La Sura 16 an-Naḥl, “L’ape”, è una sura meccana di 128 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 16:1
«È giunto l’ordine di Dio: non cercate dunque di affrettarlo. Gloria a Lui, ed Egli è ben al di sopra di ciò che Gli associano.[1]»
Come abbiamo tradotto
Atā amru llāh usa il perfetto: letteralmente “è giunto l’ordine di Dio”. Manteniamo il perfetto invece di trasformarlo direttamente in un futuro.
Corano 16:2
«Fa scendere gli angeli con lo Spirito, per Suo comando, su chi vuole fra i Suoi servi: “Ammonite che non vi è divinità all’infuori di Me; temete dunque Me”.[2]»
Come abbiamo tradotto
Bi-l-rūḥ min amrihi contiene “lo Spirito” e “dal/per Suo comando”. Non sostituiamo al-rūḥ nel versetto con la glossa “rivelazione”.
Corano 16:3
«Ha creato i cieli e la terra secondo verità. Egli è ben al di sopra di ciò che Gli associano.»
Corano 16:4
«Ha creato l’uomo da una goccia, ed eccolo divenire un avversario manifesto.»
Corano 16:5
«E il bestiame lo ha creato: in esso avete calore e benefici, e di esso mangiate.»
Corano 16:6
«E in esso vi è bellezza per voi quando lo riconducete e quando lo mandate al pascolo.»
Corano 16:7
«E porta i vostri carichi verso una terra che non raggiungereste se non con grande fatica per voi stessi. In verità il vostro Signore è certamente Benevolo, Misericordioso.»
Corano 16:8
«E i cavalli, i muli e gli asini, affinché li cavalchiate e come ornamento; e crea ciò che non conoscete.»
Corano 16:9
«A Dio spetta indicare la via diritta, mentre fra le vie ve ne sono di devianti. Se avesse voluto, vi avrebbe guidati tutti.[3]»
Come abbiamo tradotto
ʿAlā llāhi qaṣdu l-sabīl è una costruzione compatta: rendiamo “A Dio spetta indicare la via diritta”, segnalando che qaṣd esprime rettitudine/direzione intenzionale.
Corano 16:10
«Egli è Colui che ha fatto scendere dal cielo acqua: da essa avete bevanda e da essa vegetazione nella quale fate pascolare.»
Corano 16:11
«Con essa fa crescere per voi le colture, gli ulivi, le palme, le viti e ogni genere di frutti. In verità in ciò vi è certamente un segno per gente che riflette.»
Corano 16:12
«E ha sottomesso a voi la notte e il giorno, il sole e la luna; e le stelle sono sottomesse per Suo comando. In verità in ciò vi sono certamente segni per gente che comprende.»
Corano 16:13
«E ciò che ha disseminato per voi sulla terra, dai colori diversi. In verità in ciò vi è certamente un segno per gente che si ricorda.»
Corano 16:14
«Ed Egli è Colui che ha sottomesso il mare affinché ne mangiate carne fresca e ne estraiate ornamenti che indossate. E vedi le navi solcarlo, affinché cerchiate parte della Sua grazia e affinché siate riconoscenti.»
Corano 16:15
«E ha gettato sulla terra salde montagne affinché essa non ondeggi con voi, e fiumi e vie, affinché possiate orientarvi.[4]»
Come abbiamo tradotto
Il testo collega le montagne all’espressione an tamīda bikum, “affinché [la terra] non ondeggi con voi”. Manteniamo la formulazione senza convertirla in una spiegazione scientifica.
Corano 16:16
«E segni di riferimento; e tramite le stelle essi si orientano.»
Corano 16:17
«Colui che crea è dunque come chi non crea? Non vi ricorderete?»
Corano 16:18
«E se contaste la grazia di Dio, non potreste enumerarla. In verità Dio è certamente Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 16:19
«Dio conosce ciò che nascondete e ciò che manifestate.»
Corano 16:20
«E coloro che invocano all’infuori di Dio non creano nulla, mentre essi stessi sono creati:»
Corano 16:21
«morti, non vivi, e non percepiscono quando saranno risuscitati.[5]»
Come abbiamo tradotto
Il testo descrive gli invocati come “morti, non vivi” e prosegue “non percepiscono quando saranno risuscitati”. Manteniamo il soggetto grammaticale senza sostituirlo con un referente esegetico.
Corano 16:22
«Il vostro Dio è un Dio unico. Quanto a coloro che non credono nell’altra vita, i loro cuori negano e sono arroganti.»
Corano 16:23
«Senza dubbio Dio conosce ciò che nascondono e ciò che manifestano. In verità Egli non ama gli arroganti.»
Corano 16:24
«E quando viene detto loro: “Che cosa ha fatto scendere il vostro Signore?”, dicono: “Favole degli antichi”,»
Corano 16:25
«affinché nel Giorno della Resurrezione portino per intero i propri fardelli e parte dei fardelli di coloro che sviano senza conoscenza. Quanto è cattivo ciò che portano!»
Corano 16:26
«Già coloro che furono prima di loro tramarono; allora Dio colpì la loro costruzione dalle fondamenta, il tetto crollò su di loro dall’alto e il castigo giunse loro da dove non percepivano.»
