Sura 75 al-Qiyamah – La risurrezione: traduzione italiana

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La Sura 75 al-Qiyāmah, “La risurrezione”, è una sura meccana di 40 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.

Numero75
Nomeal-Qiyāmah
Titolo italianoLa risurrezione
Versetti40
LetturaḤafṣ ʿan ʿĀṣimÈ la trasmissione della lettura coranica adottata come riferimento per il testo e la traduzione.
Testo araboMuṣḥaf al-Madīnah, King Fahd ComplexÈ l’edizione araba di riferimento pubblicata dal King Fahd Complex di Medina.
NumerazioneConteggio kufanoÈ il sistema tradizionale qui adottato per la divisione e la numerazione dei versetti.
Classificazione tradizionaleMeccanaIndica che, secondo la classificazione tradizionale qui adottata, la sura appartiene al periodo precedente all’Egira.

Edizione di riferimento: King Fahd Glorious Qur’an Printing Complex, Muṣḥaf al-Madīnah, lettura Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim. Per la numerazione e le informazioni sulla sura: Quran.com – Sura al-Qiyāmah.

Testo arabo e traduzione italiana

بِسْمِ ٱللَّهِ ٱلرَّحْمَٰنِ ٱلرَّحِيمِ

«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»

Corano 75:1

لَآ أُقْسِمُ بِيَوْمِ ٱلْقِيَٰمَةِ

«No! Giuro per il Giorno della Risurrezione,[1]»

Come abbiamo tradotto

L’arabo ha lā uqsimu: la particella lā è presente prima di «giuro». Il Quranic Arabic Corpus, 75:1 la classifica come particella negativa e la glossa «Nay!»; l’analisi grammaticale collegata al King Fahd Complex precisa però che qui serve a rafforzare il giuramento. Per conservarne la presenza senza tradurre erroneamente «non giuro», rendiamo «No! Giuro…». La stessa costruzione ricorre al v. 2.

Corano 75:2

وَلَآ أُقْسِمُ بِٱلنَّفْسِ ٱللَّوَّامَةِ

«e no! Giuro per l’anima che rimprovera se stessa.[2]»

Come abbiamo tradotto

Al-nafs al-lawwāmah è letteralmente l’anima o il sé «che rimprovera molto / che rimprovera se stesso». Rendiamo «l’anima che rimprovera se stessa», senza introdurre nel versetto una specifica dottrina psicologica o teologica.

Corano 75:3

أَيَحْسَبُ ٱلْإِنسَٰنُ أَلَّن نَّجْمَعَ عِظَامَهُۥ

«Pensa forse l’uomo che non riuniremo le sue ossa?»

Corano 75:4

بَلَىٰ قَٰدِرِينَ عَلَىٰٓ أَن نُّسَوِّىَ بَنَانَهُۥ

«Sì! Siamo capaci di ricomporre persino le estremità delle sue dita.[3]»

Come abbiamo tradotto

Banānahu indica le estremità delle dita / dita. Rendiamo «le estremità delle sue dita». Il versetto parla della capacità di ricomporle; non menziona impronte digitali, unicità biometrica o identificazione personale.

Corano 75:5

بَلْ يُرِيدُ ٱلْإِنسَٰنُ لِيَفْجُرَ أَمَامَهُۥ

«Ma l’uomo vuole trasgredire in ciò che ha davanti a sé.[4]»

Come abbiamo tradotto

Liyafjura amāmahu combina fajara con amāmahu, «davanti a lui», qui usato anche con valore temporale. Le rese divergono: il Quranic Arabic Corpus, 75:5 glossa il verbo «dare del falso / smentire», mentre altre traduzioni lo intendono come trasgredire o continuare nel peccato. L’analisi grammaticale collegata al King Fahd Complex conferma per amāmahu l’uso temporale. Rendiamo «trasgredire in ciò che ha davanti a sé», mantenendo visibile l’ambiguità in questa nota.

Corano 75:6

يَسْـَٔلُ أَيَّانَ يَوْمُ ٱلْقِيَٰمَةِ

«Chiede: «Quando sarà il Giorno della Risurrezione?»»

Corano 75:7

فَإِذَا بَرِقَ ٱلْبَصَرُ

«Quando lo sguardo resterà abbagliato,»

Corano 75:8

وَخَسَفَ ٱلْقَمَرُ

«e la luna si oscurerà,»

Corano 75:9

وَجُمِعَ ٱلشَّمْسُ وَٱلْقَمَرُ

«e il sole e la luna saranno riuniti,»

Corano 75:10

يَقُولُ ٱلْإِنسَٰنُ يَوْمَئِذٍ أَيْنَ ٱلْمَفَرُّ

«l’uomo dirà in quel Giorno: «Dove fuggire?»»

