La Sura 5 al-Māʾidah, “La mensa”, è una sura medinese di 120 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di lettura e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 5:1
«O voi che credete, rispettate gli obblighi contratti. Vi sono resi leciti gli animali da pascolo, eccetto ciò che vi viene recitato, senza rendere lecita la caccia mentre siete in stato di consacrazione. In verità Dio decide ciò che vuole.»
Corano 5:2
«O voi che credete, non profanate i riti di Dio, né il mese sacro, né gli animali destinati al sacrificio, né quelli ornati con ghirlande, né coloro che si dirigono verso la Casa Sacra cercando favore e compiacimento dal loro Signore. Quando uscite dallo stato di consacrazione, cacciate pure. L’odio verso un popolo che vi ha impedito l’accesso alla Moschea Sacra non vi spinga a trasgredire. Cooperate nella rettitudine e nel timore di Dio, e non cooperate nel peccato e nell’aggressione. Temete Dio: in verità Dio è severo nel castigo.»
Corano 5:3
«Vi sono proibiti l’animale morto, il sangue, la carne di maiale, ciò su cui è stato invocato un nome diverso da quello di Dio, l’animale strangolato, quello ucciso a colpi, quello morto per una caduta, quello incornato, quello divorato in parte da una belva — salvo ciò che riuscite a sgozzare — e ciò che è stato sacrificato sulle pietre sacrificali; e vi è proibito tirare a sorte con le frecce divinatorie. Tutto questo è empietà. Oggi coloro che non credono hanno perso ogni speranza riguardo alla vostra religione: non temeteli, ma temete Me. Oggi ho completato per voi la vostra religione, ho portato a compimento su di voi il Mio favore e ho approvato per voi l’Islam[1] come religione. Quanto a chi è costretto dalla fame, senza inclinazione al peccato, in verità Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Come abbiamo tradotto
Il testo dice wa-raḍītu lakumu l-islāma dīnan, “ho approvato per voi l’Islam come religione”. Il Quranic Arabic Corpus analizza qui al-islām come nome proprio; la presenza di dīnan, “come religione”, rende inoltre esplicito il valore confessionale. Traduciamo quindi “l’Islam come religione”, senza diluirlo nel più generico “sottomissione”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 5:3.
Corano 5:4
«Ti chiedono che cosa sia stato reso loro lecito. Di’: “Vi sono rese lecite le cose buone e ciò che catturano per voi gli animali da caccia che avete addestrato, ammaestrandoli con ciò che Dio vi ha insegnato. Mangiate dunque di ciò che trattengono per voi e menzionate su di esso il nome di Dio”. Temete Dio: in verità Dio è rapido nel conto.»
Corano 5:5
«Oggi vi sono rese lecite le cose buone. Il cibo di coloro ai quali è stato dato il Libro è lecito per voi e il vostro cibo è lecito per loro. E vi sono lecite le donne caste fra le credenti e le donne caste fra coloro ai quali è stato dato il Libro prima di voi, quando date loro il compenso nuziale, cercando la castità, non la fornicazione né amanti segreti. Chi rinnega la fede rende vana la propria opera e nell’altra vita sarà fra i perdenti.»
Corano 5:6
«O voi che credete, quando vi alzate per la preghiera, lavatevi il volto e le mani fino ai gomiti, passate le mani bagnate sulle vostre teste e lavate i piedi[2] fino alle caviglie. Se siete in stato di impurità maggiore, purificatevi. Se siete malati o in viaggio, oppure uno di voi viene dal luogo dei bisogni, oppure avete toccato le donne e non trovate acqua, ricorrete a terra pulita e passatela sul volto e sulle mani. Dio non vuole imporvi alcuna difficoltà, ma vuole purificarvi e completare su di voi il Suo favore, affinché siate riconoscenti.»
Come abbiamo tradotto
Nella lettura Ḥafṣ il testo dice lāmastum al-nisāʾ, letteralmente “avete toccato le donne”, espressione che può essere intesa anche eufemisticamente come rapporto sessuale. Inoltre le letture canoniche differiscono nella vocalizzazione di arjulakum/arjulikum, “i vostri piedi”: alcune costruzioni li collegano grammaticalmente al lavaggio, altre alla parte introdotta dal verbo “passare [le mani]”. Il testo principale segue Ḥafṣ e rende “lavate i piedi”, mentre la variante viene segnalata separatamente. Confronta le letture canoniche di Corano 5:6.
Corano 5:7
«Ricordate il favore di Dio su di voi e il patto con cui vi ha vincolati, quando diceste: “Abbiamo ascoltato e abbiamo obbedito”. Temete Dio: in verità Dio conosce ciò che è nei petti.»
Corano 5:8
«O voi che credete, siate saldi per Dio, testimoni secondo giustizia. L’odio verso un popolo non vi spinga a non essere giusti. Siate giusti: questo è più vicino al timore di Dio. Temete Dio: in verità Dio è pienamente informato di ciò che fate.»
Corano 5:9
«Dio ha promesso a coloro che credono e compiono opere giuste perdono e una ricompensa immensa.»
Corano 5:10
«Quanto a coloro che non credono e smentiscono i Nostri segni, essi sono i compagni della Fornace.»
Corano 5:11
«O voi che credete, ricordate il favore di Dio su di voi, quando un popolo progettò di stendere le mani contro di voi ed Egli trattenne le loro mani da voi. Temete Dio, e in Dio confidino i credenti.»
