La Sura 12 Yūsuf, “Giuseppe”, è una sura meccana di 111 versetti. In questa pagina presentiamo il testo arabo e la nostra traduzione italiana, mantenendo separate dal testo le note linguistiche, le varianti di resa e le interpretazioni esegetiche.
Testo arabo e traduzione italiana
«Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.»
Corano 12:1
«Alif Lām Rā. Questi sono i versetti del Libro chiaro.»
Corano 12:2
«In verità lo abbiamo fatto scendere come Corano arabo, affinché comprendiate.»
Corano 12:3
«Noi ti raccontiamo il più bello dei racconti mediante ciò che ti abbiamo rivelato in questo Corano, mentre prima di esso eri certamente fra coloro che non ne sapevano nulla.»
Corano 12:4
«Quando Giuseppe disse a suo padre: “Padre mio, in verità ho visto undici stelle, il sole e la luna; li ho visti prosternarsi davanti a me”.»
Corano 12:5
«Disse: “Figlio mio, non raccontare la tua visione ai tuoi fratelli, altrimenti trameranno contro di te una trama. In verità Satana è per l’uomo un nemico evidente.»
Corano 12:6
«Così il tuo Signore ti sceglierà, ti insegnerà parte dell’interpretazione dei racconti e completerà la Sua grazia su di te e sulla famiglia di Giacobbe, come l’ha completata in precedenza sui tuoi padri Abramo e Isacco. In verità il tuo Signore è Sapiente, Saggio”.»
Come abbiamo tradotto
Taʾwīl al-aḥādīth può indicare l’interpretazione di racconti, avvenimenti o discorsi e, nel contesto della sura, comprende l’interpretazione delle visioni. Manteniamo “interpretazione dei racconti” senza restringere il termine ai soli sogni.
Corano 12:7
«Certamente in Giuseppe e nei suoi fratelli vi sono segni per coloro che interrogano.»
Corano 12:8
«Quando dissero: “Giuseppe e suo fratello sono più amati da nostro padre di noi, mentre noi siamo un gruppo numeroso. In verità nostro padre è in palese errore.»
Corano 12:9
«Uccidete Giuseppe oppure gettatelo in qualche terra, così che il volto di vostro padre sia tutto per voi; dopo di ciò sarete gente retta”.»
Corano 12:10
«Uno di loro disse: “Non uccidete Giuseppe, ma gettatelo nel fondo del pozzo; qualche carovana lo raccoglierà, se proprio volete fare qualcosa”.»
Corano 12:11
«Dissero: “Padre nostro, perché non ti fidi di noi riguardo a Giuseppe, mentre in verità siamo sinceri verso di lui?»
Corano 12:12
«Mandalo con noi domani, perché si svaghi e giochi; in verità noi lo custodiremo”.»
Corano 12:13
«Disse: “In verità mi rattrista che lo portiate via e temo che il lupo lo divori mentre voi siete distratti da lui”.»
Corano 12:14
«Dissero: “Se il lupo lo divorasse mentre noi siamo un gruppo numeroso, allora saremmo davvero perdenti!”.»
Corano 12:15
«Quando lo portarono via e concordarono di gettarlo nel fondo del pozzo, Noi gli rivelammo: “Certamente un giorno li informerai di questa loro azione mentre essi non se ne renderanno conto”.»
Corano 12:16
«E vennero dal loro padre, di sera, piangendo.»
Corano 12:17
«Dissero: “Padre nostro, in verità siamo andati a gareggiare e abbiamo lasciato Giuseppe presso le nostre cose; il lupo lo ha divorato. Ma tu non ci crederai, anche se fossimo sinceri”.»
Corano 12:18
«E portarono sulla sua camicia un sangue falso. Disse: “No. Le vostre anime vi hanno reso bella una cosa. Pazienza bella, dunque. Dio è Colui dal quale si cerca aiuto contro ciò che descrivete”.»
Corano 12:19
«Giunse una carovana e mandarono il loro addetto all’acqua. Egli calò il suo secchio e disse: “Buona notizia! Questo è un ragazzo!”. Lo nascosero come merce, ma Dio sapeva bene ciò che facevano.»
