Commento al Corano: Sura 66 at-Taḥrīm, “Il divieto”
La Sura 66 at-Taḥrīm nasce da una vicenda domestica di Maometto e la trasforma in rivelazione. Il capitolo è quindi particolarmente significativo per osservare fino a che punto la vita privata del profeta entri nel testo sacro e venga disciplinata attraverso l’autorità di Allah.
“Perché proibisci ciò che Allah ti ha reso lecito?” – Corano 66:1
«O Profeta, perché proibisci ciò che Allah ti ha reso lecito, cercando di compiacere le tue mogli?» (Corano 66:1).
Il versetto non spiega che cosa Maometto si sia proibito. È la tradizione hadithica ed esegetica a fornire racconti differenti, fra cui l’episodio del miele e tradizioni relative a Māriya. Il nucleo coranico sicuro è che Maometto aveva rinunciato a qualcosa di lecito per compiacere le mogli e la rivelazione interviene a correggerlo.
Una delle spiegazioni meglio attestate è l’episodio del miele. In Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4912 ʿĀʾisha racconta che Maometto beveva miele presso Zaynab bint Jaḥsh e che lei e Ḥafṣah concordarono una risposta destinata a farglielo evitare; il report collega l’episodio a Corano 66:1-4. Ibn Kathīr a 66:1 riporta questa tradizione. Altre versioni esistono, ma il Corano stesso non identifica ciò che Maometto si era proibito.
Allah scioglie il giuramento – Corano 66:2
Il versetto successivo afferma che Allah ha stabilito per i credenti il modo di sciogliere i giuramenti. Una questione privata del profeta viene così collegata a una regola generale.
La sequenza è tipica della funzione normativa del Corano medinese: un evento concreto produce o richiama una disposizione religiosa applicabile alla comunità.
Un segreto domestico rivelato dal cielo – Corano 66:3
Maometto confida un segreto a una delle mogli; lei lo divulga; Allah informa Maometto dell’accaduto. Il Corano non espone integralmente il contenuto del segreto, ma racconta la dinamica.
La pretesa è forte: Allah viene presentato come colui che comunica al profeta ciò che avviene nella sfera domestica più privata.
Due mogli ammonite e la coalizione divina contro di loro – Corano 66:4
«Se entrambe vi pentite verso Allah, i vostri cuori hanno deviato; ma se vi sostenete l’una contro di lui, allora Allah è il suo protettore, e Gabriele, i credenti giusti e, inoltre, gli angeli sono suoi sostenitori.» (Corano 66:4).
La sproporzione retorica è evidente: una disputa coniugale viene collocata dentro una coalizione cosmica in favore di Maometto — Allah, Gabriele, i giusti e gli angeli.
La tradizione identifica normalmente le due mogli con ʿĀʾisha e Ḥafṣa. Anche qui il nome appartiene alla tradizione, non al testo del versetto.
“Forse il suo Signore gli darà mogli migliori di voi” – Corano 66:5
Il capitolo minaccia le mogli con il divorzio e con la possibilità che Allah dia a Maometto donne migliori: musulmane, credenti, devote, penitenti, adoratrici e digiunatrici, già sposate o vergini.
La rivelazione entra quindi direttamente nella competizione domestica e presenta la sostituibilità delle mogli come argomento disciplinare.
Proteggete voi stessi e le vostre famiglie dal Fuoco – Corano 66:6
Ai credenti viene ordinato di proteggere sé stessi e le famiglie da un Fuoco alimentato da uomini e pietre, sorvegliato da angeli severi che non disobbediscono ad Allah.
Il passaggio amplia la vicenda domestica in pedagogia familiare generale: la famiglia deve essere governata in vista della salvezza escatologica.
Pentimento sincero e jihad contro miscredenti e ipocriti – Corano 66:8-9
Dopo l’invito al pentimento sincero, il versetto 9 ordina:
«O Profeta, lotta contro i miscredenti e gli ipocriti e sii duro con loro.» (Corano 66:9).
Come in 9:73, il verbo jāhid non specifica da solo un’unica modalità identica per entrambi i gruppi; l’esegesi classica distingue normalmente combattimento armato contro i miscredenti e altre forme di pressione o severità verso gli ipocriti. Il dato testuale sicuro resta l’ordine di jihad e durezza.
Le mogli di Noè e Lot: il matrimonio non salva – Corano 66:10
Le mogli di Noè e Lot vengono proposte come esempio per i miscredenti: essere sposate a uomini giusti non impedì la condanna, perché “tradivano” i loro mariti.
Il testo non specifica un adulterio; l’esegesi normalmente interpreta il tradimento come religioso, non sessuale.
La moglie del Faraone e Maria come modelli – Corano 66:11-12
La moglie del Faraone viene invece proposta come esempio positivo di fede nonostante il marito; Maria viene lodata per aver custodito la propria castità e creduto nelle parole e nei libri di Allah.
La conclusione rovescia quindi il principio dinastico: la salvezza non dipende dal coniuge, ma dalla fede attribuita all’individuo.
Conclusione
La Sura 66 è uno dei casi più chiari in cui la biografia privata di Maometto entra direttamente nel Corano. Una rinuncia fatta per compiacere le mogli, un segreto divulgato e una disputa domestica diventano materia di rivelazione.
Non serve conoscere con certezza quale delle tradizioni sul miele o su Māriya sia storicamente corretta per cogliere il dato centrale: il testo sacro prende posizione a favore di Maometto in una controversia coniugale, ammonisce le mogli e mobilita perfino Allah, Gabriele e gli angeli come suoi sostenitori.
Il capitolo passa poi dal letto coniugale al Fuoco, dal pentimento al jihad e agli esempi delle mogli dei profeti. La persona di Maometto e l’ordine religioso risultano ancora una volta inseparabili.





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