Bloggando il Corano: Sura 2, “La Vacca”, Versetti 211-221

Bloggando il Corano: Sura 2, “La Vacca”, Versetti 211-221
di ROBERT SPENCER (9 Luglio 2007)

Traduzione di PAOLO MANTELLINI

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Quando è possibile infrangere le leggi della morale?

Quando la comunità Islamica è perseguitata.

Questo è l’impatto della piccola frase,frequentemente trascurata, la persecuzione è peggiore del massacro (o “la fitnah è peggio che uccidere”), che appare nel Corano in 2:217 (così come anche in 2:191).

I Versetti 189-242 della Sura 2, “La Vacca”, rispondono a numerose domande che, apparentemente, i Musulmani avevano posto a Maometto, dato che Allah inizia le Sue risposte a Maometto con “Loro ti chiedono” (vv. 189, 215, 217, 219, 220, 222). Una di queste domande era se combattere durante il mese sacro era permesso o no, domanda a cui Allah risponde in v. 217.

Il primo biografo di Maometto, un Musulmano dell’ottavo secolo di nome Ibn Ishaq, nella sua Sirah (la storia della vita del Profeta, giuntaci grazie a Ibn Hishām) ci fornisce il retroscena di questo Versetto. Dopo l’Egira, la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina, i Musulmani incominciarono a razziare le carovane dei pagani Quraysh – la tribù di origine di Maometto – che lo avevano respinto.

Lo stesso Maometto comandò molte di queste scorrerie.

Queste razzie garantirono una funzione economica fondamentale: rendere economicamente solido il movimento Musulmano. A un certo punto Maometto inviò uno dei suoi più fidati luogotenenti, Abdullah bin Jahsh, insieme ad altri otto Musulmani, con l’ordine di osservare una carovana dei Quraysh a Nakhla, un villaggio non lontano dalla Mecca, e “scoprire cosa stavano facendo”.

Abdullah e la sua banda lo interpretarono come un ordine di razziare la carovana dei Quraysh, che presto arrivarono trasportando cuoio e uva secca. Ma era l’ultimo giorno del mese sacro di Rajab, durante il quale, per una antichissima usanza Araba, era proibito combattere. Ciò fu per loro un serio dilemma: se avessero atteso la fine del mese sacro, la carovana sarebbe sfuggita, ma, se attaccavano, avrebbero commesso un peccato, uccidendo persone durante il mese sacro.

Alla fine, secondo Ibn Ishaq, decisero di ucciderne più che potevano e di prendere quello che avevano (Ishaq 423-425).

Sulla via del ritorno a Medina Abdullah mise da parte un quinto del bottino per Maometto (come prescritto in Corano 8:41). Ma quando tornarono all’accampamento Musulmano, Maometto rifiutò di partecipare alla divisione della refurtiva o di aver nulla a che fare con loro, dicendo solo: “Io non vi ho ordinato di combattere nel mese sacro”.

Ma poi Allah rivelò il Versetto 217, spiegando che l’opposizione dei Quraysh a Maometto era più offensiva ai suoi occhi della violazione del mese sacro da parte dei Musulmani; il raid era perciò giustificato: “perché la persecuzione è peggiore del massacro”.

Qualsiasi peccato avessero commesso i predatori di Nakhla violando il mese sacro, non era nulla in confronto ai peccati dei Quraysh.

Ibn Ishaq spiegò questo Versetto:

essi ti hanno tenuto lontano dalla via di Dio con la loro mancanza di fede in Lui, e dalla moschea sacra, e ti hanno allontanato da questa, quando tu eri con la sua gente. Ciò è, presso Dio, una materia molto più seria dell’uccisione di coloro che avete massacrato.

Dopo aver ricevuto questa rivelazione, Maometto prese il bottino di Abdullah e i prigionieri. Abdullah fu molto sollevato e chiese:

Possiamo sperare che sarà considerata come una scorreria per la quale ci verrà data la ricompensa dei combattenti?

Per questo, ancora una volta Allah rispose in una rivelazione, dicendo che coloro che:

combattono sulla via di Allah…hanno speranza nella misericordia di Allah (V. 218)

“Combattono” qui è jahadu (جَاهَدُو) che è una forma di jihad, e “jihad per l’amore di Allah” o “jihad nella via di Allah” (جَاهَدُواْ فِي سَبِيلِ اللّهِ) si riferisce sempre, nella teologia Islamica, alla guerra di jihad, non a interpretazioni più spiritualizzate di jihad.

Anche Ibn Kathir, seguendo Ibn Ishaq, racconta questo episodio, che fu cruciale: il bene fu identificato con qualsiasi cosa contribuisse al tornaconto dei Musulmani, e il male con qualsiasi cosa che li danneggiasse, senza alcun riferimento ad un più elevato standard morale.

Gli “assoluti” morali furono spazzati via in favore di un principio omnicomprensivo di mera convenienza.

Sayyid Qutb spiega che “l’Islam è un modo di vivere pragmatico e realistico che non è basato su di un rigido dogma idealistico”. L’Islam “mantiene saldi i suoi alti principi morali” ma solo quando “la giustizia sia realizzata e il malcostume arginato” – cioè quando le leggi Islamiche governano la società – “le azioni sante possono essere protette e perseguite”. Evidentemente, prima di questo traguardo non è necessario perseguirle e proteggerle.

