corano 33:8
«affinché Egli interroghi i veritieri sulla loro veridicità. E ha preparato per i non credenti un castigo doloroso.»
Corano 33:9
«O voi che credete, ricordate il favore di Dio su di voi, quando vi giunsero eserciti e mandammo contro di loro un vento ed eserciti che non vedevate.[4] Dio vede ciò che fate.»
Come abbiamo tradotto
Il testo dice che Dio inviò un vento e “eserciti che non vedevate”. Non inseriamo nel versetto l’identificazione esegetica di tali eserciti con gli angeli.
Corano 33:10
«Quando vi giunsero da sopra di voi e da sotto di voi, e quando gli occhi deviarono e i cuori giunsero alle gole e facevate su Dio ogni sorta di supposizioni,»
Corano 33:11
«là i credenti furono messi alla prova e furono scossi da uno scuotimento violento.»
Corano 33:12
«E quando gli ipocriti e coloro nei cui cuori vi è una malattia dicevano: «Dio e il Suo Messaggero non ci hanno promesso altro che inganno».»
Corano 33:13
«E quando un gruppo di loro disse: «O gente di Yathrib, non vi è posto per voi, tornate indietro». E una parte di loro chiedeva al Profeta il permesso, dicendo: «Le nostre case sono esposte», mentre non erano esposte; non volevano altro che fuggire.»
Corano 33:14
«E se fossero penetrati contro di loro dai suoi lati e poi fosse stata loro richiesta la fitna, l’avrebbero concessa e vi avrebbero esitato ben poco.[5]»
Come abbiamo tradotto
Al-fitna è termine ampio che può indicare prova, sedizione o abbandono della fedeltà. Lo conserviamo traslitterato per non fissare nel versetto una sola ricostruzione storica.
Corano 33:15
«Eppure prima avevano stretto con Dio il patto di non voltare le spalle. E del patto con Dio sarà chiesto conto.»
Corano 33:16
«Di’: «La fuga non vi gioverà, se fuggite dalla morte o dall’essere uccisi; e allora non godrete se non per poco».»
Corano 33:17
«Di’: «Chi può proteggervi da Dio, se Egli vuole per voi un male o vuole per voi misericordia?». E non troveranno, all’infuori di Dio, né protettore né soccorritore.[6]»
Come abbiamo tradotto
La domanda è letteralmente chi possa proteggere “da Dio” se Egli vuole un male o una misericordia. Manteniamo Dio come soggetto diretto di entrambe le possibilità.
Corano 33:18
«Dio conosce certamente quelli di voi che ostacolano e quelli che dicono ai loro fratelli: «Venite da noi», e non partecipano al combattimento se non poco,»
Corano 33:19
«avari verso di voi. Quando viene la paura, li vedi guardarti con gli occhi che ruotano come chi è sopraffatto dalla morte; poi, quando la paura se ne va, vi colpiscono con lingue taglienti, avidi del bene. Costoro non hanno creduto, e Dio ha reso vane le loro opere. Ciò è facile per Dio.»
Corano 33:20
«Credono che i Confederati non se ne siano andati; e se i Confederati tornassero, vorrebbero trovarsi nel deserto fra i beduini, chiedendo vostre notizie. Se fossero fra voi, combatterebbero ben poco.»
Corano 33:21
«Certamente avete nel Messaggero di Dio un buon modello per chi spera in Dio e nell’Ultimo Giorno e ricorda Dio molto.[7]»
Come abbiamo tradotto
Uswatun ḥasana è un “buon modello/esempio”. Il versetto lo riferisce al Messaggero di Dio per chi spera in Dio e nell’Ultimo Giorno.
Corano 33:22
«E quando i credenti videro i Confederati dissero: «Questo è ciò che Dio e il Suo Messaggero ci avevano promesso; Dio e il Suo Messaggero hanno detto la verità». E ciò non accrebbe in loro se non fede e sottomissione.»
Corano 33:23
«Fra i credenti vi sono uomini che sono stati veritieri nel patto stretto con Dio. Fra loro vi è chi ha adempiuto il proprio voto e vi è chi attende; e non hanno mutato affatto.»