Corano 5:12
«Dio prese certamente il patto dei Figli d’Israele e suscitammo fra loro dodici capi. Dio disse: “Io sono con voi. Se stabilite la preghiera, date l’elemosina prescritta, credete nei Miei messaggeri, li sostenete e fate a Dio un buon prestito, cancellerò certamente da voi le vostre cattive azioni e vi farò certamente entrare in Giardini sotto i quali scorrono i fiumi. Chi di voi, dopo questo, non crede, si è certamente smarrito dalla via diritta”.»
Corano 5:13
«Per aver infranto il loro patto li maledicemmo e rendemmo duri i loro cuori. Spostano le parole dai loro contesti e hanno dimenticato una parte di ciò che era stato loro ricordato. Continuerai a scoprire tradimento da parte loro, salvo pochi. Perdonali e passa oltre. In verità Dio ama coloro che fanno il bene.»
Corano 5:14
«E da coloro che dissero: “Noi siamo cristiani” prendemmo il loro patto, ma dimenticarono una parte di ciò che era stato loro ricordato. Così suscitammo fra loro inimicizia e odio fino al Giorno della Resurrezione. Dio li informerà di ciò che facevano.»
Corano 5:15
«O Gente del Libro, vi è giunto il Nostro messaggero per rendervi chiaro molto di ciò che nascondevate del Libro e per sorvolare su molto. Da Dio vi sono giunti una luce e un Libro chiaro,»
Corano 5:16
«con il quale Dio guida sulle vie della pace chi segue il Suo compiacimento, li fa uscire dalle tenebre alla luce con il Suo permesso e li guida su una via diritta.»
Corano 5:17
«Non hanno certamente creduto coloro che dicono: “Dio è il Messia, figlio di Maria”. Di’: “Chi potrebbe impedire qualcosa a Dio, se volesse far perire il Messia figlio di Maria, sua madre e tutti quelli che sono sulla terra?”. A Dio appartiene il dominio dei cieli, della terra e di ciò che è fra essi. Egli crea ciò che vuole. Dio è potente su ogni cosa.»
Corano 5:18
«I giudei e i cristiani dicono: “Siamo figli di Dio e i Suoi amati”. Di’: “Perché allora vi castiga per i vostri peccati?”. No: siete esseri umani fra quelli che Egli ha creato. Perdona chi vuole e castiga chi vuole. A Dio appartiene il dominio dei cieli, della terra e di ciò che è fra essi; a Lui è il ritorno.»
Corano 5:19
«O Gente del Libro, vi è giunto il Nostro messaggero per rendervi chiaro il messaggio dopo un intervallo senza messaggeri, affinché non diciate: “Non ci è giunto né un annunciatore né un ammonitore”. Ora vi sono giunti un annunciatore e un ammonitore. Dio è potente su ogni cosa.»
Corano 5:20
«E quando Mosè disse al suo popolo: “O popolo mio, ricordate il favore di Dio su di voi, quando pose fra voi dei profeti, vi fece re e vi diede ciò che non aveva dato a nessuno dei mondi”.»
Corano 5:21
«“O popolo mio, entrate nella Terra santa che Dio vi ha prescritto e non voltate le spalle, altrimenti tornerete perdenti”.»
Corano 5:22
«Dissero: “O Mosè, in essa vi è un popolo di tiranni[10]. Non vi entreremo finché essi non ne usciranno; se ne usciranno, allora entreremo”.»
Come abbiamo tradotto
Jabbārīn è il plurale di jabbār e nel contesto designa un popolo descritto come dominante, prepotente o tirannico. Rendiamo “tiranni”, evitando il più attenuato “uomini possenti”.
Corano 5:23
«Due uomini fra coloro che temevano[11], ai quali Egli aveva concesso favore, dissero: “Entrate contro di loro dalla porta. Una volta entrati, sarete vincitori. Confidate in Dio, se siete credenti”.»
Come abbiamo tradotto
La lettura Ḥafṣ dice mina lladhīna yakhāfūna, “fra coloro che temevano”, senza esprimere l’oggetto del timore. L’esegesi ha proposto il timore di Dio, dei tiranni o altre costruzioni; il testo principale non aggiunge quindi “Dio”.
Corano 5:24
«Dissero: “O Mosè, noi non vi entreremo mai finché essi vi rimarranno. Va’ dunque tu con il tuo Signore e combattete; noi resteremo qui seduti”.»
Corano 5:25
«Disse: “Signore mio, non ho potere se non su me stesso e su mio fratello. Separa dunque noi dal popolo dei trasgressori”.»
Corano 5:26
«Disse: “Allora essa sarà loro proibita per quarant’anni, durante i quali vagheranno sulla terra. Non affliggerti per il popolo dei trasgressori”.»
Corano 5:27
«Racconta loro, secondo verità, la storia dei due figli di Adamo, quando offrirono un sacrificio e fu accettato da uno dei due ma non dall’altro. Questi disse: “Ti ucciderò certamente”. L’altro disse: “Dio accetta soltanto da coloro che Lo temono”.»
Corano 5:28
«“Se stenderai la mano contro di me per uccidermi, io non stenderò la mia mano contro di te per ucciderti. In verità temo Dio, Signore dei mondi”.»
Corano 5:29
«“Voglio che tu ti faccia carico del mio peccato e del tuo peccato e divenga così uno dei compagni del Fuoco. Questa è la ricompensa degli ingiusti”.»
Corano 5:30
«La sua anima gli rese facile l’uccisione di suo fratello; così lo uccise e divenne fra i perdenti.»
Corano 5:31
«Dio mandò allora un corvo che raspava nella terra per mostrargli come nascondere il corpo di suo fratello. Disse: “Guai a me! Non sono stato capace di essere come questo corvo e nascondere il corpo di mio fratello?”. Divenne così fra coloro che provano rimorso.»