Corano 75:11

كَلَّا لَا وَزَرَ

«No! Non vi sarà rifugio.»

Corano 75:12

إِلَىٰ رَبِّكَ يَوْمَئِذٍ ٱلْمُسْتَقَرُّ

«Presso il tuo Signore, in quel Giorno, sarà il luogo di permanenza.»

Corano 75:13

يُنَبَّؤُا۟ ٱلْإِنسَٰنُ يَوْمَئِذٍۭ بِمَا قَدَّمَ وَأَخَّرَ

«In quel Giorno l’uomo sarà informato di ciò che ha mandato avanti e di ciò che ha lasciato indietro.»

Corano 75:14

بَلِ ٱلْإِنسَٰنُ عَلَىٰ نَفْسِهِۦ بَصِيرَةٌۭ

«Anzi, l’uomo è testimone contro se stesso,[5]»

Come abbiamo tradotto

Baṣīrah è un sostantivo femminile riferito all’uomo «contro se stesso» e può esprimere l’idea di prova, testimonianza o lucida consapevolezza. Nel contesto rendiamo «testimone contro se stesso».

Corano 75:15

وَلَوْ أَلْقَىٰ مَعَاذِيرَهُۥ

«anche se presenta le sue scuse.»

Corano 75:16

لَا تُحَرِّكْ بِهِۦ لِسَانَكَ لِتَعْجَلَ بِهِۦٓ

«Non muovere con esso la tua lingua per affrettarlo.[6]»

Come abbiamo tradotto

Nei vv. 16–19 il testo usa ripetutamente pronomi maschili singolari: «con esso», «affrettarlo», «la sua raccolta», «la sua recitazione», «lo abbiamo recitato», «la sua spiegazione». Il referente coranico è ricavabile dal contesto e dalla tradizione, ma i nomi «Corano», «Maometto» e «Gabriele» non compaiono in questi versetti; non li inseriamo nella traduzione.

Corano 75:17

إِنَّ عَلَيْنَا جَمْعَهُۥ وَقُرْءَانَهُۥ

«In verità a Noi spettano la sua raccolta e la sua recitazione.»

Corano 75:18

فَإِذَا قَرَأْنَٰهُ فَٱتَّبِعْ قُرْءَانَهُۥ

«Quando dunque lo abbiamo recitato, segui la sua recitazione.»

Corano 75:19

ثُمَّ إِنَّ عَلَيْنَا بَيَانَهُۥ

«Poi, in verità, a Noi spetta la sua spiegazione.»

Corano 75:20

كَلَّا بَلْ تُحِبُّونَ ٱلْعَاجِلَةَ

«No! Ma voi amate ciò che è immediato,[7]»

Come abbiamo tradotto

Al-ʿājilah è il femminile sostantivato di un participio con il senso di «ciò che è immediato / prossimo». Nel contrasto con al-ākhirah, «l’Altra Vita», viene comunemente inteso come la vita presente; traduciamo però il termine espresso, «ciò che è immediato».

Corano 75:21

وَتَذَرُونَ ٱلْءَاخِرَةَ

«e lasciate l’Altra Vita.»

Corano 75:22

وُجُوهٌۭ يَوْمَئِذٍۢ نَّاضِرَةٌ

«Volti, in quel Giorno, saranno radiosi,»

Corano 75:23

إِلَىٰ رَبِّهَا نَاظِرَةٌۭ

«guardando il loro Signore.[8]»

Come abbiamo tradotto

Ilā rabbihā nāẓirah presenta naẓara ilā, la normale costruzione araba di “guardare a/guardare qualcuno o qualcosa”. Il Quranic Arabic Corpus, 75:23 segmenta ilā come “Towards”, rabbihā come “their Lord” e nāẓiratun come participio attivo “looking”. Traduciamo quindi “guardando il loro Signore”, mantenendo la costruzione con ilā senza trasformare nella traduzione le successive discussioni teologiche sulla natura della visione di Dio.

