Commento al Corano: Sura 59 al-Ḥashr, “L’esilio”
La Sura 59 al-Ḥashr è una sura medinese strettamente legata, nella tradizione islamica, all’espulsione dei Banū Naḍīr. Il Corano non nomina esplicitamente la tribù, ma descrive un gruppo della Gente del Libro costretto a lasciare le proprie case, la confisca dei beni e la distribuzione del fayʾ. Il capitolo unisce quindi teologia, guerra, proprietà, disciplina comunitaria e polemica contro gli ipocriti.
“Egli li fece uscire dalle loro case” – Corano 59:1-4
«È Lui che fece uscire dalle loro case, al primo esilio, coloro della Gente del Libro che non credevano.» (Corano 59:2).
Il versetto attribuisce direttamente ad Allah l’esito dell’espulsione. I destinatari avrebbero confidato nelle proprie fortezze, ma il terrore sarebbe entrato nei loro cuori e avrebbero demolito le case con le proprie mani insieme a quelle dei credenti.
Il Corano presenta quindi un evento politico-militare come azione divina. Sul piano storico, l’identificazione con i Banū Naḍīr dipende dalla tradizione esegetica e dalla sīra; il testo canonico parla genericamente di una parte della Gente del Libro.
L’identificazione tradizionale è ben attestata nelle fonti islamiche. Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4029 attribuisce a Ibn ʿAbbās l’uso del nome “Sura dei Banū Naḍīr” per al-Ḥashr; anche Ibn Kathīr a 59:2 collega il passo alla loro espulsione. Queste fonti documentano la lettura tradizionale dell’episodio; il nome della tribù resta assente dal testo coranico.
Il taglio delle palme viene autorizzato da Allah – Corano 59:5
«Qualunque palma abbiate tagliato o lasciato in piedi sulle sue radici, ciò avvenne con il permesso di Allah.» (Corano 59:5).
Il versetto risponde a una questione concreta emersa durante il conflitto: la distruzione o conservazione delle palme. La rivelazione non resta estranea alla tattica materiale; certifica retroattivamente come autorizzate entrambe le condotte.
La tradizione collega il passo all’assedio dei Banū Naḍīr. Anche qui va mantenuta la distinzione: il Corano autorizza il taglio; la ricostruzione dettagliata dell’episodio proviene dalle fonti islamiche successive.
Il collegamento con l’assedio è attestato anche negli hadith: Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4031 riferisce che Maometto fece tagliare e bruciare palme dei Banū Naḍīr e collega a quell’episodio la rivelazione di Corano 59:5.
Il bottino senza combattimento: il fayʾ – Corano 59:6-10
Il capitolo stabilisce che i beni ottenuti senza una normale carica di cavalleria o cammelli appartengano ad Allah e al Messaggero e siano distribuiti a parenti, orfani, poveri e viandanti, affinché la ricchezza non circoli soltanto fra i ricchi (59:7).
La formula contiene un principio redistributivo evidente, ma allo stesso tempo concentra nel Messaggero il potere normativo sulla proprietà confiscata. Il versetto conclude:
«Ciò che il Messaggero vi dà, prendetelo; e ciò che vi proibisce, astenetevene.» (Corano 59:7).
Nel contesto immediato si parla di distribuzione del fayʾ; la tradizione giuridica ha però utilizzato la formula come espressione più ampia dell’obbligo di obbedienza a Maometto.
Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 2904 descrive i beni dei Banū Naḍīr come fayʾ, ottenuti senza normale combattimento di cavalleria, e riferisce che Maometto ne destinava una parte al mantenimento della famiglia e il resto ad armi e cavalcature. Il quadro giuridico-economico del passo non è quindi una ricostruzione polemica moderna.
Muhājirūn e Anṣār: la comunità ideale – Corano 59:8-10
Il testo elogia gli emigrati poveri espulsi dalle proprie case e gli abitanti di Medina che li accolsero, attribuendo a questi ultimi altruismo perfino quando erano nel bisogno.
La comunità viene così narrata secondo un ideale di solidarietà interna molto forte. Il capitolo non è soltanto minaccia verso gli avversari: costruisce anche un modello positivo di coesione fra i credenti.
Gli ipocriti promettono aiuto alla Gente del Libro e poi li abbandonano – Corano 59:11-17
Gli ipocriti vengono descritti mentre promettono sostegno ai “fratelli” della Gente del Libro in caso di espulsione, ma Allah dichiara che mentono e che non li aiuteranno realmente.
Il paragone culmina con Satana: induce l’uomo a non credere e poi, quando questi cade, dichiara di dissociarsi da lui. Ipocriti e alleati vengono così inseriti in una struttura morale di tradimento e codardia.
“Sono più impauriti da voi che da Allah” – Corano 59:13-14
Il Corano afferma che gli avversari temono i credenti più di Allah e che non combatteranno uniti se non da città fortificate o dietro muri. Il testo interpreta quindi anche la psicologia del nemico: paura, divisione e mancanza di comprensione diventano spiegazioni della sua condotta.
Queste affermazioni sono parte della voce polemica del Corano; non costituiscono testimonianza indipendente sugli stati interiori degli avversari.
Non siate come quelli che dimenticarono Allah – Corano 59:18-20
Ai credenti viene ordinato di temere Allah e prepararsi per il “domani”. Chi dimentica Allah finisce per dimenticare se stesso. Il capitolo torna così dal conflitto esterno alla disciplina interiore della comunità.
Se il Corano fosse sceso su una montagna – Corano 59:21
«Se avessimo fatto scendere questo Corano su una montagna, l’avresti vista umiliarsi e spaccarsi per timore di Allah.» (Corano 59:21).
È una potente immagine retorica dell’autorità della rivelazione. Ma resta un’immagine ipotetica formulata dal testo su se stesso: la montagna non costituisce una verifica empirica del Corano.
I nomi di Allah chiudono il capitolo – Corano 59:22-24
Gli ultimi tre versetti accumulano attributi divini: conoscitore dell’invisibile, Misericordioso, Re, Santo, Fonte della pace, Custode, Potente, Dominatore, Creatore e Plasmatore.
La conclusione teologica segue direttamente un capitolo occupato da espulsione, proprietà confiscata e disciplina del conflitto. Lo stesso Allah che viene celebrato come Misericordioso è presentato come autore dell’espulsione e del terrore dei nemici.
Conclusione
La Sura 59 mostra quanto sia artificiale separare religione e potere nell’Islam delle fonti. La rivelazione interpreta un’espulsione politica come azione di Allah, autorizza il taglio delle palme, disciplina la proprietà confiscata e ordina l’obbedienza al Messaggero.
La tradizione identifica il gruppo espulso con i Banū Naḍīr; questa identificazione va attribuita alle fonti islamiche e non retroproiettata come nome scritto nel versetto. Ma il nucleo coranico resta netto: Gente del Libro espulsa, beni trasferiti e autorità del Messaggero sulla distribuzione.
Al-Ḥashr trasforma guerra, proprietà e lealtà comunitaria in materia teologica. Il conflitto non è un episodio esterno alla religione: viene raccontato, giudicato e normato dalla rivelazione stessa.





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