Sura 66 at-Taḥrīm – Il divieto: traduzione italiana

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La Sura 66 at-Taḥrīm, “Il divieto”, è una sura medinese di 12 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.

Numero66
Nomeat-Taḥrīm
Titolo italianoIl divieto
Versetti12
LetturaḤafṣ ʿan ʿĀṣimÈ la trasmissione della lettura coranica adottata come riferimento per il testo e la traduzione.
Testo araboMuṣḥaf al-Madīnah, King Fahd ComplexÈ l’edizione araba di riferimento pubblicata dal King Fahd Complex di Medina.
NumerazioneConteggio kufanoÈ il sistema tradizionale qui adottato per la divisione e la numerazione dei versetti.
Classificazione tradizionaleMedineseIndica che, secondo la classificazione tradizionale qui adottata, la sura appartiene al periodo successivo all’Egira.

Edizione di riferimento: King Fahd Glorious Qur’an Printing Complex, Muṣḥaf al-Madīnah, lettura Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim. Per la numerazione e le informazioni sulla sura: Quran.com – Sura at-Taḥrīm.

Testo arabo e traduzione italiana

بِسْمِ ٱللَّهِ ٱلرَّحْمَٰنِ ٱلرَّحِيمِ

«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»

Corano 66:1

يَٰٓأَيُّهَا ٱلنَّبِىُّ لِمَ تُحَرِّمُ مَآ أَحَلَّ ٱللَّهُ لَكَ ۖ تَبْتَغِى مَرْضَاتَ أَزْوَٰجِكَ ۚ وَٱللَّهُ غَفُورٌۭ رَّحِيمٌۭ

«O Profeta, perché proibisci ciò che Dio ha reso lecito per te, cercando il compiacimento delle tue mogli? E Dio è Perdonatore, Misericordioso.[1]»

Come abbiamo tradotto

Il versetto dice soltanto che il Profeta proibisce a sé ciò che Dio gli ha reso lecito cercando il compiacimento delle mogli. Non identifica qui la cosa resa illecita; le narrazioni sulla bevanda di miele o su Māriya appartengono alla tradizione esegetica e non vengono inserite nella traduzione.

Corano 66:2

قَدْ فَرَضَ ٱللَّهُ لَكُمْ تَحِلَّةَ أَيْمَٰنِكُمْ ۚ وَٱللَّهُ مَوْلَىٰكُمْ ۖ وَهُوَ ٱلْعَلِيمُ ٱلْحَكِيمُ

«Dio ha già prescritto per voi lo scioglimento dei vostri giuramenti. E Dio è il vostro Protettore; ed Egli è il Sapiente, il Saggio.[2]»

Come abbiamo tradotto

Taḥillata aymānikum indica lo scioglimento/liberazione dai giuramenti. Manteniamo “lo scioglimento dei vostri giuramenti”; le modalità giuridiche dell’espiazione appartengono al fiqh e ad altri passi coranici.

Corano 66:3

وَإِذْ أَسَرَّ ٱلنَّبِىُّ إِلَىٰ بَعْضِ أَزْوَٰجِهِۦ حَدِيثًۭا فَلَمَّا نَبَّأَتْ بِهِۦ وَأَظْهَرَهُ ٱللَّهُ عَلَيْهِ عَرَّفَ بَعْضَهُۥ وَأَعْرَضَ عَنۢ بَعْضٍۢ ۖ فَلَمَّا نَبَّأَهَا بِهِۦ قَالَتْ مَنْ أَنۢبَأَكَ هَٰذَا ۖ قَالَ نَبَّأَنِىَ ٱلْعَلِيمُ ٱلْخَبِيرُ

«E quando il Profeta confidò un discorso a una delle sue mogli, e quando ella ne diede notizia e Dio glielo rese manifesto, egli ne fece conoscere una parte e tralasciò una parte. Quando poi gliene diede notizia, ella disse: «Chi ti ha informato di questo?». Disse: «Mi ha informato il Sapiente, il Ben informato».[3]»

Come abbiamo tradotto

Il testo parla genericamente di un ḥadīth, un discorso/comunicazione confidata dal Profeta a una delle mogli. Non identifica nel versetto la moglie né il contenuto del segreto.

