Corano ed embriologia: il falso miracolo scientifico

Tra i cavalli di battaglia più consumati della propaganda islamica c’è l’embriologia coranica: la favola secondo cui alcuni versetti del Corano avrebbero anticipato la biologia moderna dello sviluppo umano. È uno di quei “miracoli scientifici” che funzionano benissimo finché nessuno apre davvero il Corano, nessuno controlla l’arabo, nessuno guarda l’embriologia reale e tutti si accontentano del solito volantino da daʿwa. Appena però si chiede precisione, metodo e coerenza, il miracolo non “si ridimensiona”: sparisce e lascia sul tavolo solo il trucco propagandistico che lo teneva in piedi.

Secondo l’apologetica islamica, il Corano descriverebbe le fasi dell’embrione umano con parole come nutfah, alaqa, mudgha, “ossa rivestite di carne” e “tre tenebre”. Da qui la solita conclusione: Maometto non poteva conoscere l’embriologia moderna, quindi il Corano sarebbe rivelazione divina. Peccato che il ragionamento sia costruito al contrario. Non è il Corano che anticipa l’embriologia moderna; è l’embriologia moderna che viene usata, molti secoli dopo, per ritradurre il Corano. Prima il microscopio, poi il versetto. Prima il laboratorio, poi la daʿwa. Prima gli altri scoprono, poi gli apologeti rivendicano.

Immagini di embrioni usate nella propaganda islamica sul falso miracolo dell’embriologia coranica

Le immagini dell’embrione vengono spesso usate dalla propaganda islamica per vendere come “miracolo scientifico” ciò che nel Corano resta vago, elastico e pre-scientifico: prima la biologia moderna scopre, poi la daʿwa prova a infilare il versetto dentro la provetta.

Corano ed embriologia: il miracolo scientifico concepito al contrario

Il primo problema è il più semplice e anche il più devastante: se il Corano contenesse davvero embriologia moderna, i musulmani avrebbero dovuto ricavare dal Corano scoperte vere, chiare e verificabili. Avrebbero dovuto scoprire l’ovulo, la fecondazione, i cromosomi, il DNA, la divisione cellulare, i foglietti embrionali, l’organogenesi, la placenta, il cordone ombelicale e i meccanismi dello sviluppo embrionale. Invece non è successo. Nessuna embriologia moderna nasce dal Corano. Nessun manuale scientifico nasce da una sura. Nessun laboratorio ha scoperto la fecondazione leggendo un versetto.

Il miracolo è concepito al contrario. Non abbiamo un testo che produce conoscenza, ma una propaganda che recupera conoscenze prodotte da altri e poi le incolla sul testo. È come aspettare che qualcuno inventi l’aereo, aprire un poema antico dove si parla di uccelli e gridare: “Era aeronautica!”. La scienza osserva, misura, classifica, corregge e verifica; poi arriva l’apologeta islamico, prende parole antiche e vaghe, le stiracchia con traduzioni comode e proclama: “Era già scritto nel Corano”. Ma una scoperta riconosciuta solo dopo che qualcun altro l’ha fatta non è una profezia scientifica. È retrofitting religioso. È propaganda con il camice bianco preso in prestito.

Keith L. Moore: lo scienziato usato come santino della daʿwa

Una parte enorme della propaganda sull’embriologia coranica ruota attorno a Keith L. Moore, anatomista ed embriologo, coinvolto negli anni Ottanta in pubblicazioni e conferenze islamiche sui presunti miracoli scientifici del Corano. La sceneggiatura apologetica è sempre la stessa: Moore viene trasformato nel testimonial occidentale del miracolo coranico, come se bastasse agitare uno scienziato davanti al pubblico per trasformare parole vaghe, immagini antiche e traduzioni elastiche in biologia dello sviluppo.

Ma qui il trucco è evidente. Moore viene agitato come una reliquia laica: non perché il Corano sia chiaro, ma perché il Corano da solo non basta. Se davvero quei versetti contenessero embriologia moderna, non servirebbe appendere al collo del lettore il santino dello scienziato occidentale. Basterebbe il testo. Ma il testo, appena lo si legge senza il libretto della daʿwa accanto, dice molto meno di quanto promette la propaganda.

