Allah esisteva prima dell’Islam. Era venerato secoli prima di Maometto, era già conosciuto nell’antica Arabia settentrionale come divinità creatrice e, prima ancora della nascita del Corano, era stato progressivamente identificato con il Dio universale del monoteismo ebraico e cristiano. Le ricerche epigrafiche del 2025-2026 colpiscono così uno dei punti più delicati della pretesa islamica: Maometto non introduce Allah nella storia araba e non scopre per primo che Allah è il Creatore o il Dio biblico. Arriva quando tutto questo esiste già. Il primo Islam prende un patrimonio religioso precedente, lo seleziona, lo rielabora e infine trasforma quella rielaborazione in “rivelazione”.
La questione delle origini dell’Islam diventa quindi molto più interessante del vecchio slogan secondo cui Allah sarebbe stato il “dio della luna”. L’epigrafia mostra qualcosa di assai più compromettente per la narrazione islamica: l’Allah del Corano possiede una storia precedente al Corano. Prima di Maometto troviamo Allāh nella religione araba, il processo che lo trasforma nel Dio supremo, il declino delle antiche divinità, il santuario meccano e un ambiente già permeato dal monoteismo biblico. Quando compare l’Islam, gran parte del materiale fondamentale è già presente. La nuova religione non parte da zero: appropria, combina, elimina, riscrive e infine retrodata.
Allah esisteva prima dell’Islam
La risposta è ormai documentata dalle iscrizioni: Allah era venerato molti secoli prima di Maometto. Nel 2025 Ahmad Al-Jallad ha pubblicato sul Journal of Semitic Studies lo studio Ancient Allah: An Epigraphic Reconstruction, dedicato precisamente alla ricostruzione epigrafica dell’Allah preislamico. Una nuova iscrizione safaitica proveniente dalla Ḥarrah nordorientale della Giordania, risalente approssimativamente a duemila anni fa, permette di riconoscere in Allāh una divinità creatrice associata alla luce e invocata contro la morte e le tenebre. Non siamo nel VII secolo e non siamo davanti al Corano: siamo nel mondo religioso arabo molti secoli prima della nascita dell’Islam. Ahmad Al-Jallad, Ancient Allah: An Epigraphic Reconstruction, Journal of Semitic Studies, 2025.
Lo studio del 2026 di Ahmad Al-Jallad e Hythem Sidky, Late Antique Allāh: Ancestral Arabian Religion and the Monotheistic Zeitgeist, rende il quadro ancora più netto. Allāh non appare soltanto come parola generica equivalente a “Dio”, ma come nome proprio di una specifica divinità araba preislamica, la cui venerazione risale almeno alla seconda metà del I millennio a.C. La figura divina centrale dell’Islam ha dunque una biografia religiosa pre-islamica, esattamente come la lingua araba esiste e si sviluppa prima del Corano. L’Islam non crea né la lingua che sacralizzerà né il nome divino attorno al quale costruirà la propria teologia.
L’Allah preislamico apparteneva a un mondo di dèi
L’Allah più antico ricostruito dalle iscrizioni non appartiene a un Islam anticipato nel tempo. Appartiene alla religione araba ancestrale. Le iscrizioni nordarabiche mostrano divinità dotate di autonomia, invocate direttamente per protezione, pioggia, prosperità, vendetta, salute e favore. Allāt compare con enorme frequenza e altre potenze divine agiscono come soggetti propri, non come semplici servitori di Allah. Allāh poteva essere il Creatore senza essere l’unica potenza divina venerata.
Questo è il primo rovesciamento della storia raccontata dall’Islam. La teologia islamica presenta il monoteismo di Allah come verità originaria corrotta successivamente dagli uomini; la documentazione epigrafica mostra invece un Allah inserito nell’antico panorama religioso arabo e sottoposto in seguito a una trasformazione. Non vediamo un monoteismo islamico originario degenerare nel politeismo. Vediamo una divinità creatrice araba appartenente a un sistema pluralista e successivamente reinterpretata sotto la pressione del monoteismo tardo-antico.
