Commento al Corano: Sura 60 al-Mumtaḥanah, “L’esaminata”
La Sura 60 al-Mumtaḥanah disciplina il rapporto con non musulmani in un contesto di conflitto e migrazione. Contiene sia formule di netta separazione religiosa sia uno dei versetti più citati per sostenere che il Corano consenta bontà e giustizia verso chi non combatte i musulmani. Proprio per questo va letta senza isolare né i passi più duri né quelli più concilianti.
Non prendete i Miei nemici e vostri nemici come alleati – Corano 60:1
«O voi che credete, non prendete il Mio nemico e il vostro nemico come alleati, offrendo loro affetto, mentre hanno rifiutato la verità che vi è giunta.» (Corano 60:1).
Il testo lega la fedeltà politica alla classificazione religiosa: gli avversari vengono definiti insieme nemici di Allah e dei credenti. Il motivo non è soltanto militare; il versetto ricorda anche che essi avrebbero rifiutato la verità e cacciato il Messaggero e i credenti.
La sura nasce quindi dentro una situazione concreta di ostilità, ma usa categorie religiose per interpretarla.
La tradizione hadithica collega 60:1 al caso di Ḥāṭib ibn Abī Baltaʿah. In Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4890 ʿAlī racconta il recupero di una lettera inviata da Ḥāṭib ai politeisti della Mecca con informazioni sui musulmani; Ibn Kathīr a 60:1 usa lo stesso episodio come contesto della rivelazione. È un contesto tradizionale, non un dettaglio espresso dal versetto.
Legami familiari inutili nel Giorno del Giudizio – Corano 60:2-3
Se gli avversari avessero il sopravvento, dice il testo, si comporterebbero da nemici e vorrebbero che i musulmani rinnegassero la fede. Nel Giorno del Giudizio parentela e figli non saranno utili.
La lealtà religiosa viene così posta al di sopra dei legami familiari, tema che ricorre anche in Corano 58:22.
Abramo come modello di “inimicizia e odio” fino alla fede – Corano 60:4-6
«Avete avuto un bell’esempio in Abramo e in coloro che erano con lui, quando dissero al loro popolo: “Noi ci dissociamo da voi e da ciò che adorate all’infuori di Allah. Vi rinneghiamo, e tra noi e voi sono apparse inimicizia e odio per sempre, finché non crediate in Allah soltanto”.» (Corano 60:4).
Il linguaggio non è ambiguo: ʿadāwa e baghḍāʾ indicano inimicizia e odio. Il termine temporale è altrettanto importante: la separazione dura “finché” il gruppo non crede in Allah soltanto.
Il Corano presenta quindi Abramo come modello di dissociazione religiosa radicale. Non basta ridurre il versetto a una semplice richiesta di libertà di culto reciproca: il testo descrive un conflitto teologico esplicito.
Ma Allah può trasformare l’inimicizia in affetto – Corano 60:7
Subito dopo compare una possibile inversione:
«Può darsi che Allah ponga affetto tra voi e coloro di loro con i quali siete in inimicizia.» (Corano 60:7).
La sura non costruisce quindi un odio personale immutabile verso ogni non musulmano. Il rapporto può cambiare. Storicamente la tradizione collega spesso questa trasformazione alla conversione o alla cessazione dell’ostilità.
Bontà e giustizia verso chi non vi combatte – Corano 60:8
«Allah non vi proibisce, riguardo a coloro che non vi combattono a causa della religione e non vi cacciano dalle vostre case, di trattarli con bontà e di essere giusti verso di loro. Allah ama i giusti.» (Corano 60:8).
Il versetto è realmente conciliatorio e non va neutralizzato. Stabilisce che bontà e giustizia sono ammesse verso non musulmani non ostili. Ma va letto insieme al versetto successivo, che delimita l’eccezione.
Divieto di alleanza con chi combatte ed espelle – Corano 60:9
«Allah vi proibisce soltanto di prendere come alleati coloro che vi combattono a causa della religione, vi cacciano dalle vostre case o aiutano a cacciarvi.» (Corano 60:9).
Il contrasto 60:8-9 è chiaro: bontà e giustizia verso i non combattenti; divieto di alleanza verso gli ostili. Questo è più preciso sia dell’affermazione “il Corano impone odio verso tutti i non musulmani” sia della tesi opposta secondo cui la sura sarebbe una dichiarazione moderna di pluralismo religioso.
Le donne credenti che emigrano non devono essere restituite – Corano 60:10
Il capitolo ordina di esaminare le donne credenti che emigrano. Se riconosciute come credenti, non devono essere restituite ai miscredenti:
«Esse non sono lecite per loro, né essi sono leciti per esse.» (Corano 60:10).
La conversione religiosa produce quindi conseguenze matrimoniali e giuridiche concrete. I mariti non musulmani devono ricevere quanto avevano speso come dote; i musulmani possono poi sposare le emigranti pagando loro la dote.
“Non trattenete i legami con le donne miscredenti” – Corano 60:10-11
Lo stesso versetto ordina ai credenti di non mantenere i vincoli matrimoniali con donne non credenti. La fede diventa criterio capace di sciogliere un matrimonio precedente.
La sura mostra così ancora una volta che la religione coranica non resta confinata al credo: ridefinisce famiglia, matrimonio, cittadinanza comunitaria e movimenti fra gruppi contrapposti.
Il giuramento delle donne a Maometto – Corano 60:12
Le donne che giurano fedeltà devono promettere di non associare nulla ad Allah, non rubare, non commettere rapporti sessuali illeciti, non uccidere i propri figli e non disobbedire a Maometto in ciò che è riconosciuto come bene.
Il patto religioso comprende quindi condotta personale e obbedienza al Messaggero. La comunità viene strutturata attraverso una fedeltà formalizzata.
Conclusione
La Sura 60 non può essere ridotta né a un manifesto di ostilità universale né a una carta moderna della tolleranza. Il testo distingue fra non musulmani ostili e non ostili e autorizza esplicitamente bontà e giustizia verso questi ultimi.
Ma conserva una separazione religiosa netta: Abramo è modello di dissociazione, inimicizia e odio finché il suo popolo non crede in Allah soltanto; la conversione scioglie matrimoni; la fedeltà politica e familiare viene subordinata all’appartenenza religiosa.
La distinzione corretta non è “odio contro tutti” contro “amicizia con tutti”. Al-Mumtaḥanah costruisce una politica religiosa della lealtà: giustizia verso chi non combatte, rottura dell’alleanza con chi combatte e superiorità dell’appartenenza islamica sui legami matrimoniali e familiari quando le due cose entrano in conflitto.





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