«Per capire davvero il Corano bisogna leggerlo in arabo». È un argomento ricorrente fra i suoi difensori. E hanno ragione. Basta confrontare il testo originale con certe traduzioni italiane per scoprire quanto possa cambiare, con una sola parola, la reputazione di Allah.
Nell’arabo troviamo termini che possono esprimere macchinazione, doppiezza e inganno. In alcune traduzioni italiane ritroviamo invece piani, strategie e strateghi. Il risultato è curioso: l’Allah che ricorre al makr nel testo arabo si trasforma nel rispettabile stratega della versione italiana.
Un confronto particolarmente rivelatore si trova in Corano 8:30. Roberto Hamza Piccardo traduce:
«Essi tramavano intrighi e Allah tesseva strategie.»
Nell’arabo troviamo invece:
وَيَمْكُرُونَ وَيَمْكُرُ اللَّهُ
Wa-yamkurūna wa-yamkuru Allāhu. Due forme dello stesso verbo, dalla stessa radice m-k-r. Per gli avversari compaiono gli «intrighi»; quando entra in scena Allah, diventano «strategie». Il lessico arabo non è cambiato. È cambiato il trattamento riservato ai protagonisti. Una trasformazione decisamente conveniente per l’immagine divina. La formulazione completa di Piccardo è consultabile nella traduzione di Corano 8:30.
D’altronde, la chiarezza è proprio una delle qualità che il Corano attribuisce ripetutamente a sé stesso, parlando di un “libro chiaro” e di “versetti espliciti” (12:1, 15:1, 24:46, 26:2, 27:1, 28:2, 57:9 e altri). Vediamo dunque che cosa dice effettivamente l’arabo.
Makr: strategia, trama o inganno?
Un esempio particolarmente interessante è la radice araba m-k-r (م ك ر), che nelle traduzioni può essere resa con strategia, piano, stratagemma, trama oppure inganno, a seconda del contesto. Questa radice ricorre in numerosi versetti del Corano e, in diversi passi, viene attribuita esplicitamente anche ad Allah. Fra questi troviamo Corano 3:54, 7:99 e 8:30, oltre a 10:21, 13:42 e 27:50.
La radice MKR, alla I forma makara, comprende significati come usare l’astuzia con qualcuno, ingannare, imbrogliare, tramare, intrigare. Alla III forma mākara può indicare il cercare di ingannare qualcuno. Il sostantivo makr comprende astuzia, scaltrezza, inganno, imbroglio, doppio gioco, insidia e intrigo; makrah indica astuzia, artificio, espediente o insidia.
Va inoltre distinta la forma intensiva makkār, che può designare un individuo particolarmente astuto o un imbroglione, dal participio mākir, che presenta anche il plurale mākirīn e deriva dal verbo makara. Quest’ultima è precisamente la forma presente nell’espressione coranica al-mākirīn.

La ricerca lessicografica può essere verificata anche in senso inverso. Nella schermata di AlMaany qui riprodotta, cercando il termine inglese deception, cioè “inganno”, compare fra i corrispettivi arabi anche makr (مكر).
Il dizionario di Hans Wehr
Sul dizionario arabo-inglese A Dictionary of Modern Written Arabic di Hans Wehr, uno dei principali riferimenti lessicografici per l’arabo moderno, viene confermato il campo semantico della radice m-k-r: ingannare, imbrogliare, doppio gioco, inganno e raggiro, accanto ad astuzia e stratagemma. Alla voce makara troviamo significati come to deceive, delude, cheat, dupe, gull, double-cross; per makr compaiono invece cunning, craftiness, slyness, double-dealing, deception, trickery.
Non si tratta dunque di un vocabolo confinato al significato neutro di “strategia”: l’inganno, la macchinazione e la doppiezza appartengono espressamente al suo campo semantico.

Ma basta anche una verifica molto meno specialistica per ottenere un risultato curioso. Inserendo il termine arabo مكر in Google Translate, la vecchia schermata riprodotta qui sotto mostra come traduzione principale cunning, cioè “astuzia”, e fra le alternative deceit e deception, cioè inganno.

