Commento al Corano: Sura 79 an-Nāziʿāt, “Gli strappanti”
La Sura 79 an-Nāziʿāt alterna immagini del giudizio, il racconto di Mosè e Faraone e la creazione del cielo e della terra. Anche qui la resurrezione viene presentata come certezza e il rifiuto come ribellione.
Chi sono “gli strappanti”? – Corano 79:1-5
«Per quelli che strappano con forza, per quelli che liberano dolcemente, per quelli che nuotano rapidamente, per quelli che precedono con slancio e per quelli che regolano gli affari.» (Corano 79:1-5).
Il testo non nomina direttamente i soggetti. Ibn Kathīr a 79:1-5 riporta la lettura di Ibn Masʿūd, Ibn ʿAbbās, Mujāhid e altri secondo cui si tratta di angeli che prendono le anime e svolgono incarichi divini. È un’interpretazione classica forte, ma va distinta dalle parole nude del versetto.
Un solo grido e i morti saranno di nuovo sulla superficie – Corano 79:6-14
Gli avversari chiedono se davvero torneranno alla vita dopo essere diventati ossa consumate. La risposta è che basterà un solo grido e saranno nuovamente presenti.
Il testo non argomenta biologicamente la resurrezione: la proclama come effetto immediato del comando divino.
Mosè, Faraone e il castigo – Corano 79:15-26
Faraone rifiuta il messaggio di Mosè, raduna il popolo e proclama: «Io sono il vostro signore supremo.» (Corano 79:24). Allah lo colpisce con il castigo “nell’altra vita e in questa”.
Il racconto funziona come precedente esemplare: chi respinge il messaggero viene collocato nella stessa struttura morale del tiranno sconfitto.
“E dopo ciò distese la terra” – Corano 79:27-33
«Siete voi più difficili da creare o il cielo che Egli ha costruito? … E la terra, dopo ciò, la distese.» (Corano 79:27-30).
Il verbo daḥāhā viene talvolta trasformato in una presunta anticipazione della forma “a uovo” della Terra. Ma il Quranic Arabic Corpus lo analizza semplicemente come “la distese / la sparse”. L’idea dell’uovo non è ciò che il verbo dice nel versetto.
Il passo descrive invece la terra resa abitabile mediante acqua, pascoli e montagne. Anche qui il tema è teologico, non una lezione di geodesia. La lettura “a uovo” appartiene allo stesso filone dei presunti miracoli scientifici del Corano.
Inferno per chi preferisce questa vita – Corano 79:34-41
Quando arriverà la “grande catastrofe”, il testo divide nuovamente l’umanità: chi avrà trasgredito e preferito la vita terrena avrà l’Inferno; chi avrà temuto di comparire davanti al Signore e frenato i propri desideri avrà il Giardino.
La morale è costruita attorno all’orientamento escatologico: privilegiare questa vita diventa segno della scelta sbagliata, mentre il controllo di sé in funzione del giudizio futuro viene premiato.
Maometto non conosce l’ora – Corano 79:42-46
«Ti interrogano sull’Ora: quando verrà? Che cosa ne sai tu per parlarne? Al tuo Signore appartiene il suo termine. Tu sei soltanto un ammonitore per chi la teme.» (Corano 79:42-45).
Il passo delimita chiaramente la conoscenza di Maometto: la data dell’Ora non gli appartiene. Il suo ruolo qui è ammonire, non fornire il calendario dell’escatologia.
Conclusione
An-Nāziʿāt lega angeli, resurrezione, Faraone, cosmologia e giudizio in una sola sequenza. Dove il testo è ambiguo, come nei primi cinque versetti, l’esegesi classica offre interpretazioni precise ma posteriori al dato letterale.
Il capitolo mostra anche perché le letture “scientifiche” retrospettive sono metodologicamente fragili: 79:30 dice che Allah “distese” la terra; trasformare quel verbo in una conoscenza anticipata della forma terrestre aggiunge al testo ciò che il testo non formula.





Commento al Corano: Sura 20 Ta Ha