Commento al Corano: Sura 113 al-Falaq, “L’alba”
La Sura 113 al-Falaq è una formula di protezione: chiede rifugio ad Allah contro il male del creato, dell’oscurità, di chi “soffia sui nodi” e dell’invidioso.
Una preghiera apotropaica
«Di’: “Mi rifugio nel Signore dell’alba, contro il male di ciò che ha creato, contro il male dell’oscurità quando si addensa, contro il male di quelle che soffiano sui nodi e contro il male dell’invidioso quando invidia.”» (Corano 113:1-5).
Il versetto 4 usa l’immagine delle “soffianti sui nodi”, tradizionalmente collegata a pratiche magiche. Ibn Kathīr a 113:4 interpreta esplicitamente il passo in questo senso.
La tradizione dell’incantesimo contro Maometto
Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 5765 racconta che Maometto sarebbe stato colpito da magia operata da Labīd ibn al-Aʿṣam. Il hadith descrive pettine, capelli e materiale nascosto in un involucro di palma.
È importante distinguere i livelli: la Sura 113 non nomina Labīd né racconta questo episodio. Il collegamento fra la sura e quell’incantesimo appartiene alla tradizione esegetica e hadithica.
Conclusione
Al-Falaq mostra senza ambiguità che il mondo coranico include categorie di male legate all’oscurità, all’invidia e a pratiche magiche. La sura chiede protezione divina contro di esse e viene tradizionalmente affiancata alla Sura 114 an-Nās come una delle due formule finali di rifugio.
Il testo è breve; la tradizione costruisce attorno ad esso una storia molto più dettagliata. Criticarlo seriamente significa non confondere la formula coranica con il racconto successivo dell’incantesimo.





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