Il monoteismo trasforma Allah prima di Maometto
Il cambiamento decisivo avviene durante la tarda antichità, quando l’Arabia occidentale entra pienamente nel grande ambiente religioso del Vicino Oriente. Ebraismo e cristianesimo diffondono racconti biblici, linguaggio religioso, idee sul Creatore, giudizio, perdono e monoteismo. Al-Jallad e Sidky descrivono questo processo come un sincretismo fra religione araba ancestrale, ebraismo e successivamente cristianesimo. L’antico Allāh possedeva già caratteristiche che ne facilitavano l’assimilazione al Dio biblico: creatore, dispensatore di luce, guida e potenza superiore.
Il risultato è fondamentale per capire la nascita dell’Islam: Allāh viene progressivamente identificato con il Dio supremo e universale degli ebrei e dei cristiani prima di Maometto. Le vecchie divinità perdono autonomia, vengono abbandonate oppure degradate a esseri subordinati e intermediari. La concezione religiosa si sposta così dal vecchio pantheon verso un Creatore unico attorno al quale continuano a sopravvivere elementi della religione precedente. Non è Maometto a iniziare questa trasformazione. Maometto ne raccoglie il risultato.
Nel VI secolo Allah domina già le invocazioni arabe
La trasformazione appare direttamente nelle iscrizioni. Nei corpora arabi antichi compaiono numerosi dèi; nel corpus paleo-arabo del VI secolo oggi conosciuto, distribuito nell’Arabia occidentale, Allāh o al-ʾilāh è l’unico destinatario delle invocazioni religiose attestate. Le antiche divinità che popolavano le iscrizioni precedenti spariscono dalle formule pubbliche di invocazione. Al-Jallad e Sidky definiscono il cambiamento una vera rivoluzione del linguaggio religioso e mostrano che Allāh diventa oggetto esclusivo dell’invocazione pubblica nel secolo precedente alla missione di Maometto.
La cronologia colpisce direttamente la rappresentazione dell’Islam come irruzione improvvisa del monoteismo in Arabia. Prima arriva la trasformazione religiosa; dopo arriva Maometto. Prima Allah diventa il Creatore supremo; dopo arriva il Corano. Prima le vecchie divinità scompaiono dalle invocazioni pubbliche; dopo Maometto proclama la guerra teologica allo shirk. La “rivelazione” compare alla fine di un processo già avvenuto in larga parte senza di essa.
Il Corano ammette che i meccani conoscevano già Allah
Il Corano stesso conserva la prova più evidente di questa continuità. In 29:61 afferma: «Se chiedi loro: “Chi ha creato i cieli e la terra e ha sottomesso il sole e la luna?”, certamente risponderanno: “Allah”.» In 31:25 ripete: «Se chiedi loro: “Chi ha creato i cieli e la terra?”, sicuramente risponderanno: “Allah”.» E in 39:38 ancora: «Se chiedi loro: “Chi ha creato i cieli e la terra?”, certamente risponderanno: “Allah”.»
Il Corano ammette quindi che gli avversari di Maometto conoscono già Allah come Creatore. Maometto non arriva alla Mecca annunciando l’esistenza di un Dio sconosciuto e non deve spiegare chi abbia creato il mondo: i suoi interlocutori rispondono già “Allah”. La battaglia riguarda il monopolio del culto, l’eliminazione degli intermediari e l’autorità di Maometto nel definire quale rapporto con Allah sia ammesso. La “rivelazione” non introduce il Creatore: si appropria dell’autorità di stabilire come un Creatore già conosciuto debba essere venerato.