Corano 16:27
«Poi, nel Giorno della Resurrezione, li disonorerà e dirà: “Dove sono i Miei associati, riguardo ai quali eravate in opposizione?”. Coloro ai quali fu data la conoscenza diranno: “In verità oggi vergogna e male sono sui miscredenti”,»
Corano 16:28
«coloro che gli angeli prendono mentre fanno torto a se stessi. Allora offriranno la resa: “Non facevamo alcun male”. “Invece sì! In verità Dio conosce ciò che facevate.[6]»
Come abbiamo tradotto
Tatawaffāhumu l-malāʾikatu dice che gli angeli “li prendono”. Non inseriamo nel corpo del versetto l’espressione esplicativa “angeli della morte”.
Corano 16:29
«Entrate dunque dalle porte dell’Inferno, per rimanervi in eterno”. Quanto è cattiva la dimora degli arroganti!»
Corano 16:30
«E a coloro che temevano Dio verrà detto: “Che cosa ha fatto scendere il vostro Signore?”. Diranno: “Un bene”. Per coloro che hanno fatto il bene in questa vita vi è bene, ma la dimora dell’altra vita è migliore. Quanto è eccellente la dimora di coloro che temono Dio:»
Corano 16:31
«Giardini di Eden nei quali entreranno, sotto i quali scorrono i fiumi. In essi avranno ciò che vorranno. Così Dio ricompensa coloro che Lo temono,»
Corano 16:32
«coloro che gli angeli prendono mentre sono buoni, dicendo: “Pace su di voi. Entrate nel Giardino per ciò che facevate”.»
Corano 16:33
«Che cosa aspettano se non che vengano loro gli angeli oppure venga l’ordine del tuo Signore? Così fecero coloro che furono prima di loro. Dio non fece loro torto, ma erano loro a fare torto a se stessi.»
Corano 16:34
«Li colpirono dunque le cattive conseguenze di ciò che avevano fatto e li avvolse ciò di cui si burlavano.»
Corano 16:35
«Coloro che associavano dissero: “Se Dio avesse voluto, non avremmo adorato nulla all’infuori di Lui, né noi né i nostri padri, e non avremmo dichiarato proibito nulla senza di Lui”. Così fecero coloro che furono prima di loro. Ai messaggeri spetta forse altro che la chiara trasmissione?»
Corano 16:36
«Certamente abbiamo suscitato in ogni comunità un messaggero: “Adorate Dio ed evitate il ṭāghūt”. Fra loro vi fu chi Dio guidò e vi fu chi fu raggiunto dallo smarrimento. Percorrete dunque la terra e osservate quale fu la fine di coloro che smentivano.[7]»
Come abbiamo tradotto
Al-ṭāghūt è mantenuto come termine arabo, coerentemente con 2:256–257: il suo campo semantico è più ampio del semplice “idoli”.
Corano 16:37
«Anche se desideri ardentemente la loro guida, in verità Dio non guida chi Egli svia, e non avranno soccorritori.[8]»
Come abbiamo tradotto
Allāha lā yahdī man yuḍillu mantiene Dio come soggetto implicito di “svia”: “Dio non guida chi Egli svia”.
Corano 16:38
«E giurano su Dio con i loro giuramenti più solenni: “Dio non risusciterà chi muore”. Invece sì: è una promessa vera che Gli incombe, ma la maggior parte degli uomini non sa,»
Corano 16:39
«affinché renda loro chiaro ciò su cui divergevano e affinché coloro che non credono sappiano di essere stati bugiardi.»
Corano 16:40
«La Nostra parola a una cosa, quando la vogliamo, è soltanto che le diciamo: “Sii”, ed essa è.»
Corano 16:41
«E coloro che emigrarono per Dio dopo aver subito ingiustizia, certamente li stabiliremo in questa vita in una buona dimora; e la ricompensa dell’altra vita è certamente più grande, se solo sapessero:»
Corano 16:42
«coloro che sono stati pazienti e confidano nel loro Signore.»
Corano 16:43
«Prima di te non abbiamo inviato se non uomini ai quali facevamo rivelazioni. Chiedete dunque alla gente del Richiamo, se non sapete,[9]»
Come abbiamo tradotto
Ahl al-dhikr è letteralmente “la gente del Richiamo”. Non lo sostituiamo automaticamente con “gente della Scrittura”, che è già un’identificazione esegetica.
Corano 16:44
«con le prove evidenti e gli scritti. E abbiamo fatto scendere su di te il Richiamo affinché tu renda chiaro agli uomini ciò che è stato fatto scendere per loro e affinché riflettano.»
Corano 16:45
«Coloro che tramano cattive azioni si sentono forse al sicuro dal fatto che Dio faccia sprofondare con loro la terra o che il castigo venga loro da dove non percepiscono?»
Corano 16:46
«Oppure che li afferri durante i loro spostamenti, senza che possano sfuggire?»
Corano 16:47
«Oppure che li afferri gradualmente? In verità il vostro Signore è certamente Benevolo, Misericordioso.[10]»
Come abbiamo tradotto
ʿAlā takhawwuf è qui reso “gradualmente”; il sostantivo può esprimere una presa progressiva, accompagnata anche dall’idea di timore.
