Commento al Corano: Sura 13 ar-Ra’d, “Il Tuono”
Nell’intera Sura 13 ar-Ra’d, “Il Tuono”, il Corano torna a un registro fortemente teologico: segni cosmici, rivelazione, potere di Allah sulla creazione, richiesta di miracoli, tensione tra responsabilità umana e decreto divino, giudizio finale e conferma del Libro.
Dopo la Sura 12 Yusuf, costruita come racconto quasi continuo di Giuseppe, la Sura 13 riprende una forma più discorsiva e polemica. Il testo insiste sul fatto che la verità sarebbe evidente nei segni della creazione e nella rivelazione, ma che la maggioranza degli uomini continua a non credere.
Il Libro, la verità e l’incredulità
L’apertura riassume l’intera sura: “Alif, Lam, Mim, Ra. Questi sono i versetti del Libro. Ciò che è stato fatto scendere su di te, da parte del tuo Signore, è la verità, ma la maggior parte degli uomini non crede.” (Corano 13:1). Il problema non viene presentato come insufficienza della rivelazione, ma come ostinazione degli uomini davanti a una verità già data.
Le lettere isolate iniziali, come in altre sure, vengono tradizionalmente lette dentro il mistero della rivelazione coranica. Il testo non le spiega, ma le colloca accanto alla dichiarazione sull’origine divina del Libro. La sura parte quindi da una pretesa forte: ciò che è stato rivelato a Maometto viene definito “la verità”.
Cieli, terra e segni cosmici
Il versetto 2 presenta Allah come sovrano cosmico: “Allah è Colui Che ha innalzato i cieli senza pilastri visibili e quindi Si è innalzato sul Trono. Ha sottomesso il sole e la luna, ciascuno in corsa verso il suo termine stabilito.” (Corano 13:2). La creazione non è descritta in termini neutrali: è argomento a favore dell’autorità divina.
La terra stessa diventa segno: “Egli è Colui Che ha disteso la terra, vi ha posto montagne e fiumi, e di ogni frutto ha stabilito, in essa, una coppia.” (Corano 13:3). Il discorso naturale serve a sostenere la conclusione teologica: chi vede l’ordine del mondo dovrebbe riconoscere il Creatore e il giudizio futuro.
Il Corano usa dunque la natura come prova religiosa. Cieli, luna, sole, fiumi, frutti, lampi e tuono non sono soltanto fenomeni: diventano “segni” che accusano l’incredulità di essere cieca davanti a ciò che dovrebbe condurla ad Allah.
Richiesta di segni e funzione del profeta
Gli avversari chiedono un segno straordinario: “Dicono i miscredenti: Perché non è stato fatto scendere su di lui un segno, da parte del suo Signore?” (Corano 13:7). La risposta ridimensiona il ruolo di Maometto: “In verità tu non sei che un ammonitore, e ogni popolo ha la sua guida.” (Corano 13:7).
La polemica è ricorrente nelle sure meccane: i miscredenti chiedono miracoli sensibili, mentre il Corano presenta la rivelazione stessa e i segni del creato come prova sufficiente. Il profeta non appare come padrone del miracolo, ma come ammonitore che comunica ciò che riceve.
Conoscenza divina e angeli custodi
La conoscenza di Allah è totale: “Allah conosce quello che cela ogni femmina, conosce la diminuzione degli uteri e il loro aumento. Ogni cosa ha giusta misura presso di Lui.” (Corano 13:8). Nulla, nel corpo, nella storia o nella coscienza, resta fuori dalla misura divina.
Il versetto 11 introduce gli angeli incaricati di vegliare sull’uomo: “Ci sono angeli davanti e dietro ogni uomo e vegliano su di lui, per ordine di Allah.” (Corano 13:11). La vita umana viene così collocata sotto sorveglianza e registrazione, dentro un ordine invisibile che accompagna l’agire degli uomini.
Libero arbitrio, decreto e sviamento
Nello stesso versetto compare una delle formule più citate sul cambiamento umano: “In verità, Allah non modifica la realtà di un popolo, finché esso non muta nel suo intimo.” (Corano 13:11). A prima vista, il testo sembra attribuire alla comunità una responsabilità reale nel proprio destino.
Subito dopo, però, la sovranità divina torna in forma assoluta: “Quando Allah vuole un male per un popolo, nessuno può allontanarlo; né avranno, all’infuori di Lui, alcun protettore.” (Corano 13:11). La tensione resta aperta: da una parte mutamento interiore e responsabilità, dall’altra decreto di Allah e impossibilità di sottrarsi alla Sua volontà.
