Commento al Corano: Sura 71 Nūḥ, “Noè”
La Sura 71 Nūḥ concentra quasi interamente la predicazione di Noè: ammonimento, rifiuto, promesse di benessere, argomenti cosmologici e infine una preghiera per la distruzione dei miscredenti.
Noè predica “notte e giorno” – Corano 71:1-9
Noè viene inviato ad ammonire il proprio popolo prima di un castigo doloroso. Racconta di aver predicato pubblicamente e privatamente, di notte e di giorno, ma che gli interlocutori avrebbero messo le dita nelle orecchie e coperto i propri abiti.
La versione degli oppositori non viene conservata: il Corano racconta il rifiuto esclusivamente attraverso la voce del profeta e lo interpreta come arroganza.
Perdono in cambio di pioggia, ricchezza e figli – Corano 71:10-12
«Chiedete perdono al vostro Signore… Egli invierà su di voi pioggia abbondante, vi accrescerà con beni e figli e vi darà giardini e fiumi.» (Corano 71:10-12).
La conversione viene collegata non soltanto alla salvezza futura, ma anche alla prosperità materiale. Pioggia, ricchezza e discendenza diventano ricompense della corretta relazione religiosa.
Sette cieli, luna come luce e sole come lampada – Corano 71:13-16
«Non vedete come Allah ha creato sette cieli sovrapposti e vi ha posto la luna come luce e il sole come lampada?» (Corano 71:15-16).
Il passo utilizza la cosmologia dei sette cieli e descrive luna e sole con immagini fenomenologiche. Non anticipa astronomia moderna; interpreta gli astri dentro un ordine religioso già presupposto.
L’uomo “cresciuto dalla terra” – Corano 71:17-18
Allah avrebbe fatto “crescere” gli uomini dalla terra come piante e poi li vi ricondurrà per farli uscire nuovamente. La metafora collega origine, morte e resurrezione.
La terra distesa come tappeto – Corano 71:19-20
La terra viene descritta come distesa affinché gli uomini percorrano ampie vie. Il linguaggio è quello dell’esperienza umana del suolo abitabile, non una trattazione della forma geometrica del pianeta.
Le divinità del popolo di Noè – Corano 71:21-24
Il testo nomina Wadd, Suwāʿ, Yaghūth, Yaʿūq e Nasr come divinità che i capi avrebbero invitato a non abbandonare. Questi nomi appartengono anche alla religiosità araba e la tradizione islamica li collega a culti idolatrici preislamici.
Il racconto di Noè viene quindi narrato attraverso un lessico religioso familiare all’Arabia di Maometto.
Affogati e poi introdotti nel Fuoco – Corano 71:25
Il Corano afferma che, a causa dei peccati, furono annegati e quindi introdotti nel Fuoco. Castigo terreno ed escatologico vengono saldati.
“Non lasciare sulla terra nessun miscredente” – Corano 71:26-28
«Signore mio, non lasciare sulla terra nessuno dei miscredenti. Se li lasci, svieranno i Tuoi servi e non genereranno se non peccatori e miscredenti.» (Corano 71:26-27).
La preghiera finale è radicale: Noè chiede l’eliminazione totale dei miscredenti, motivandola con il pericolo che continuino a sviare e generare incredulità.
Non è una prescrizione rivolta direttamente ai musulmani perché sterminino i non credenti; è una supplica attribuita a Noè. Ma il testo la presenta senza condanna e dentro la narrazione di un castigo divino che la realizza.
Ibn Kathīr nel tafsir di Corano 71:25-28 legge la distruzione come risposta divina e interpreta la supplica di Noè nel senso di non lasciare sulla terra alcun miscredente. È dunque l’esegesi classica stessa a mantenere la radicalità della preghiera, pur trattandola come episodio della storia di Noè e non come comando generale ai musulmani.
Conclusione
La Sura 71 costruisce Noè come modello del predicatore ostinatamente respinto. Prosperità e salvezza vengono offerte alla conversione; il rifiuto termina nell’annegamento e nel Fuoco.
La conclusione è particolarmente dura: Noè non chiede soltanto giustizia contro aggressori specifici, ma che nessun miscredente resti sulla terra. La sura trasforma così il diluvio in vittoria totale della comunità credente sul rifiuto religioso.





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