Corano 16:48
«Non hanno visto ciò che Dio ha creato, le cui ombre si volgono a destra e a sinistra, prosternandosi a Dio mentre sono umiliate?»
Corano 16:49
«A Dio si prosterna ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra fra le creature, e gli angeli; e non sono arroganti.»
Corano 16:50
«Temono il loro Signore sopra di loro e fanno ciò che viene loro ordinato.[11]»
Come abbiamo tradotto
Rabbahum min fawqihim dice “il loro Signore sopra di loro”. Conserviamo l’espressione spaziale del testo senza inserirvi una spiegazione teologica.
Corano 16:51
«E Dio ha detto: “Non prendete due divinità. Egli è soltanto un Dio unico: abbiate dunque timore di Me”.»
Corano 16:52
«A Lui appartiene ciò che è nei cieli e sulla terra e a Lui appartiene costantemente la religione. Temerete dunque altri che Dio?»
Corano 16:53
«Qualunque grazia abbiate proviene da Dio; poi, quando vi tocca il male, a Lui gridate aiuto.»
Corano 16:54
«Poi, quando allontana da voi il male, ecco che una parte di voi associa al proprio Signore,»
Corano 16:55
«per rinnegare ciò che abbiamo dato loro. Godete dunque: presto saprete.»
Corano 16:56
«E assegnano a ciò che non conoscono una parte di ciò di cui li abbiamo provvisti. Per Dio, sarete certamente interrogati su ciò che inventavate.»
Corano 16:57
«E attribuiscono a Dio le figlie — gloria a Lui! — e a se stessi ciò che desiderano.»
Corano 16:58
«E quando a uno di loro viene annunciata una femmina, il suo volto si fa scuro ed egli trattiene dentro di sé il dolore.»
Corano 16:59
«Si nasconde dalla gente per il male di ciò che gli è stato annunciato: la terrà nell’umiliazione oppure la seppellirà nella polvere? Quanto è cattivo il loro giudizio!»
Corano 16:60
«A coloro che non credono nell’altra vita appartiene la similitudine del male, mentre a Dio appartiene la similitudine più alta. Ed Egli è l’Eccelso, il Saggio.[12]»
Come abbiamo tradotto
Al-mathalu l-aʿlā è “la similitudine/l’attributo più alto”. Rendiamo “la similitudine più alta”, lasciando separata l’elaborazione teologica.
Corano 16:61
«Se Dio punisse gli uomini per la loro ingiustizia, non lascerebbe su di essa alcuna creatura; ma li rinvia fino a un termine stabilito. Quando giunge il loro termine, non lo ritarderanno di un’ora e non lo anticiperanno.»
Corano 16:62
«E attribuiscono a Dio ciò che essi detestano, mentre le loro lingue descrivono la menzogna: che per loro vi sarà il meglio. Senza dubbio per loro vi sarà il Fuoco e saranno abbandonati.[13]»
Come abbiamo tradotto
Mufraṭūn è un participio passivo della radice f-r-ṭ e può essere reso “abbandonati/lasciati”. Qui rendiamo “saranno abbandonati”.
Corano 16:63
«Per Dio, certamente abbiamo inviato messaggeri a comunità prima di te, ma Satana rese belle ai loro occhi le loro opere. Oggi egli è il loro alleato e per loro vi è un castigo doloroso.»
Corano 16:64
«Non abbiamo fatto scendere su di te il Libro se non affinché tu renda loro chiaro ciò su cui hanno divergenze, e come guida e misericordia per gente che crede.»
Corano 16:65
«E Dio ha fatto scendere acqua dal cielo e con essa ha dato vita alla terra dopo la sua morte. In verità in ciò vi è certamente un segno per gente che ascolta.»
Corano 16:66
«E in verità nel bestiame vi è certamente per voi un insegnamento: vi diamo da bere di ciò che è nei suoi ventri, fra escrementi e sangue, latte puro, gradevole per chi beve.[14]»
Come abbiamo tradotto
Min bayni farthin wa-damin dice “fra farth e sangue”; farth indica materiale intestinale/escrementizio. Rendiamo senza attenuare: “fra escrementi e sangue”.
Corano 16:67
«E dai frutti delle palme e delle viti ricavate da essi una bevanda inebriante e un buon sostentamento. In verità in ciò vi è certamente un segno per gente che comprende.[15]»
Come abbiamo tradotto
Sakaran indica una bevanda inebriante/intossicante. Il testo la menziona insieme al “buon sostentamento”; non aggiungiamo nel versetto una valutazione giuridica successiva.
Corano 16:68
«E il tuo Signore ispirò all’ape: “Prenditi case fra le montagne, fra gli alberi e in ciò che costruiscono.»
Corano 16:69
«Poi mangia di ogni frutto e percorri docilmente le vie del tuo Signore”. Dai loro ventri esce una bevanda dai colori diversi, nella quale vi è guarigione per gli uomini. In verità in ciò vi è certamente un segno per gente che riflette.[16]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto parla di una “bevanda” che esce dai ventri delle api e nella quale vi è guarigione; non usa nel testo il sostantivo “miele”, che quindi non inseriamo.