Corano 12:20
«Lo vendettero per un prezzo vile, pochi dirham contati; e riguardo a lui erano indifferenti.»
Corano 12:21
«Colui che lo acquistò in Egitto disse a sua moglie: “Rendigli onorevole la dimora; forse ci sarà utile oppure lo prenderemo come figlio”. Così stabilimmo Giuseppe nella terra, affinché gli insegnassimo parte dell’interpretazione dei racconti. Dio prevale sul Suo comando, ma la maggior parte degli uomini non sa.»
Corano 12:22
«Quando raggiunse la piena maturità, gli demmo giudizio e conoscenza. Così ricompensiamo coloro che fanno il bene.»
Corano 12:23
«Colei nella cui casa egli si trovava cercò di sedurlo, sprangò le porte e disse: “Vieni qui!”. Disse: “Dio me ne guardi! In verità egli è il mio signore[1] e ha reso buona la mia dimora. In verità gli ingiusti non prosperano”.»
Come abbiamo tradotto
Rabbī significa “mio signore/padrone”. Nel contesto immediato può riferirsi al padrone egiziano che gli ha dato dimora; altre letture lo riferiscono a Dio. Manteniamo “il mio signore” senza sciogliere l’ambiguità nel testo.
Corano 12:24
«Lei certamente lo desiderò, ed egli l’avrebbe desiderata, se non avesse visto la prova del suo Signore[2]. Così facemmo per allontanare da lui il male e l’indecenza. In verità egli era fra i Nostri servi prescelti.»
Come abbiamo tradotto
Hammat bihi afferma l’intenzione/desiderio della donna. La frase successiva wa-hamma bihā lawlā an raʾā burhāna rabbihi è costruita con lawlā: rendiamo quindi “egli l’avrebbe desiderata, se non avesse visto la prova del suo Signore”, senza cancellare il verbo né trasformarlo in un intento di aggressione.
Corano 12:25
«Corsero entrambi verso la porta ed ella gli strappò la camicia da dietro; presso la porta trovarono il marito di lei. Disse: “Quale può essere la ricompensa di chi ha voluto del male alla tua famiglia, se non essere imprigionato o subire un castigo doloroso?”.»
Corano 12:26
«Disse: “È stata lei a cercare di sedurmi”. Un testimone della famiglia di lei testimoniò: “Se la sua camicia è strappata davanti, allora lei ha detto la verità ed egli è fra i bugiardi;»
Corano 12:27
«ma se la sua camicia è strappata da dietro, allora lei ha mentito ed egli è fra i sinceri”.»
Corano 12:28
«Quando vide che la sua camicia era strappata da dietro, disse: “In verità questo appartiene alle vostre trame. In verità la vostra trama è grande.»
Corano 12:29
«Giuseppe, distogli l’attenzione da questo. E tu, chiedi perdono per il tuo peccato: in verità sei stata fra i colpevoli”.»
Corano 12:30
«Alcune donne della città dissero: “La moglie dell’Azīz cerca di sedurre il suo giovane. L’amore per lui le ha trafitto il cuore. In verità la vediamo in palese errore”.»
Corano 12:31
«Quando udì le loro trame, mandò a chiamarle, preparò per loro un banchetto e diede a ciascuna di loro un coltello. Poi disse: “Esci davanti a loro”. Quando lo videro, lo magnificarono e si tagliarono le mani. Dissero: “Dio ce ne guardi! Questo non è un essere umano; questo non è altro che un angelo nobile!”.»
Corano 12:32
«Disse: “Ecco colui per il quale mi avete biasimata. In verità ho cercato di sedurlo, ma egli si è trattenuto fermamente. E se non farà ciò che gli ordino, sarà certamente imprigionato e sarà certamente fra gli umiliati”.»
Come abbiamo tradotto
Al-ṣāghirīn indica coloro che sono abbassati, umiliati o ridotti a una condizione inferiore. Rendiamo “fra gli umiliati”, senza attenuare la minaccia che accompagna la prigionia.
