Bloggando il Corano: Sura 68 al-Qalam, “La penna”

Commento al Corano: Sura 68 al-Qalam, “La penna”

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La Sura 68 al-Qalam difende Maometto dall’accusa di follia, attacca duramente un oppositore, racconta la parabola dei proprietari di un giardino e conclude con Giona e il giudizio. Il capitolo è utile per osservare il tono polemico del Corano nelle fasi iniziali della predicazione.

“Non sei pazzo”: il Corano difende Maometto – Corano 68:1-4

«Nūn. Per la penna e ciò che scrivono: per grazia del tuo Signore tu non sei pazzo.» (Corano 68:1-2).

La risposta all’accusa è interna alla stessa rivelazione contestata. Maometto viene inoltre lodato come uomo di “carattere sublime”. Il testo non si limita a trasmettere dottrina: costruisce direttamente l’immagine morale del proprio messaggero.

“Vedrai chi è il folle” – Corano 68:5-7

Il conflitto viene rovesciato: presto si vedrà chi sia realmente “afflitto da follia”. Allah conoscerebbe meglio chi si è sviato e chi è guidato.

La controversia non resta quindi aperta: la rivelazione stabilisce già la diagnosi morale degli avversari.

Non obbedire ai negatori – Corano 68:8-16

Maometto viene invitato a non cedere ai negatori, che vorrebbero un compromesso. Segue una serie di insulti contro un individuo non nominato: spergiuro, diffamatore, seminatore di discordia, trasgressore, peccatore e zanīm, termine difficile spesso reso “intruso”, “bastardo” o persona di origine dubbia.

Il testo arriva a dire che gli verrà marchiato il muso. Non occorre ripetere l’insulto come giudizio storico nostro: il dato è che la polemica coranica utilizza un linguaggio personale estremamente aggressivo contro un oppositore.

I proprietari del giardino – Corano 68:17-33

Un gruppo di proprietari decide di raccogliere i frutti all’alba senza lasciare nulla ai poveri. Durante la notte il giardino viene devastato.

Il racconto funziona come parabola della punizione: la ricchezza trattenuta egoisticamente viene distrutta e i protagonisti riconoscono la propria colpa.

Il messaggio sociale è chiaro: la proprietà non autorizza a ignorare il povero. Ma anche qui l’evento viene presentato come intervento punitivo diretto di Allah.

Credenti e colpevoli non sono uguali – Corano 68:34-41

Il Corano domanda polemicamente se i musulmani debbano essere trattati come i criminali. La risposta implicita è negativa: la distinzione religiosa coincide con una distinzione morale.

Agli avversari viene chiesto di produrre un Libro o garanti che sostengano le loro pretese. Il Corano assume così il ruolo di standard della prova mentre la propria origine resta la pretesa in discussione.

Il giorno in cui verrà scoperta “la gamba” – Corano 68:42-43

«Il giorno in cui sarà scoperta una gamba e saranno chiamati a prosternarsi, ma non potranno.» (Corano 68:42).

L’espressione araba yukshafu ʿan sāq è stata interpretata in modi diversi. Alcuni commentatori la leggono idiomaticamente come momento di estrema difficoltà; tradizioni hadithiche sunnite l’hanno collegata anche a un attributo divino. Non è metodologicamente corretto imporre una sola lettura senza distinguere testo, idioma e tradizione.

La lettura come attributo divino non è una costruzione dei critici. Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4919, commentando proprio Corano 68:42, riferisce che “il nostro Signore scoprirà la Sua gamba” e che allora i credenti si prostreranno. Le successive scuole teologiche hanno discusso come intendere simili formulazioni; il dato hadithico va però distinto dall’idioma coranico e non cancellato.

Lascia a Me chi rifiuta questo discorso – Corano 68:44-47

Allah dice a Maometto di lasciare a Lui chi smentisce la rivelazione: li condurrà gradualmente alla rovina da dove non se ne accorgeranno.

La minaccia viene così sottratta all’iniziativa immediata del profeta e trasferita alla punizione divina.

Giona come esempio da non imitare – Corano 68:48-50

Maometto viene invitato a essere paziente e a non comportarsi come “il compagno del pesce”, Giona, che chiamò Allah in angoscia. Il racconto profetico precedente diventa istruzione diretta per la condotta del nuovo messaggero.

“Ti farebbero quasi scivolare con gli sguardi” – Corano 68:51-52

Gli increduli vengono descritti mentre quasi fanno “scivolare” Maometto con gli sguardi quando ascoltano il Corano e lo chiamano pazzo. La tradizione ha collegato il passo anche al tema del malocchio; il testo stesso non sviluppa una teoria del malocchio, ma descrive l’ostilità degli sguardi.

Conclusione

La Sura 68 è una difesa personale e religiosa di Maometto. Il Corano nega la follia, elogia il suo carattere, delegittima gli oppositori e promette che Allah li condurrà alla rovina.

Al-Qalam mostra che la polemica coranica non è sempre astratta o impersonale: può colpire avversari con qualificazioni durissime, mentre la stessa rivelazione certifica il carattere del profeta e la falsità di chi lo respinge.

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