Google Translate non è una fonte filologica e questa schermata documenta un risultato storico, non necessariamente quello attuale. Ma mostra immediatamente anche a chi non conosce l’arabo quanto sia articolato il significato di makr. Se persino una consultazione così elementare restituisce astuzia e inganno, è legittimo domandarsi perché determinate traduzioni preferiscano insistere sull’eleganza della parola “strategia”.
Al-Qurṭubī: il significato di makr è anche inganno
La conferma più interessante arriva dall’esegesi islamica classica. Commentando proprio Corano 3:54, al-Qurṭubī scrive:
وأصل المكر في اللغة الاحتيال والخداع
Vale a dire: «Alla base, makr nella lingua è espediente/astuzia e inganno.» Il termine utilizzato da al-Qurṭubī è al-khidāʿ (الخداع): inganno.
Non siamo quindi noi ad attribuire polemicamente alla parola un significato estraneo all’arabo. È un importante commentatore musulmano che, spiegando esattamente questo versetto, definisce makr attraverso un vocabolo che significa inganno.
Al-Qurṭubī riporta diverse interpretazioni del makr attribuito a Dio: il condurre gli avversari verso un esito che non prevedono, il ricambiare la loro macchinazione e, secondo un’altra spiegazione, l’aver fatto ricadere la somiglianza di Gesù su un’altra persona. Quest’ultima sarebbe stata catturata e uccisa dagli avversari, convinti di avere preso Gesù.
La tradizione della sostituzione di Gesù è particolarmente significativa: gli avversari credono di avere catturato una persona, mentre secondo questa spiegazione ne hanno catturata un’altra. Difficile immaginare un esempio più esplicito di un’azione che produce il proprio effetto attraverso l’inganno. Le spiegazioni esegetiche non coincidono in ogni dettaglio, ma presentano il makr divino come una contromossa nascosta, una retribuzione inattesa o un’azione che sorprende chi la subisce. E il commentatore, quando deve spiegare il significato linguistico del termine, non esita a ricorrere proprio a khidāʿ. Fonte: al-Qurṭubī, commento a Corano 3:54.
«O migliore dei mākirīn, compi makr in mio favore»
Al-Qurṭubī aggiunge un particolare ancora più interessante: riferisce che alcuni studiosi hanno annoverato l’espressione «il migliore dei mākirīn» fra gli appellativi divini utilizzabili nell’invocazione. Riporta infatti questa formula:
يا خير الماكرين امكر لي
Vale a dire, mantenendo visibile il termine arabo: «O migliore dei mākirīn, compi makr in mio favore.» Lo stesso commentatore precisa che questa attribuzione è sostenuta da alcuni studiosi: non la presenta come una posizione universalmente condivisa.
Il dato rimane particolarmente significativo. Un termine che nelle traduzioni italiane può diventare l’elegante «stratega» viene discusso dall’esegesi islamica attraverso il lessico dell’inganno e viene persino riportato in una formula di invocazione divina. Non stiamo dunque parlando di un significato fabbricato dai critici dell’Islam. Stiamo parlando di una parola presente nel Corano, spiegata da un commentatore musulmano e discussa all’interno della stessa tradizione religiosa. Fonte: al-Qurṭubī, commento a Corano 3:54.
Corano 3:54: da ingannatore a stratega
Torniamo al versetto che ha dato origine a questo articolo. In Corano 3:54 leggiamo:
وَمَكَرُوا وَمَكَرَ اللَّهُ وَاللَّهُ خَيْرُ الْمَاكِرِينَ
wa-makarū wa-makara Allāhu wa-Allāhu khayru al-mākirīn
La stessa radice viene ripetuta tre volte: makarū / makara / al-mākirīn. Prima gli avversari compiono makr, poi Allah compie makr, infine Allah viene definito il migliore fra coloro che lo compiono. Khayru (خَيْرُ) significa qui “migliore”. Al-mākirīn (الْمَاكِرِينَ) è il plurale del participio derivato da makara. L’espressione wa-Allāhu khayru al-mākirīn significa quindi, nella sua struttura, “e Allah è il migliore fra coloro che compiono makr“. È il significato di makr nel contesto a determinare la resa italiana.
