Commento al Corano: Sura 64 at-Taghābun, “L’inganno reciproco”
La Sura 64 at-Taghābun combina sovranità divina, giudizio, predestinazione, obbedienza e disciplina familiare. Il titolo richiama il Giorno del “mutuo inganno” o della perdita reciproca, quando il vero bilancio delle vite verrebbe reso manifesto.
Allah vi ha creati, ma alcuni credono e altri no – Corano 64:1-4
«È Lui che vi ha creati: tra voi vi è chi non crede e tra voi chi crede.» (Corano 64:2).
La divisione religiosa viene collocata dentro un universo interamente creato e conosciuto da Allah. Il testo non spiega qui come la sovranità creatrice si concili con la responsabilità morale dei due gruppi; si limita ad affermare entrambe le cose.
I popoli precedenti pagarono il rifiuto – Corano 64:5-6
Gli antichi miscredenti vengono ricordati come esempio: i messaggeri giunsero con prove, ma gli uomini rifiutarono l’idea di essere guidati da esseri umani e Allah li rese indipendenti dal proprio aiuto.
La storia sacra continua così a funzionare come precedente contro gli oppositori contemporanei.
La resurrezione negata e certificata dal giuramento – Corano 64:7
«Coloro che non credono sostengono che non saranno risuscitati. Di’: sì, per il mio Signore, sarete certamente risuscitati.» (Corano 64:7).
La risposta alla negazione della resurrezione assume la forma di un giuramento. La certezza teologica viene proclamata; la verifica resta rinviata all’evento futuro.
Il Giorno del taghābun – Corano 64:8-10
Nel giorno della riunione, chi avrà creduto e compiuto il bene riceverà perdono e giardini; chi avrà negato i segni finirà nel Fuoco. Il giudizio viene presentato come momento nel quale ogni valutazione terrena verrà rovesciata.
Nessuna calamità avviene senza il permesso di Allah – Corano 64:11
«Nessuna calamità accade se non con il permesso di Allah.» (Corano 64:11).
È una delle formulazioni più nette sulla sovranità divina sugli eventi. Il versetto aggiunge che Allah guida il cuore di chi crede, rafforzando ancora la compresenza fra intervento divino e responsabilità umana.
Obbedite ad Allah e al Messaggero – Corano 64:12
La sura ordina l’obbedienza ad Allah e al Messaggero e precisa che, se gli uomini si allontanano, il compito del Messaggero è soltanto la trasmissione chiara.
La formula “soltanto trasmettere” appartiene al versetto, ma non cancella il fatto che in altre sure medinesi Maometto eserciti funzioni giuridiche, politiche e militari. Qui il testo delimita la responsabilità profetica rispetto alla conversione interiore.
Coniugi e figli possono essere “nemici” – Corano 64:14-15
«O voi che credete, tra le vostre mogli e i vostri figli vi sono per voi dei nemici: guardatevi dunque da loro.» (Corano 64:14).
Il versetto non ordina automaticamente di trattare con ostilità la famiglia: subito dopo raccomanda perdono e indulgenza. Ma introduce un criterio religioso capace di trasformare perfino il vincolo familiare in possibile ostacolo alla fedeltà ad Allah.
Beni e figli vengono definiti “prova”, mentre la grande ricompensa si trova presso Allah.
Ibn Kathīr a Corano 64:14 riporta due letture collegate: familiari che spingono alla disobbedienza e, in una tradizione attribuita a Ibn ʿAbbās, mogli e figli che avrebbero trattenuto alcuni credenti dall’emigrare da Mecca. Il dettaglio storico appartiene al tafsir; il principio generale resta nel versetto.
“Temete Allah quanto potete” – Corano 64:16-18
Il capitolo chiude con un comando pragmatico: temere Allah per quanto possibile, ascoltare, obbedire e spendere. L’elemosina viene descritta come “prestito” ad Allah che sarà moltiplicato.
Conclusione
La Sura 64 presenta una teologia della dipendenza: creazione, calamità, guida, famiglia, ricchezza e giudizio sono tutti ricondotti alla sovranità di Allah.
At-Taghābun non risolve la tensione fra decreto divino e responsabilità: la espone. Allah crea, permette le calamità e guida i cuori; l’uomo viene nello stesso tempo giudicato per fede, obbedienza e condotta.





Commento al Corano: Sura 3 Al Imran, “La Famiglia di Imran”, versetti 64-120