Corano 16:70
«E Dio vi ha creati, poi vi farà morire. Fra voi vi è chi viene ricondotto alla più misera età, affinché dopo aver saputo non sappia più nulla. In verità Dio è Sapiente, Potente.»
Corano 16:71
«E Dio ha favorito alcuni di voi rispetto ad altri nel sostentamento. Ma coloro che sono stati favoriti non riversano il loro sostentamento sui loro schiavi, così da essere in esso uguali. Negheranno dunque la grazia di Dio?[17]»
Come abbiamo tradotto
Mā malakat aymānuhum è letteralmente “ciò che le loro destre possiedono”. Qui il referente non è incerto: al-Ṭabarī spiega il passo con mamālīkihim e ʿabīdihim, cioè i loro schiavi, che i padroni non renderebbero uguali a sé nel possesso dei beni. Perciò rendiamo direttamente “i loro schiavi”. Cfr. al-Ṭabarī, 16:71.
Corano 16:72
«E Dio ha fatto per voi, da voi stessi, delle spose e ha fatto per voi dalle vostre spose figli e nipoti, e vi ha provvisto di cose buone. Crederanno dunque nel falso e rinnegheranno la grazia di Dio?[18]»
Come abbiamo tradotto
Banīna wa-ḥafadah è reso “figli e nipoti”; ḥafadah ha ricevuto anche altre spiegazioni tradizionali, ma “nipoti” è una resa lessicale attestata.
Corano 16:73
«E adorano all’infuori di Dio ciò che non possiede per loro alcun sostentamento dai cieli e dalla terra e non ne è capace.»
Corano 16:74
«Non proponete dunque similitudini per Dio. In verità Dio sa e voi non sapete.»
Corano 16:75
«Dio propone una similitudine: uno schiavo posseduto, che non ha potere su nulla, e colui al quale abbiamo dato da parte Nostra un buon sostentamento e che ne spende in segreto e apertamente. Sono forse uguali? Lode a Dio! Ma la maggior parte di loro non sa.[19]»
Come abbiamo tradotto
ʿAbdan mamlūkan significa letteralmente “uno schiavo posseduto”: il Quranic Arabic Corpus analizza ʿabdan come “a slave” e mamlūkan come participio passivo “owned”. Rendiamo quindi “uno schiavo posseduto”, invece del più attenuato “servo posseduto”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 16:75.
Corano 16:76
«E Dio propone una similitudine di due uomini: uno dei due è muto, non ha potere su nulla ed è un peso per il suo padrone; ovunque lo diriga, non porta alcun bene. È forse uguale a chi ordina la giustizia ed è su una via diritta?»
Corano 16:77
«A Dio appartiene l’invisibile dei cieli e della terra. L’ordine dell’Ora non è che come un batter d’occhio, o ancora più vicino. In verità Dio è potente su ogni cosa.»
Corano 16:78
«E Dio vi ha fatti uscire dai ventri delle vostre madri mentre non sapevate nulla, e ha fatto per voi l’udito, gli sguardi e i cuori, affinché siate riconoscenti.»
Corano 16:79
«Non hanno visto gli uccelli resi sottomessi nello spazio del cielo? Nessuno li sostiene se non Dio. In verità in ciò vi sono certamente segni per gente che crede.»
Corano 16:80
«E Dio ha fatto per voi delle vostre case un luogo di riposo; e ha fatto per voi, dalle pelli del bestiame, case che trovate leggere nel giorno in cui vi spostate e nel giorno in cui vi fermate; e dalle loro lane, dai loro peli e dai loro crini, suppellettili e godimento per un certo tempo.»
Corano 16:81
«E Dio ha fatto per voi ombre da ciò che ha creato, e ha fatto per voi rifugi nelle montagne; e ha fatto per voi vesti che vi proteggono dal calore e vesti che vi proteggono dalla vostra violenza. Così completa su di voi la Sua grazia, affinché siate sottomessi.[20]»
Come abbiamo tradotto
Wa-sarābīla taqīkum baʾsakum parla di vesti che proteggono dal vostro baʾs, forza/violenza bellica. Rendiamo “dalla vostra violenza”.
Corano 16:82
«Se poi voltano le spalle, su di te incombe soltanto la chiara trasmissione.»
Corano 16:83
«Riconoscono la grazia di Dio, poi la negano; e la maggior parte di loro sono miscredenti.»
Corano 16:84
«E nel Giorno in cui susciteremo da ogni comunità un testimone, poi a coloro che non credono non sarà dato permesso e non sarà chiesto loro di fare ammenda.»
Corano 16:85
«E quando coloro che hanno commesso ingiustizia vedranno il castigo, esso non sarà alleviato per loro e non riceveranno dilazione.»
Corano 16:86
«E quando coloro che associavano vedranno i loro associati, diranno: “Signore nostro, questi sono i nostri associati che invocavamo all’infuori di Te”. Ma quelli rivolgeranno loro la parola: “In verità siete certamente bugiardi”.»
Corano 16:87
«E in quel Giorno offriranno a Dio la sottomissione, e si perderà da loro ciò che inventavano.»