Corano 12:33
«Disse: “Signore mio, la prigione mi è più cara di ciò a cui mi invitano. Se non allontani da me la loro trama, inclinerò verso di loro e sarò fra gli ignoranti”.»
Corano 12:34
«Il suo Signore gli rispose e allontanò da lui la loro trama. In verità Egli è Colui che ascolta, Colui che sa.»
Corano 12:35
«Poi parve loro opportuno, dopo che ebbero visto i segni, imprigionarlo per un certo tempo.»
Corano 12:36
«Entrarono con lui in prigione due giovani. Uno dei due disse: “In verità mi sono visto spremere vino”. L’altro disse: “In verità mi sono visto portare sulla testa del pane di cui gli uccelli mangiavano. Informaci della sua interpretazione: in verità ti vediamo fra coloro che fanno il bene”.»
Corano 12:37
«Disse: “Non vi giungerà alcun cibo che vi sia assegnato senza che io vi abbia informati della sua interpretazione prima che vi giunga. Questo fa parte di ciò che il mio Signore mi ha insegnato. In verità ho abbandonato la religione di gente che non crede in Dio e che non crede nell’altra vita.»
Corano 12:38
«E ho seguito la religione dei miei padri Abramo, Isacco e Giacobbe. Non spetta a noi associare a Dio alcunché. Questo è parte della grazia di Dio su di noi e sugli uomini, ma la maggior parte degli uomini non è riconoscente.»
Corano 12:39
«O miei due compagni di prigione, sono migliori signori diversi oppure Dio, l’Unico, il Dominatore?»
Corano 12:40
«Non adorate all’infuori di Lui se non nomi che avete nominato voi e i vostri padri, per i quali Dio non ha fatto scendere alcuna autorità. Il giudizio appartiene soltanto a Dio. Egli ha comandato che non adoriate se non Lui. Questa è la religione retta, ma la maggior parte degli uomini non sa.»
Corano 12:41
«O miei due compagni di prigione, quanto a uno di voi, verserà vino al suo signore; quanto all’altro, sarà crocifisso e gli uccelli mangeranno dalla sua testa. È stata decisa la questione sulla quale mi avete chiesto un responso”.»
Corano 12:42
«E disse a quello dei due che riteneva sarebbe stato salvato: “Ricordami presso il tuo signore”. Ma Satana gli fece dimenticare di ricordarlo al suo signore[3], ed egli rimase in prigione alcuni anni.»
Come abbiamo tradotto
Il testo usa rabbika e poi rabbihi, “il tuo/suo signore, padrone”. Qui rendiamo il referente come il padrone del prigioniero liberato e manteniamo esplicito che Satana gli fece dimenticare di menzionare Giuseppe.
Corano 12:43
«Il re disse: “In verità vedo sette vacche grasse divorate da sette magre, e sette spighe verdi e altre secche. O notabili, datemi un responso sulla mia visione, se sapete interpretare le visioni”.»
Corano 12:44
«Dissero: “Sogni confusi. Noi non conosciamo l’interpretazione dei sogni”.»
Corano 12:45
«Quello dei due che era stato salvato e si ricordò dopo un certo tempo disse: “Io vi informerò della sua interpretazione; mandatemi dunque”.»
Corano 12:46
«“Giuseppe, o veridico, dacci un responso riguardo a sette vacche grasse divorate da sette magre e a sette spighe verdi e altre secche, affinché io possa tornare dalla gente e forse essi sapranno”.»
Corano 12:47
«Disse: “Seminerete per sette anni consecutivi. Ciò che mieterete lasciatelo nelle sue spighe, eccetto un poco di ciò che mangerete.»
Corano 12:48
«Poi verranno dopo di ciò sette anni duri che consumeranno ciò che avrete messo da parte per essi, eccetto un poco di ciò che conserverete.»
Corano 12:49
«Poi verrà dopo di ciò un anno nel quale la gente riceverà soccorso e nel quale spremeranno”.»