Il nome di Moore viene usato come amuleto. Non si dimostra che il Corano contenga embriologia moderna: si agita uno scienziato davanti al pubblico, sperando che l’autorità del nome faccia dimenticare la debolezza del testo. Anche ammesso che Moore abbia espresso giudizi favorevoli su certe somiglianze, resta il punto decisivo: una somiglianza visiva non trasforma un versetto antico in embriologia moderna. La scienza non funziona per autorità personale, né per slogan, né per conferenze religiose, né per appendici islamiche aggiunte a un’opera scientifica.

Il Corano non descrive chiaramente l’ovulo

Il primo buco enorme dell’embriologia coranica è questo: il Corano non descrive chiaramente l’ovulo. Per un testo che dovrebbe contenere una rivelazione scientifica miracolosa sulla riproduzione umana, è una dimenticanza piuttosto ingombrante. La riproduzione umana non dipende soltanto dal seme maschile, ma dall’unione tra gamete maschile e gamete femminile. Eppure il linguaggio coranico resta inchiodato a immagini antiche: goccia, sperma, seme, aderenza, grumo, carne.

Uno dei versetti più citati è Corano 76:2. Qui lo riportiamo in traduzione italiana di servizio, aderente al senso letterale del testo arabo:

In verità creammo l’uomo da una goccia mescolata, per metterlo alla prova, e lo rendemmo udente e vedente.

Gli apologeti leggono questa “goccia mescolata” come se fosse una descrizione dell’unione dei gameti, magari dell’ovulo o del contributo femminile. Ma questa è una lettura retroattiva, non una descrizione esplicita. Il testo non parla chiaramente di ovulo, non parla di cellula uovo, non parla di fecondazione, non parla di patrimonio genetico materno. Per un presunto miracolo embriologico è come vantarsi di aver anticipato l’astronomia moderna e dimenticarsi di nominare i pianeti.

E qui il problema diventa imbarazzante: il Corano parla di goccia, sperma, aderenza, carne e ossa, ma non dice chiaramente la cosa decisiva, cioè che il nuovo individuo nasce dall’unione di una cellula maschile e una cellula femminile. Se questo è un miracolo embriologico, è un miracolo che dimentica l’ovulo. Un dettaglio da niente, naturalmente: giusto metà della riproduzione umana.

Alaqa: sanguisuga, grumo o gomma da masticare apologetica?

Altro pilastro della propaganda è la parola alaqa, tradotta a seconda dei casi come aderenza, cosa appesa, sanguisuga o grumo di sangue. Ed è proprio questa elasticità a smontare l’argomento. Alaqa è la parola perfetta per l’apologeta perché non inchioda mai nessuno. Se serve impressionare il pubblico, diventa sanguisuga. Se serve sembrare tecnico, diventa aderenza. Se serve restare nella tradizione, diventa grumo di sangue. È una parola usata non per spiegare, ma per scappare.

Una descrizione scientifica dovrebbe essere precisa, non adattabile a piacere. Se una parola può significare sanguisuga, grumo, cosa appesa o aderenza, allora non siamo davanti a una definizione tecnica. Siamo davanti a un’immagine antica, vaga e stirabile. L’embriologia coranica funziona come certi oroscopi: abbastanza vaga da sembrare profonda, abbastanza elastica da adattarsi a tutto, abbastanza ambigua da non assumersi mai la responsabilità di una previsione precisa.

Che un embrione, fotografato e reinterpretato con immagini moderne, possa ricordare vagamente una sanguisuga non è scienza: è pareidolia apologetica. Anche una nuvola può ricordare un cavallo, una faccia o una nave: non per questo il cielo sta facendo zoologia.