I versetti 211-216 ricordano ancora agli Ebrei tutti i favori ricevuti da Allah e da loro disprezzati (v. 211) e riferisce come i non credenti deridano i Musulmani (v. 212).

Il Versetto 213 contiene “in nuce” la visione Islamica della storia della salvezza: Allah mandò profeti al mondo e “con essi mandò il Libro della verità”, e anche “la gente del Libro” – principalmente Ebrei e Cristiani – furono solo d’accordo di “porre eccezioni per ostinato egoismo”. E quindi Allah guidò i Musulmani alla verità su ciò su cui il popolo del Libro era in disaccordo.

Ibn Kathir spiega che il disaccordo verteva sul giorno della Congregazione:

gli Ebrei avevano stabilito il Sabato, mentre i Cristiani avevano scelto la Domenica. Allah guidò la Ummah [la comunità] di Maometto al Venerdì.

Erano anche in disaccordo sulla direzione verso cui pregare (qiblah), la postura durante la preghiera, il digiuno e la autentica religione di Abramo: “gli Ebrei dicevano, ‘era Ebreo’, mentre i Cristiani lo consideravano Cristiano. Allah invece lo fece un Haniyfan Musliman” – cioè un monoteista pre-Islamico.

Non ti piace l’idea di fare la guerra per Allah? Bocciato!

Il Versetto 216 esorta i credenti a combattere, anche se a loro “non piace”.

Maulana Bulandshahri spiega l’opinione tradizionale:

Mentre i Musulmani erano alla Mecca, erano pochi e deboli, senza mai avere la possibilità né il permesso divino per la jihad (guerra religiosa). Dopo la migrazione a Medina, ricevettero l’ordine di combattere i loro nemici, per difesa, come proclama un Versetto della Sura Hajj [capitolo 22 del Corano]: “E’ stato concesso il permesso (di combattere) a coloro che sono aggrediti perché loro sono oppressi” [22:39]. In seguito arrivò l’ordine di combattere gli Infedeli (kuffar) anche se non iniziavano l’aggressione.

Bulandshahri era un teologo moderno, ma questa interpretazione delle tre fasi dello sviluppo degli insegnamenti sulla guerra nel Corano si trova nel lavoro dell’ottavo secolo di Ibn Ishaq, e negli scritti dei maggiori teologi Islamici delle epoche successive, inclusi Ibn Kathir, Ibn Qayyim, Ibn Juzayy, As-Suyuti, e molti altri.

Oltre a distruggere l’idea degli assoluti morali, v. 217 è importante anche per coloro che lasciano l’Islam, o lo desidersano soltanto:

[…] E chi di voi rinnegherà la fede e morirà nella miscredenza, ecco chi avrà fallito in questa vita e nell’altra. Ecco i compagni del Fuoco: vi rimarranno in perpetuo (Corano 2:217).

Il Tafsir al-Qurtubi, un’esegesi classica e tradizionale del Corano, spiega:

Gli studiosi non sono d’accordo sul fatto che agli apostati venga chiesto o meno di pentirsi. Alcuni dicono deve essere loro chiesto di pentirsi e, se non lo fanno, debbono essere uccisi. Alcuni dicono che debbono avere un’ora e altri al mesi per avere il tempo di pentirsi. Altri dicono chedeve essere loro chiesto tre volte di pentirsi, e questa è la visione di Malik. Al-Hasan ha detto che bisogna chiedere cento volte. Si dice anche debbano essere uccisi senza che venga chiesto loro di pentirsi. [From Tafsir Al Qurtubi: Classical Commentary of the Holy Qur’an (Volume 1), translated by Aisha Bewley, p. 549, as cited by Dr. Andrew G. Bostom in his Sharia versus Freedom: The Legacy of Islamic Totalitarianism, (Amherst: Prometheus, forthcoming).]

Il Versetto 219 riguarda le bevande alcooliche e il gioco d’azzardo. Molti dei più importanti commentatori dei primi tempi – Ibn `Umar, Ash-Sha`bi, Mujahid, Qatadah, Ar-Rabi` bin Anas and `Abdur-Rahman bin Aslam – dicono che questo fu il primo di tre versetti sull’argomento. Ciò che indica che gli altri due hanno la precedenza su questo. Qui Allah sostiene che c’è un certo beneficio nell’alcohol, ma nel versetto 5:90 dice che è “un prodotto di Satana”, il che esclude che “ol’ demon rum” [il vecchio dannato rum; ritornello di una canzone vernacolare americana] possa avere il minimo effetto benefico.

Il Versetto 220 dice ai musulmani di badare agli orfani musulmani di quelli che “hanno creduto, sono emigrati e hanno combattuto sulla via di Allah” (v. 218). Si noti che è vietato adottarli.

Il Versetto 221 vieta ai Musulmani di sposare “donne non credenti”. Ibn Kathir registra un alto grado di disaccordo tra i commentatori Islamici sulla questione se questo divieto riguarda le donne Ebree e Cristiane o solo i politeisti. Tuttavia, nota che c’è Ijma` – consenso – tra i giuristi Islamici, sulla liceità di questi matrimoni, benché, ovviamente, alle donne Musulmane non è consentito da alcuna scuola di legge Islamica sposare uomini Ebrei o Cristiani. In una cultura che richiede alle donne di essere assolutamente sottomesse ai maschi, questa disuguaglianza legale garantisce che le comunità non Musulmane rimangano soggiogate, dato che non posseggono uguali diritti o uguale dignità rispetto ai Musulmani.

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