Corano 66:4

إِن تَتُوبَآ إِلَى ٱللَّهِ فَقَدْ صَغَتْ قُلُوبُكُمَا ۖ وَإِن تَظَٰهَرَا عَلَيْهِ فَإِنَّ ٱللَّهَ هُوَ مَوْلَىٰهُ وَجِبْرِيلُ وَصَٰلِحُ ٱلْمُؤْمِنِينَ ۖ وَٱلْمَلَٰٓئِكَةُ بَعْدَ ذَٰلِكَ ظَهِيرٌ

«Se voi due vi pentite davanti a Dio, i vostri cuori hanno certamente deviato. Ma se vi sostenete a vicenda contro di lui, allora in verità Dio è il suo Protettore, e Gabriele e i giusti fra i credenti; e inoltre gli angeli sono suoi sostenitori.[4]»

Come abbiamo tradotto

Ṣaghat qulūbukumā significa che “i vostri due cuori hanno inclinato/deviato”; non significa che “si sono pentiti”. Il pronome duale mostra che l’ammonimento è rivolto a due donne. Taẓāharā ʿalayhi significa sostenersi a vicenda contro di lui.

Corano 66:5

عَسَىٰ رَبُّهُۥٓ إِن طَلَّقَكُنَّ أَن يُبْدِلَهُۥٓ أَزْوَٰجًا خَيْرًۭا مِّنكُنَّ مُسْلِمَٰتٍۢ مُّؤْمِنَٰتٍۢ قَٰنِتَٰتٍۢ تَٰٓئِبَٰتٍ عَٰبِدَٰتٍۢ سَٰٓئِحَٰتٍۢ ثَيِّبَٰتٍۢ وَأَبْكَارًۭا

«Forse il suo Signore, se egli divorziasse da voi, gli sostituirebbe mogli migliori di voi: sottomesse, credenti, obbedienti, penitenti, adoranti, viaggiatrici, già sposate e vergini.[5]»

Come abbiamo tradotto

Sāʾiḥāt appartiene alla radice s-y-ḥ, legata al viaggiare/andare per la terra; diverse traduzioni ed esegesi classiche lo rendono anche “digiunatrici”. Nel versetto scegliamo la resa più letterale “viaggiatrici” e segnaliamo qui l’alternativa tradizionale.

Corano 66:6

يَٰٓأَيُّهَا ٱلَّذِينَ ءَامَنُوا۟ قُوٓا۟ أَنفُسَكُمْ وَأَهْلِيكُمْ نَارًۭا وَقُودُهَا ٱلنَّاسُ وَٱلْحِجَارَةُ عَلَيْهَا مَلَٰٓئِكَةٌ غِلَاظٌۭ شِدَادٌۭ لَّا يَعْصُونَ ٱللَّهَ مَآ أَمَرَهُمْ وَيَفْعَلُونَ مَا يُؤْمَرُونَ

«O voi che credete, proteggete voi stessi e le vostre famiglie da un Fuoco il cui combustibile sono gli uomini e le pietre, sul quale sono angeli duri, severi, che non disobbediscono a Dio in ciò che Egli comanda loro e fanno ciò che viene loro ordinato.[6]»

Come abbiamo tradotto

Il Fuoco è descritto con “uomini e pietre” come combustibile e con angeli ghilāẓ shidād, duri e severi, che eseguono esattamente ciò che viene loro ordinato. Manteniamo tutti gli elementi dell’immagine.

Corano 66:7

يَٰٓأَيُّهَا ٱلَّذِينَ كَفَرُوا۟ لَا تَعْتَذِرُوا۟ ٱلْيَوْمَ ۖ إِنَّمَا تُجْزَوْنَ مَا كُنتُمْ تَعْمَلُونَ

«O voi che non credete, non cercate scuse oggi. Sarete ricompensati soltanto per ciò che facevate.»

