Commento al Corano: Sura 76 al-Insān, “L’uomo”
La Sura 76 al-Insān contrappone ingrati e giusti attraverso origine dell’uomo, libertà religiosa intesa come prova, castigo e ricompense paradisiache. È anche una sura che unisce forti immagini materiali a un’etica concreta della carità.
Da una goccia mescolata per essere messi alla prova – Corano 76:1-3
«Abbiamo creato l’uomo da una goccia mescolata per metterlo alla prova; lo abbiamo reso udente e vedente. Gli abbiamo mostrato la via: sia riconoscente oppure ingrato.» (Corano 76:2-3).
Il testo presenta la vita come prova e la risposta religiosa come scelta fra gratitudine e ingratitudine. La responsabilità umana viene affermata dentro un sistema interamente creato da Allah.
Catene e Fuoco per gli ingrati – Corano 76:4
Per i miscredenti il Corano dice di avere preparato catene, collari e una fiamma ardente. La libertà di scelta del versetto precedente è quindi inserita in una struttura di conseguenze eterne.
I giusti bevono da una coppa profumata – Corano 76:5-6
I pii bevono da una coppa mescolata con canfora e da una sorgente che fanno sgorgare a piacere. Il Paradiso viene descritto materialmente fin dall’inizio.
Nutrono povero, orfano e prigioniero – Corano 76:7-10
«Danno cibo, per amore di Lui, al povero, all’orfano e al prigioniero: “Vi nutriamo soltanto per il volto di Allah; non vogliamo da voi ricompensa né ringraziamento”.» (Corano 76:8-9).
È uno dei passaggi eticamente più forti della sura: il prigioniero viene incluso fra coloro che devono essere nutriti e l’azione buona viene separata dal desiderio di riconoscimento umano.
Ibn Kathīr a Corano 76:8 mantiene il senso concreto della triade “povero, orfano e prigioniero” e presenta l’atto di nutrirli come opera compiuta per Allah. Il prigioniero non è quindi un’aggiunta interpretativa moderna alla citazione.
Paradiso: seta, ombra, argento e giovani eterni – Corano 76:11-22
La ricompensa comprende giardini, seta, divani, ombra, frutti, recipienti d’argento, coppe di cristallo e una bevanda con zenzero.
«Circoleranno tra loro giovani eterni; vedendoli, li crederesti perle sparse.» (Corano 76:19).
La descrizione paradisiaca resta quindi fortemente sensoriale e gerarchica, con servitori eternamente giovani e abiti preziosi.
Ibn Kathīr a Corano 76:19 interpreta i “giovani eterni” come servitori del Paradiso e sviluppa la similitudine delle perle sparse. Anche qui la lettura classica conserva la concretezza sensoriale e gerarchica della ricompensa.
“È un ammonimento: chi vuole prenda una via” – Corano 76:29
La sura sembra riaffermare la scelta individuale:
«Questo è un ammonimento: chi vuole prenda una via verso il suo Signore.» (Corano 76:29).
Ma non volete se Allah non vuole – Corano 76:30-31
Il versetto immediatamente successivo aggiunge:
«Ma voi non vorrete se Allah non vuole.» (Corano 76:30).
La tensione è evidente: il destinatario viene invitato a volere la via di Allah, ma la sua stessa volontà viene subordinata alla volontà divina.
Il capitolo chiude affermando che Allah introduce nella misericordia chi vuole e ha preparato per gli ingiusti un castigo doloroso.
Conclusione
La Sura 76 combina un’etica reale della carità con una teologia severa del giudizio. Nutrire poveri, orfani e prigionieri viene lodato senza ambiguità; il Paradiso resta descritto in termini concretamente materiali.
Il finale concentra ancora la tensione fra scelta e decreto: “chi vuole” può prendere la via, ma “non vorrete se Allah non vuole”. Il problema non è importato dall’esterno; nasce dalla sequenza stessa dei versetti.





Bloggando il Corano: Sura 63 al-Munafiqun, “Gli ipocriti”