Corano 33:24
«Affinché Dio ricompensi i veritieri per la loro veridicità e castighi gli ipocriti, se vuole, oppure accolga il loro pentimento. In verità Dio è Perdonatore, Misericordioso.[8]»
Come abbiamo tradotto
Il castigo degli ipocriti è subordinato a “se Egli vuole”, seguito dall’alternativa dell’accoglimento del pentimento. Manteniamo entrambe le possibilità.
Corano 33:25
«E Dio respinse coloro che non credevano con la loro rabbia, senza che avessero ottenuto alcun bene; e Dio risparmiò ai credenti il combattimento. Dio è Forte, Potente.»
Corano 33:26
«E fece scendere dalle loro fortezze quelli della Gente del Libro che li avevano sostenuti e gettò il terrore nei loro cuori: una parte la uccidevate e una parte la facevate prigioniera.[9]»
Come abbiamo tradotto
Il testo dice direttamente: “una parte la uccidevate e una parte la facevate prigioniera”. Non sostituiamo i due verbi con una parafrasi militare generica.
Corano 33:27
«E vi fece ereditare la loro terra, le loro dimore, i loro beni e una terra che non avevate ancora calpestato. Dio è Potente su ogni cosa.»
Corano 33:28
«O Profeta, di’ alle tue mogli: «Se desiderate la vita terrena e il suo ornamento, venite: vi darò dei beni e vi congederò con un congedo dignitoso.[10]»
Come abbiamo tradotto
Il Profeta offre alle mogli, se scelgono la vita terrena, beni e un “congedo dignitoso”. Il contesto è quello della scelta fra permanenza con lui e separazione.
Corano 33:29
«Ma se desiderate Dio, il Suo Messaggero e la Dimora ultima, allora Dio ha preparato per quelle di voi che fanno il bene una ricompensa enorme».»
Corano 33:30
«O mogli del Profeta, chi di voi commetterà una turpitudine manifesta avrà il castigo raddoppiato due volte.[11] Ciò è facile per Dio.»
Come abbiamo tradotto
La costruzione yuḍāʿaf lahā l-ʿadhābu ḍiʿfayn esprime un castigo raddoppiato/doppio. Manteniamo la duplicazione forte del testo.
Corano 33:31
«Mentre a quella di voi che obbedisce devotamente a Dio e al Suo Messaggero e compie opere giuste daremo due volte la sua ricompensa, e abbiamo preparato per lei una provvidenza generosa.»
Corano 33:32
«O mogli del Profeta, non siete come alcuna delle altre donne. Se temete Dio, non siate arrendevoli nel parlare, affinché non desideri chi ha una malattia nel cuore; dite invece parole convenienti.[12]»
Come abbiamo tradotto
Fa-lā takhḍaʿna bi-l-qawl ordina alle mogli del Profeta di non essere arrendevoli/morbide nel parlare, affinché non desideri chi ha una “malattia nel cuore”.
Corano 33:33
«E rimanete nelle vostre case e non mostratevi come ci si mostrava nell’ignoranza precedente; compite la preghiera, date la zakāt e obbedite a Dio e al Suo Messaggero. Dio vuole soltanto allontanare da voi l’impurità, gente della Casa, e purificarvi completamente.[13]»
Come abbiamo tradotto
Il comando iniziale è “rimanete nelle vostre case”. La successiva frase sulla “gente della Casa” ha dato luogo a un ampio dibattito esegetico sul referente; non lo risolviamo dentro la traduzione.
Corano 33:34
«E ricordate ciò che viene recitato nelle vostre case dei versetti di Dio e della saggezza. In verità Dio è Sottile, Ben informato.»
Corano 33:35
«In verità, gli uomini sottomessi e le donne sottomesse, gli uomini credenti e le donne credenti, gli uomini devoti e le donne devote, i veritieri e le veritiere, i pazienti e le pazienti, gli umili e le umili, gli uomini che fanno elemosina e le donne che fanno elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, gli uomini che custodiscono le loro parti intime e le donne che le custodiscono, e gli uomini che ricordano molto Dio e le donne che Lo ricordano: Dio ha preparato per loro perdono e una ricompensa enorme.[14]»
Come abbiamo tradotto
Al-muslimīn wa-l-muslimāt è reso “gli uomini sottomessi e le donne sottomesse”, coerentemente con la scelta del progetto di tradurre il valore lessicale quando il contesto lo consente.