Allah e le antiche divinità arabe: al-Lāt, al-ʿUzzā e Manāt
La Sura 53 conserva tre nomi provenienti direttamente dall’antico mondo religioso arabo: «Cosa ne dite di al-Lāt e al-ʿUzzā, e di Manāt, la terza?» (Corano 53:19-20). Al-Lāt, al-ʿUzzā e Manāt corrispondono a divinità preislamiche reali dell’antica religione araba. Nei secoli precedenti le potenze divine di questo mondo possedevano autonomia e venivano invocate direttamente; nel quadro coranico, invece, Allah ha ormai occupato il vertice e le antiche figure religiose sopravvivono in posizione subordinata o attraverso l’intercessione.
Corano 39:3 rende esplicito il meccanismo attribuendo agli avversari questa giustificazione: «Noi li adoriamo soltanto perché ci avvicinino maggiormente ad Allah.» Allah non è quindi assente dal loro sistema religioso: è già il punto culminante verso il quale gli intermediari dovrebbero condurre. È precisamente il tipo di religione sincretica che la documentazione tardo-antica permette oggi di ricostruire. La controversa vicenda dei versetti satanici e di al-Lāt, al-ʿUzzā e Manāt appartiene allo stesso ambiente di conflitto tra la nuova esclusività maomettana e le residue forme del culto precedente.
La Kaʿba non nasce islamica: viene islamizzata
La continuità diventa ancora più evidente alla Mecca. Maometto non fonda un nuovo santuario destinato al proprio Dio. Prende il santuario esistente. La Kaʿba precede l’Islam, il pellegrinaggio precede l’Islam, i rituali meccani precedono l’Islam e Allah è già conosciuto prima dell’Islam. Il nuovo movimento conserva il centro sacro e ne modifica la proprietà teologica.
Al-Jallad e Sidky collocano il culto meccano dentro il processo di trasformazione del culto arabo del Creatore e interpretano il progetto di Maometto come una sua riforma. Non serve creare un nuovo Dio o un nuovo centro religioso: serve islamizzare ciò che esiste già. Maometto mantiene il luogo e riformula i rituali, elimina gli intermediari e impone l’esclusività di Allah. La conquista della Mecca da parte di Maometto completa con il potere politico e militare ciò che la predicazione aveva iniziato sul piano religioso: il santuario preislamico viene definitivamente monopolizzato dal nuovo sistema.
La stessa logica emerge nella distruzione del santuario di Dhul Khalasa. La nuova religione conserva il centro religioso che può incorporare e distrugge quello concorrente. L’Islam non costruisce il proprio spazio sacro dal nulla: seleziona, conquista, elimina e riscrive.
Maometto trova Allah già pronto
Lo studio del 2026 arriva al cuore della questione: la missione di Maometto non consiste nell’introduzione di Allah né nella sua identificazione per la prima volta con il Dio della Bibbia. Quella equivalenza è già il prodotto della tarda antichità. L’ambiente nel quale nasce Maometto non è il vecchio paganesimo arabo rimasto immobile per secoli, ma un sistema già profondamente modificato dal monoteismo. Il suo movimento interviene per riformarlo e per “biblicizzare” ulteriormente il culto sincretico del Creatore dell’Arabia occidentale.
Questo elimina uno dopo l’altro gli elementi che potrebbero essere presentati come novità rivelata. Allah esiste già. Allah è già Creatore. Allah è già stato assimilato al Dio biblico. Il culto pubblico del Creatore è già dominante. Le antiche divinità sono già in declino. La Mecca possiede già il proprio santuario e il proprio pellegrinaggio. Maometto arriva quando gran parte del lavoro religioso è già stato fatto.
Ebraismo e cristianesimo forniscono il resto del materiale
Allah e la Kaʿba costituiscono soltanto una parte del patrimonio precedente incorporato nell’Islam. Il Corano è popolato da Adamo, Noè, Abramo, Lot, Giuseppe, Mosè, Davide, Salomone, Giona, Zaccaria, Giovanni, Maria e Gesù. Tutti precedono l’Islam e provengono dal patrimonio biblico, giudaico, cristiano e parabiblico. Il primo Islam prende quindi materiali da due grandi bacini contemporaneamente: dall’Arabia prende Allah, il santuario meccano e pratiche cultuali precedenti; dal mondo ebraico-cristiano prende profeti, racconti, genealogie, escatologia e linguaggio della rivelazione.
