Commento al Corano: Sura 86 aṭ-Ṭāriq, “L’astro notturno”
La Sura 86 aṭ-Ṭāriq usa la stella notturna, la creazione sessuale dell’uomo e il ciclo della pioggia come argomenti della resurrezione. Contiene inoltre uno dei versetti più discussi nelle polemiche sui presunti miracoli scientifici: il “liquido che esce fra i lombi e le costole”.
L’astro notturno e il custode di ogni anima – Corano 86:1-4
«Per il cielo e per l’astro notturno! E che cosa ti farà sapere che cos’è l’astro notturno? È la stella penetrante. Non vi è anima che non abbia su di sé un custode.» (Corano 86:1-4).
Il capitolo apre con un giuramento cosmico e passa immediatamente alla sorveglianza dell’uomo. La funzione è religiosa: cielo e individuo sono entrambi inseriti sotto il controllo divino.
“Da un liquido che sgorga” – Corano 86:5-7
«Consideri dunque l’uomo da che cosa fu creato: fu creato da un liquido che sgorga, che esce fra i lombi e le costole.» (Corano 86:5-7).
L’arabo usa al-ṣulb e al-tarāʾib. Le traduzioni che cercano di rendere il passo genericamente come “dalla regione del corpo” cancellano proprio il dato anatomico che rende il versetto discusso.
Ibn Kathīr a 86:7 interpreta il passo come riferimento ai lombi o alla spina dorsale dell’uomo e alle costole o al petto della donna. Anche al-Qurṭubī a 86:7 riporta la lettura del ṣulb maschile e delle tarāʾib femminili.
Questa è la lettura esegetica classica da documentare; non va sostituita retroattivamente con spiegazioni embriologiche moderne estranee ai commentatori antichi.
Il confronto con l’anatomia moderna
La fisiologia riproduttiva moderna colloca la produzione degli spermatozoi nei testicoli e la formazione del liquido seminale soprattutto nelle vescicole seminali, nella prostata e nelle ghiandole bulbouretrali. Il quadro anatomico è descritto, per esempio, dalla NCBI Bookshelf.
Perciò 86:6-7 non può essere presentato seriamente come una descrizione tecnica anticipata dell’apparato riproduttivo moderno. Si può discutere la semantica antica del versetto e la fisiologia presupposta dai commentatori; non trasformare il testo in ciò che non dice. È uno dei casi trattati nel nostro approfondimento sui presunti miracoli scientifici del Corano.
Dalla prima creazione alla resurrezione – Corano 86:8-10
Il richiamo al liquido sessuale serve soprattutto all’argomento escatologico: chi sarebbe capace di creare l’uomo la prima volta sarebbe anche capace di riportarlo in vita.
Il ragionamento dipende quindi dall’accettazione della prima premessa teologica, non da una scoperta anatomica.
Il cielo “che ritorna” e la terra che si fende – Corano 86:11-14
La pioggia che ritorna e la terra che si apre vengono invocate come ulteriori immagini del potere divino. Il Corano viene quindi definito “parola decisiva” e “non uno scherzo”.
“Essi tramano e Io tramo” – Corano 86:15-17
«Essi tramano un piano e Io tramo un piano. Concedi dunque una dilazione ai miscredenti; concedi loro ancora un poco.» (Corano 86:15-17).
Come in 3:54 e 8:30, il testo usa la stessa radice m-k-r per gli avversari e per Allah. Non c’è motivo lessicale per rendere il primo verbo “tramare” e trasformare il secondo in un innocuo “pianificare”: la simmetria appartiene al testo.
Conclusione
Aṭ-Ṭāriq collega cosmologia, riproduzione, resurrezione e polemica contro i negatori. Il passaggio fra lombi e costole va letto per ciò che dice e per come lo intesero i commentatori classici, non ricostruito a posteriori come miracolo medico.
Il metodo resta lo stesso: arabo, tafsir e conoscenze moderne devono rimanere distinti. Proprio questa distinzione rende più evidente quando una lettura apologetica tenta di attribuire al Corano nozioni anatomiche che il testo e l’esegesi classica non formulano.





Bloggando il Corano: Sura 2 al-Baqara, “La Vacca”, versetti 75-140