Mudgha: la “carne masticata” non è scienza

Lo stesso discorso vale per mudgha, spesso resa come “pezzo di carne masticata”. La propaganda islamica ama accostare immagini dell’embrione a materiale masticato, sostenendo che la somiglianza sia impressionante. Ma anche questo è un argomento da volantino, non da laboratorio. Somigliare vagamente a qualcosa non significa descriverla scientificamente. Una forma ripiegata, segmentata o irregolare può ricordare molte cose, se uno vuole vederle.

La vera embriologia moderna non si limita a dire “sembra una sanguisuga” o “sembra carne masticata”. Descrive fecondazione, segmentazione, blastocisti, impianto, gastrulazione, formazione dei foglietti embrionali, organogenesi, differenziazione dei tessuti e sviluppo degli apparati. Questo è il livello della scienza. Il Corano resta invece su immagini corporee intuitive e pre-scientifiche: goccia, aderenza, grumo, carne, ossa. Può bastare al volantino da moschea, non a fondare un miracolo scientifico.

La sequenza coranica: polvere, sperma, aderenza, carne, ossa

I versetti più citati sono Corano 22:5 e 23:12-14. In traduzione italiana di servizio:

O uomini, se siete nel dubbio riguardo alla resurrezione, in verità vi creammo da polvere, poi da una goccia, poi da un’aderenza, poi da un pezzo di carne, formato e non formato, affinché Noi vi rendessimo chiaro [il nostro potere]. E facciamo rimanere negli uteri ciò che vogliamo fino a un termine stabilito; poi vi facciamo uscire bambini, affinché raggiungiate poi la vostra maturità.

E in verità creammo l’uomo da un estratto di argilla. Poi lo ponemmo come goccia in un ricettacolo sicuro. Poi facemmo della goccia un’aderenza; dell’aderenza facemmo un pezzo di carne; del pezzo di carne facemmo ossa; poi rivestimmo le ossa di carne. Poi lo producemmo come un’altra creazione. Benedetto sia Allah, il migliore dei creatori.

La sequenza è chiara: polvere o argilla, goccia di sperma, aderenza, pezzo di carne, ossa, ossa rivestite di carne, nuova creazione. Ma questa non è embriologia moderna. È una descrizione religiosa e immaginifica della creazione umana, mescolata a concezioni antiche sulla materia da cui l’uomo sarebbe stato tratto. Gli apologeti trattano la polvere e l’argilla come metafore quando danno fastidio, ma pretendono che “aderenza”, “carne masticata” e “ossa rivestite di carne” siano scienza. Perché? Su quale criterio? Perché l’argilla sarebbe poetica e la carne masticata sarebbe biologia dello sviluppo?

La risposta è semplice: perché conviene. Quando il Corano parla di polvere, è metafora. Quando parla di goccia, è genetica. Quando parla di aderenza, è impianto. Quando parla di carne masticata, è morfologia embrionale. Quando parla di ossa rivestite, è organogenesi. Quando qualcosa non torna, naturalmente, torna a essere poesia. Un testo così non è scientifico: è un chewing-gum esegetico.

Ossa prima della carne: il punto che fa crollare il miracolo

Il punto più grave è Corano 23:14: prima le ossa, poi le ossa rivestite di carne. Questa immagine può sembrare intuitiva a un osservatore antico: uno scheletro ricoperto di carne. Ma proprio per questo assomiglia più a una concezione pre-scientifica che a una rivelazione embriologica. L’embrione non viene assemblato come un manichino anatomico o come un pollo disossato al contrario: prima ossa nude, poi carne sopra.

L’embriologia moderna descrive processi coordinati e sovrapposti. L’organogenesi avviene nel periodo embrionale, soprattutto dalla terza all’ottava settimana, con crescita e differenziazione dei tessuti in organi. Lo sviluppo muscolo-scheletrico coinvolge muscolo, cartilagine e osso in processi complessi di differenziazione, non in una sequenza rozza da manichino anatomico. Qui il Corano non anticipa la scienza moderna: fotografa un’intuizione antica e grossolana. Chiunque guardi un corpo umano dall’esterno può pensare a uno scheletro ricoperto di carne. Ma questa non è embriologia. È anatomia intuitiva.