Corano 33:36
«Non spetta a un credente né a una credente, quando Dio e il Suo Messaggero hanno deciso una questione, avere scelta nella loro questione. Chi disobbedisce a Dio e al Suo Messaggero si è certamente sviato in errore manifesto.[15]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto nega al credente e alla credente una scelta alternativa quando Dio e il Suo Messaggero hanno deciso una questione. Conserviamo la formulazione normativa senza attenuarla.
Corano 33:37
«E quando dicevi a colui che Dio aveva favorito e che tu avevi favorito: «Tieni con te tua moglie e temi Dio», mentre nascondevi dentro di te ciò che Dio avrebbe reso manifesto, e temevi gli uomini, mentre Dio ha più diritto che tu Lo tema. Quando poi Zayd ebbe terminato con lei ciò che desiderava, te la demmo in sposa,[16] affinché non vi fosse impedimento per i credenti riguardo alle mogli dei loro figli adottivi, quando questi abbiano terminato con loro ciò che desideravano. L’ordine di Dio deve essere compiuto.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto nomina Zayd e afferma direttamente: “te la demmo in sposa”, collegando il matrimonio alla rimozione dell’impedimento verso le ex mogli dei figli adottivi. Non inseriamo nel testo motivazioni ulteriori ricavate dall’esegesi.
Corano 33:38
«Non vi è alcun impedimento per il Profeta in ciò che Dio ha imposto per lui: è la consuetudine di Dio per coloro che sono passati prima. E l’ordine di Dio è un decreto determinato.»
Corano 33:39
«Coloro che trasmettono i messaggi di Dio e Lo temono e non temono nessuno se non Dio. Dio basta come contabile.»
Corano 33:40
«Muḥammad non è il padre di nessuno dei vostri uomini, ma è il Messaggero di Dio e il sigillo dei profeti.[17] Dio conosce ogni cosa.»
Come abbiamo tradotto
Khātam al-nabiyyīn è letteralmente “sigillo dei profeti”. Manteniamo la formula, lasciando le implicazioni dottrinali alla spiegazione separata.
Corano 33:41
«O voi che credete, ricordate Dio con molto ricordo,»
Corano 33:42
«e glorificateLo al mattino e alla sera.»
Corano 33:43
«Egli è Colui che benedice voi, e i Suoi angeli, per farvi uscire dalle tenebre alla luce. Ed Egli è Misericordioso verso i credenti.[18]»
Come abbiamo tradotto
Il verbo yuṣallī è usato per Dio e gli angeli verso i credenti. Rendiamo “benedice”, evitando di tradurlo qui con il valore rituale umano di “pregare”.
Corano 33:44
«Il loro saluto, il Giorno in cui Lo incontreranno, sarà: «Pace». Ed Egli ha preparato per loro una ricompensa generosa.»
Corano 33:45
«O Profeta, in verità ti abbiamo inviato come testimone, annunciatore di buona novella e ammonitore,»
Corano 33:46
«e come colui che chiama a Dio, con il Suo permesso, e come lampada luminosa.»
Corano 33:47
«E annuncia ai credenti che per loro vi è da parte di Dio una grande grazia.»
Corano 33:48
«E non obbedire ai non credenti e agli ipocriti; lascia il loro danno e confida in Dio. Dio basta come garante.[19]»
Come abbiamo tradotto
Daʿ adhāhum può essere reso “lascia il loro danno/offesa” o “non curarti della loro molestia”. Rendiamo “lascia il loro danno” senza trasformarlo in un comando ad arrecare danno.
Corano 33:49
«O voi che credete, quando sposate donne credenti e poi divorziate da loro prima di aver avuto rapporti sessuali con loro, non avete su di loro alcun periodo d’attesa da contare. Date loro dunque dei beni e congedatele con un congedo dignitoso.[20]»
Come abbiamo tradotto
Min qabli an tamassūhunna dice letteralmente “prima di toccarle”, ma nel contesto del divorzio prima della consumazione il referente è il rapporto sessuale. Al-Ṭabarī spiega il sintagma con min qabli an tujāmiʿūhunna, “prima di avere rapporto con loro”, e Ibn Kathīr osserva esplicitamente che qui al-masīs indica al-waṭʾ. Rendiamo quindi “prima di aver avuto rapporti sessuali con loro”. Cfr. al-Ṭabarī, 33:49.
