Bloggando il Corano: Sura 2, “La Vacca”, Versetti 1-39

Bloggando il Corano: Sura 2, “La Vacca”, Versetti 1-39
di ROBERT SPENCER (10, Giugno, 2007)

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La Sura 2, Al-Baqara (“La Vacca”), come quasi tutti i Capitoli del Corano prende il suo titolo da qualche cosa menzionato al suo interno, in questo caso la storia di Mosè che riferisce agli Israeliti il comando di Allah di sacrificargli una vacca (2:67-73). E’ la Sura più lunga del Corano (286 Versetti) e inizia il tipico (ma non assoluto) modello di disporre le Sure dalla più lunga alla più corta, con l’eccezione della “Fatiha”, che ha l’onore del primo posto per la sua centralità nell’Islam. Surat Al-Baqara, “La Vacca”, fu rivelata a Maometto a Medina, cioè durante la seconda parte della sua carriera profetica, che era iniziata alla Mecca nel 610. Nel 622 Maometto con la sua neonata comunità si trasferì a Medina dove, per la prima volta, diventò un capo politico e militare. I teologi Islamici generalmente ritengono che le Sure Medinensi prevalgano su quelle Meccane, ovunque ci sia una discrepanza, in accordo col Versetto 106 di questo Capitolo del Corano, nel quale Allah parla dell’abrogazione di alcuni Versetti e della loro sostituzione con Versetti migliori (questa interpretazione del Versetto 106, tuttavia, non è universalmente accettata. Una minoranza di studiosi islamici dice che non si riferisce a nulla contenuto nel Corano, ma solo all’abrogazione delle Sacre Scritture Ebree e Cristiane. Se ne riparlerà in modo approfondito al momento opportuno).

La Sura 2 contiene moltissimo materiale di primaria importanza per i Musulmani e gode di grande considerazione. Il commentatore medioevale del Corano, Ibn Kathir, (il cui commentario è ancora letto e rispettato dai Musulmani) indica in modo diretto che la recitazione di questa Sura angustia Satana, raccontando che uno dei primi seguaci di Maometto, Ibn Mas’ud, notò che Satana “abbandona la casa in cui si recita la Sura Al-Baqara e, mentre si allontana, scoreggia”. A parte il cattivo gusto di Ibn Mas’ud, lo stesso Maometto dice:

Satana scappa dalla casa in cui si recita la Sura Al-Baqara (Sahih Muslim Book 4 Hadith 1707).

Il Capitolo comincia con tre lettere arabe: alif, lam, e mim. Molti Capitoli del Corano iniziano allo stesso modo con tre lettere Arabe, il che ha provocato un profluvio di speculazioni mistiche sul loro possibile significato. Ma il Tafsir al-Jalalayn, un altro classico commentario del Corano, molto succintamente riassume l’interpretazione prevalente: “Dio conosce bene quello che ha voluto dire con queste [lettere]”.

Il Versetto che segue immediatamente quelle lettere contiene una dottrina cardine dell’Islam: “Questa è la Scrittura in cui non ci sono dubbi”. Il Corano non deve essere messo in dubbio o giudicato in base a un metro di giudizio esterno; piuttosto, lui è il metro di giudizio secondo cui tutte le altre cose devono essere giudicate. D’altra parte, questo non è molto diverso dal modo in cui molte altre religioni considerano i loro Comandamenti Sacri. Ma nell’Islam non si è mai sviluppata quella critica storica e lessicale che ha trasformato il modo in cui Ebrei e Cristiani interpretano oggi le loro Scritture. Il Corano è un libro su cui non si può mai avere dubbi, un libro che non può essere mai criticato: quando un importante studioso Islamico, Suliman Bashear, insegnò ai suoi studenti dell’Università Nazionale An-Najah di Nablus, che il Corano e l’Islam erano il prodotto di un processo storico piuttosto che essere stato rivelato in forma perfetta a Maometto, i suoi studenti lo buttarono giù dalla finestra dell’aula.