La nuova religione nasce fondendo questi materiali. Il risultato è ciò che il termine sincretismo descrive: una nuova costruzione prodotta attraverso la combinazione e la reinterpretazione di elementi appartenenti a tradizioni precedenti. Maometto non compare in un vuoto religioso, ma nella tarda antichità, quando il Vicino Oriente è saturo di Bibbia, cristianesimo, giudaismo, apocalittica, racconti profetici e dibattiti teologici. L’Islam raccoglie quel materiale insieme alla religione araba che trova sul posto e lo ricompone dentro una nuova architettura.
Che cosa resta allora della “rivelazione”?
È qui che la cronologia diventa il problema centrale per la pretesa islamica. Allah è già conosciuto. La sua funzione creatrice è già conosciuta. La sua identificazione con il Dio biblico è già avvenuta. Il monoteismo arabo è già avanzato. La Kaʿba esiste già. Il pellegrinaggio esiste già. Abramo, Mosè, Gesù e Maria appartengono già alle tradizioni precedenti. Maometto non riceve un terreno religioso vuoto sul quale compare improvvisamente una conoscenza estranea alla storia. Riceve un enorme patrimonio già disponibile da selezionare, correggere, fondere e reinterpretare.
Più l’epigrafia ricostruisce ciò che esisteva prima dell’Islam, meno il Corano appare come un’irruzione di conoscenza proveniente dall’esterno della storia e più appare come un prodotto riconoscibile del proprio ambiente storico. Non occorre una rivelazione per spiegare perché Maometto conosca Allah quando Allah è già venerato; non occorre una rivelazione per spiegare l’identificazione con il Dio biblico quando quell’identificazione precede Maometto; non occorre una rivelazione per spiegare la presenza dei personaggi biblici in un ambiente già investito da secoli di ebraismo e cristianesimo. Il materiale viene prima della “rivelazione”.
L’Islam prende Abramo e poi lo dichiara musulmano
A questo punto il nuovo sistema deve risolvere il problema della propria posteriorità rispetto al materiale che utilizza. La soluzione coranica è radicale: islamizzare retroattivamente il passato. In Corano 3:67 Abramo viene dichiarato né ebreo né cristiano, ma «ḥanīf, musulmano». Una religione che compare storicamente nel VII secolo prende una figura proveniente dalla tradizione biblica e la dichiara musulmana millenni prima della nascita dell’Islam.
Il procedimento è perfetto: prendere il passato e poi dichiarare che il passato apparteneva già a te. La dipendenza viene trasformata in precedenza. Non sarebbe l’Islam ad aver preso Abramo dalla tradizione biblica; sarebbe Abramo a essere stato islamico. Non sarebbe il Corano a utilizzare materiale ebraico e cristiano; sarebbero ebrei e cristiani ad aver corrotto una religione originariamente islamica. Ciò che storicamente precede l’Islam viene sequestrato e riscritto come anticipazione dell’Islam.
Dalla Kaʿba preislamica alla Kaʿba di Abramo
La stessa operazione viene applicata al santuario meccano. La Kaʿba esiste prima dell’Islam e Maometto la conserva. Il Corano compie però il passaggio decisivo associandola ad Abramo e Ismaele. In 2:125-127 i due patriarchi vengono collegati alla Casa e alla sua purificazione; il santuario arabo viene così retrodatato fino alla storia biblica e trasformato nella sede originaria del monoteismo abramitico.
