Bloggando il Corano: Sura 33, “I Confederati”
Commento al Corano: Sura 33, I Confederati”, Versetti 21-73
di ROBERT SPENCER 25, (13 Luglio, 2008)
Questa Sura Medinese fornisce il principale fondamento per il ruolo centrale di Maometto, e quindi degli hadith (tradizioni delle sue azioni e dei suoi detti), nella formulazione della legge Islamica. Contiene anche un teatrale esempio dell’interesse di Allah per il Suo profeta, rafforzando ulteriormente il suo ruolo centrale.
Nei Versetti 1-8 Allah dice a Maometto di non ascoltare i miscredenti e gli ipocriti (v. 1), ma, piuttosto, di seguire l’ispirazione divina (v. 2). Abbiamo un indizio del significato di queste parole, quando Allah dice che nessun uomo ha due cuori, un uomo non può trasformare sua moglie in sua madre e non può trasformare il suo figlio adottivo nel suo figlio naturale (v. 4). A quel tempo gli uomini divorziavano dalle loro mogli dicendo loro: “Tu per me sei come la schiena di mia madre” – il Corano qui sottolinea che questo non provoca nessun reale cambiamento, né trasforma le loro mogli nelle loro madri, ma il nocciolo del problema qui non è il divorzio. Piuttosto, il passaggio è inteso a mettere fine alla pratica dell’adozione, iniziando dalla stessa famiglia di Maometto. Così spiega Ibn Kathir: “Ciò fu rivelato a proposito di Zayd bin Harithah…lo schiavo liberato del Profeta. Il Profeta lo adottò prima della sua missione profetica, ed era conosciuto come Zayd bin Muhammad. Allah voleva mettere fine a questa denominazione e a questa attribuzione”. Un figlio adottivo deve essere chiamato col nome del suo padre naturale: non può mai entrare veramente nella sua famiglia adottiva (v. 5).
Perché Allah era così interessato a porre fine alla pratica dell’adozione? Perché Maometto voleva sposare l’ex moglie di Zayd, Zaynab bint Jahsh – e come risultato di questa relazione sentimentale con la sua precedente nuora, dice Maududi, “gli ipocriti e gli Ebrei e i mushrik [i miscredenti] che erano già orientati verso la malevolenza, avrebbero avuto una nuova scusa per iniziare una campagna di propaganda contro l’Islam”. Così qui Allah sottolinea che un figlio adottivo non può essere un figlio vero, e pertanto, per analogia, Zaynab non fu assolutamente mai la nuora di Maometto, per cui non c’è materia di scandalo.
La Sura tornerà su questo argomento più avanti, ma adesso si rivolge, nei Versetti 9-27, a una discussione sulla Battaglia della Trincea. Prevedendo un attacco degli Arabi pagani, Maometto fece scavare una trincea attorno a Medina. Secondo il più antico biografo di Maometto, Ibn Ishaq, una volta, mentre Maometto stava aiutando gli scavatori, usò un piccone contro un grande masso e, ogni volta che intaccava la roccia, un lampo scaturiva dal piccone. Uno dei Musulmani chiese a Maometto: “O tu, più caro del padre o della madre [cf. v. 6], qual è il significato di questa luce sotto il tuo piccone, quando colpisci?”
Maometto rispose: “Il primo significa che Dio ha mi ha aperto lo Yemen; il secondo la Siria e l’Occidente; e il terzo l’Oriente”.
Quando i Quraysh, insieme ad un’altra tribù, i Ghatafan (noti collettivamente, nella tradizione Islamica, come “i Confederati”, come nel Versetto 20), cinsero d’assedio Medina, la trincea impedì agli invasori di entrare in città. Eppure i Musulmani non furono in grado di forzarli ad abbandonare l’assedio. Poi, per rendere la situazione ancora più difficile, una tribù di Ebrei di Medina, i Banu Qurayza, ruppero il loro patto con Maometto (forse dopo aver visto come Maometto aveva esiliato altre due tribù Ebree, i Banu Qaynuqa e i Banu Nadir) e cominciarono a collaborare con i Quraysh.