Corano 16:88
«A coloro che non credettero e ostacolarono la via di Dio aggiungeremo castigo sopra il castigo, per la corruzione che diffondevano.[21]»
Come abbiamo tradotto
Il testo dice che a chi non crede e ostacola la via di Dio sarà aggiunto “castigo sopra il castigo”. Manteniamo la duplicazione senza attenuarla.
Corano 16:89
«E nel Giorno in cui susciteremo in ogni comunità un testimone contro di loro preso fra loro stessi, e porteremo te come testimone contro costoro. E abbiamo fatto scendere su di te il Libro come spiegazione di ogni cosa, guida, misericordia e lieta novella per i sottomessi.[22]»
Come abbiamo tradotto
Li-l-muslimīn è reso “per i sottomessi”, coerentemente con l’uso di muslim nelle sure precedenti del progetto.
Corano 16:90
«In verità Dio ordina la giustizia, il bene e il dare ai parenti, e proibisce l’oscenità, ciò che è riprovevole e la prevaricazione. Vi ammonisce affinché vi ricordiate.»
Corano 16:91
«E adempiete il patto di Dio quando avete stipulato un patto e non rompete i giuramenti dopo averli confermati, mentre avete posto Dio come garante su di voi. In verità Dio sa ciò che fate.»
Corano 16:92
«E non siate come colei che disfa il proprio filato dopo averlo reso forte, riducendolo in fili sciolti, prendendo i vostri giuramenti come mezzo di inganno fra voi perché una comunità è più numerosa di un’altra. Dio vi mette alla prova soltanto con questo e certamente nel Giorno della Resurrezione vi renderà chiaro ciò su cui divergevate.[23]»
Come abbiamo tradotto
La frase an takūna ummatun hiya arbā min ummatin lega l’inganno nei giuramenti al fatto che una comunità sia “più numerosa/forte” di un’altra. Rendiamo “più numerosa”.
Corano 16:93
«Se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità; ma Egli svia chi vuole e guida chi vuole. E sarete certamente interrogati su ciò che facevate.[24]»
Come abbiamo tradotto
Yuḍillu man yashāʾ wa-yahdī man yashāʾ ha Dio come soggetto: “Egli svia chi vuole e guida chi vuole”.
Corano 16:94
«E non prendete i vostri giuramenti come mezzo di inganno fra voi, affinché un piede non scivoli dopo essere stato saldo e assaggiate il male per aver ostacolato la via di Dio; e per voi vi sarà un castigo immenso.»
Corano 16:95
«E non vendete il patto di Dio per un piccolo prezzo. In verità ciò che è presso Dio è migliore per voi, se sapeste.»
Corano 16:96
«Ciò che è presso di voi si esaurisce, mentre ciò che è presso Dio rimane. E certamente ricompenseremo coloro che sono stati pazienti secondo il meglio di ciò che facevano.»
Corano 16:97
«Chi compie un’opera giusta, maschio o femmina, ed è credente, certamente gli faremo vivere una vita buona; e certamente li ricompenseremo secondo il meglio di ciò che facevano.»
Corano 16:98
«Quando reciti il Corano, cerca rifugio in Dio da Satana, il maledetto.[25]»
Come abbiamo tradotto
Al-shayṭāni l-rajīm contiene l’epiteto dalla radice r-j-m, il cui nucleo concreto è legato al colpire con pietre. Nella formula fissa di protezione da Satana, però, rajīm funziona come epiteto lessicalizzato nell’area di “maledetto/scacciato”: il versetto non descrive una lapidazione. Rendiamo quindi “Satana, il maledetto”. Manteniamo invece sensibili al contesto le altre occorrenze: in 15:34 e 38:77 l’ordine immediato “Esci!” sostiene “scacciato”; in 15:17–18 il demone è seguito da un proiettile di fuoco e il valore concreto della radice resta pertinente. Cfr. al-Ṭabarī, 16:98.
Corano 16:99
«In verità egli non ha alcuna autorità su coloro che credono e confidano nel loro Signore.»
Corano 16:100
«La sua autorità è soltanto su coloro che lo prendono come alleato e su coloro che per mezzo suo sono associatori.[26]»
Come abbiamo tradotto
Wa-alladhīna hum bihi mushrikūn contiene bihi, “con/per mezzo di lui”. Rendiamo “per mezzo suo sono associatori”, lasciando visibile la costruzione.
Corano 16:101
«E quando sostituiamo un versetto al posto di un altro versetto — e Dio sa meglio ciò che fa scendere — dicono: “Tu non sei che un inventore”. Ma la maggior parte di loro non sa.[27]»
Come abbiamo tradotto
Baddalnā āyatan makāna āyatin dice “sostituiamo un versetto al posto di un altro”. Non inseriamo nel versetto il termine tecnico “abrogazione”.
Corano 16:102
«Di’: “Lo ha fatto scendere lo Spirito Santo da parte del tuo Signore secondo verità, affinché renda saldi coloro che credono, e come guida e lieta novella per i sottomessi”.[28]»
Come abbiamo tradotto
Rūḥ al-qudus è reso “Spirito Santo”, come già in 2:87, 2:253 e 5:110. Il versetto non nomina qui Gabriele.