Nella nostra traduzione di Corano 3:54 abbiamo quindi reso:
«Essi ordirono inganni e Dio ordì inganni; Dio è il migliore degli ingannatori.»
Roberto Hamza Piccardo traduce invece:
«Tessono strategie e anche Allah ne tesse. Allah è il migliore degli strateghi!»
Fonte: traduzione di Piccardo, Corano 3:54. In questo versetto Piccardo sceglie il linguaggio delle «strategie» per entrambe le azioni. Qui l’effetto è differente da quello osservato in 8:30: l’intera sequenza araba makarū / makara / al-mākirīn, nella quale la stessa radice ricorre tre volte, viene trasferita nel più rassicurante vocabolario della pianificazione strategica.
Piccardo mantiene formalmente il parallelismo, ma ne cambia l’effetto sul lettore italiano: ciò che nell’arabo appartiene al campo semantico dell’astuzia, della macchinazione e dell’inganno viene presentato attraverso la più rispettabile figura dello stratega. La questione non è la capacità di un traduttore di trovare sinonimi più eleganti. È il risultato: una parola che può esprimere inganno, raggiro e doppiezza diventa «strategia», un termine che restituisce la pianificazione, ma lascia nell’ombra proprio le componenti più scomode del vocabolo arabo.
Un dettaglio ulteriore si trova nella stessa nota di Piccardo a 3:54. Il traduttore menziona espressamente «strategie», «inganni» e «astuzie», richiamando altri versetti coranici. I termini arabi di questi passi non appartengono tutti alla stessa radice, ma la nota mostra che il traduttore conosce perfettamente il vocabolario dell’inganno e dell’astuzia presente in queste descrizioni. Fonte: nota [44] alla traduzione di Corano 3:54.
È particolarmente interessante confrontare questa versione con quella di Luigi Bonelli:
«I giudei tesero inganni contro Gesù, però Dio ne tese pure contro di loro, e Dio è il migliore fra quelli che ne tendono.»
Bonelli conserva ciò che nella versione di Piccardo viene attenuato: gli uomini tendono inganni e Dio ne tende contro di loro. La parola rimane la stessa anche quando cambia il soggetto. La nostra versione mantiene quel parallelismo lessicale, lasciando visibile anche la componente dell’inganno che il testo arabo e l’esegesi classica consentono di riconoscere.
«Allah risponde agli inganni»: una spiegazione che non cambia la parola
A questo punto si potrebbe obiettare che Allah non inizi l’inganno, ma risponda a quello dei suoi avversari. È precisamente una delle spiegazioni riportate dai commentatori islamici. Al-Qurṭubī, per esempio, riferisce l’interpretazione secondo cui il makr attribuito a Dio rappresenta la retribuzione del makr compiuto dagli uomini. L’azione divina viene quindi giustificata come risposta alla loro macchinazione.
Ma una giustificazione teologica dell’azione non cambia automaticamente il significato del vocabolo utilizzato per descriverla. Che l’inganno venga presentato come una retribuzione giusta non significa che il testo arabo abbia improvvisamente smesso di utilizzare la radice m-k-r.
Si può spiegare perché Allah agisca in quel modo. Si può sostenere che la sua azione sia giusta, meritata o moralmente diversa da quella dei suoi avversari. Ma questa è interpretazione teologica. La traduzione deve anzitutto rendere ciò che il testo dice, senza far sparire le sfumature lessicali che possono risultare scomode.
Se l’azione è un inganno presentato come legittima retribuzione, la sua legittimazione religiosa non impedisce di chiamarla inganno. Spiegare una parola non significa ripulirla.
Corano 4:142: Allah inganna gli ipocriti
E non è nemmeno necessario fermarsi alla radice m-k-r. In Corano 4:142 il testo utilizza un’altra radice direttamente collegata all’inganno: kh-d-ʿ (خ د ع). L’arabo dice:
يُخَادِعُونَ اللَّهَ وَهُوَ خَادِعُهُمْ
Nella nostra traduzione:
«In verità gli ipocriti cercano di ingannare Dio, ma Egli li inganna.»