La stessa tensione ritorna più avanti: “In verità Allah allontana chi vuole e guida a Lui chi si converte.” (Corano 13:27). La guida non è presentata come semplice scelta autonoma dell’uomo, ma come realtà dipendente dalla volontà di Allah.
Il tuono che glorifica Allah
Il nome della sura deriva dal versetto 13: “Il tuono Lo glorifica e Lo loda, e così gli angeli insieme, nel timore di Lui. Scaglia i fulmini e colpisce chi vuole, mentre essi discutono su Allah.” (Corano 13:13). Anche il fenomeno atmosferico viene trasformato in liturgia cosmica: il tuono non è soltanto suono, ma lode.
Questa immagine è tipica del linguaggio coranico: il creato intero è subordinato ad Allah e, in modi diversi, Lo glorifica. La natura non è autonoma, ma parte di un ordine religioso in cui persino il lampo e il tuono testimoniano potenza, timore e giudizio.
Invocazione vera e vanità degli idoli
Il versetto 14 contrappone la vera invocazione ad Allah alla vanità degli altri dèi: “A Lui spetta la vera invocazione! Quelli che invocano all’infuori di Lui, non rispondono loro in alcunché.” (Corano 13:14). La metafora è concreta: chi invoca gli idoli è come chi tende le mani verso l’acqua perché arrivi alla bocca, ma l’acqua non arriva.
Il versetto 16 riprende la polemica contro l’associazione: “Hanno forse associato ad Allah esseri che creano come Allah ha creato, così che la loro creazione possa essere assimilata a quella di Allah?” (Corano 13:16). Il testo non discute l’idolatria come opinione tra altre, ma la riduce a incoerenza davanti all’unico Creatore.
Vero e falso: l’acqua e la schiuma
Il versetto 17 propone una metafora della rivelazione e della verità: “Fa scendere l’acqua dal cielo, e le valli si inondano secondo la loro capienza, e la corrente trasporta schiuma gorgogliante.” (Corano 13:17). La schiuma passa, ciò che è utile rimane.
La metafora costruisce una divisione netta. Il falso può apparire vistoso, come schiuma sulla corrente, ma è destinato a sparire; la verità, invece, resta e produce utilità. La sura legge così la storia religiosa come separazione tra ciò che Allah conferma e ciò che viene spazzato via.
Il cieco e chi riconosce la verità
Il versetto 19 formula il contrasto in modo diretto: “Colui che sa che ciò che ti è stato rivelato da parte del tuo Signore è la verità, è forse come colui che è cieco?” (Corano 13:19). L’incredulità viene associata alla cecità spirituale, non a un semplice dissenso razionale.
Subito dopo la sura descrive i credenti come coloro che rispettano il patto, perseverano, pregano, danno dei propri beni e respingono il male con il bene (Corano 13:20-22). Anche qui, però, il discorso resta più morale e teologico che giuridico: non siamo davanti a un blocco normativo sistematico.
Patto, maledizione e paradiso
A chi infrange il patto viene contrapposta una punizione netta: “Coloro che infrangono il patto di Allah dopo averlo accettato, spezzano ciò che Allah ha ordinato di unire e spargono la corruzione sulla terra: quelli saranno maledetti.” (Corano 13:25). La categoria della “corruzione sulla terra” non è neutra: è una formula pesante nel vocabolario coranico.
Ai timorati, invece, viene promesso il Giardino: “È questo il Giardino che è stato promesso ai pii: vi scorrono ruscelli, perennemente vi sono frutti e ombra.” (Corano 13:35). Il contrasto resta binario: maledizione e dimora peggiore da una parte, Giardino e pace dall’altra.
Il miracolo richiesto e la guida mancata
Uno dei versetti più forti della sura è il 31: “Se ci fosse una recitazione che smuovesse le montagne, fendesse la terra e facesse parlare i morti… Invero l’ordine di tutte le cose appartiene ad Allah!” (Corano 13:31). Il versetto risponde alla richiesta di un miracolo spettacolare.
La tradizione esegetica collega questo passaggio alla richiesta degli avversari meccani di prove fisiche: montagne spostate, terra aperta, morti fatti parlare. Il testo sposta però la questione: anche davanti al prodigio, la guida resterebbe nelle mani di Allah. Infatti lo stesso versetto continua: “Non vedono i credenti che Allah, se volesse, potrebbe guidare tutti gli uomini sulla retta via?” (Corano 13:31).