Se il Corano fosse davvero un manuale divino di embriologia, avrebbe potuto descrivere almeno l’idea fondamentale dello sviluppo parallelo e differenziato dei tessuti. Invece usa un’immagine semplice: ossa e carne. Non una rivelazione scientifica, ma una rappresentazione elementare del corpo umano. Il versetto sembra più vicino all’immaginario di chi vede un corpo già formato e lo scompone mentalmente in scheletro e carne, che non alla biologia dello sviluppo.

Le “tre tenebre”: suggestione, non anatomia

Un altro argomento ricorrente riguarda Corano 39:6, dove si parla della creazione nel ventre materno “in tre tenebre”:

Egli vi crea nei ventri delle vostre madri, creazione dopo creazione, in tre tenebre.

Gli apologeti interpretano queste “tre tenebre” come parete addominale, parete uterina e membrana che circonda l’embrione. Ma anche qui il miracolo è molto meno impressionante di quanto sembri. Dire che il bambino si sviluppa nascosto nel ventre materno, in strati di oscurità, non richiede una rivelazione divina. È una descrizione intuitiva dell’invisibilità della gravidanza. Inoltre l’identificazione precisa delle “tre tenebre” cambia a seconda dell’interprete: tre strati anatomici, tre membrane, tre livelli di protezione, tre oscurità simboliche.

Se le tre tenebre fossero davvero una descrizione anatomica miracolosa, perché il Corano non nomina placenta, amnios, corion, cordone ombelicale, scambi materno-fetali, impianto, blastocisti? Perché resta sul generico “tre tenebre”? Perché non è un testo di embriologia. È un testo religioso che usa immagini religiose.

Il versetto 40:67 e gli stadi mancanti

C’è poi Corano 40:67, spesso ignorato o trattato con molta disinvoltura:

Egli è Colui che vi creò da polvere, poi da una goccia, poi da un’aderenza; poi vi fa uscire bambini, affinché raggiungiate poi la vostra maturità, e poi diventiate anziani. Alcuni di voi muoiono prima, e [tutto avviene] affinché raggiungiate un termine stabilito e affinché comprendiate.

Qui la sequenza è molto più breve: terra, goccia di sperma, aderenza, uscita come neonati. Mancano la mudgha, le ossa, la carne sulle ossa e altri passaggi citati altrove. Gli apologeti possono rispondere che il versetto non vuole elencare tutti gli stadi, ma allora il punto resta: il Corano non offre una classificazione embriologica; offre frammenti religiosi che gli apologeti cercano di trasformare in una tabella scientifica dopo il fatto. A volte elenca alcuni passaggi, a volte altri, a volte usa immagini generali, a volte formule religiose. È un testo teologico, non una tabella scientifica dello sviluppo umano.

Chi vuole trasformarlo in manuale di embriologia deve prima armonizzare versetti diversi, decidere quali parole siano tecniche e quali metaforiche, scegliere il significato più comodo per ogni termine, eliminare le ambiguità e poi sovrapporre al tutto la scienza moderna. Ma se per ottenere il miracolo bisogna fare tutto questo lavoro di cucitura, il miracolo non è “morto”: non è mai nato. È il prodotto di una cucitura apologetica fatta dopo la scienza, non prima.

Galeno, medicina antica e idee già circolanti

Un altro punto spesso rimosso è che il Corano non compare nel vuoto. Nel mondo antico circolavano già idee sulla generazione, sul seme, sul sangue, sulla formazione dell’embrione, sui fluidi maschili e femminili, sulle fasi dello sviluppo. La medicina greca, le tradizioni aristoteliche e galeniche, le teorie tardo-antiche e orientali avevano già prodotto spiegazioni sulla riproduzione umana, spesso sbagliate, ma comunque elaborate.

Non serve nemmeno sostenere una copiatura diretta. Basta osservare che il linguaggio coranico si inserisce molto meglio in un orizzonte antico di immagini corporee e biologiche intuitive e pre-scientifiche che non nell’embriologia moderna. Goccia, sangue, grumo, carne, ossa, formazione progressiva: sono categorie comprensibili per un mondo che osservava seme, sangue, aborti spontanei, animali macellati, gravidanze e nascite. Non sono il linguaggio della biologia dello sviluppo.

