Bloggando il Corano: Sura 90 al-Balad, “La città”

Commento al Corano: Sura 90 al-Balad, “La città”

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La Sura 90 al-Balad descrive l’esistenza umana come fatica e propone una “via ripida” fatta di liberazione dalla schiavitù, nutrimento dei bisognosi, fede, perseveranza e misericordia.

La città e l’uomo creato nella fatica – Corano 90:1-10

«Giuro per questa città — e tu sei residente in questa città — e per chi genera e ciò che è generato: abbiamo certamente creato l’uomo nella fatica.» (Corano 90:1-4).

La “città” è tradizionalmente identificata con Mecca. Il termine kabad del versetto 4 comunica fatica, difficoltà e sforzo: non c’è motivo di trasformarlo specificamente in “combattimento”.

L’uomo che si vanta di avere dissipato grandi ricchezze viene ricordato che Allah lo vede e gli ha fornito occhi, lingua, labbra e la capacità di distinguere due vie.

La “via ripida”: liberare uno schiavo – Corano 90:11-16

«E che cosa ti farà sapere cos’è la via ripida? Liberare un collo, oppure nutrire, in un giorno di fame, un orfano parente o un povero nella miseria.» (Corano 90:11-16).

L’espressione fakku raqabah indica la liberazione di una persona dalla schiavitù. Ibn Kathīr a 90:13 la interpreta esplicitamente come emancipare uno schiavo e richiama tradizioni sul merito religioso della manomissione.

Il passo è moralmente chiaro: emancipare, nutrire l’orfano e soccorrere il povero vengono presentati come azioni elevate. Allo stesso tempo, il versetto presuppone l’esistenza dell’istituto servile invece di formularne un divieto generale; il tema è approfondito nell’articolo su Islam e schiavitù.

Fede, perseveranza e misericordia – Corano 90:17-20

Alla solidarietà materiale la sura aggiunge l’appartenenza religiosa: essere fra coloro che credono e si esortano reciprocamente alla perseveranza e alla misericordia.

I destinatari vengono infine divisi nella “gente della destra” e nella “gente della sinistra”; per chi rifiuta i segni di Allah viene annunciato un Fuoco chiuso su di loro.

Conclusione

Al-Balad contiene uno dei programmi sociali più concreti delle brevi sure meccane: liberare dalla schiavitù, nutrire chi ha fame, proteggere l’orfano e il povero.

Il testo merita di essere criticato per ciò che realmente dice, non per ciò che non dice: valorizza esplicitamente l’emancipazione dello schiavo, ma non abolisce l’istituto. La “via ripida” è insieme solidarietà concreta e appartenenza alla comunità dei credenti.

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