Chi Allah svia non avrà guida
Il versetto 33 torna sul tema dello sviamento: “La perfidia dei miscredenti è stata resa bella agli occhi loro ed essi sono stati allontanati dalla retta via. Chi è sviato da Allah, non avrà guida alcuna.” (Corano 13:33). La responsabilità degli increduli è affermata, ma dentro una cornice in cui Allah resta il sovrano della guida e dello sviamento.
Questo rende la Sura 13 importante per comprendere una tensione profonda del Corano: l’uomo viene ammonito, chiamato, minacciato e responsabilizzato; nello stesso tempo, il testo ribadisce che la guida ultima dipende da Allah e che chi viene sviato da Lui non trova guida.
Scrittura, Corano arabo e Madre del Libro
Il versetto 36 parla di coloro che hanno ricevuto la Scrittura: “Coloro ai quali abbiamo dato la Scrittura, si rallegrano di ciò che abbiamo fatto scendere su di te, mentre fra le fazioni, vi è chi ne rinnega una parte.” (Corano 13:36). Il Corano riconosce un rapporto con le Scritture precedenti, ma lo rilegge dentro la propria autorità.
Subito dopo compare la formula della rivelazione araba: “E così abbiamo fatto scendere una norma in arabo.” (Corano 13:37). L’arabicità del Corano non è un semplice dato linguistico: diventa parte della pretesa rivelata e del suo ordine.
Il versetto 39 introduce la “Madre del Libro”: “Allah cancella quello che vuole e conferma quello che vuole. È presso di Lui la Madre del Libro.” (Corano 13:39). La formula è teologicamente importante perché collega mutamento, conferma e origine celeste del Libro. La tradizione islamica la leggerà dentro la dottrina di una fonte archetipica e custodita presso Allah.
Confini, giudizio e testimonianza finale
Il versetto 41 afferma il potere di Allah sulla storia: “Non vedono forse che restringiamo i loro confini esterni? Allah giudica, e nessuno può opporsi al Suo giudizio, ed Egli è rapido al conto.” (Corano 13:41). Alcune letture tradizionali hanno visto qui un’allusione alla futura erosione del potere degli avversari e all’espansione dei credenti, ma il nucleo del versetto è più generale: Allah giudica e nessuno può opporsi.
La chiusura torna all’accusa rivolta a Maometto: “Dicono i miscredenti: Tu non sei un inviato. Rispondi: Mi basta Allah, testimone tra me e voi, Colui Che possiede la Scienza del Libro.” (Corano 13:43). La legittimazione finale non viene cercata nel consenso degli avversari, ma nella testimonianza di Allah.
Conclusione
La Sura 13 ar-Ra’d è una sura dei segni e del decreto. Il tuono, il lampo, il cielo, la terra, l’acqua, le valli e la schiuma diventano strumenti polemici: tutto dovrebbe condurre alla verità della rivelazione, ma la maggioranza continua a non credere.
Il testo è particolarmente importante per la tensione tra responsabilità umana e volontà divina. Da una parte, Allah non cambia la condizione di un popolo finché esso non cambia se stesso; dall’altra, Allah guida chi vuole, svia chi vuole e, se volesse, guiderebbe tutti gli uomini. La sura non scioglie questa tensione, ma la mette al centro della propria teologia.
Nel capitolo successivo, la Sura 14 Ibrahim, “Abramo”, il Corano tornerà sui temi della rivelazione, dell’ingratitudine, della punizione dei miscredenti e della missione dei profeti.





allah non ha nulla a che vedere con YHWH i misulmani vanno a braccetto con i satanisti.
Nel PURO SATANISMO si nega da sempre che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
Nella STREGONERIA si nega da sempre che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
Nell’ESOTERISMO e nello SPIRITISMO si nega da sempre che Gesù è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
Nel TALMUD si nega che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
Nella KABBALAH BABILONESE si nega che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
La MASSONERIA nega da sempre che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
I TESTIMONI DI GEOVA, figli della MASSONERIA, negano che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
Nel CORANO si nega che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
La NEW AGE, figlia della MASSONERIA, nega che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne.
Nelle RELIGIONE MISTERICHE TRINITARIE si nega che Gesù Cristo è l’unico Vero Dio manifestato nella carne,
facendo di Gesù Cristo una “Seconda Persona”.
Tutti i moderni Guru, i cosiddetti Contattisti e gli Gnostici negano che Yeshua il Messia è Vero Dio, venuto nella carne.
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