La costruzione islamica del rapporto tra Abramo, Ismaele e il pellegrinaggio alla Mecca mostra l’operazione nella sua forma più completa. Il santuario non viene riconosciuto come eredità religiosa preislamica successivamente appropriata dal nuovo movimento: viene dichiarato proprietà originaria della nuova religione. Anche nel racconto coranico di Abramo nella Sura 2 la figura biblica viene inglobata dentro una genealogia religiosa che conduce direttamente alla comunità islamica.
L’Islam arriva dopo la Kaʿba e dopo Abramo, prende entrambi e poi racconta che entrambi appartenevano già all’Islam.
Prima si prende il patrimonio biblico, poi si riscrive la Bibbia
Lo stesso meccanismo investe cristianesimo ed ebraismo. Gesù diventa profeta islamico, Mosè viene trasformato in predecessore di Maometto, Maria entra nel Corano e le Scritture precedenti diventano frammenti di una presunta rivelazione originaria successivamente deformata. L’Islam non riconosce la propria dipendenza dal patrimonio precedente: rovescia la direzione della dipendenza.
Perfino l’assenza di Maometto dalle Scritture bibliche viene trasformata dall’apologetica in una presunta conseguenza della loro corruzione, mentre vengono cercati retroattivamente annunci del profeta arabo dove il testo non li contiene. Il caso della presunta profezia di Maometto nel Paraclito evangelico mostra perfettamente questa logica: prima il Corano pretende che Gesù abbia annunciato il futuro messaggero, poi l’apologetica deve trovare nel cristianesimo precedente una profezia capace di adattarsi alla pretesa coranica.
L’operazione resta la stessa: appropriarsi del passato, modificarlo e infine usarlo come testimone della religione che lo ha appropriato.
Sincretismo e plagio religioso nella nascita dell’Islam
Il termine plagio religioso descrive questa dinamica quando viene inteso correttamente: non come copia materiale riga per riga, ma come appropriazione di materiale precedente, sua rielaborazione e cancellazione della genealogia da cui proviene. Le religioni assorbono materiale attraverso racconti orali, predicazione, commerci, comunità, liturgie, leggende, pratiche e tradizioni diffuse; ciò che conta è la dipendenza storica dei materiali utilizzati.
Nel caso dell’Islam questa dipendenza attraversa ogni livello fondamentale: Allah precede l’Islam; Allah creatore precede l’Islam; la sua identificazione con il Dio biblico precede Maometto; il processo di monoteizzazione dell’Arabia precede Maometto; la Kaʿba e il pellegrinaggio precedono Maometto; al-Lāt, al-ʿUzzā e Manāt precedono Maometto; Abramo, Mosè, Gesù, Maria e il patrimonio biblico precedono Maometto. Il nuovo movimento prende questo materiale, lo riorganizza dentro una sintesi propria e successivamente dichiara che non lo ha preso affatto: gli sarebbe stato rivelato dal Dio che lo aveva stabilito fin dall’origine.
È questo il passaggio che trasforma il sincretismo documentabile in ciò che qui definiamo plagio religioso: la nuova religione assorbe materiale precedente e poi cancella la propria dipendenza attribuendo quel materiale direttamente a Dio.
La vera invenzione è la retrodatazione
L’elemento più originale dell’operazione islamica non è Allah, perché Allah esiste già; non è il Creatore universale, perché la sua trasformazione precede Maometto; non è la Kaʿba, perché il santuario precede l’Islam; non sono Abramo, Mosè o Gesù, perché appartengono a tradizioni molto più antiche. La vera operazione islamica consiste nel riunire questi elementi e retrodatare il prodotto finale.
Allah diventa da sempre l’Allah islamico. Abramo diventa musulmano. La Kaʿba diventa abramitica. Gesù diventa annunciatore di Maometto. Mosè diventa profeta della stessa religione che culminerà nel Corano. Le differenze con ebraismo e cristianesimo vengono spiegate accusando le tradizioni precedenti di aver corrotto ciò che l’Islam, arrivato secoli dopo, sostiene di restaurare.