Corano 33:50
«O Profeta, in verità ti abbiamo reso lecite le tue mogli alle quali hai dato i loro compensi, le schiave che possiedi fra ciò che Dio ti ha fatto ottenere come bottino, le figlie dei tuoi zii paterni, le figlie delle tue zie paterne, le figlie dei tuoi zii materni e le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te, e una donna credente se dona se stessa al Profeta, qualora il Profeta voglia prenderla in matrimonio: privilegio esclusivo per te, non per gli altri credenti.[21] Sappiamo ciò che abbiamo imposto loro riguardo alle loro mogli e alle schiave che possiedono, affinché non vi sia impedimento per te. Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto include fra le categorie rese lecite al Profeta mā malakat yamīnuka, letteralmente “ciò che la tua destra possiede”, qui riferito alle schiave ottenute fra ciò che Dio gli ha fatto acquisire come bottino. Rendiamo quindi esplicitamente “le schiave che possiedi”. La possibilità della donna credente che si dona al Profeta è definita “esclusiva per te, non per gli altri credenti”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:50.
Corano 33:51
«Puoi rinviare chi vuoi fra loro e accogliere presso di te chi vuoi; e se desideri una di quelle che avevi tenuto da parte, non vi è colpa per te. Ciò è più adatto affinché i loro occhi siano consolati, non si rattristino e tutte siano soddisfatte di ciò che hai dato loro.[22] Dio conosce ciò che è nei vostri cuori. Dio è Sapiente, Clemente.»
Come abbiamo tradotto
Il Profeta può rinviare o accogliere fra le sue mogli chi vuole, e richiamare una di quelle tenute da parte senza colpa. Conserviamo la libertà decisionale attribuita dal versetto.
Corano 33:52
«Dopo di ciò non ti sono lecite altre donne, né ti è lecito sostituirle con altre mogli, anche se la loro bellezza ti piacesse, eccetto le schiave che possiedi.[23] Dio vigila su ogni cosa.»
Come abbiamo tradotto
L’eccezione illā mā malakat yamīnuka resta anche dopo il divieto di ulteriori mogli o sostituzioni. Nel contesto indica le schiave possedute; rendiamo quindi “eccetto le schiave che possiedi”, mantenendo distinta questa categoria dalle mogli. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:52.
Corano 33:53
«O voi che credete, non entrate nelle case del Profeta, salvo che vi sia dato permesso per un pasto, senza attendere che sia pronto. Ma quando siete invitati, entrate; e quando avete mangiato, disperdetevi, senza trattenervi per conversare. In verità ciò infastidiva il Profeta, ma egli si vergognava di voi; Dio invece non si vergogna della verità. E quando chiedete loro qualcosa, chiedetelo da dietro una cortina: ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro cuori.[24] Non vi è lecito arrecare danno al Messaggero di Dio né sposare mai le sue mogli dopo di lui. In verità ciò sarebbe enorme presso Dio.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto disciplina l’ingresso nelle case del Profeta, ordina agli ospiti di disperdersi dopo il pasto senza trattenersi a conversare e prescrive che le richieste alle mogli siano rivolte da dietro un ḥijāb. Qui ḥijāb indica una barriera, uno schermo o una cortina fra le persone, non un copricapo indossato dalla donna; per questo traduciamo “da dietro una cortina”. Il versetto vieta inoltre di sposare le mogli del Profeta dopo di lui. Manteniamo distinti questi elementi senza trasferire nel termine ḥijāb il significato moderno di velo da indossare. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:53.
Corano 33:54
«Sia che manifestiate qualcosa sia che la nascondiate, in verità Dio conosce ogni cosa.»
Corano 33:55
«Non vi è colpa per loro riguardo ai loro padri, ai loro figli, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne e alle persone in schiavitù che possiedono.[25] Temete Dio. In verità Dio è testimone di ogni cosa.»