Corano 66:8

يَٰٓأَيُّهَا ٱلَّذِينَ ءَامَنُوا۟ تُوبُوٓا۟ إِلَى ٱللَّهِ تَوْبَةًۭ نَّصُوحًا عَسَىٰ رَبُّكُمْ أَن يُكَفِّرَ عَنكُمْ سَيِّـَٔاتِكُمْ وَيُدْخِلَكُمْ جَنَّٰتٍۢ تَجْرِى مِن تَحْتِهَا ٱلْأَنْهَٰرُ يَوْمَ لَا يُخْزِى ٱللَّهُ ٱلنَّبِىَّ وَٱلَّذِينَ ءَامَنُوا۟ مَعَهُۥ ۖ نُورُهُمْ يَسْعَىٰ بَيْنَ أَيْدِيهِمْ وَبِأَيْمَٰنِهِمْ يَقُولُونَ رَبَّنَآ أَتْمِمْ لَنَا نُورَنَا وَٱغْفِرْ لَنَآ ۖ إِنَّكَ عَلَىٰ كُلِّ شَىْءٍۢ قَدِيرٌۭ

«O voi che credete, pentitevi davanti a Dio con un pentimento sincero. Può darsi che il vostro Signore cancelli da voi le vostre cattive azioni e vi faccia entrare in Giardini sotto i quali scorrono i fiumi, nel Giorno in cui Dio non coprirà di vergogna il Profeta e coloro che hanno creduto con lui. La loro luce correrà davanti a loro e alla loro destra. Diranno: «Signore nostro, completa per noi la nostra luce e perdonaci. In verità Tu sei potente su ogni cosa».[7]»

Come abbiamo tradotto

Tawbatan naṣūḥan è un “pentimento sincero/puro”. Il seguito usa ʿasā, “può darsi/forse”, e descrive la luce dei credenti davanti a loro e alla loro destra.

Corano 66:9

يَٰٓأَيُّهَا ٱلنَّبِىُّ جَٰهِدِ ٱلْكُفَّارَ وَٱلْمُنَٰفِقِينَ وَٱغْلُظْ عَلَيْهِمْ ۚ وَمَأْوَىٰهُمْ جَهَنَّمُ ۖ وَبِئْسَ ٱلْمَصِيرُ

«O Profeta, fai jihād contro i miscredenti e gli ipocriti e sii duro con loro. Il loro rifugio è l’Inferno, e quale cattiva destinazione![8]»

Come abbiamo tradotto

Jāhid è l’imperativo di forma III dalla radice j-h-d. Lo stesso testo ricorre in 9:73. Rendiamo “fai jihād contro” e non “combatti” perché l’esegesi classica distingue le modalità: al-Ṭabarī spiega qui il jihād contro i miscredenti con la spada e quello contro gli ipocriti con minaccia/lingua, riportando anche l’applicazione delle pene. Cfr. al-Ṭabarī, 66:9 e Quranic Arabic Corpus, 66:9.

Corano 66:10

ضَرَبَ ٱللَّهُ مَثَلًۭا لِّلَّذِينَ كَفَرُوا۟ ٱمْرَأَتَ نُوحٍۢ وَٱمْرَأَتَ لُوطٍۢ ۖ كَانَتَا تَحْتَ عَبْدَيْنِ مِنْ عِبَادِنَا صَٰلِحَيْنِ فَخَانَتَاهُمَا فَلَمْ يُغْنِيَا عَنْهُمَا مِنَ ٱللَّهِ شَيْـًۭٔا وَقِيلَ ٱدْخُلَا ٱلنَّارَ مَعَ ٱلدَّٰخِلِينَ

«Dio propone come esempio per coloro che non credono la moglie di Noè e la moglie di Lot. Erano sotto due servi giusti fra i Nostri servi, ma li tradirono; ed essi non poterono giovare loro in nulla contro Dio. E fu detto: «Entrate entrambe nel Fuoco con coloro che vi entrano».[9]»

Come abbiamo tradotto

Il testo afferma che le mogli di Noè e Lot “li tradirono” (khānatāhumā) ma non specifica nel versetto la natura del tradimento. Non trasformiamo la parola in adulterio, incredulità o altra condotta particolare senza segnalarlo come esegesi.

Corano 66:11

وَضَرَبَ ٱللَّهُ مَثَلًۭا لِّلَّذِينَ ءَامَنُوا۟ ٱمْرَأَتَ فِرْعَوْنَ إِذْ قَالَتْ رَبِّ ٱبْنِ لِى عِندَكَ بَيْتًۭا فِى ٱلْجَنَّةِ وَنَجِّنِى مِن فِرْعَوْنَ وَعَمَلِهِۦ وَنَجِّنِى مِنَ ٱلْقَوْمِ ٱلظَّٰلِمِينَ

«E Dio propone come esempio per coloro che credono la moglie di Faraone, quando disse: «Signore mio, costruiscimi presso di Te una casa nel Giardino, salvami da Faraone e dalla sua opera e salvami dal popolo degli ingiusti».»