Corano 5:32
«Per questo prescrivemmo ai Figli d’Israele che chiunque uccida una persona senza che questa abbia ucciso qualcuno o abbia diffuso corruzione sulla terra è come se avesse ucciso tutti gli uomini; e chiunque la mantenga in vita è come se avesse mantenuto in vita tutti gli uomini. I Nostri messaggeri erano certamente venuti a loro con prove evidenti; eppure, dopo questo, molti di loro continuano a eccedere sulla terra.»
Corano 5:33
«La ricompensa di coloro che fanno guerra a Dio e al Suo messaggero e si adoperano per diffondere corruzione sulla terra è soltanto che siano uccisi o crocifissi, oppure che siano loro tagliate mani e piedi da lati opposti, oppure che siano espulsi dalla terra. Questo è per loro disonore in questo mondo, mentre nell’altra vita avranno un castigo immenso,»
Come abbiamo tradotto
Il versetto elenca quattro pene con formulazione diretta: essere uccisi, crocifissi, avere mani e piedi tagliati da lati opposti oppure essere espulsi dalla terra. La traduzione conserva tutti e quattro gli elementi senza sostituirli con formule generiche come “puniti severamente”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 5:33.
Corano 5:34
«eccetto coloro che si pentono prima che abbiate potere su di loro. Sappiate che Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 5:35
«O voi che credete, temete Dio, cercate il mezzo per avvicinarvi a Lui e lottate sulla Sua via, affinché possiate prosperare.»
Come abbiamo tradotto
Jāhidū fī sabīlihi deriva dalla radice j-h-d, legata allo sforzo e alla lotta. Il verbo, da solo, non specifica la modalità della lotta; rendiamo quindi “lottate sulla Sua via”, lasciando che il contesto e l’esegesi ne precisino l’applicazione.
Corano 5:36
«In verità, se coloro che non credono possedessero tutto ciò che è sulla terra e altrettanto insieme ad esso per riscattarsi dal castigo del Giorno della Resurrezione, non sarebbe accettato da loro. Per loro vi è un castigo doloroso.»
Corano 5:37
«Vorranno uscire dal Fuoco, ma non ne usciranno; per loro vi è un castigo permanente.»
Corano 5:38
«Quanto al ladro e alla ladra, tagliate le loro mani come ricompensa per ciò che hanno commesso e come pena esemplare da parte di Dio. Dio è Potente e Saggio.»
Come abbiamo tradotto
Faqṭaʿū aydiyahumā è un imperativo: “tagliate le loro mani”. La traduzione mantiene la pena corporea espressa dal testo senza attenuarla in un generico riferimento a una sanzione. Cfr. Lane, radice q-ṭ-ʿ.
Corano 5:39
«Chi si pente dopo la propria ingiustizia e si corregge, Dio accoglie il suo pentimento. In verità Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 5:40
«Non sai che a Dio appartiene il dominio dei cieli e della terra? Egli castiga chi vuole e perdona chi vuole. Dio è potente su ogni cosa.»
Corano 5:41
«O Messaggero, non ti rattristino coloro che si affrettano verso l’incredulità, fra quelli che dicono con le loro bocche: “Crediamo”, mentre i loro cuori non credono, e fra coloro che sono giudei. Ascoltano avidamente la menzogna e ascoltano per conto di altra gente che non è venuta da te. Spostano le parole dopo che sono state poste nei loro contesti e dicono: “Se vi viene dato questo, accettatelo; se invece non vi viene dato, state in guardia”. Quanto a colui per il quale Dio vuole la fitna[12], tu non puoi nulla contro Dio. Costoro sono quelli i cui cuori Dio non ha voluto purificare. Per loro vi è disonore in questo mondo e nell’altra vita un castigo immenso.»
Come abbiamo tradotto
Il sostantivo fitnatahu non obbliga qui a una sola resa come “prova” o “tentazione”. Poiché il termine può includere prova, seduzione, traviamento o afflizione, manteniamo fitna nel testo. La stessa cautela è applicata a 5:71.
Corano 5:42
«Ascoltano avidamente la menzogna e divorano ciò che è illecito. Se vengono da te, giudica fra loro oppure distogliti da loro. Se ti distogli da loro, non potranno nuocerti in nulla; se giudichi, giudica fra loro con equità. In verità Dio ama coloro che agiscono con equità.»
Corano 5:43
«E come potrebbero prenderti come giudice quando hanno presso di sé la Torah, nella quale vi è il giudizio di Dio, e poi voltano le spalle anche dopo questo? Costoro non sono credenti.»
Corano 5:44
«In verità facemmo scendere la Torah, nella quale vi sono guida e luce. Con essa i profeti che si erano sottomessi[1] giudicavano per coloro che erano giudei, così come i maestri e i dottori, in base a ciò che era stato loro affidato del Libro di Dio e di cui erano testimoni. Non temete dunque gli uomini, ma temete Me, e non scambiate i Miei segni per un piccolo prezzo. Coloro che non giudicano secondo ciò che Dio ha fatto scendere: costoro sono i miscredenti.»
Corano 5:45
«E prescrivemmo loro in essa: vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e, per le ferite, la legge del taglione. Ma per chi vi rinuncia come atto di carità, ciò sarà per lui un’espiazione. Coloro che non giudicano secondo ciò che Dio ha fatto scendere: costoro sono gli ingiusti.»