La prova che il miracolo non esiste

La prova che il miracolo non esiste è semplice: nessuna scoperta embriologica moderna è nata dal Corano. Nessuno ha letto quei versetti e ha scoperto l’ovulo. Nessuno ha dedotto la fecondazione cellulare. Nessuno ha individuato cromosomi, DNA, blastocisti, gastrulazione, organogenesi o placenta partendo dalla rivelazione islamica. Il Corano non ha prodotto embriologia; ha prodotto apologeti che, dopo l’embriologia, hanno cercato di sequestrarla. Questo è il punto. Non scienza rivelata, ma appropriazione religiosa di scienza altrui.

Il metodo è sempre lo stesso: non scoprono, rivendicano; non spiegano, reinterpretano; non predicono, rincorrono; non fanno scienza, fanno daʿwa con il camice. E quando qualcuno chiede conto delle vaghezze, delle omissioni o degli errori, allora il Corano smette improvvisamente di essere un testo scientifico e torna a essere un testo spirituale. Molto comodo: manuale di biologia quando serve fare propaganda, poesia religiosa quando bisogna evitare le obiezioni.

Le solite scuse apologetiche

A questo punto arrivano le scuse. Prima scusa: “Il Corano non è un manuale di scienza”. Perfetto. Allora smettetela di usarlo come prova scientifica. Se non è un manuale di scienza quando sbaglia o resta vago, non può diventarlo improvvisamente quando una parola sembra somigliare a qualcosa scoperto dalla scienza moderna.

Seconda scusa: “I versetti sono compatibili con la scienza moderna”. Anche ammesso che alcune immagini possano essere rese apparentemente compatibili solo dopo traduzioni elastiche e letture retroattive, compatibile non significa predittivo. Una frase vaga può essere resa compatibile con molte cose, soprattutto dopo che quelle cose sono già note. Il punto non è se si possa stirare il testo fino a farlo sembrare moderno. Il punto è se il testo dica davvero, chiaramente e prima, ciò che la scienza avrebbe scoperto dopo. E non lo fa.

Terza scusa: “Keith Moore lo ha confermato”. Anche qui: l’autorità personale non sostituisce il metodo. Se il testo non descrive chiaramente l’ovulo, non spiega la fecondazione, non parla di cromosomi, non descrive lo sviluppo parallelo dei tessuti e presenta la sequenza problematica ossa-carne, nessun nome autorevole può trasformare quelle immagini in embriologia moderna.

Approfondimenti su Islamicamentando

Per chi vuole approfondire il tema dei cosiddetti “miracoli scientifici” del Corano, questa vicenda dell’embriologia non è un caso isolato. È parte di un metodo apologetico ricorrente: prima la scienza moderna scopre, poi la propaganda islamica torna al testo e cerca di sequestrare la scoperta. Su Islamicamentando abbiamo affrontato lo stesso meccanismo anche in altri articoli:

La domanda che chiude la questione

La domanda decisiva è questa: se il Corano conteneva davvero embriologia moderna, perché questa embriologia non è nata dal Corano? Perché i musulmani non hanno scoperto l’ovulo leggendo il Corano? Perché non hanno scoperto i cromosomi? Perché non hanno descritto la fecondazione cellulare? Perché non hanno elaborato la teoria dello sviluppo embrionale a partire dai versetti? Perché bisogna aspettare la scienza moderna e poi tornare al testo con il pennarello in mano?

La risposta è evidente: perché il Corano non anticipa l’embriologia moderna. Viene reinterpretato dopo l’embriologia moderna. Prima il laboratorio, poi il versetto. Prima il microscopio, poi la daʿwa. Prima gli altri scoprono, poi gli apologeti rivendicano.