Corano 16:103
«E certamente sappiamo che essi dicono: “Glielo insegna soltanto un essere umano”. La lingua di colui al quale alludono è straniera, mentre questa è una lingua araba chiara.[29]»
Come abbiamo tradotto
Il testo parla della “lingua di colui al quale alludono” come straniera e di questa come “lingua araba chiara”. Non inseriamo il nome di un presunto maestro.
Corano 16:104
«In verità coloro che non credono nei segni di Dio, Dio non li guida, e per loro vi è un castigo doloroso.»
Corano 16:105
«Inventano la menzogna soltanto coloro che non credono nei segni di Dio; e costoro sono i bugiardi.»
Corano 16:106
«Chi non crede in Dio dopo aver creduto — eccetto chi è costretto mentre il suo cuore rimane saldo nella fede — ma chi apre il proprio petto alla miscredenza, su costoro vi è collera da parte di Dio e per loro vi è un castigo immenso.[30]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto formula esplicitamente un’eccezione per chi viene costretto mentre il cuore resta saldo nella fede. Manteniamo l’eccezione senza ampliarla o restringerla.
Corano 16:107
«Questo perché hanno preferito la vita terrena all’altra vita e perché Dio non guida il popolo dei miscredenti.»
Corano 16:108
«Costoro sono quelli sui cui cuori, udito e sguardi Dio ha posto un sigillo; e costoro sono i distratti.[31]»
Come abbiamo tradotto
Ṭabaʿa llāhu ha Dio come soggetto: “Dio ha posto un sigillo” sui loro cuori, udito e sguardi. Non trasformiamo il verbo in un passivo impersonale.
Corano 16:109
«Senza dubbio nell’altra vita saranno proprio loro i perdenti.»
Corano 16:110
«Poi, in verità il tuo Signore, verso coloro che emigrarono dopo essere stati messi alla prova, poi lottarono e furono pazienti, in verità il tuo Signore, dopo tutto ciò, è certamente Perdonatore, Misericordioso.[32]»
Come abbiamo tradotto
Min baʿdi mā futinū usa la radice f-t-n, che può indicare prova, persecuzione o costrizione. Rendiamo “dopo essere stati messi alla prova”, mantenendo il termine ampio.
Corano 16:111
«Nel Giorno in cui ogni anima verrà a disputare per se stessa e ogni anima sarà pienamente ricompensata per ciò che ha fatto, e non subiranno ingiustizia.»
Corano 16:112
«E Dio propone una similitudine: una città che era sicura e tranquilla, alla quale il suo sostentamento giungeva abbondante da ogni luogo; ma rinnegò le grazie di Dio, e Dio le fece assaporare l’abito della fame e della paura per ciò che facevano.[33]»
Come abbiamo tradotto
Libāsa l-jūʿi wa-l-khawf è letteralmente “l’abito della fame e della paura”. Conserviamo questa immagine invece di ridurla a “provò fame e paura”.
Corano 16:113
«E certamente era giunto loro un messaggero proveniente da loro stessi, ma lo smentirono; allora il castigo li colse mentre erano ingiusti.»
Corano 16:114
«Mangiate dunque di ciò di cui Dio vi ha provvisti, lecito e buono, e siate riconoscenti per la grazia di Dio, se è Lui che adorate.»
Corano 16:115
«Egli vi ha proibito soltanto la carogna, il sangue, la carne di maiale e ciò su cui è stato invocato un nome diverso da Dio. Ma chi vi è costretto, senza desiderarlo né oltrepassare il limite, in verità Dio è Perdonatore, Misericordioso.[34]»
Come abbiamo tradotto
Il versetto elenca carogna, sangue, carne di maiale e ciò su cui è stato invocato altro da Dio; poi formula l’eccezione della necessità. La traduzione segue l’elenco senza aggiunte giuridiche.
Corano 16:116
«E non dite, secondo la menzogna descritta dalle vostre lingue: “Questo è lecito e questo è proibito”, inventando menzogne contro Dio. In verità coloro che inventano menzogne contro Dio non avranno successo.»
Corano 16:117
«Un piccolo godimento; e per loro vi è un castigo doloroso.»
Corano 16:118
«E a coloro che praticano il giudaismo abbiamo proibito ciò che ti abbiamo narrato in precedenza. Non facemmo loro torto, ma erano loro a fare torto a se stessi.»
Corano 16:119
«Poi, in verità il tuo Signore, verso coloro che fecero il male per ignoranza e poi si pentirono e si corressero, in verità il tuo Signore, dopo ciò, è certamente Perdonatore, Misericordioso.»
Corano 16:120
«In verità Abramo era un modello, devotamente obbediente a Dio, rettamente orientato, e non era fra gli associatori,[35]»
Come abbiamo tradotto
Ummah, riferito ad Abramo, può indicare modello, guida o comunità esemplare. Qui rendiamo “un modello”; ḥanīfan resta “rettamente orientato”.
Corano 16:121
«riconoscente per le Sue grazie. Egli lo scelse e lo guidò verso una via diritta.»
Corano 16:122
«E gli demmo in questa vita un bene; e in verità nell’altra vita sarà certamente fra i giusti.»