Corano 5:46
«Facemmo seguire sulle loro orme Gesù figlio di Maria, confermando ciò che lo precedeva della Torah; e gli demmo il Vangelo, nel quale vi erano guida e luce, a conferma di ciò che lo precedeva della Torah, e come guida e ammonimento per coloro che temono Dio.»
Corano 5:47
«La Gente del Vangelo giudichi secondo ciò che Dio ha fatto scendere in esso. Coloro che non giudicano secondo ciò che Dio ha fatto scendere: costoro sono i trasgressori.»
Corano 5:48
«E abbiamo fatto scendere a te il Libro secondo verità, confermando ciò che lo precedeva della Scrittura e come custode su di essa. Giudica dunque fra loro secondo ciò che Dio ha fatto scendere e non seguire le loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. A ciascuno di voi abbiamo assegnato una legge e una via. Se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di voi un’unica comunità; ma ha voluto mettervi alla prova in ciò che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle buone opere. A Dio ritornerete tutti ed Egli vi informerà riguardo a ciò su cui divergevate.»
Corano 5:49
«Giudica fra loro secondo ciò che Dio ha fatto scendere, non seguire le loro passioni e guardati da loro, affinché non ti distolgano da una parte di ciò che Dio ha fatto scendere a te. Se voltano le spalle, sappi che Dio vuole colpirli per alcuni dei loro peccati. In verità molti uomini sono trasgressori.»
Corano 5:50
«Cercano forse il giudizio dell’ignoranza? E chi è migliore di Dio nel giudizio per un popolo che ha certezza?»
Corano 5:51
«O voi che credete, non prendete i giudei e i cristiani come alleati[3]; sono alleati gli uni degli altri. Chi di voi li prende come alleati è certamente uno di loro. In verità Dio non guida il popolo degli ingiusti.»
Come abbiamo tradotto
Awliyāʾ, plurale di walī, ha un campo semantico che comprende prossimità, protezione, sostegno, patronato e alleanza. “Alleati” rende il rapporto politico-sociale espresso nel contesto meglio del generico “amici”, senza pretendere di esaurire tutte le sfumature del termine. La stessa scelta è mantenuta nei versetti 55 e 57. Cfr. Lane, radice w-l-y.
Corano 5:52
«Vedrai coloro che hanno una malattia nei cuori affrettarsi verso di loro, dicendo: “Temiamo che ci colpisca un rovescio”. Può darsi che Dio porti la vittoria o un ordine proveniente da Lui, e allora essi si pentiranno di ciò che avevano nascosto dentro di sé.»
Corano 5:53
«E coloro che credono diranno: “Sono questi quelli che giuravano su Dio con i loro giuramenti più solenni di essere certamente con voi?”. Le loro opere sono divenute vane e sono diventati perdenti.»
Corano 5:54
«O voi che credete, chi di voi abbandona la propria religione sappia che Dio farà venire un popolo che Egli amerà e che amerà Lui, umile verso i credenti, fiero verso i miscredenti, che lotterà sulla via di Dio e non temerà il biasimo di chi biasima. Questo è il favore di Dio: Egli lo concede a chi vuole. Dio è Immenso e Sapiente.»
Come abbiamo tradotto
Yujāhidūna fī sabīli llāh appartiene alla radice j-h-d. Qui rendiamo “lotterà sulla via di Dio”: il testo non aggiunge in questo versetto un oggetto militare esplicito, anche se il contesto della sura contiene numerosi passaggi bellici. Non trasformiamo quindi automaticamente ogni occorrenza della radice in “combattere”.
Corano 5:55
«Il vostro alleato[3] è soltanto Dio, il Suo messaggero e coloro che credono, quelli che stabiliscono la preghiera e danno l’elemosina prescritta mentre si inchinano.»
Corano 5:56
«Chi prende come alleati Dio, il Suo messaggero e coloro che credono sappia che è il partito di Dio ad avere il sopravvento.»
Corano 5:57
«O voi che credete, non prendete come alleati[3] coloro che hanno preso la vostra religione come oggetto di derisione e gioco, fra quelli ai quali fu dato il Libro prima di voi e fra i miscredenti. Temete Dio, se siete credenti.»
Corano 5:58
«Quando chiamate alla preghiera, essi la prendono come oggetto di derisione e gioco. Questo perché sono un popolo che non ragiona.»
Corano 5:59
«Di’: “O Gente del Libro, che cosa ci rimproverate se non il fatto che crediamo in Dio, in ciò che è stato fatto scendere a noi e in ciò che è stato fatto scendere in precedenza, mentre la maggior parte di voi sono trasgressori?”.»
Corano 5:60
«Di’: “Volete che vi informi di una ricompensa peggiore di questa presso Dio? Quella di coloro che Dio ha maledetto, sui quali si è adirato, dei quali ha fatto scimmie e maiali e che hanno adorato il Ṭāghūt[4]. Costoro occupano una posizione peggiore e sono più lontani dalla via diritta”.»
Come abbiamo tradotto
Ṭāghūt non ha un equivalente italiano unico: nella tradizione esegetica può indicare una falsa divinità, un idolo, Satana o un’autorità ribelle a Dio. Lo manteniamo quindi traslitterato, evitando di incorporare nel testo una sola interpretazione. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 5:60.
Corano 5:61
«Quando vengono da voi dicono: “Crediamo”, ma sono entrati con l’incredulità e ne sono usciti con essa. Dio conosce meglio ciò che nascondevano.»
Corano 5:62
«Vedrai molti di loro affrettarsi nel peccato, nell’aggressione e nel consumo di ciò che è illecito. Misero ciò che facevano.»
Corano 5:63
«Perché i maestri e i dottori non impediscono loro di pronunciare parole peccaminose e di consumare ciò che è illecito? Misero ciò che operano.»