Corano 12:50
«Il re disse: “Portatemelo”. Quando il messaggero giunse da lui, disse: “Torna dal tuo signore e chiedigli quale fosse la questione delle donne che si tagliarono le mani. In verità il mio Signore conosce bene la loro trama”.»
Corano 12:51
«Disse: “Qual era la vostra intenzione quando cercaste di sedurre Giuseppe?”. Dissero: “Dio ce ne guardi! Non abbiamo conosciuto alcun male in lui”. La moglie dell’Azīz disse: “Ora la verità si è manifestata: fui io a cercare di sedurlo e in verità egli è fra i sinceri.»
Corano 12:52
«Questo affinché egli sappia che non l’ho tradito in sua assenza e che Dio non guida la trama dei traditori[4].»
Come abbiamo tradotto
I versetti 52–53 non nominano esplicitamente il parlante. La continuità narrativa può essere letta come prosecuzione delle parole della moglie dell’Azīz oppure come parole di Giuseppe. Per questo non inseriamo nel testo principale un soggetto tra parentesi quadre.
Corano 12:53
«E non assolvo me stesso: in verità l’anima ordina insistentemente il male, eccetto ciò di cui il mio Signore ha misericordia[4]. In verità il mio Signore è Perdonatore, Misericordioso”.»
Corano 12:54
«Il re disse: “Portatemelo: lo riserverò per me”. Quando gli ebbe parlato, disse: “Da oggi presso di noi sei in posizione salda e degno di fiducia”.»
Corano 12:55
«Disse: “Ponimi a capo dei depositi della terra. In verità sono un custode competente”.»
Corano 12:56
«Così stabilimmo Giuseppe nella terra: vi si insediava dove voleva. Facciamo giungere la Nostra misericordia a chi vogliamo e non lasciamo andare perduta la ricompensa di coloro che fanno il bene.»
Corano 12:57
«E certamente la ricompensa dell’altra vita è migliore per coloro che credono e temono Dio.»
Corano 12:58
«Giunsero i fratelli di Giuseppe ed entrarono da lui. Egli li riconobbe, mentre essi non lo riconobbero.»
Corano 12:59
«Quando li ebbe riforniti delle loro provviste, disse: “Portatemi un vostro fratello da parte di vostro padre. Non vedete che io do la misura piena e sono il migliore degli ospitanti?»
Corano 12:60
«Ma se non me lo porterete, non avrete presso di me alcuna misura e non vi avvicinerete a me”.»
Corano 12:61
«Dissero: “Cercheremo di persuadere suo padre riguardo a lui, e certamente lo faremo”.»
Corano 12:62
«E disse ai suoi servi: “Mettete la loro merce nei loro bagagli, affinché la riconoscano quando torneranno dalla loro famiglia e forse ritorneranno”.»
Corano 12:63
«Quando tornarono dal loro padre, dissero: “Padre nostro, ci è stata negata la misura; manda dunque con noi nostro fratello, così riceveremo la misura. In verità noi lo custodiremo”.»
Corano 12:64
«Disse: “Dovrei forse affidarvelo come vi affidai suo fratello prima? Dio è il migliore dei custodi ed Egli è il più Misericordioso dei misericordiosi”.»
Corano 12:65
«Quando aprirono i loro bagagli trovarono la loro merce restituita loro. Dissero: “Padre nostro, che cosa potremmo desiderare di più? Questa è la nostra merce, restituita a noi. Provvederemo alla nostra famiglia, custodiremo nostro fratello e otterremo in più il carico di un cammello. Questa è una misura facile”.»
Corano 12:66
«Disse: “Non lo manderò con voi finché non mi darete un impegno davanti a Dio che certamente me lo riporterete, a meno che non siate sopraffatti”. Quando gli ebbero dato il loro impegno, disse: “Dio è garante di ciò che diciamo”.»
Corano 12:67
«E disse: “Figli miei, non entrate da una sola porta, ma entrate da porte diverse. Io non posso giovarvi in nulla contro Dio. Il giudizio appartiene soltanto a Dio. In Lui confido e in Lui confidino coloro che confidano”.»