Corano 16:123
«Poi ti rivelammo: “Segui la religione di Abramo, rettamente orientato; egli non era fra gli associatori”.[36]»
Come abbiamo tradotto
Ḥanīfan è reso “rettamente orientato”, coerentemente con 2:135, 3:67, 3:95, 4:125, 6:79, 6:161 e 10:105.
Corano 16:124
«Il Sabato fu imposto soltanto a coloro che divergevano riguardo a esso. E in verità il tuo Signore giudicherà certamente fra loro nel Giorno della Resurrezione riguardo a ciò su cui divergevano.[37]»
Come abbiamo tradotto
Il testo dice che il Sabato fu “posto/imposto su coloro che divergevano riguardo a esso”. Manteniamo la formulazione senza specificare nel versetto la natura della divergenza.
Corano 16:125
«Invita alla via del tuo Signore con sapienza e buona esortazione, e discuti con loro nel modo migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio chi si è smarrito dalla Sua via e conosce meglio coloro che sono guidati.»
Corano 16:126
«E se punite, punite in misura equivalente a ciò con cui siete stati puniti. Ma se siete pazienti, ciò è certamente meglio per coloro che sono pazienti.[38]»
Come abbiamo tradotto
Fa-ʿāqibū bi-mithli mā ʿūqibtum bihi esprime reciprocità: se punite, fatelo in misura equivalente a ciò con cui siete stati puniti. Non sostituiamo il verbo con una parafrasi attenuata.
Corano 16:127
«E sii paziente: la tua pazienza non viene se non da Dio. Non rattristarti per loro e non essere angustiato per ciò che tramano.»
Corano 16:128
«In verità Dio è con coloro che Lo temono e con coloro che fanno il bene.»
Note alla traduzione
- Corano 16:1. Atā amru llāh usa il perfetto: letteralmente “è giunto l’ordine di Dio”. Manteniamo il perfetto invece di trasformarlo direttamente in un futuro. ↩
- Corano 16:2. Bi-l-rūḥ min amrihi contiene “lo Spirito” e “dal/per Suo comando”. Non sostituiamo al-rūḥ nel versetto con la glossa “rivelazione”. ↩
- Corano 16:9. ʿAlā llāhi qaṣdu l-sabīl è una costruzione compatta: rendiamo “A Dio spetta indicare la via diritta”, segnalando che qaṣd esprime rettitudine/direzione intenzionale. ↩
- Corano 16:15. Il testo collega le montagne all’espressione an tamīda bikum, “affinché [la terra] non ondeggi con voi”. Manteniamo la formulazione senza convertirla in una spiegazione scientifica. ↩
- Corano 16:21. Il testo descrive gli invocati come “morti, non vivi” e prosegue “non percepiscono quando saranno risuscitati”. Manteniamo il soggetto grammaticale senza sostituirlo con un referente esegetico. ↩
- Corano 16:28. Tatawaffāhumu l-malāʾikatu dice che gli angeli “li prendono”. Non inseriamo nel corpo del versetto l’espressione esplicativa “angeli della morte”. ↩
- Corano 16:36. Al-ṭāghūt è mantenuto come termine arabo, coerentemente con 2:256–257: il suo campo semantico è più ampio del semplice “idoli”. ↩
- Corano 16:37. Allāha lā yahdī man yuḍillu mantiene Dio come soggetto implicito di “svia”: “Dio non guida chi Egli svia”. ↩
- Corano 16:43. Ahl al-dhikr è letteralmente “la gente del Richiamo”. Non lo sostituiamo automaticamente con “gente della Scrittura”, che è già un’identificazione esegetica. ↩
- Corano 16:47. ʿAlā takhawwuf è qui reso “gradualmente”; il sostantivo può esprimere una presa progressiva, accompagnata anche dall’idea di timore. ↩
- Corano 16:50. Rabbahum min fawqihim dice “il loro Signore sopra di loro”. Conserviamo l’espressione spaziale del testo senza inserirvi una spiegazione teologica. ↩
- Corano 16:60. Al-mathalu l-aʿlā è “la similitudine/l’attributo più alto”. Rendiamo “la similitudine più alta”, lasciando separata l’elaborazione teologica. ↩
- Corano 16:62. Mufraṭūn è un participio passivo della radice f-r-ṭ e può essere reso “abbandonati/lasciati”. Qui rendiamo “saranno abbandonati”. ↩
- Corano 16:66. Min bayni farthin wa-damin dice “fra farth e sangue”; farth indica materiale intestinale/escrementizio. Rendiamo senza attenuare: “fra escrementi e sangue”. ↩
- Corano 16:67. Sakaran indica una bevanda inebriante/intossicante. Il testo la menziona insieme al “buon sostentamento”; non aggiungiamo nel versetto una valutazione giuridica successiva. ↩
- Corano 16:69. Il versetto parla di una “bevanda” che esce dai ventri delle api e nella quale vi è guarigione; non usa nel testo il sostantivo “miele”, che quindi non inseriamo. ↩