Corano 5:64
«I giudei dicono: “La mano di Dio è legata”. Siano legate le loro mani e siano maledetti per ciò che hanno detto. Al contrario, entrambe le Sue mani sono distese: Egli spende come vuole. Ciò che è stato fatto scendere a te dal tuo Signore aumenterà certamente in molti di loro la ribellione e l’incredulità. Abbiamo gettato fra loro inimicizia e odio fino al Giorno della Resurrezione. Ogni volta che accendono un fuoco per la guerra, Dio lo spegne. Si adoperano per diffondere corruzione sulla terra, e Dio non ama i corruttori.»
Corano 5:65
«Se la Gente del Libro avesse creduto e temuto Dio, avremmo certamente cancellato da loro le cattive azioni e li avremmo certamente fatti entrare nei Giardini della Delizia.»
Corano 5:66
«Se avessero osservato la Torah, il Vangelo e ciò che è stato fatto scendere a loro dal loro Signore, avrebbero mangiato da sopra di loro e da sotto i loro piedi. Fra loro vi è una comunità moderata; ma quanto a molti di loro, misero è ciò che fanno.»
Corano 5:67
«O Messaggero, trasmetti ciò che è stato fatto scendere a te dal tuo Signore. Se non lo fai, non avrai trasmesso il Suo messaggio. Dio ti proteggerà dagli uomini. In verità Dio non guida il popolo dei miscredenti.»
Corano 5:68
«Di’: “O Gente del Libro, non poggiate su nulla finché non osservate la Torah, il Vangelo e ciò che è stato fatto scendere a voi dal vostro Signore”. Ciò che è stato fatto scendere a te dal tuo Signore aumenterà certamente in molti di loro ribellione e incredulità. Non affliggerti dunque per il popolo dei miscredenti.»
Corano 5:69
«In verità, coloro che credono, coloro che sono giudei, i sabei e i cristiani: chiunque creda in Dio e nell’Ultimo Giorno e compia il bene, non avrà nulla da temere e non sarà afflitto.»
Corano 5:70
«Prendemmo certamente il patto dei Figli d’Israele e inviammo loro dei messaggeri. Ogni volta che giungeva loro un messaggero con ciò che i loro animi non desideravano, un gruppo lo smentiva e un gruppo lo uccideva.»
Corano 5:71
«Pensarono che non vi sarebbe stata fitna[12], perciò divennero ciechi e sordi. Poi Dio accolse il loro pentimento; poi molti di loro tornarono ciechi e sordi. Dio vede ciò che fanno.»
Come abbiamo tradotto
Anche qui il testo usa fitna. Le interpretazioni tradizionali oscillano fra prova, conseguenza/punizione e situazione di traviamento; la traduzione conserva il termine invece di fissare una sola spiegazione.
Corano 5:72
«Non hanno certamente creduto coloro che dicono: “Dio è il Messia, figlio di Maria”, mentre il Messia disse: “O Figli d’Israele, adorate Dio, mio Signore e vostro Signore”. In verità, chi associa qualcosa a Dio, Dio gli ha proibito il Giardino e il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno soccorritori.»
Corano 5:73
«Non hanno certamente creduto coloro che dicono: “Dio è il terzo di tre”. Non vi è alcun dio se non un Dio unico. Se non cessano da ciò che dicono, un castigo doloroso colpirà certamente i miscredenti fra loro.»
Corano 5:74
«Non si pentiranno dunque davanti a Dio e non Gli chiederanno perdono? Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 5:75
«Il Messia figlio di Maria non è che un messaggero; messaggeri erano già passati prima di lui. Sua madre era una veridica. Entrambi mangiavano cibo. Guarda come rendiamo chiari per loro i segni; poi guarda come vengono distolti.»
Corano 5:76
«Di’: “Adorate forse, all’infuori di Dio, ciò che non possiede per voi né danno né beneficio?”. Dio è Colui che ascolta, Colui che sa.»
Corano 5:77
«Di’: “O Gente del Libro, non eccedete nella vostra religione oltre la verità e non seguite le passioni di un popolo che si era già smarrito in precedenza, aveva fatto smarrire molti e si era allontanato dalla via diritta”.»
Corano 5:78
«Coloro che non credettero fra i Figli d’Israele furono maledetti per bocca di Davide e di Gesù figlio di Maria. Questo perché disobbedivano e trasgredivano.»
Corano 5:79
«Non si vietavano reciprocamente il male che commettevano. Misero ciò che facevano.»
Corano 5:80
«Vedrai molti di loro prendere come alleati coloro che non credono. Misero ciò che le loro anime hanno mandato avanti per loro: Dio si è adirato contro di loro e nel castigo rimarranno per sempre.»
Corano 5:81
«Se avessero creduto in Dio, nel Profeta e in ciò che è stato fatto scendere a lui, non li avrebbero presi come alleati; ma molti di loro sono trasgressori.»
Corano 5:82
«Troverai certamente che, fra gli uomini, i più ostili a coloro che credono sono i giudei e gli associatori; e troverai che i più vicini nell’affetto a coloro che credono sono quelli che dicono: “Siamo cristiani”. Questo perché fra loro vi sono sacerdoti e monaci e perché non sono arroganti.»
Come abbiamo tradotto
Il comparativo ashadda l-nāsi ʿadāwatan è esplicito: il versetto descrive “i più ostili fra gli uomini” verso i credenti e nomina “i giudei e gli associatori”; nella seconda metà descrive invece come più vicini nell’affetto quelli che dicono “Siamo cristiani”. La traduzione conserva entrambi i comparativi senza attenuarli.