Mentre l’assedio si trascinava, secondo Ibn Ishaq, un Musulmano osservò amaramente, a proposito delle mire di Maometto sull’impero Persiano di Cosroe e sull’impero Bizantino di Cesare: “Maometto continuava a prometterci che ci saremmo pappati i tesori di Cosroe e Cesare e oggi nessuno di noi si sente sicuro neppure quando va al cesso!” Allah rispose dicendo che coloro che si lamentano che “Allah e il Suo Messaggero non ci hanno promesso altro che delusioni!” hanno cuori malati (v. 12). Allah accusò questi ipocriti di demoralizzare i Musulmani e di tradire, complottando con i nemici dell’Islam (vv. 13-14). Allah disse anche a Maometto di avvertire la sua gente che disertare sarebbe stato inutile (v. 16).
I Qurayza, si accordarono di attaccare i Musulmani da un lato, mentre i Quraysh li assediavano dall’altro. Ma poi, un nuovo convertito all’Islam, Nu’aym bin Mas’ud, venne da Maometto, offrendo di ingannare le tribù Confederate, poiché i suoi, i Ghatafan, non sapevano che era diventato Musulmano. Secondo Ibn Ishaq, Maometto rispose: “Tu sei uno solo dei nostri uomini, quindi vai e suscita sfiducia tra i nemici, per toglierceli di dosso, se puoi, perché la guerra è inganno”. L’inganno di Nu’aym mise i Confederati l’uno contro l’altro e contro i loro alleati Ebrei; poco dopo, abbandonarono l’assedio. L’inganno di Nu’aym salvò l’Islam.
“Quando l’Apostolo di Allah ritornò, il giorno (della battaglia) di Al-Khandaq (cioè, la trincea), si tolse le armi e fece un bagno. Allora Gabriele, il cui capo era coperto di polvere, venne da lui dicendo ‘Hai messo giù le armi! Per Allah, io non ho ancora messo giù le mie’. L’Apostolo di Allah disse ‘Dove (andare adesso)?’ e Gabriele disse ‘Da questa parte’ indicando verso la tribù dei Bani Quraiza. Così l’Apostolo di Allah uscì verso di loro”.
Ibn Ishaq narra che Maometto si rivolse ai Qurayza con disprezzo: “Voi, fratelli delle scimmie, Dio non vi ha forse disonorato e non ha rovesciato la Sua vendetta su di voi?” (Il Corano dice per tre volte — 2:62-65; 5:59-60; e 7:166 — che Allah ha trasformato gli Ebrei disobbedienti in maiali e scimmie). I Musulmani presero d’assedio le roccheforti dei Qurayza finché, disse Ibn Ishaq, gli Ebrei “furono oppressi dalle piaghe” e Allah “gettò il terrore nei loro cuori”. Maometto affidò il destino della tribù al soldato Musulmano Sa‘d bin Mu’adh, che decretò: “Io esprimo questo giudizio, che i loro soldati devono essere uccisi e i loro bambini e le loro donne devono essere fatti schiavi”.
Maometto esclamò: “O Sa‘d! tu hai giudicato tra loro col giudizio del Supremo Sovrano Allah”. Secondo Ibn Ishaq, “L’apostolo andò al mercato di Medina (che ancora oggi è il mercato) e scavò in questo delle fosse. Poi mandò a chiamare [gli uomini dei Qurayza] e tagliò loro la testa in quelle fosse man mano che gli venivano portati in gruppi”. Ibn Ishaq stima il numero di quelli massacrati intorno a “600 o 700 in tutto, ma altri fanno delle stime maggiori, fino a 800 o 900”. Ibn Sa‘d dice “essi erano tra seicento e settecento in numero”.
Un hadith riassume i rapporti di Maometto con le tre tribù Ebree di Medina: “I Bani An-Nadir e i Bani Qurayza combatterono (contro il Profeta, violando il loro trattato di pace) così che il Profeta esiliò i Bani An-Nadir e permise ai Bani Qurayza di rimanere al loro posto (a Medina) non prendendo nulla da loro, finché non combatterono ancora contro il Profeta. Lui allora uccise i loro uomini e distribuì le loro donne, i loro bambini e le loro proprietà tra i Musulmani, ma alcuni di essi vennero dal Profeta e lui concesse loro la salvezza, e loro abbracciarono l’Islam. Egli poi esiliò tutti gli Ebrei da Medina”.