Corano 12:68
«Quando entrarono da dove il loro padre aveva ordinato loro, ciò non giovò loro in nulla contro Dio, se non che era un bisogno nell’animo di Giacobbe che egli soddisfece. In verità egli possedeva una conoscenza che Noi gli avevamo insegnato, ma la maggior parte degli uomini non sa.»
Corano 12:69
«Quando entrarono da Giuseppe, egli accolse presso di sé suo fratello e disse: “In verità io sono tuo fratello; non rattristarti dunque per ciò che facevano”.»
Corano 12:70
«Quando li ebbe riforniti delle loro provviste, mise la coppa nel bagaglio di suo fratello. Poi un banditore gridò: “O carovana, in verità siete ladri!”.»
Corano 12:71
«Dissero, rivolgendosi verso di loro: “Che cosa avete perduto?”.»
Corano 12:72
«Dissero: “Abbiamo perduto la misura del re. A chi la porterà spetta il carico di un cammello, e io ne sono garante”.»
Corano 12:73
«Dissero: “Per Dio, sapete bene che non siamo venuti per seminare corruzione nella terra e non siamo ladri”.»
Corano 12:74
«Dissero: “Quale sarà dunque la sua pena, se siete bugiardi?”.»
Corano 12:75
«Dissero: “La sua pena sarà colui nel cui bagaglio verrà trovata: egli stesso sarà la sua pena. Così ricompensiamo gli ingiusti”.»
Corano 12:76
«Cominciò dunque dai loro contenitori prima di quello di suo fratello, poi la estrasse dal contenitore di suo fratello. Così tramammo per Giuseppe[5]. Egli non avrebbe potuto prendere suo fratello secondo la legge del re, a meno che Dio non lo volesse. Eleviamo di gradi chi vogliamo, e sopra ogni possessore di conoscenza vi è chi sa di più.»
Come abbiamo tradotto
Kidnā li-Yūsufa contiene la radice k-y-d, “tramare, escogitare un piano/stratagemma”. Manteniamo l’agenzia divina della frase con “Così tramammo per Giuseppe”, senza sostituirla con un soggetto umano o con una parafrasi neutra.
Corano 12:77
«Dissero: “Se ha rubato, anche un suo fratello aveva già rubato prima”. Giuseppe tenne questa cosa dentro di sé e non la manifestò loro. Disse: “Voi siete in una posizione peggiore, e Dio sa meglio ciò che descrivete”.»
Corano 12:78
«Dissero: “O Azīz, in verità egli ha un padre molto anziano; prendi dunque uno di noi al suo posto. In verità ti vediamo fra coloro che fanno il bene”.»
Corano 12:79
«Disse: “Dio ce ne guardi dal prendere altri che colui presso il quale abbiamo trovato la nostra proprietà; in tal caso saremmo davvero ingiusti”.»
Corano 12:80
«Quando disperarono di lui, si appartarono per consultarsi in segreto. Il maggiore di loro disse: “Non sapete che vostro padre ha preso da voi un impegno davanti a Dio e che già prima avete mancato riguardo a Giuseppe? Non lascerò questa terra finché mio padre non me lo permetta o Dio non giudichi per me. Egli è il migliore dei giudici.»
Corano 12:81
«Tornate da vostro padre e dite: ‘Padre nostro, in verità tuo figlio ha rubato. Noi non testimoniamo se non ciò che sappiamo e non eravamo custodi dell’invisibile.»
Corano 12:82
«Chiedi alla città nella quale eravamo e alla carovana con la quale siamo venuti. In verità siamo sinceri’”.»
Corano 12:83
«Disse: “No. Le vostre anime vi hanno reso bella una cosa. Pazienza bella, dunque. Forse Dio me li riporterà tutti insieme. In verità Egli è il Sapiente, il Saggio”.»
Corano 12:84
«Si allontanò da loro e disse: “Ah, dolore mio per Giuseppe!”. I suoi occhi divennero bianchi per la tristezza, mentre egli tratteneva il dolore.»