La religione più tarda si proclama così la più antica. L’Islam prende le proprie fonti culturali e le trasforma retroattivamente nei propri predecessori.
La storia dell’Islam procede nella direzione opposta alla sua teologia
La narrazione islamica parte da una religione eterna di Allah, professata da Abramo, corrotta dagli uomini e finalmente restaurata da Maometto. La storia documentabile procede nella direzione opposta: prima troviamo l’antica religione araba e il suo Allāh creatore; poi il contatto con il monoteismo ebraico e cristiano; poi l’identificazione di Allah con il Dio universale; poi il declino delle antiche divinità; poi il predominio dell’invocazione ad Allah; poi arriva Maometto; poi il materiale arabo e biblico viene riunito dentro una nuova religione; infine quella religione dichiara Abramo musulmano e la Kaʿba abramitica.
La cronologia smaschera il rovesciamento. Ciò che viene presentato come origine compare storicamente alla fine. Ciò che viene presentato come rivelazione possiede antecedenti riconoscibili. Ciò che viene presentato come restaurazione emerge da un processo di sincretismo, appropriazione e rielaborazione.
Conclusione: Allah prima dell’Islam smonta la narrazione delle origini
Allah esiste prima dell’Islam, viene venerato prima dell’Islam ed è conosciuto come Creatore prima dell’Islam. La sua trasformazione nel Dio universale precede Maometto, così come lo precedono il monoteismo arabo sincretico, la Kaʿba, il pellegrinaggio, le divinità contro cui polemizza il Corano e il patrimonio biblico dal quale il testo islamico prende personaggi e racconti.
Maometto arriva dentro questo mondo già formato e il movimento che nasce attorno alla sua predicazione lavora su ciò che trova: un Allah già trasformato dal monoteismo tardo-antico, un santuario già esistente, pratiche arabe precedenti e un immenso patrimonio ebraico-cristiano. Questi elementi vengono selezionati, fusi, riorganizzati e privati di ciò che risulta incompatibile con il nuovo sistema, fino alla costruzione di una religione che compie poi l’operazione decisiva: cancella la cronologia reale e retrodata il risultato.
Allah viene presentato come se fosse sempre stato il Dio dell’Islam; Abramo come musulmano; la Kaʿba come santuario del monoteismo abramitico; Gesù come annunciatore di Maometto. Ebrei e cristiani diventano così, nella ricostruzione islamica, i responsabili della corruzione di una religione che l’Islam, comparso storicamente soltanto nel VII secolo, pretende invece di possedere fin dall’origine.
L’Islam racconta quindi la propria nascita invertendo la direzione della storia. Sul piano storico vengono prima l’Allah arabo, il mondo religioso preislamico, il monoteismo della tarda antichità, ebraismo, cristianesimo, la Kaʿba e il patrimonio biblico; solo dopo arriva Maometto. Sul piano teologico, invece, tutto ciò che precede viene assorbito e dichiarato retroattivamente islamico, fino a trasformare la dipendenza storica in una pretesa di anteriorità.
La sequenza che emerge è lineare: prima esistono i materiali religiosi, poi nasce la sintesi islamica, infine quella sintesi si presenta come origine dei materiali dai quali dipende. La nuova epigrafia rende sempre più difficile separare la nascita dell’Islam da questo processo di appropriazione e rielaborazione: Allah non viene introdotto nella storia dall’Islam, ma viene assunto dentro una nuova costruzione religiosa, mentre la storia precedente viene riscritta e presentata come “rivelazione”.
Fonti principali
Ahmad Al-Jallad, Ancient Allah: An Epigraphic Reconstruction, Journal of Semitic Studies, vol. 70, n. 2, 2025, pp. 693-748. Oxford Academic.
Ahmad Al-Jallad e Hythem Sidky, Late Antique Allāh: Ancestral Arabian Religion and the Monotheistic Zeitgeist, Arabian Archaeology and Epigraphy, 2026. Wiley Online Library.