Corano 75:24

وَوُجُوهٌۭ يَوْمَئِذٍۭ بَاسِرَةٌۭ

«E volti, in quel Giorno, saranno rabbuiati,»

Corano 75:25

تَظُنُّ أَن يُفْعَلَ بِهَا فَاقِرَةٌۭ

«pensando che verrà inflitto loro qualcosa che spezza la schiena.[9]»

Come abbiamo tradotto

Fāqirah è qui qualcosa di «spezzante la schiena», immagine forte che diverse traduzioni trasformano genericamente in calamità o castigo. Manteniamo la metafora: «qualcosa che spezza la schiena».

Corano 75:26

كَلَّآ إِذَا بَلَغَتِ ٱلتَّرَاقِىَ

«No! Quando giungerà alle clavicole,[10]»

Come abbiamo tradotto

Al v. 26 il verbo «giungerà» è femminile singolare, ma il soggetto non è nominato nel versetto; la lettura tradizionale sottintende l’anima o la vita. Non lo inseriamo nel testo. Al v. 27 rāqin indica chi cura/guarisce, ma la radice è anche associata alla ruqyah, da cui le rese «incantatore» o «esorcista» presenti in alcune traduzioni. Scegliamo «Chi può guarire?».

Corano 75:27

وَقِيلَ مَنْ ۜ رَاقٍۢ

«e si dirà: «Chi può guarire?»»

Corano 75:28

وَظَنَّ أَنَّهُ ٱلْفِرَاقُ

«e sarà certo che è la separazione,»

Corano 75:29

وَٱلْتَفَّتِ ٱلسَّاقُ بِٱلسَّاقِ

«e la gamba si avvolgerà alla gamba,»

Corano 75:30

إِلَىٰ رَبِّكَ يَوْمَئِذٍ ٱلْمَسَاقُ

«verso il tuo Signore, in quel Giorno, sarà la conduzione.[11]»

Come abbiamo tradotto

Al-masāq, dalla radice s-w-q, indica il condurre o l’essere condotti/spinti. Rendiamo «la conduzione» invece del più generico «ritorno», che perde questa componente lessicale.

Corano 75:31

فَلَا صَدَّقَ وَلَا صَلَّىٰ

«Non credette e non pregò,»

Corano 75:32

وَلَٰكِن كَذَّبَ وَتَوَلَّىٰ

«ma smentì e volse le spalle,»

Corano 75:33

ثُمَّ ذَهَبَ إِلَىٰٓ أَهْلِهِۦ يَتَمَطَّىٰٓ

«poi andò dalla sua famiglia, pavoneggiandosi.»

Corano 75:34

أَوْلَىٰ لَكَ فَأَوْلَىٰ

«Guai a te, e guai!»

Corano 75:35

ثُمَّ أَوْلَىٰ لَكَ فَأَوْلَىٰٓ

«Poi guai a te, e guai!»

Corano 75:36

أَيَحْسَبُ ٱلْإِنسَٰنُ أَن يُتْرَكَ سُدًى

«Pensa forse l’uomo che sarà lasciato senza scopo?[12]»

Come abbiamo tradotto

Sudan può esprimere l’essere lasciato trascurato, senza controllo o senza scopo. «Senza scopo» conserva qui l’idea di essere lasciato a sé senza finalità, evitando di trasformare il termine in una spiegazione teologica più estesa.

Corano 75:37

أَلَمْ يَكُ نُطْفَةًۭ مِّن مَّنِىٍّۢ يُمْنَىٰ

«Non fu forse una goccia da seme emesso?[13]»

Come abbiamo tradotto

Il v. 37 ha nuṭfatan min maniyyin yumnā: «una goccia da seme emesso». Nuṭfah indica una goccia di liquido seminale e maniyy il seme/sperma; yumnā è un passivo, «viene emesso». Manteniamo la struttura senza aggiungere dettagli embriologici assenti dal versetto.

Corano 75:38

ثُمَّ كَانَ عَلَقَةًۭ فَخَلَقَ فَسَوَّىٰ

«Poi fu un’aderenza; quindi Egli creò e proporzionò,»

Corano 75:39

فَجَعَلَ مِنْهُ ٱلزَّوْجَيْنِ ٱلذَّكَرَ وَٱلْأُنثَىٰٓ

«e ne fece la coppia: il maschio e la femmina.»

Corano 75:40

أَلَيْسَ ذَٰلِكَ بِقَٰدِرٍ عَلَىٰٓ أَن يُحْۦِىَ ٱلْمَوْتَىٰ

«Non è forse Costui capace di dare vita ai morti?»