Corano 12:85
«Dissero: “Per Dio, non cesserai di ricordare Giuseppe finché non sarai consumato dalla malattia o sarai fra coloro che periscono”.»
Corano 12:86
«Disse: “Io mi lamento della mia angoscia e della mia tristezza soltanto con Dio, e so da Dio ciò che voi non sapete.»
Corano 12:87
«Figli miei, andate e cercate notizie di Giuseppe e di suo fratello, e non disperate del sollievo di Dio[6]. In verità non dispera del sollievo di Dio se non il popolo dei miscredenti”.»
Come abbiamo tradotto
Rawḥ Allāh può esprimere sollievo, conforto o misericordia proveniente da Dio. Rendiamo “sollievo di Dio”, mantenendo il legame con la radice r-w-ḥ.
Corano 12:88
«Quando entrarono da lui, dissero: “O Azīz, la disgrazia ha colpito noi e la nostra famiglia e siamo venuti con merce di scarso valore. Dacci dunque la misura piena e fa’ carità a noi. In verità Dio ricompensa coloro che fanno carità”.»
Corano 12:89
«Disse: “Sapete che cosa avete fatto a Giuseppe e a suo fratello quando eravate ignoranti?”.»
Corano 12:90
«Dissero: “Sei davvero tu Giuseppe?”. Disse: “Io sono Giuseppe e questo è mio fratello. Dio ci ha certamente colmato del Suo favore. In verità chi teme Dio e persevera, Dio non lascia andare perduta la ricompensa di coloro che fanno il bene”.»
Corano 12:91
«Dissero: “Per Dio, certamente Dio ti ha preferito a noi e in verità noi siamo stati colpevoli”.»
Corano 12:92
«Disse: “Nessun rimprovero su di voi oggi. Dio vi perdonerà; Egli è il più Misericordioso dei misericordiosi.»
Corano 12:93
«Andate con questa mia camicia e gettatela sul volto di mio padre: tornerà a vedere. E portatemi tutta la vostra famiglia”.»
Corano 12:94
«Quando la carovana partì, il loro padre disse: “In verità sento l’odore di Giuseppe, se solo non mi riteneste ormai privo di senno”.»
Corano 12:95
«Dissero: “Per Dio, in verità sei ancora nel tuo antico errore”.»
Corano 12:96
«Quando giunse il portatore della buona notizia, la gettò sul suo volto ed egli tornò a vedere. Disse: “Non vi avevo detto che io so da Dio ciò che voi non sapete?”.»
Corano 12:97
«Dissero: “Padre nostro, chiedi perdono per i nostri peccati; in verità siamo stati colpevoli”.»
Corano 12:98
«Disse: “Chiederò perdono per voi al mio Signore. In verità Egli è il Perdonatore, il Misericordioso”.»
Corano 12:99
«Quando entrarono da Giuseppe, egli accolse presso di sé i suoi genitori e disse: “Entrate in Egitto, se Dio vuole, al sicuro”.»
Corano 12:100
«Fece salire i suoi genitori sul trono ed essi caddero prosternati davanti a lui[7]. Disse: “Padre mio, questa è l’interpretazione della mia visione di un tempo: il mio Signore l’ha resa realtà. Egli è stato buono con me quando mi ha fatto uscire dalla prigione e vi ha condotti dal deserto, dopo che Satana aveva seminato discordia fra me e i miei fratelli. In verità il mio Signore è sottile nel realizzare ciò che vuole. In verità Egli è il Sapiente, il Saggio.»
Come abbiamo tradotto
Kharrū lahu sujjadan dice che caddero prosternati “davanti a/per lui”. La traduzione conserva direttamente la prosternazione rivolta a Giuseppe senza sostituirla con “si inchinarono” o con una spiegazione esegetica.
Corano 12:101
«Signore mio, mi hai dato parte del dominio e mi hai insegnato parte dell’interpretazione dei racconti. Creatore dei cieli e della terra, Tu sei il mio alleato in questo mondo e nell’altra vita. Fammi morire sottomesso[8] e uniscimi ai giusti”.»