Corano 66:12

وَمَرْيَمَ ٱبْنَتَ عِمْرَٰنَ ٱلَّتِىٓ أَحْصَنَتْ فَرْجَهَا فَنَفَخْنَا فِيهِ مِن رُّوحِنَا وَصَدَّقَتْ بِكَلِمَٰتِ رَبِّهَا وَكُتُبِهِۦ وَكَانَتْ مِنَ ٱلْقَٰنِتِينَ

«E Maria, figlia di ʿImrān, che custodì la propria intimità; così vi insufflammo del Nostro Spirito. Ed ella credette nelle parole del suo Signore e nei Suoi Libri, e fu fra gli obbedienti devoti.[10]»

Come abbiamo tradotto

Aḥṣanat farjahā è reso “custodì la propria intimità”. Il pronome maschile di fīhi, “in esso”, riprende grammaticalmente farj; per questo rendiamo “vi insufflammo del Nostro Spirito” senza sostituire nel versetto il referente con “in lei” o con “nel suo abito”.

Note alla traduzione

  1. Corano 66:1. Il versetto dice soltanto che il Profeta proibisce a sé ciò che Dio gli ha reso lecito cercando il compiacimento delle mogli. Non identifica qui la cosa resa illecita; le narrazioni sulla bevanda di miele o su Māriya appartengono alla tradizione esegetica e non vengono inserite nella traduzione. ↩
  2. Corano 66:2. Taḥillata aymānikum indica lo scioglimento/liberazione dai giuramenti. Manteniamo “lo scioglimento dei vostri giuramenti”; le modalità giuridiche dell’espiazione appartengono al fiqh e ad altri passi coranici. ↩
  3. Corano 66:3. Il testo parla genericamente di un ḥadīth, un discorso/comunicazione confidata dal Profeta a una delle mogli. Non identifica nel versetto la moglie né il contenuto del segreto. ↩
  4. Corano 66:4. Ṣaghat qulūbukumā significa che “i vostri due cuori hanno inclinato/deviato”; non significa che “si sono pentiti”. Il pronome duale mostra che l’ammonimento è rivolto a due donne. Taẓāharā ʿalayhi significa sostenersi a vicenda contro di lui. ↩
  5. Corano 66:5. Sāʾiḥāt appartiene alla radice s-y-ḥ, legata al viaggiare/andare per la terra; diverse traduzioni ed esegesi classiche lo rendono anche “digiunatrici”. Nel versetto scegliamo la resa più letterale “viaggiatrici” e segnaliamo qui l’alternativa tradizionale. ↩
  6. Corano 66:6. Il Fuoco è descritto con “uomini e pietre” come combustibile e con angeli ghilāẓ shidād, duri e severi, che eseguono esattamente ciò che viene loro ordinato. Manteniamo tutti gli elementi dell’immagine. ↩
  7. Corano 66:8. Tawbatan naṣūḥan è un “pentimento sincero/puro”. Il seguito usa ʿasā, “può darsi/forse”, e descrive la luce dei credenti davanti a loro e alla loro destra. ↩
  8. Corano 66:9. Jāhid è l’imperativo di forma III dalla radice j-h-d. Lo stesso testo ricorre in 9:73. Rendiamo “fai jihād contro” e non “combatti” perché l’esegesi classica distingue le modalità: al-Ṭabarī spiega qui il jihād contro i miscredenti con la spada e quello contro gli ipocriti con minaccia/lingua, riportando anche l’applicazione delle pene. Cfr. al-Ṭabarī, 66:9 e Quranic Arabic Corpus, 66:9. ↩
  9. Corano 66:10. Il testo afferma che le mogli di Noè e Lot “li tradirono” (khānatāhumā) ma non specifica nel versetto la natura del tradimento. Non trasformiamo la parola in adulterio, incredulità o altra condotta particolare senza segnalarlo come esegesi. ↩
  10. Corano 66:12. Aḥṣanat farjahā è reso “custodì la propria intimità”. Il pronome maschile di fīhi, “in esso”, riprende grammaticalmente farj; per questo rendiamo “vi insufflammo del Nostro Spirito” senza sostituire nel versetto il referente con “in lei” o con “nel suo abito”. ↩

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