Corano 5:83
«E quando ascoltano ciò che è stato fatto scendere al Messaggero, vedi i loro occhi traboccare di lacrime per ciò che hanno riconosciuto della verità. Dicono: “Signore nostro, crediamo; annoveraci dunque fra i testimoni”.»
Corano 5:84
«“E perché non dovremmo credere in Dio e in ciò che ci è giunto della verità, mentre desideriamo che il nostro Signore ci faccia entrare insieme al popolo dei giusti?”»
Corano 5:85
«Dio li ricompensò per ciò che dissero con Giardini sotto i quali scorrono i fiumi, nei quali rimarranno per sempre. Questa è la ricompensa di coloro che fanno il bene.»
Corano 5:86
«Quanto a coloro che non credono e smentiscono i Nostri segni, essi sono i compagni della Fornace.»
Corano 5:87
«O voi che credete, non rendete illecite le cose buone che Dio vi ha reso lecite e non trasgredite. In verità Dio non ama i trasgressori.»
Corano 5:88
«Mangiate di ciò che Dio vi ha provveduto, lecito e buono, e temete Dio, nel quale credete.»
Corano 5:89
«Dio non vi chiamerà a rendere conto per ciò che è vano nei vostri giuramenti, ma vi chiamerà a rendere conto per i giuramenti che avete reso vincolanti. La loro espiazione è nutrire dieci poveri con il cibo medio di cui nutrite le vostre famiglie, oppure vestirli, oppure liberare uno schiavo[5]. Chi non ne ha i mezzi digiuni tre giorni. Questa è l’espiazione dei vostri giuramenti quando avete giurato. Custodite i vostri giuramenti. Così Dio vi rende chiari i Suoi segni, affinché siate riconoscenti.»
Come abbiamo tradotto
L’arabo ha taḥrīru raqabatin, letteralmente “liberazione di un collo”. Si tratta di un’espressione idiomatica per la liberazione di una persona in schiavitù; traduciamo quindi “liberare uno schiavo” per rendere il referente in italiano senza conservare un calco opaco.
Corano 5:90
«O voi che credete, le bevande inebrianti, il gioco d’azzardo, le pietre sacrificali e le frecce divinatorie sono un abominio, opera di Satana; evitateli affinché possiate prosperare.»
Come abbiamo tradotto
Rijs può indicare impurità, sozzura, male o abominio secondo il contesto. Qui è predicato di bevande inebrianti, gioco d’azzardo, pietre sacrificali e frecce divinatorie e viene qualificato come “opera di Satana”; rendiamo quindi “abominio”, evitando il più neutro “impurità”.
Corano 5:91
«Satana vuole soltanto seminare fra voi inimicizia e odio mediante le bevande inebrianti e il gioco d’azzardo, e distogliervi dal ricordo di Dio e dalla preghiera. Cesserete dunque?»
Corano 5:92
«Obbedite a Dio e obbedite al Messaggero e state in guardia. Se voltate le spalle, sappiate che al Nostro Messaggero spetta soltanto la trasmissione chiara.»
Corano 5:93
«Non vi è colpa per coloro che credono e compiono opere giuste riguardo a ciò che hanno mangiato, se temono Dio, credono e compiono opere giuste, poi temono Dio e credono, poi temono Dio e fanno il bene. Dio ama coloro che fanno il bene.»
Corano 5:94
«O voi che credete, Dio certamente vi metterà alla prova con qualcosa della selvaggina che le vostre mani e le vostre lance possono raggiungere, affinché Dio sappia chi Lo teme senza vederLo. Chi trasgredisce dopo ciò avrà un castigo doloroso.»
Corano 5:95
«O voi che credete, non uccidete la selvaggina mentre siete in stato di consacrazione. Chi di voi la uccide intenzionalmente, la compensazione è un capo di bestiame equivalente a ciò che ha ucciso, giudicato da due uomini giusti fra voi, come offerta sacrificale da far giungere alla Kaʿba; oppure un’espiazione: nutrire dei poveri, o l’equivalente in digiuno, affinché assaggi le conseguenze della sua azione. Dio ha perdonato ciò che è passato; ma chi torna a farlo, Dio si vendicherà di lui. Dio è Potente, detentore della vendetta.»
Corano 5:96
«Vi sono resi leciti la caccia del mare e il suo cibo, come provvista per voi e per i viaggiatori; vi è resa illecita la caccia di terra finché siete in stato di consacrazione. Temete Dio, verso il quale sarete radunati.»
Corano 5:97
«Dio ha fatto della Kaʿba, la Casa sacra, un sostegno per gli uomini, e così del mese sacro, degli animali da sacrificio e delle ghirlande. Ciò affinché sappiate che Dio conosce ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra e che Dio conosce ogni cosa.»
Corano 5:98
«Sappiate che Dio è severo nel castigo e che Dio è Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 5:99
«Al Messaggero non spetta altro che la trasmissione; Dio conosce ciò che manifestate e ciò che nascondete.»
Corano 5:100
«Di’: “Il cattivo e il buono non sono uguali, anche se ti meraviglia l’abbondanza del cattivo. Temete dunque Dio, o dotati d’intelletto, affinché possiate prosperare”.»
Corano 5:101
«O voi che credete, non chiedete di cose che, se vi fossero rese manifeste, vi dispiacerebbero; ma se ne chiedete mentre il Corano viene fatto scendere, vi saranno rese manifeste. Dio ha perdonato ciò. Dio è Perdonatore, Clemente.»