Il Corano accenna al massacro solo di sfuggita, dicendo che Allah “gettò il terrore” nei cuori del Popolo del Libro che aiutò i pagani “(così che) alcuni li uccidesti, e alcuni li facesti schiavi” (v. 26). La vittoria fu merito esclusivamente di Allah (vv. 9-11).
Durante la Battaglia della Trincea, la fiducia di Maometto in Allah, quando la situazione sembrava disperata per i Musulmani, gli risultò estremamente utile. Allah dice ai Musulmani di imitarlo, perché è “un magnifico esempio” di condotta (v. 21). Questo è il fondamento della singolare posizione di Maometto nell’Islam, come il supremo esempio di comportamento. Muqtedar Khan del Centro per lo Studio dell’Islam e della Democrazia spiega:
Nessun leader religioso ha mai avuto tanta influenza sui suoi seguaci come ne ha Maometto (pace su di lui), l’ultimo Profeta dell’Islam … E Maometto, come l’ultimo messaggero di Dio gode di una posizione dominante per quanto riguarda la rivelazione – il Corano – e le tradizioni. Tanto importante che le parole, le azioni e i silenzi (ciò che vide e non condannò) di Maometto divennero una sorgente indipendente di legge Islamica. I Musulmani, nella loro pratica religiosa, non solo obbediscono, ma cercano anche di imitare e di emulare il loro Profeta in ogni aspetto della vita. Così Maometto è il mezzo ma anche la sorgente della legge divina. (https://historyheist.com/glossary/muhammad/?utm_source=chatgpt.com)
Allah qualche volta sembra ansioso di concedere al Suo Profeta ciò che il suo cuore desidera. Nei Versetti 28-35 Allah si rivolge alle mogli di Maometto, imponendo loro la modestia e la devozione; poi i Versetti 36-37 si riferiscono di sfuggita a uno dei più noti incidenti della carriera profetica di Maometto. Zaynab bint Jahsh era stata sposata al figlio adottivo di Maometto, Zayd bin Haritha. Secondo il Tafsir al-Jalalayn (qui e qui), Maometto chiese la mano di Zaynab a nome di Zayd; Zaynab e suo fratello “erano dispiaciuti” per l’accordo “perché avevano creduto che lo stesso Profeta la volesse sposare”. Ma, alla fine, accettarono, a causa dell’ammonimento che “non si addice a un credente, uomo o donna, quando una questione è stata decisa da Allah e dal Suo Messaggero, avere alcuna scelta riguardo la loro decisione: chi non ubbidisce ad Allah e al Suo Messaggero, si immette in verità su una via chiaramente sbagliata” (v. 36).
Il Tafsir al-Jalalayn dice che Maometto “scorse” Zaynab “e si innamorò di lei”, mentre Zayd “perse il suo affetto per lei” e disse a Maometto “voglio dividermi da lei”. Ma Maometto gli rispose: “Tieni tua moglie con te e temi Allah” (v. 37).
“Se l’Apostolo di Allah avesse voluto nascondere qualcosa (del Corano) avrebbe nascosto questo Versetto”
perché lo mostra riluttante ad accettare la volontà di Allah, che era di sposare Zaynab. Allora un giorno, secondo Tabari, un commentatore del Corano e uno stimato storico, se non il più stimato, Maometto andò a casa di Zayd e la trovò mentre indossava solo una camicia. Maometto scappò via in fretta, mormorando: “Gloria a Dio Onnipotente! Gloria a Dio che rende possibile che i cuori cambino!”.
Poco dopo, secondo Tabari, Maometto stava parlando con Aisha, quando “uno svenimento lo sopraffece”. Poi sorrise e chiese “Chi andrà da Zaynab per riferirle la buona notizia, dicendo che Dio l’ha sposata a me?” Egli quindi recitò la rivelazione che Allah gli aveva appena inviato, rimproverandolo per essersi preoccupato per ciò che la gente avrebbe potuto pensare e così rifiutando di sposare Zaynab (v. 37). Il Tafsir al-Jalalayn spiega ciò che Allah sta dicendo qui a Maometto: “Ma tu hai nascosto nel tuo cuore ciò che Dio avrebbe reso manifesto, [che] Egli avrebbe rivelato il tuo amore per lei e [il fatto] che, se Zayd si fosse diviso da lei, tu l’avresti sposata, e tu temevi che la gente avrebbe detto ‘Ha sposto la moglie di suo figlio!’ benché sia più utile temere Dio, per ogni cosa, così sposala e non ti preoccupare di cosa dice la gente”.