- Corano 16:71. Mā malakat aymānuhum è letteralmente “ciò che le loro destre possiedono”. Qui il referente non è incerto: al-Ṭabarī spiega il passo con mamālīkihim e ʿabīdihim, cioè i loro schiavi, che i padroni non renderebbero uguali a sé nel possesso dei beni. Perciò rendiamo direttamente “i loro schiavi”. Cfr. al-Ṭabarī, 16:71. ↩
- Corano 16:72. Banīna wa-ḥafadah è reso “figli e nipoti”; ḥafadah ha ricevuto anche altre spiegazioni tradizionali, ma “nipoti” è una resa lessicale attestata. ↩
- Corano 16:75. ʿAbdan mamlūkan significa letteralmente “uno schiavo posseduto”: il Quranic Arabic Corpus analizza ʿabdan come “a slave” e mamlūkan come participio passivo “owned”. Rendiamo quindi “uno schiavo posseduto”, invece del più attenuato “servo posseduto”. Cfr. Quranic Arabic Corpus, 16:75. ↩
- Corano 16:81. Wa-sarābīla taqīkum baʾsakum parla di vesti che proteggono dal vostro baʾs, forza/violenza bellica. Rendiamo “dalla vostra violenza”. ↩
- Corano 16:88. Il testo dice che a chi non crede e ostacola la via di Dio sarà aggiunto “castigo sopra il castigo”. Manteniamo la duplicazione senza attenuarla. ↩
- Corano 16:89. Li-l-muslimīn è reso “per i sottomessi”, coerentemente con l’uso di muslim nelle sure precedenti del progetto. ↩
- Corano 16:92. La frase an takūna ummatun hiya arbā min ummatin lega l’inganno nei giuramenti al fatto che una comunità sia “più numerosa/forte” di un’altra. Rendiamo “più numerosa”. ↩
- Corano 16:93. Yuḍillu man yashāʾ wa-yahdī man yashāʾ ha Dio come soggetto: “Egli svia chi vuole e guida chi vuole”. ↩
- Corano 16:98. Al-shayṭāni l-rajīm contiene l’epiteto dalla radice r-j-m, il cui nucleo concreto è legato al colpire con pietre. Nella formula fissa di protezione da Satana, però, rajīm funziona come epiteto lessicalizzato nell’area di “maledetto/scacciato”: il versetto non descrive una lapidazione. Rendiamo quindi “Satana, il maledetto”. Manteniamo invece sensibili al contesto le altre occorrenze: in 15:34 e 38:77 l’ordine immediato “Esci!” sostiene “scacciato”; in 15:17–18 il demone è seguito da un proiettile di fuoco e il valore concreto della radice resta pertinente. Cfr. al-Ṭabarī, 16:98. ↩
- Corano 16:100. Wa-alladhīna hum bihi mushrikūn contiene bihi, “con/per mezzo di lui”. Rendiamo “per mezzo suo sono associatori”, lasciando visibile la costruzione. ↩
- Corano 16:101. Baddalnā āyatan makāna āyatin dice “sostituiamo un versetto al posto di un altro”. Non inseriamo nel versetto il termine tecnico “abrogazione”. ↩
- Corano 16:102. Rūḥ al-qudus è reso “Spirito Santo”, come già in 2:87, 2:253 e 5:110. Il versetto non nomina qui Gabriele. ↩
- Corano 16:103. Il testo parla della “lingua di colui al quale alludono” come straniera e di questa come “lingua araba chiara”. Non inseriamo il nome di un presunto maestro. ↩
- Corano 16:106. Il versetto formula esplicitamente un’eccezione per chi viene costretto mentre il cuore resta saldo nella fede. Manteniamo l’eccezione senza ampliarla o restringerla. ↩
- Corano 16:108. Ṭabaʿa llāhu ha Dio come soggetto: “Dio ha posto un sigillo” sui loro cuori, udito e sguardi. Non trasformiamo il verbo in un passivo impersonale. ↩
- Corano 16:110. Min baʿdi mā futinū usa la radice f-t-n, che può indicare prova, persecuzione o costrizione. Rendiamo “dopo essere stati messi alla prova”, mantenendo il termine ampio. ↩
- Corano 16:112. Libāsa l-jūʿi wa-l-khawf è letteralmente “l’abito della fame e della paura”. Conserviamo questa immagine invece di ridurla a “provò fame e paura”. ↩
- Corano 16:115. Il versetto elenca carogna, sangue, carne di maiale e ciò su cui è stato invocato altro da Dio; poi formula l’eccezione della necessità. La traduzione segue l’elenco senza aggiunte giuridiche. ↩
- Corano 16:120. Ummah, riferito ad Abramo, può indicare modello, guida o comunità esemplare. Qui rendiamo “un modello”; ḥanīfan resta “rettamente orientato”. ↩
- Corano 16:123. Ḥanīfan è reso “rettamente orientato”, coerentemente con 2:135, 3:67, 3:95, 4:125, 6:79, 6:161 e 10:105. ↩
- Corano 16:124. Il testo dice che il Sabato fu “posto/imposto su coloro che divergevano riguardo a esso”. Manteniamo la formulazione senza specificare nel versetto la natura della divergenza. ↩
- Corano 16:126. Fa-ʿāqibū bi-mithli mā ʿūqibtum bihi esprime reciprocità: se punite, fatelo in misura equivalente a ciò con cui siete stati puniti. Non sostituiamo il verbo con una parafrasi attenuata. ↩