Come abbiamo tradotto
Nell’elenco compare mā malakat aymānuhunna, letteralmente “ciò che le loro destre possiedono”. Al-Ṭabarī riferisce che le mogli del Profeta non si velavano davanti ai propri mamālīk e registra interpretazioni che comprendono uomini e donne, oppure più restrittivamente le sole donne. Rendiamo quindi “le persone in schiavitù che possiedono”: esplicita il referente servile senza decidere nel testo una sottocategoria esegeticamente discussa. Cfr. al-Ṭabarī, 33:55.
Corano 33:56
«In verità Dio e i Suoi angeli benedicono il Profeta. O voi che credete, beneditelo e rivolgetegli un saluto di pace completo.[26]»
Come abbiamo tradotto
Dio e i Suoi angeli yuṣallūna sul Profeta; ai credenti viene ordinato di fare altrettanto e di rivolgergli un saluto completo. La resa “benedire” distingue il valore dal rito della preghiera.
Corano 33:57
«In verità coloro che offendono Dio e il Suo Messaggero, Dio li ha maledetti in questa vita e nell’Altra e ha preparato per loro un castigo umiliante.»
Corano 33:58
«E coloro che offendono i credenti e le credenti per ciò che non hanno commesso si caricano certamente di una calunnia e di un peccato manifesto.»
Corano 33:59
«O Profeta, di’ alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti di far scendere su di sé i loro mantelli esterni.[27] Ciò è più adatto affinché siano riconosciute e non siano molestate. Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Come abbiamo tradotto
Jalābīb indica mantelli o vesti esterne. La costruzione yudnīna ʿalayhinna min jalābībihinna ordina alle donne di far scendere su di sé i loro jalābīb. Il valore di min è stato discusso: può essere inteso in senso partitivo (“una parte dei loro mantelli”) oppure come indicazione del genere/indumento da far ricadere. Per non imporre nel testo principale una sola analisi grammaticale, traduciamo “far scendere su di sé i loro mantelli esterni” e registriamo qui l’alternativa partitiva. Il versetto esplicita lo scopo: essere riconosciute e non molestate, ma non nomina direttamente volto, testa o un occhio. L’esegesi classica ha però interpretato in modo molto concreto la modalità della copertura: al-Ṭabarī trasmette una lettura attribuita a Ibn ʿAbbās secondo cui le donne devono coprire testa e volto lasciando visibile un solo occhio; riferisce inoltre una dimostrazione attribuita a ʿUbayda nella quale vengono coperti testa e volto lasciando scoperto un occhio, e registra anche la lettura secondo cui il jilbāb va stretto sulla fronte. Al-Nasafī interpreta min come partitivo e descrive il lembo del jilbāb fatto ricadere sul volto. Queste sono letture esegetiche antiche e importanti, ma restano distinte dalle parole esplicite del versetto. Cfr. al-Ṭabarī, 33:59, al-Nasafī, 33:59 e Quranic Arabic Corpus, 33:59.
Corano 33:60
«Se gli ipocriti, coloro nei cui cuori vi è una malattia e quelli che diffondono allarmi a Medina non smettono, certamente ti spingeremo contro di loro; poi non rimarranno tuoi vicini in essa se non per poco.[28]»
Come abbiamo tradotto
La minaccia riguarda ipocriti, persone con “malattia nel cuore” e diffusori di allarmi a Medina: se non cessano, Dio dichiara che spingerà il Profeta contro di loro.
Corano 33:61
«Maledetti: ovunque siano trovati, saranno presi e massacrati completamente.[29]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto continua la minaccia del precedente: “maledetti, ovunque siano trovati saranno presi e massacrati completamente”. L’arabo rafforza l’uccisione con quttilū taqtīlan: il verbo passivo di forma II è seguito dal nome verbale della stessa forma, costruzione intensiva che il Quranic Arabic Corpus rende “massacred completely”. Traduciamo quindi “massacrati completamente”, conservando esplicitamente anche il rafforzamento taqtīlan. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:61.
Corano 33:62
«Questa è la consuetudine di Dio riguardo a coloro che sono passati prima; e non troverai alcun cambiamento nella consuetudine di Dio.»