Yukhādiʿūna e khādiʿuhum appartengono alla stessa famiglia lessicale. Gli ipocriti cercano di ingannare Allah, ma Allah li inganna. Ed è proprio khidāʿ, dalla medesima radice, il termine usato da al-Qurṭubī per spiegare il significato di makr in 3:54.
Abbiamo dunque due radici differenti, m-k-r e kh-d-ʿ, che si incontrano nello stesso campo semantico. Non perché lo sosteniamo noi, ma perché è l’esegesi islamica stessa a collegarle. In 3:54 al-Qurṭubī spiega makr attraverso l’inganno; in 4:142 il Corano attribuisce direttamente a Dio un’azione espressa mediante la radice dell’ingannare. Un accostamento piuttosto imbarazzante per chi vorrebbe ridurre tutto a innocente abilità strategica.
Corano 7:99: nessuno è al sicuro dall’inganno di Dio
Anche Corano 7:99 presenta un caso particolarmente interessante:
«Si sentono forse al sicuro dall’inganno di Dio? Nessuno si sente al sicuro dall’inganno di Dio se non il popolo dei perdenti.»
L’arabo impiega nuovamente makr. Qui il contesto riguarda il castigo che può raggiungere uomini convinti di essere al sicuro. Piccardo parla di «stratagemma di Allah». È una resa che conserva una componente di astuzia e insidia più evidente rispetto alla neutra “strategia”, ma non esplicita l’inganno presente nel campo semantico del vocabolo. Il Tafsīr al-Wasīṭ di Muḥammad Sayyid Ṭanṭāwī, commentando precisamente questo versetto, afferma:
والمكر في الأصل الخداع
Ossia: «Makr, in origine, è inganno.» Il commentatore spiega poi che, quando il termine viene attribuito a Dio, può riferirsi all’istidrāj: il condurre gradualmente il peccatore verso la rovina, senza che questi se ne renda conto.
È una spiegazione particolarmente significativa: l’individuo può essere accompagnato inconsapevolmente verso la propria distruzione mentre continua a credersi al sicuro. L’esegesi interpreta teologicamente il modo in cui opera il makr divino, ma riconosce apertamente che il suo significato originario è collegato all’inganno. Fonte: Tafsīr al-Wasīṭ, commento a Corano 7:99. La nostra traduzione mantiene dunque visibile un’accezione che la stessa fonte esegetica dichiara esplicitamente, senza sostituirla con un termine che potrebbe risultare più rassicurante per il lettore.
Corano 8:30: gli uomini intrigano, Allah fa strategie
Torniamo infine al versetto che abbiamo incontrato all’inizio. In Corano 8:30 gli avversari progettano di imprigionare, uccidere o espellere Maometto. Il testo arabo utilizza ripetutamente la radice m-k-r:
وَإِذْ يَمْكُرُ بِكَ الَّذِينَ كَفَرُوا لِيُثْبِتُوكَ أَوْ يَقْتُلُوكَ أَوْ يُخْرِجُوكَ ۚ وَيَمْكُرُونَ وَيَمْكُرُ اللَّهُ ۖ وَاللَّهُ خَيْرُ الْمَاكِرِينَ
Nella nostra traduzione, il passaggio conclusivo è reso così:
«Essi ordivano inganni e Dio ordiva inganni; e Dio è il migliore degli ingannatori.»
Estratto dal versetto 8:30. Al-Qurṭubī, commentando questo versetto, definisce makr come una deliberazione condotta in segreto:
والمكر : التدبير في الأمر في خفية
Il commentatore spiega poi il makr divino come la retribuzione che raggiunge gli avversari senza che essi se ne accorgano. Fonte: al-Qurṭubī, commento a Corano 8:30.
Qui si concentra il problema della traduzione di Piccardo. Nello stesso versetto, la medesima radice viene utilizzata per gli uomini e per Allah. Eppure il lettore italiano incontra due immagini linguistiche differenti:
Gli uomini: «tramavano intrighi»; Allah: «tesseva strategie». L’arabo utilizza yamkurūna e yamkuru. La distinzione fra intrigo e strategia non deriva da due radici diverse presenti nel testo: deriva dalla scelta del traduttore.