Conclusione: non è embriologia nel Corano, è pseudoscienza islamica

Il cosiddetto miracolo dell’embriologia coranica crolla per ragioni molto semplici. Il Corano non descrive chiaramente l’ovulo; usa parole elastiche come alaqa e mudgha; include immagini di polvere e argilla che diventano metafore appena creano imbarazzo; presenta una sequenza problematica in cui le ossa vengono create e poi rivestite di carne; parla di “tre tenebre” in modo generico; non offre una classificazione embriologica sistematica; e soprattutto non ha prodotto alcuna scoperta embriologica prima della scienza moderna.

Il miracolo non sta nel Corano. Sta nella faccia tosta di chi prende immagini antiche, vaghe e poetiche, le rilegge con categorie moderne e poi pretende di venderle come biologia dello sviluppo. Quando il Corano parla di goccia, diventa genetica. Quando parla di aderenza, diventa impianto. Quando parla di carne masticata, diventa morfologia embrionale. Quando parla di ossa e carne, diventa organogenesi. Quando parla di tenebre, diventa anatomia. E quando qualcosa non torna, diventa metafora.

Troppo comodo. Troppo elastico. Troppo postumo.

Il Corano non spiega l’embrione. Sono gli apologeti che prendono l’embrione spiegato dalla scienza moderna e lo infilano a forza nel Corano. Non è un miracolo che si indebolisce sotto esame: è un trucco che esiste solo finché non viene esaminato. Questa non è scienza rivelata. È propaganda religiosa travestita da scienza.


Fonti e riferimenti utili

Testo arabo dei versetti coranici consultato tramite QuranEnc e Quran.com; le traduzioni italiane dei versetti riportate nell’articolo sono traduzioni di servizio, aderenti al senso letterale del testo arabo e non dipendenti dall’adattamento di Hamza Roberto Piccardo.
QuranEnc, traduzione italiana Rowwad Translation Center, Corano 23:12-14 e 39:6: https://quranenc.com/en/browse/italian_rwwad.
Quran.com, testo arabo e traduzioni consultabili per Corano 22:5, 39:6, 40:67 e altri versetti: https://quran.com/it.
NCBI Bookshelf / StatPearls, Embryology, Weeks 6-8: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK563181/.
NCBI Bookshelf / StatPearls, Embryology, Gastrulation: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK554394/.
UNSW Embryology, Musculoskeletal System Development: https://embryology.med.unsw.edu.au/embryology/index.php/Musculoskeletal_System_Development.
Keith L. Moore e Abdul-Majeed A. Zindani, The Developing Human: Clinically Oriented Embryology with Islamic Additions, edizione con aggiunte islamiche: Internet Archive.

7 Risposte

  1. Maurizio Mazzucotelli ha detto:

    Io dico che invece c’è del vero.Tuttavia, così come è un falso storico che lo zero sia un’invenzione araba, bensì indiana ( gli arabi lo hanno portato in’europa,
    non lo hanno assolutamente inventato, come loro affermano erroneamente!)
    così anche la descrizione coranica dell’aderenza, così precisa, non è una primizia del corano. Anche lì l’aiuto viene dall’india, i testi ayurvedici trattano la materia nel 1500A.C.!

  2. As87 ha detto:

    C’è un altro fondamentale elemento che contrasta con la scientificità dell’ “embriologia coranica”, ovvero l’asserzione secondo cui: “dall’embrione creammo le ossa e rivestimmo le ossa di carne”. Questo presuppone che prima si sviluppi l’apparato osseo, quindi quello muscolare. Si dimostra facilmente che ciò è falso: il feto sviluppa sincronicamente entrambi gli apparati.

  3. Yunus ha detto:

    Coloro che ignorano i segni di Allah fanno pena ma coloro che perdono anche del tempo contro di essi ne fanno ancora di più.

    Morirai senza essere riuscito a rifiutare un quarto delle miracolose casualità del Corano. Perché ti auto poni in una situazione così imbarazzante e ridicola?