Corano 5:102
«Un popolo prima di voi aveva già posto simili domande; poi divenne miscredente a causa di esse.»
Corano 5:103
«Dio non ha istituito alcuna baḥīrah, sāʾibah, waṣīlah o ḥām[6]; ma coloro che non credono inventano menzogne contro Dio, e la maggior parte di loro non comprende.»
Come abbiamo tradotto
Baḥīrah, sāʾibah, waṣīlah e ḥām sono denominazioni arabe di categorie di animali con particolari usi o interdizioni rituali preislamiche. Poiché le spiegazioni precise differiscono nelle fonti esegetiche, manteniamo i quattro termini traslitterati invece di trasformare una ricostruzione in traduzione.
Corano 5:104
«Quando si dice loro: “Venite a ciò che Dio ha fatto scendere e al Messaggero”, dicono: “Ci basta ciò su cui abbiamo trovato i nostri padri”. Anche se i loro padri non sapevano nulla e non erano guidati?»
Corano 5:105
«O voi che credete, occupatevi di voi stessi. Chi si smarrisce non vi danneggerà se voi siete guidati. A Dio ritornerete tutti, ed Egli vi informerà di ciò che facevate.»
Corano 5:106
«O voi che credete, quando la morte si presenta a uno di voi al momento del testamento, la testimonianza fra voi sia resa da due uomini giusti fra voi, oppure da altri due che non siano dei vostri[7] se siete in viaggio e vi colpisce la calamità della morte. Tratteneteli dopo la preghiera ed essi giurino per Dio, se avete dubbi: “Non scambieremo il nostro giuramento per alcun prezzo, anche se si tratta di un parente, e non nasconderemo la testimonianza di Dio; altrimenti saremmo certamente fra i peccatori”.»
Come abbiamo tradotto
L’espressione min ghayrikum significa letteralmente “da altri che non siano dei vostri”. La tradizione giuridica ha discusso se indichi testimoni non appartenenti alla comunità musulmana o, più in generale, estranei al gruppo. Manteniamo la formulazione più vicina alla superficie del testo senza inserire una qualificazione non esplicita.
Corano 5:107
«Se poi si scopre che i due si sono resi colpevoli di peccato, altri due prendano il loro posto, fra coloro che ne hanno diritto: i due maggiormente titolati[7]; e giurino per Dio: “La nostra testimonianza è più vera della loro e non abbiamo trasgredito; altrimenti saremmo certamente fra gli ingiusti”.»
Come abbiamo tradotto
Il versetto presenta una sintassi difficile e le letture canoniche differiscono anche in forme come al-awlayāni/al-awwalīna e nella voce di istaḥaqqa/ustuḥiqqa. Nella lettura-base al-awlayān può indicare i due con maggior titolo o diritto; evitiamo “i due più prossimi”, che trasformerebbe in testo la sola lettura parentale. Il rapporto grammaticale resta discusso. Confronta le letture canoniche di Corano 5:107.
Corano 5:108
«Questo è più adatto a far sì che rendano la testimonianza nel modo dovuto, o che temano che ai loro giuramenti vengano opposti altri giuramenti. Temete Dio e ascoltate. Dio non guida il popolo dei trasgressori.»
Corano 5:109
«Il Giorno in cui Dio radunerà i messaggeri e dirà: “Che risposta avete ricevuto?”, essi diranno: “Non ne abbiamo conoscenza. In verità Tu sei Colui che conosce pienamente l’invisibile”.»
Corano 5:110
«Quando Dio dirà: “O Gesù figlio di Maria, ricorda il Mio favore su di te e su tua madre, quando ti sostenni con lo Spirito Santo: parlavi agli uomini nella culla e da adulto; quando ti insegnai il Libro, la sapienza, la Torah e il Vangelo; quando creavi dall’argilla[13], con il Mio permesso, qualcosa con la forma di un uccello, poi vi soffiavi dentro e diventava un uccello con il Mio permesso; guarivi il cieco nato e il lebbroso con il Mio permesso; quando facevi uscire i morti con il Mio permesso; e quando trattenni da te i Figli d’Israele, quando venisti loro con le prove chiare e coloro che non credevano fra loro dissero: ‘Questo non è che evidente magia’”.»
Come abbiamo tradotto
Il verbo takhluqu appartiene alla radice kh-l-q, “creare”. È lo stesso verbo già presente in 3:49; per coerenza rendiamo “creavi”, senza attenuarlo in “plasmavi”. Il versetto stesso ripete che ciò avviene “con il Mio permesso”.
Corano 5:111
«E quando ispirai ai discepoli: “Credete in Me e nel Mio messaggero”. Dissero: “Crediamo; testimonia che siamo sottomessi”.»
Corano 5:112
«Quando i discepoli dissero: “O Gesù figlio di Maria, può il tuo Signore[8] far scendere su di noi dal cielo una tavola imbandita?”. Egli disse: “Temete Dio, se siete credenti”.»
Come abbiamo tradotto
Nella lettura Ḥafṣ il testo ha hal yastaṭīʿu rabbuka, “può il tuo Signore…?”. Un’altra lettura canonica legge hal tastaṭīʿu rabbaka, con il senso “puoi [chiedere al] tuo Signore…?”. La differenza modifica direttamente la domanda e viene quindi segnalata. Confronta le letture canoniche di Corano 5:112.
Corano 5:113
«Dissero: “Vogliamo mangiarne, rassicurare i nostri cuori, sapere che ci hai detto la verità ed essere fra i suoi testimoni”.»