Corano 33:63
«Gli uomini ti interrogano sull’Ora. Di’: «La sua conoscenza è soltanto presso Dio». E che cosa può fartelo sapere? Forse l’Ora è vicina.»
Corano 33:64
«In verità Dio ha maledetto i non credenti e ha preparato per loro una Fiamma,»
Corano 33:65
«nella quale rimarranno per sempre. Non troveranno né protettore né soccorritore.»
Corano 33:66
«Il Giorno in cui i loro volti saranno rivoltati nel Fuoco, diranno: «Ah, se avessimo obbedito a Dio e obbedito al Messaggero!».»
Corano 33:67
«E diranno: «Signore nostro, in verità abbiamo obbedito ai nostri capi e ai nostri grandi, e ci hanno sviato dalla via.»
Corano 33:68
«Signore nostro, dà loro il doppio del castigo e maledicili con una grande maledizione».»
Corano 33:69
«O voi che credete, non siate come coloro che offesero Mosè; Dio lo scagionò da ciò che dicevano, ed egli era onorato presso Dio.[30]»
Come abbiamo tradotto
Il testo ricorda genericamente coloro che offesero Mosè e afferma che Dio lo scagionò da ciò che dicevano. Non inseriamo nel versetto le diverse storie esegetiche sulla natura dell’offesa.
Corano 33:70
«O voi che credete, temete Dio e dite parole rette,»
Corano 33:71
«così che Egli renda rette per voi le vostre opere e perdoni i vostri peccati. Chi obbedisce a Dio e al Suo Messaggero ha certamente ottenuto un enorme successo.»
Corano 33:72
«In verità proponemmo l’affidamento ai cieli, alla terra e alle montagne, ma rifiutarono di portarlo e ne ebbero timore; l’uomo invece lo portò. In verità egli è molto ingiusto, molto ignorante.[31]»
Come abbiamo tradotto
Al-amāna significa affidamento, deposito o responsabilità. Rendiamo “l’affidamento” senza aggiungere “[della fede]” o una specifica identificazione esegetica.
Corano 33:73
«affinché Dio castighi gli ipocriti e le ipocrite, gli associatori e le associatrici, e accolga il pentimento dei credenti e delle credenti. Dio è Perdonatore, Misericordioso.[32]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto conclude collegando l’affidamento al castigo di ipocriti e associatori e all’accoglimento del pentimento dei credenti. Manteniamo la struttura causale senza espansioni.
Note alla traduzione
- Corano 33:4. Il versetto accosta tre negazioni: due cuori nello stesso petto, lo ẓihār che non rende le mogli madri, e i figli adottivi che non diventano figli biologico-legali. Manteniamo i tre elementi senza attenuare il terzo. ↩
- Corano 33:5. Mawālīkum può indicare protetti, alleati o persone legate da patronato. Rendiamo “vostri protetti”, distinguendolo dalla fratellanza religiosa esplicitamente nominata. ↩
- Corano 33:6. Il testo afferma che il Profeta è awlā dei credenti rispetto a loro stessi e che le sue mogli sono “le loro madri”. Manteniamo entrambe le formule senza ridurle a semplici metafore esplicative nel versetto. ↩
- Corano 33:9. Il testo dice che Dio inviò un vento e “eserciti che non vedevate”. Non inseriamo nel versetto l’identificazione esegetica di tali eserciti con gli angeli. ↩
- Corano 33:14. Al-fitna è termine ampio che può indicare prova, sedizione o abbandono della fedeltà. Lo conserviamo traslitterato per non fissare nel versetto una sola ricostruzione storica. ↩
- Corano 33:17. La domanda è letteralmente chi possa proteggere “da Dio” se Egli vuole un male o una misericordia. Manteniamo Dio come soggetto diretto di entrambe le possibilità. ↩
- Corano 33:21. Uswatun ḥasana è un “buon modello/esempio”. Il versetto lo riferisce al Messaggero di Dio per chi spera in Dio e nell’Ultimo Giorno. ↩
- Corano 33:24. Il castigo degli ipocriti è subordinato a “se Egli vuole”, seguito dall’alternativa dell’accoglimento del pentimento. Manteniamo entrambe le possibilità. ↩