Come abbiamo tradotto
Tawaffanī musliman è reso “fammi morire sottomesso”, coerentemente con la scelta già adottata nel progetto per il valore lessicale di muslim nei contesti anteriori all’Islam storico.
Corano 12:102
«Queste sono notizie dell’invisibile che ti riveliamo. Tu non eri presso di loro quando concordarono il loro piano mentre tramavano.»
Corano 12:103
«La maggior parte degli uomini non sarà credente, per quanto tu lo desideri.»
Corano 12:104
«E tu non chiedi loro per questo alcuna ricompensa. Esso non è altro che un richiamo per i mondi.»
Corano 12:105
«Quanti segni nei cieli e sulla terra accanto ai quali passano, mentre se ne distolgono!»
Corano 12:106
«La maggior parte di loro non crede in Dio se non associandoGli altri.»
Corano 12:107
«Si sentono forse al sicuro dal fatto che giunga loro qualcosa del castigo di Dio che li avvolga, o che l’Ora giunga loro all’improvviso mentre non se ne rendono conto?»
Corano 12:108
«Di’: “Questa è la mia via: invito a Dio con chiara consapevolezza, io e chi mi segue. Gloria a Dio! E io non sono fra gli associatori”.»
Corano 12:109
«Prima di te non abbiamo inviato se non uomini ai quali rivelavamo, fra gli abitanti delle città. Non hanno forse viaggiato sulla terra e visto quale fu la fine di coloro che li precedettero? La dimora dell’altra vita è certamente migliore per coloro che temono Dio. Non ragionerete dunque?»
Corano 12:110
«Finché, quando i messaggeri disperarono e ritennero di essere stati smentiti[9], giunse loro il Nostro soccorso e fu salvato chi volemmo. Il Nostro castigo non viene respinto dal popolo dei colpevoli.»
Come abbiamo tradotto
Nella lettura Ḥafṣ qui adottata kudhibū è forma passiva: “furono smentiti/negati”. Rendiamo quindi “ritennero di essere stati smentiti”, mantenendo distinta questa lettura dalle altre varianti di recitazione.
Corano 12:111
«Certamente nelle loro storie vi è una lezione per coloro che possiedono intelletto. Non è un racconto inventato, ma una conferma di ciò che lo precede, una spiegazione dettagliata di ogni cosa, una guida e una misericordia per gente che crede.»
Note alla traduzione
- Corano 12:23. Rabbī significa letteralmente “mio signore/padrone”. La formulazione italiana evita di inserire nel versetto un referente che l’arabo non nomina esplicitamente. ↩
- Corano 12:24. La costruzione con lawlā rende controfattuale la seconda intenzione: “egli l’avrebbe desiderata, se non avesse visto la prova del suo Signore”. ↩
- Corano 12:42. La sequenza dei pronomi è resa riferendo “suo signore” al padrone del prigioniero liberato; il testo conserva il ruolo di Satana nel far dimenticare la menzione. ↩
- Corano 12:52–53. Il testo non introduce esplicitamente un nuovo parlante. Nell’esegesi sono attestate sia l’attribuzione alla moglie dell’Azīz sia quella a Giuseppe; la traduzione non decide la questione nel corpo del versetto. ↩ ↩
- Corano 12:76. Kidnā è prima persona plurale della radice k-y-d. Rendiamo “tramammo”, conservando Dio come soggetto espresso dal testo. ↩
- Corano 12:87. Rawḥ indica sollievo, conforto o misericordia; “sollievo di Dio” conserva il campo semantico senza trasformarlo in una sola interpretazione teologica. ↩
- Corano 12:100. Sujjadan esprime la prosternazione. Il testo dice che essi caddero prosternati davanti a Giuseppe. ↩
- Corano 12:101. Musliman è reso “sottomesso”, in coerenza con le occorrenze precedenti del progetto. ↩
- Corano 12:110. Nella lettura Ḥafṣ kudhibū è passivo, “furono smentiti/negati”; altre letture coraniche presentano una vocalizzazione diversa. ↩