Secondo Tabari, Aisha disse: “Io fui molto preoccupata per quanto udimmo riguardo la sua bellezza e un’altra cosa, la più importante e la più alta delle questioni – ciò che Dio fece per lei, dandola in matrimonio. Io dissi che si sarebbe vantata con noi per questo”. E Zaynab lo fece, dicendo alle altre mogli di Maometto: “Voi foste date in matrimonio dalle vostre famiglie, mentre io sono stata sposata (al Profeta) da Allah da sopra i sette cieli”.
I Versetti 38-48 continuano la difesa di Maometto. Maometto non può essere criticato per aver fatto ciò che Allah gli aveva dato come un dovere (v. 38). Maometto è il sigillo dei profeti (v. 40); come spiegò lui stesso “l’invio di Messaggeri e le doti profetiche sono giunte al termine e non ci saranno più Messaggeri o Profeti”. Maometto è un testimone, un portatore di buone notizie, uno che ammonisce (v. 45), e non deve ubbidire ai miscredenti (v. 48) – come quelli che dicono che ha fatto male a sposare Zaynab.
Poi seguono (Versetti 49-52) norme riguardanti il matrimonio. Un uomo può divorziare da una donna prima di consumare il matrimonio (v. 49). Maometto può sposare donne che si offrano a lui; i credenti non condividono questo privilegio (v. 50). ‘Ikrimah spiegò: “Ciò significa che non è lecito a nessun altro sposare una donna che gli si offra; se una donna si offre ad un uomo, non è lecito a lui (sposarla), a meno che non le dia qualche cosa”. Maometto può andare dalle sue mogli in qualsiasi ordine scelga, e può spostare il turno di ognuna di esse come desidera (v. 51). Quando questo versetto fu rivelato, Aisha disse acidamente a Maometto: “Mi sembra che il tuo Signore si affretti ad esaudire i tuoi desideri e le tue richieste”.
I Versetti 53-59 rinforzano ulteriormente la preminente posizione di Maometto. Allah dice ai credenti di evitare di piombare a casa di Maometto, o di trattenersi troppo a lungo dopo cena, perché questo comportamento “irrita il Profeta”; devono parlare alle sue mogli solo da dietro dei paraventi (v. 53). Allah e i suoi angeli benedicono Maometto, e anche i credenti lo devono fare (v. 56), mentre chi lo disturba è maledetto in questo mondo e nell’altro (v. 57). E’ anche peccato grave irritare i credenti (v. 58). Le mogli e le figlie di Maometto si devono coprire quando sono in pubblico (v. 59).
I Versetti 60-73 ritornano a temi consueti. Allah ha maledetto gli ipocriti (v. 61) e i miscredenti (v. 64). Gli uomini chiedono sdegnosamente quando arriverà il Giorno del Giudizio (v. 63); all’inferno rimpiangeranno di aver disubbidito a Maometto (v. 66) e chiederanno ad Allah di dare ai loro capi un doppio castigo (v. 68). I credenti non devono comportarsi come coloro che insultarono Mosè (v. 69). Ibn Kathir spiega che Mosè “era un uomo timido e modesto che non avrebbe mostrato nessuna parte della sua pelle a causa della sua timidezza”, il che spinse qualcuno degli Ebrei a ipotizzare: “Si mantiene coperto per qualche difetto della sua pelle, o lebbra o ernia scrotale o qualche altro difetto”. Allah, volendo rendere evidente la mancanza di difetti di Mosè, così operò un giorno quando Mosè “era solo , così si tolse gli abiti, li pose su di una roccia e fece un bagno. Quando finì, tornò indietro per prendere i vestiti, ma la roccia si spostò, portando i suoi abiti con sé”. Mosè inseguì la roccia finché arrivò presso un gruppo di Figli di Israele, che lo videro nudo e scoprirono che era il migliore di quelli creati da Allah. Così fu liberato da ogni calunnia che avevano detto su di lui”.
Allah offrì al-amanah, l’obbedienza delle cose create, ai cieli, alla terra e alle montagne, ma loro rifiutarono. L’uomo accettò, ma si comportò male – così, adesso, Allah deve punire gl’ipocriti e i miscredenti (vv. 72-73).