- Corano 33:26. Il testo dice direttamente: “una parte la uccidevate e una parte la facevate prigioniera”. Non sostituiamo i due verbi con una parafrasi militare generica. ↩
- Corano 33:28. Il Profeta offre alle mogli, se scelgono la vita terrena, beni e un “congedo dignitoso”. Il contesto è quello della scelta fra permanenza con lui e separazione. ↩
- Corano 33:30. La costruzione yuḍāʿaf lahā l-ʿadhābu ḍiʿfayn esprime un castigo raddoppiato/doppio. Manteniamo la duplicazione forte del testo. ↩
- Corano 33:32. Fa-lā takhḍaʿna bi-l-qawl ordina alle mogli del Profeta di non essere arrendevoli/morbide nel parlare, affinché non desideri chi ha una “malattia nel cuore”. ↩
- Corano 33:33. Il comando iniziale è “rimanete nelle vostre case”. La successiva frase sulla “gente della Casa” ha dato luogo a un ampio dibattito esegetico sul referente; non lo risolviamo dentro la traduzione. ↩
- Corano 33:35. Al-muslimīn wa-l-muslimāt è reso “gli uomini sottomessi e le donne sottomesse”, coerentemente con la scelta del progetto di tradurre il valore lessicale quando il contesto lo consente. ↩
- Corano 33:36. Il versetto nega al credente e alla credente una scelta alternativa quando Dio e il Suo Messaggero hanno deciso una questione. Conserviamo la formulazione normativa senza attenuarla. ↩
- Corano 33:37. Il versetto nomina Zayd e afferma direttamente: “te la demmo in sposa”, collegando il matrimonio alla rimozione dell’impedimento verso le ex mogli dei figli adottivi. Non inseriamo nel testo motivazioni ulteriori ricavate dall’esegesi. ↩
- Corano 33:40. Khātam al-nabiyyīn è letteralmente “sigillo dei profeti”. Manteniamo la formula, lasciando le implicazioni dottrinali alla spiegazione separata. ↩
- Corano 33:43. Il verbo yuṣallī è usato per Dio e gli angeli verso i credenti. Rendiamo “benedice”, evitando di tradurlo qui con il valore rituale umano di “pregare”. ↩
- Corano 33:48. Daʿ adhāhum può essere reso “lascia il loro danno/offesa” o “non curarti della loro molestia”. Rendiamo “lascia il loro danno” senza trasformarlo in un comando ad arrecare danno. ↩
- Corano 33:49. Min qabli an tamassūhunna dice letteralmente “prima di toccarle”, ma nel contesto del divorzio prima della consumazione il referente è il rapporto sessuale. Al-Ṭabarī spiega il sintagma con min qabli an tujāmiʿūhunna, “prima di avere rapporto con loro”, e Ibn Kathīr osserva esplicitamente che qui al-masīs indica al-waṭʾ. Rendiamo quindi “prima di aver avuto rapporti sessuali con loro”. Cfr. al-Ṭabarī, 33:49. ↩
- Corano 33:50. Il versetto include fra le categorie rese lecite al Profeta mā malakat yamīnuka, letteralmente “ciò che la tua destra possiede”, qui riferito alle schiave ottenute fra ciò che Dio gli ha fatto acquisire come bottino. Rendiamo quindi esplicitamente “le schiave che possiedi”. La possibilità della donna credente che si dona al Profeta è definita “esclusiva per te, non per gli altri credenti”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:50. ↩
- Corano 33:51. Il Profeta può rinviare o accogliere fra le sue mogli chi vuole, e richiamare una di quelle tenute da parte senza colpa. Conserviamo la libertà decisionale attribuita dal versetto. ↩
- Corano 33:52. L’eccezione illā mā malakat yamīnuka resta anche dopo il divieto di ulteriori mogli o sostituzioni. Nel contesto indica le schiave possedute; rendiamo quindi “eccetto le schiave che possiedi”, mantenendo distinta questa categoria dalle mogli. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:52. ↩