Corano 5:114
«Gesù figlio di Maria disse: “O Dio, nostro Signore, fa’ scendere su di noi dal cielo una tavola imbandita che sia per noi una festa, per il primo e l’ultimo di noi, e un segno da parte Tua. Provvedi a noi: Tu sei il migliore dei provveditori”.»
Corano 5:115
«Dio disse: “In verità la farò scendere su di voi. Ma chi di voi non crederà dopo ciò, lo castigherò con un castigo con cui non ho castigato nessuno fra i mondi”.»
Corano 5:116
«E quando Dio dirà: “O Gesù figlio di Maria, sei tu che hai detto agli uomini: ‘Prendete me e mia madre come due dèi all’infuori di Dio’?”. Egli dirà: “Gloria a Te! Non mi appartiene dire ciò a cui non ho diritto. Se lo avessi detto, Tu lo avresti saputo. Tu conosci ciò che è in me, mentre io non conosco ciò che è in Te. In verità Tu sei Colui che conosce pienamente l’invisibile”.»
Corano 5:117
«“Non ho detto loro se non ciò che Tu mi hai ordinato: ‘Adorate Dio, mio Signore e vostro Signore’. Fui testimone su di loro finché rimasi fra loro; quando poi mi prendesti[9], Tu fosti il Sorvegliante su di loro. Tu sei testimone di ogni cosa”.»
Come abbiamo tradotto
Tawaffaytanī, dalla radice w-f-y nella forma V, esprime il prendere o ricevere qualcuno pienamente e, in diversi contesti, può riferirsi alla morte. Poiché il versetto non specifica qui il modo del “prendere”, traduciamo “quando mi prendesti” senza inserire nel testo principale una conclusione sulla morte o sull’assunzione di Gesù.
Corano 5:118
«“Se li castighi, sono certamente Tuoi servi; e se li perdoni, in verità Tu sei il Potente, il Saggio”.»
Corano 5:119
«Dio dirà: “Questo è il Giorno in cui ai veridici gioverà la loro veridicità. Per loro vi sono Giardini sotto i quali scorrono i fiumi, nei quali rimarranno per sempre, in eterno. Dio è soddisfatto di loro ed essi sono soddisfatti di Lui. Questo è il successo immenso”.»
Corano 5:120
«A Dio appartiene il dominio dei cieli e della terra e di ciò che è in essi; Egli è potente su ogni cosa.»
Note alla traduzione
- Corano 5:3 e 5:44. In 5:3 al-islām è analizzato come nome proprio e compare con dīnan, “come religione”: rendiamo quindi “l’Islam come religione”. In 5:44 aslamū è invece un verbo, “si erano sottomessi”, e resta tradotto verbalmente. La distinzione evita sia di neutralizzare il nome proprio sia di trasformare automaticamente ogni forma della radice s-l-m in un’etichetta confessionale. ↩ ↩
- Corano 5:6. Le letture canoniche attestano una differenza grammaticalmente rilevante in “i vostri piedi”: arjulakum e arjulikum. La traduzione principale segue la lettura di riferimento, mentre la nota “Come abbiamo tradotto” segnala la variante. Letture di 5:6. ↩
- Corano 5:51, 5:55 e 5:57. Awliyāʾ non equivale semplicemente all’italiano “amici”: il termine può esprimere protezione, sostegno, patronato e alleanza. In questi versetti usiamo “alleati”, mantenendo la stessa resa nei tre passaggi collegati. ↩ ↩ ↩
- Corano 5:60. Ṭāghūt ha un campo semantico ampio e non viene ridotto a un solo referente italiano; per questo resta traslitterato. ↩
- Corano 5:89. Taḥrīru raqabatin è letteralmente “liberazione di un collo”, espressione idiomatica riferita alla liberazione di una persona schiava. ↩
- Corano 5:103. Baḥīrah, sāʾibah, waṣīlah e ḥām sono termini tecnici relativi a pratiche rituali con animali dell’Arabia preislamica; le definizioni dettagliate appartengono alle fonti esegetiche, non al testo del versetto. ↩
- Corano 5:106–107. La sezione sulla testimonianza testamentaria presenta costruzioni grammaticali difficili e, in 5:107, varianti canoniche che incidono sulla sintassi. La traduzione evita di trasformare una singola ricostruzione giuridica in testo coranico. Letture di 5:107. ↩ ↩
- Corano 5:112. Ḥafṣ legge “può il tuo Signore…?”, mentre una lettura canonica alternativa sposta la capacità sul discepolo: “puoi [chiedere al] tuo Signore…?”. Letture di 5:112. ↩
- Corano 5:117. Tawaffaytanī viene reso “quando mi prendesti”: il verbo può essere usato in relazione alla morte, ma la traduzione non aggiunge qui un modo del prendere che il versetto non esplicita. ↩
- Corano 5:22. Jabbārīn descrive il popolo della terra come dominante/prepotente o tirannico; traduciamo “tiranni” invece di attenuare il termine in “uomini possenti”. ↩
- Corano 5:23. L’arabo dice “fra coloro che temevano” senza specificare chi o che cosa temessero. “Dio” appartiene a una lettura esegetica, non alla formulazione esplicita del versetto. ↩
- Corano 5:41 e 5:71. In entrambi i passi compare fitna. Il campo semantico comprende prova, tentazione/seduzione, afflizione e traviamento; mantenere il termine evita di trasformare una sola interpretazione in traduzione. ↩ ↩
- Corano 5:110. Takhluqu deriva da kh-l-q, “creare”, lo stesso verbo di 3:49. Rendiamo quindi “creavi”; la subordinazione dell’azione è già espressa dal ripetuto “con il Mio permesso”. ↩









