Commento al Corano: Sura 80 ʿAbasa, “Si accigliò”
La Sura 80 ʿAbasa si apre con un rimprovero rivolto a Maometto e prosegue con la superiorità del richiamo religioso, la creazione dell’uomo, il cibo come segno divino e il Giorno del Giudizio.
“Si accigliò e voltò le spalle” – Corano 80:1-10
«Si accigliò e voltò le spalle perché venne da lui il cieco. E che ne sai? Forse avrebbe potuto purificarsi o ricordarsi e il richiamo gli avrebbe giovato.» (Corano 80:1-4).
Il Corano non nomina né il cieco né l’interlocutore importante che stava ricevendo maggiore attenzione. La tradizione identifica il cieco con ʿAbd Allāh ibn Umm Maktūm.
Jāmiʿ at-Tirmidhī 3331, attribuito ad ʿĀʾisha, collega esplicitamente questi versetti a Ibn Umm Maktūm e racconta che Maometto si rivolse invece a un notabile dei politeisti. Ibn Kathīr a 80:1 tramanda lo stesso quadro.
Il dato coranico certo resta il rimprovero: chi cercava istruzione religiosa venne trascurato a favore di qualcuno ritenuto socialmente più promettente.
Un rimprovero che colpisce direttamente Maometto
Questa sura è interessante proprio perché non presenta Maometto come figura impeccabile in ogni scelta concreta. Il testo lo corregge: l’attenzione dedicata al potente viene giudicata inferiore all’interesse del cieco che cercava il richiamo.
La tradizione islamica ha letto il passo come prova del carattere correttivo della rivelazione; sul piano storico, resta comunque una testimonianza interna alla tradizione su un episodio che essa stessa attribuisce a Maometto.
“Fogli onorati” e scribi – Corano 80:11-16
Il richiamo viene descritto come contenuto in “fogli onorati, elevati e purificati”, nelle mani di scribi nobili e obbedienti. L’immagine colloca il messaggio in una dimensione celeste e autorevole.
“Perisca l’uomo, quanto è ingrato” – Corano 80:17-23
Il tono cambia bruscamente: l’uomo viene maledetto per la propria ingratitudine e invitato a considerare la propria origine da una goccia, la morte, la sepoltura e la futura resurrezione.
Il cibo come segno – Corano 80:24-32
La sura invita poi l’uomo a considerare il proprio cibo: acqua, terra, cereali, viti, olive, palme, frutti e pascoli. Ancora una volta l’ordine naturale viene letto come prova della provvidenza divina.
Il testo non descrive i meccanismi agricoli per spiegarli scientificamente; li inserisce in una teologia della dipendenza: ciò che sostiene la vita viene attribuito direttamente ad Allah.
Il Fragore e la fuga dai propri familiari – Corano 80:33-42
«Quando verrà il Fragore, il giorno in cui l’uomo fuggirà da suo fratello, da sua madre e da suo padre, dalla sua compagna e dai suoi figli…» (Corano 80:33-36).
Il giudizio dissolve perfino i legami più intimi. Alcuni volti saranno luminosi e sorridenti; altri coperti di polvere e tenebra, identificati come miscredenti e peccatori.
Conclusione
ʿAbasa è una delle sure più interessanti per la rappresentazione interna di Maometto: il testo lo rimprovera apertamente per aver trascurato un cieco che cercava istruzione mentre tentava di convincere un personaggio più influente.
Il valore documentario del passo cresce proprio quando si distinguono i livelli: il Corano registra il rimprovero; Tirmidhī e il tafsir identificano il cieco e ricostruiscono la scena. Non serve aggiungere nulla per mostrare che la rivelazione entra direttamente nella gestione concreta delle priorità del predicatore.





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