2:1-29 è un’estesa disquisizione sulla perversità di chi rifiuta di credere ad Allah e introduce temi che ricorreranno molte altre volte. Il Corano, ci viene detto, è la guida di coloro che credono a ciò che fu rivelato a Maometto oltre che a “quello che fu rivelato prima” di lui (v. 4). Ciò implica la più volte asserita credenza che il Corano non è che la conferma della Torah e del Vangelo che insegnano lo stesso messaggio ricevuto da Maometto nelle rivelazioni Coraniche (vedi 5:44-48). Quando la Torah e il Vangelo sono in disaccordo col Corano, sorge l’accusa che Ebrei e Cristiani hanno corrotto le loro Scritture, che oggi è l’opinione Islamica corrente.
Muhammad Asad lo afferma in modo chiaro:

la religione del Corano può essere capita correttamente solo entro il contesto delle grandi fedi monoteiste che l’hanno preceduta, che, secondo la credenza Islamica, si concludono e raggiungono la loro formulazione definitiva nella fede dell’Islam.

Un altro tema è l’assoluto controllo di Allah su ogni cosa, anche sulla scelta di ogni anima di credere in lui o di respingerlo:

Riguardo a coloro che rifiutano la fede, è lo stesso per loro, se tu li ammonisci o non li ammonisci; loro non crederanno. Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie, e sui loro occhi c’è un velo. E il loro castigo sarà tremendo (vv. 6-7)

I Qadari degli inizi della storia Islamica sostenevano che l’umanità possedeva il libero arbitrio e quindi era capace di scegliere tra il bene e il male. I loro oppositori invece, affermavano che Allah determina tutto. Mentre entrambi i contendenti potevano contare su numerose citazioni Coraniche a sostegno delle loro argomentazioni, alla fine le Autorità Musulmane condannarono il Qadarismo come eretico, perché limitava l’assoluta sovranità di Allah sopra tutte le cose. Così, quelli che rifiutano la fede, lo fanno perché Allah lo vuole in base ai Versetti citati, e non perché hanno libertà di scelta. Dice Ibn Kathir:

Questi Ayat [Versetti] indicano che chiunque, per volontà di Allah, dovrà essere infelice, non troverà mai nessuno che lo guidi alla felicità, e chiunque Allah vorrà allontanare dalla retta via, non troverà nessuno per guidarlo.

(Una breve descrizione della controversia dei Qadari può essere trovata nella “Introduzione alla Teologia e alle Leggi Islamiche” del rinomato studioso Islamico Ignaz Goldziher)

Poi arriva la condanna degli Ipocriti e di chi crede il falso, che spesso afflissero Maometto durante la sua carriera di Profeta (vv. 13-20). E infine c’è l’asserzione della perfezione del Corano tanto che gli scettici vengono sfidati a produrre una Sura come questa se rifiutano di credere alla sua provenienza divina (v. 23). Questa è una sfida che molti hanno accettato, ma, ovviamente, è il tipo di sfida che non può mai essere vinta agli occhi di chi l’ha proposta: “essi non potranno produrre nulla di simile a ciò” (17:88).

2:25 introduce i famosi giardini del Paradiso, in cui i credenti vivranno, ma di questo parleremo di più in seguito.

2:30-39 racconta la storia di Adamo ed Eva in un modo tale da suggerire l’idea che gli ascoltatori avessero già qualche familiarità con questa storia. Allah dice agli Angeli di prostrarsi davanti ad Adamo (v. 34), un comando che sembra derivare dalla nozione della Bibbia, che l’umanità fu creata ad immagine di Dio, benché questa idea non compaia qui. Secondo Ibn Kathir, “Allah decretò la superiorità di Adamo sugli angeli, perché Egli insegnò il nome di ogni cosa ad Adamo e non a loro”. Satana si rifiuta di prostrarsi, diventando perciò un non credente (v. 34), e tenta Adamo ed Eva col frutto proibito. Allah promette rivelazioni per guidare l’umanità, ammonendoli che chi ignorerà queste rivelazioni verrà punito col fuoco dell’inferno.

Quindi la Sura si rivolge, nei Versetti 40-75, ai Figli d’Israele, che, nel Corano, giocano un ruolo così importante anche nella moderna coscienza Islamica.

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