Si potrà sostenere, sul piano religioso, che l’azione di Allah sia giusta e quella degli uomini malvagia. Ma il testo arabo, nel formulare le due azioni, utilizza lo stesso verbo. La differenza morale viene introdotta nella resa italiana attraverso una differenza lessicale che l’arabo non presenta in quella forma. È questa la questione centrale, molto più significativa di una semplice disputa sui sinonimi.
Quando la traduzione migliora la reputazione di Allah
Nell’analisi dell’intera radice m-k-r, condotta per la nostra edizione Corano in italiano, abbiamo mantenuto in altri contesti parole come trama, tramare e macchinazione, dove queste esprimono meglio il valore della frase. Non tutte le occorrenze della radice devono necessariamente ricevere la stessa resa italiana. È il contesto a determinare quale significato sia più appropriato.
Ma proprio per questo la scelta di inganno in 3:54, 7:99 e 8:30 è sostenuta da una combinazione precisa di elementi: il lessico arabo, la struttura dei versetti, la ripetizione delle radici e le spiegazioni dei commentatori islamici. Rendere questo campo semantico con la neutra «strategia» non restituisce al lettore italiano tutta la carica insidiosa documentata dai dizionari e dalle stesse fonti islamiche. L’inganno lascia il posto all’abilità strategica. Una trasformazione linguistica decisamente conveniente per l’immagine di Allah.
Nel caso di 3:54 l’intero passaggio viene presentato attraverso il linguaggio delle strategie. Nel caso di 7:99 Piccardo preferisce «stratagemma», mentre il Tafsīr al-Wasīṭ riconosce espressamente che makr, nel suo significato originario, è inganno. Ma è soprattutto in 8:30 che il meccanismo diventa evidente: gli avversari «tramavano intrighi», mentre Allah «tesseva strategie». La radice araba è sempre la stessa, ma quando l’azione passa dagli uomini ad Allah, il linguaggio si fa improvvisamente più elegante.
Un piccolo miracolo della traduzione. I nostri amici islamici hanno proprio ragione: il Corano in arabo ha tutt’altro sapore!










Non conosco l’Arabo, ma non mi pare molto sensato, dati:
1) la possibile evoluzione della parola (il Latino “domus”, casa, diventa ad es. l’italiano Duomo [che è la domus Dei, la casa di Dio])
2) la grande polisemia delle lingue semitiche (in fondo uno stratega inganna i nemici; in Ebraico la radice LBN dà sia Libano sia “leben” (latte) sia Labano).
Salve Mauro, benevenuto sul nostro blog.
Riguardo il punto 1, abbiamo aggiornato l’articolo inserendo del materiale per provare quanto detto nell’articolo. Speriamo le sia sufficiente per dissipare ogni dubbio, altrimenti possiamo approfondire ulteriormente.
Riguardo il punto 2, il fatto che uno stratega inganni il nemico conferma comunque che Allah inganna, è che lo sa fare molto bene, infatti è il migliore.
Trovato un po’ di tempo, cercherò di risponderle in maniera più precisa. Dopodiché aggiorneremo l’articolo in modo da provare ad evitare che in futuro altri lettori vengano indotti negli stessi errori.
Il commento “possibile evoluzione della parola (il Latino “domus”, casa, diventa ad es. l’italiano Duomo [che è la domus Dei, la casa di Dio])”, per come lo capisco è inconsistente. Gli arabisti che in passato si sono occupati della traduzione, badavano con estremo scrupolo alla diacronia dei lessemi, proprio per collocare scrupolosamente lessico, sintassi, ecc,. utilizzati dai trascrittori del Corano. Non ci si permetta di dare del fesso a studiosi seri e scrupolosi. Riguardo il commento 2: le radici delle lingue semitiche vongono in arabo declinate in dieci forme (non tutte le radici le hanno tutte, anzi forse pochissime), ciascuna delle quali può assumere anche più di un significato per esempio la nota parola “ǧihād”. La radice ǧhd: alla I forma, verbo “ǧahada”, vuol dire sforzarsi, applicarsi con zelo, ma anche tormentare, estenuare qc. La III forma, “ǧāhada” (prima a lunga), già si traduce in COMBATTERE qc.; mentre, SFORZO, applicazione, zelo, assiduità in qc., e anche fatica, tensione, si dicono “ǧahd”, plurale “ǧuhūd”.