    Quando i musulmani dicono “Il corano lo ha predetto” non intendono dire che il Corano contiene esattamente formule scientifiche e spiega come un libro di scienza ogni cosa (se così fosse saremo già tutti musulmani, il mondo si sarebbe già convertito e si sarebbero prese per buone le parole future e la scienza avrebbe chiuso i battenti).

    Mi dirai tu:” Certo, è questo il punto, se ciò non è chiaro e palese e la scienza non ha chiuso battenti allora è perché non c’è evidenza come dite”

    Ma lo sbaglio sta nel ragionamento iniziale. Parti dall’inizio e pondera su ciò che Dio vuole nel caso esista. Prima di analizzare il Corano pensa a quello che rappresenta Dio nel Corano e cosa vuole, il progetto e via dicendo. Capirai che l’ambiguità è da una parte voluta e dall’altra dipendente dal linguaggio di quel tempo(non poteva Maometto parlare con termini del 2020 e nemmeno li conosceva lui stesso, e tutto voluto per permettere solo ai veri meritevoli e che riflettono e si convertono così da distinguerli dagli arroganti).

    I soliti cristiani…che pensano Dio debba dimostrare palesemente a tutti di esistere cosi che tutti credono e hurra facciamo festa tutti insieme e viviamo tutti felici e contenti. Ma questa vita è temporanea, un test e chi come te ignora i segni rischia grosso poiché noi almeno avremmo vissuto senza carne di maiale e rispettando il prossimo ma i non credenti se Dio esistesse, per qualche birra in più periranno l’inferno eterno. Ne vale la pena amico mio?

    “QUANDO I VERSI VERRANNO RECITATI LORO, DIRANNO “NON SONO CHE FAVOLE DEGLI ANTICHI”

    “QUANDO GLI PROPORRAI LA VERITÀ E ARRIVERA LORO DIRANNO:” DA CHE PARTE STA LA COMPAGNIA MIGLIORE?”

    – cit.Corano

    Per continuare a fare i porci comodi e a spassarvela, sareste capaci di ignorare Dio anche se vi passasse davanti agli occhi, questa è la verità altro che prove e prove, diciamo le cose come stanno. La vostra è Solo fifa di credere per dover rinunciare a qualcosa, questo è.

    Il rischio è troppo alto per non credere. Ti avverto.

  4. Kristina ha detto:

    Sei ridicolo! Non ti vergogni? Cm han ftt 1.400 anni fa a sapere dell’aderenza del embrione ke diventa feto ecc? Polvere nel senso ke siamo fatti di polvere tutti partendo da adamo fatto d’argilla. E tutti ritorniamo polvere sotto terra! E tu vedrai qnd sarai li sotto e ti renderai conto di avere screditato le parole del creatore! E cm nel 1.400 nn si sapevano certe cose ke ora sappiamo, certe cose adesso nn le sappiamo che so scopriranno anni avanti! Semplicemente nn ci siamo arrivati a tutto. Ma negare tutti i miracolo del corano bisogna proprio essere cechi e ignoranti! Mi spiace ma il corano nn sbaglia di una virgola!! NON SBAGLIA ASSOLUTAMENTE NIENTE E SE NON LO CAPIRETE DA VIVI LO CAPIRETE DA MORTI.

    • islamicamentando ha detto:

      Forse non se ne rende conto ma sta commentando un articolo dove viene appunto smontata questa teoria sul miracolo scientifico del Corano. Admin1

  5. Soufiene ha detto:

    In realtà non ha smontato proprio niente.
    Volete smentire un qualcosa, vi dimenticate del resto, vi dimenticate di molte cose che devono essere espresse.
    Fa sembrare le cose che dice molto vere, ma sono solo congetture, che solo gli stupidi crederebbero.
    Ma lei essendo contro l’islam è ovvio che parta da supposizioni già sbagliate, ma non si preoccupi c’è ancora speranza anche per gli ignoranti.

    • islamicamentando ha detto:

      Solo congetture semmai sono le sue se non entra nel merito. Ci indichi i punti inesatti del nostro articolo così possiamo confrontarci su qualcosa di più preciso che su una critica superficiale.

      Grazie

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