Note alla traduzione

  1. Corano 75:1. L’arabo ha lā uqsimu: la particella lā è presente prima di «giuro». Il Quranic Arabic Corpus, 75:1 la classifica come particella negativa e la glossa «Nay!»; l’analisi grammaticale collegata al King Fahd Complex precisa però che qui serve a rafforzare il giuramento. Per conservarne la presenza senza tradurre erroneamente «non giuro», rendiamo «No! Giuro…». La stessa costruzione ricorre al v. 2. ↩
  2. Corano 75:2. Al-nafs al-lawwāmah è letteralmente l’anima o il sé «che rimprovera molto / che rimprovera se stesso». Rendiamo «l’anima che rimprovera se stessa», senza introdurre nel versetto una specifica dottrina psicologica o teologica. ↩
  3. Corano 75:4. Banānahu indica le estremità delle dita / dita. Rendiamo «le estremità delle sue dita». Il versetto parla della capacità di ricomporle; non menziona impronte digitali, unicità biometrica o identificazione personale. ↩
  4. Corano 75:5. Liyafjura amāmahu combina fajara con amāmahu, «davanti a lui», qui usato anche con valore temporale. Le rese divergono: il Quranic Arabic Corpus, 75:5 glossa il verbo «dare del falso / smentire», mentre altre traduzioni lo intendono come trasgredire o continuare nel peccato. L’analisi grammaticale collegata al King Fahd Complex conferma per amāmahu l’uso temporale. Rendiamo «trasgredire in ciò che ha davanti a sé», mantenendo visibile l’ambiguità in questa nota. ↩
  5. Corano 75:14. Baṣīrah è un sostantivo femminile riferito all’uomo «contro se stesso» e può esprimere l’idea di prova, testimonianza o lucida consapevolezza. Nel contesto rendiamo «testimone contro se stesso». ↩
  6. Corano 75:16. Nei vv. 16–19 il testo usa ripetutamente pronomi maschili singolari: «con esso», «affrettarlo», «la sua raccolta», «la sua recitazione», «lo abbiamo recitato», «la sua spiegazione». Il referente coranico è ricavabile dal contesto e dalla tradizione, ma i nomi «Corano», «Maometto» e «Gabriele» non compaiono in questi versetti; non li inseriamo nella traduzione. ↩
  7. Corano 75:20. Al-ʿājilah è il femminile sostantivato di un participio con il senso di «ciò che è immediato / prossimo». Nel contrasto con al-ākhirah, «l’Altra Vita», viene comunemente inteso come la vita presente; traduciamo però il termine espresso, «ciò che è immediato». ↩
  8. Corano 75:23. Ilā rabbihā nāẓirah presenta naẓara ilā, la normale costruzione araba di “guardare a/guardare qualcuno o qualcosa”. Il Quranic Arabic Corpus, 75:23 segmenta ilā come “Towards”, rabbihā come “their Lord” e nāẓiratun come participio attivo “looking”. Traduciamo quindi “guardando il loro Signore”, mantenendo la costruzione con ilā senza trasformare nella traduzione le successive discussioni teologiche sulla natura della visione di Dio. ↩
  9. Corano 75:25. Fāqirah è qui qualcosa di «spezzante la schiena», immagine forte che diverse traduzioni trasformano genericamente in calamità o castigo. Manteniamo la metafora: «qualcosa che spezza la schiena». ↩
  10. Corano 75:26. Al v. 26 il verbo «giungerà» è femminile singolare, ma il soggetto non è nominato nel versetto; la lettura tradizionale sottintende l’anima o la vita. Non lo inseriamo nel testo. Al v. 27 rāqin indica chi cura/guarisce, ma la radice è anche associata alla ruqyah, da cui le rese «incantatore» o «esorcista» presenti in alcune traduzioni. Scegliamo «Chi può guarire?». ↩
  11. Corano 75:30. Al-masāq, dalla radice s-w-q, indica il condurre o l’essere condotti/spinti. Rendiamo «la conduzione» invece del più generico «ritorno», che perde questa componente lessicale. ↩
  12. Corano 75:36. Sudan può esprimere l’essere lasciato trascurato, senza controllo o senza scopo. «Senza scopo» conserva qui l’idea di essere lasciato a sé senza finalità, evitando di trasformare il termine in una spiegazione teologica più estesa. ↩
  13. Corano 75:37. Il v. 37 ha nuṭfatan min maniyyin yumnā: «una goccia da seme emesso». Nuṭfah indica una goccia di liquido seminale e maniyy il seme/sperma; yumnā è un passivo, «viene emesso». Manteniamo la struttura senza aggiungere dettagli embriologici assenti dal versetto. ↩

Analisi e commento critico

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