ǧihād NON VUO DIRE SFORZO, che è “ǧahd”.
ǧihād si traduce COMBATTIMENTO, LOTTA, GUERRA SANTA CONTRO GLI INFEDELI, combattere lungo la via di Dio (- الله سبيل في جهاد) – le parole sono in ordine rovescio, ma è colpa dell’editor – ; e poi “ǧihādīyat”, Servizio militare.
Il muǧāhid (il “mu” indica il participio) è colui che COMBATTE LA GUERRA SACRA, che al plurale fa muǧāhiddīn.
Fra gli altri significati derivati mi semba di ricordare scalino, ma forse mi confondo. La stessa radice consonantica forse era già presente in paleocananaico (come è per esempio la radice ktb, di kataba = scrivere), dal quale anche l’ebraico (non l’arabo), con chi sa quali diramazioni semantiche. Sta di fatto che in arabo, tenendo conto del periodo, una parola aveva il suo, o i suoi, significato e punto, esattamente come in italiano.
Occorrerebbe però sempre essere molto scrupolosi. Per esempio almakireena, da quel che riesco a leggere dovrebbe essere almeno almakirin. La traslitterazione non dovrebbe mai tenere conto della pronuncia, né araba, spesso dialettale e comunque non necessariamente classica, ancora meno inglese, gli inglesi traslitterano in maniera errata: quella semivocale è una i (y) e non una ee, che in arabo non esiste (ripeto, aggiorneremo l’articolo e ci scusiamo per la svista.
Aggiungeremo qualche informazione aggiuntiva anche per il termine makra, anche se non trovassimo nulla di interessante.
Salve. Mi chiamo Matteo. Per prima cosa volevo ringraziarvi davvero per il vostro lavoro. Sto imparando moltissimo sull’Islam grazie a voi, e spero davvero che molte più persone possano conoscere il vostro sito. Ho una domanda, vorrei leggere il Corano ma vorrei un’edizione che riporti una traduzione fedele il più possibile, senza alcuna revisione o abbellimento. Una traduzione che traduca le parole per quello che sono senza usare sinonimi o altro. Avete qualche consiglio ?
Vi ringrazio davvero per il vostro lavoro.
La traduzione di hilali-Khan è la meno annacquata.
Capisco il tuo ragionamento, ma credo che proprio per la polisemia delle lingue semitiche, come tu stesso dici, sia importante notare quale accezione prevale nel contesto religioso.
Nel caso di makr (مكر), i dizionari arabi classici e moderni (Lane’s Lexicon, Hans Wehr) concordano: significa complottare, tessere un inganno, trama nascosta. Non è “strategia” neutra come nel senso greco di “strategos”, ma “strategia ingannatoria”.
Nelle traduzioni coraniche, questa sfumatura è stata spesso addolcita per non dare l’idea di un Dio “ingannatore” — ma la radice e l’uso sono chiari: riguarda la reazione di Allah ai complotti umani, rispondendo con un complotto migliore.
Esempi di radici come LBN (che dai tu) mostrano bene la polisemia, ma non contraddicono il punto: anche nel caso di makr, il significato di base resta astuzia segreta con lo scopo di vincere un avversario con inganno.
Insomma, l’evoluzione linguistica e la dottrina possono reinterpretare, ma il termine di partenza è quello.
Salve. Mi chiamo Matteo. Per prima cosa volevo ringraziarvi davvero per il vostro lavoro. Sto imparando moltissimo sull’Islam grazie a voi, e spero davvero che molte più persone possano conoscere il vostro sito. Ho una domanda, vorrei leggere il Corano ma vorrei un’edizione che riporti una traduzione fedele il più possibile, senza alcuna revisione o abbellimento. Una traduzione che traduca le parole per quello che sono senza usare sinonimi o altro. Avete qualche consiglio ?