- Corano 33:53. Il versetto disciplina l’ingresso nelle case del Profeta, ordina agli ospiti di disperdersi dopo il pasto senza trattenersi a conversare e prescrive che le richieste alle mogli siano rivolte da dietro un ḥijāb. Qui ḥijāb indica una barriera, uno schermo o una cortina fra le persone, non un copricapo indossato dalla donna; per questo traduciamo “da dietro una cortina”. Il versetto vieta inoltre di sposare le mogli del Profeta dopo di lui. Manteniamo distinti questi elementi senza trasferire nel termine ḥijāb il significato moderno di velo da indossare. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:53. ↩
- Corano 33:55. Nell’elenco compare mā malakat aymānuhunna, letteralmente “ciò che le loro destre possiedono”. Al-Ṭabarī riferisce che le mogli del Profeta non si velavano davanti ai propri mamālīk e registra interpretazioni che comprendono uomini e donne, oppure più restrittivamente le sole donne. Rendiamo quindi “le persone in schiavitù che possiedono”: esplicita il referente servile senza decidere nel testo una sottocategoria esegeticamente discussa. Cfr. al-Ṭabarī, 33:55. ↩
- Corano 33:56. Dio e i Suoi angeli yuṣallūna sul Profeta; ai credenti viene ordinato di fare altrettanto e di rivolgergli un saluto completo. La resa “benedire” distingue il valore dal rito della preghiera. ↩
- Corano 33:59. Jalābīb indica mantelli o vesti esterne. La costruzione yudnīna ʿalayhinna min jalābībihinna ordina alle donne di far scendere su di sé i loro jalābīb. Il valore di min è stato discusso: può essere inteso in senso partitivo (“una parte dei loro mantelli”) oppure come indicazione del genere/indumento da far ricadere. Per non imporre nel testo principale una sola analisi grammaticale, traduciamo “far scendere su di sé i loro mantelli esterni” e registriamo qui l’alternativa partitiva. Il versetto esplicita lo scopo: essere riconosciute e non molestate, ma non nomina direttamente volto, testa o un occhio. L’esegesi classica ha però interpretato in modo molto concreto la modalità della copertura: al-Ṭabarī trasmette una lettura attribuita a Ibn ʿAbbās secondo cui le donne devono coprire testa e volto lasciando visibile un solo occhio; riferisce inoltre una dimostrazione attribuita a ʿUbayda nella quale vengono coperti testa e volto lasciando scoperto un occhio, e registra anche la lettura secondo cui il jilbāb va stretto sulla fronte. Al-Nasafī interpreta min come partitivo e descrive il lembo del jilbāb fatto ricadere sul volto. Queste sono letture esegetiche antiche e importanti, ma restano distinte dalle parole esplicite del versetto. Cfr. al-Ṭabarī, 33:59, al-Nasafī, 33:59 e Quranic Arabic Corpus, 33:59. ↩
- Corano 33:60. La minaccia riguarda ipocriti, persone con “malattia nel cuore” e diffusori di allarmi a Medina: se non cessano, Dio dichiara che spingerà il Profeta contro di loro. ↩
- Corano 33:61. Il versetto continua la minaccia del precedente: “maledetti, ovunque siano trovati saranno presi e massacrati completamente”. L’arabo rafforza l’uccisione con quttilū taqtīlan: il verbo passivo di forma II è seguito dal nome verbale della stessa forma, costruzione intensiva che il Quranic Arabic Corpus rende “massacred completely”. Traduciamo quindi “massacrati completamente”, conservando esplicitamente anche il rafforzamento taqtīlan. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 33:61. ↩
- Corano 33:69. Il testo ricorda genericamente coloro che offesero Mosè e afferma che Dio lo scagionò da ciò che dicevano. Non inseriamo nel versetto le diverse storie esegetiche sulla natura dell’offesa. ↩
- Corano 33:72. Al-amāna significa affidamento, deposito o responsabilità. Rendiamo “l’affidamento” senza aggiungere “[della fede]” o una specifica identificazione esegetica. ↩
- Corano 33:73. Il versetto conclude collegando l’affidamento al castigo di ipocriti e associatori e all’accoglimento del pentimento dei credenti. Manteniamo la struttura causale senza espansioni. ↩









