Perché due miliardi di musulmani non ci uccidono tutti?

Una risposta

  1. Danilo Recchioni Baiocchi ha detto:

    Per dare una risposta alla domanda ricorrerei anche alla teoria della razionalità limitata, che è nata in economia, ma si può applicare anche in ambito religioso. Dice semplicemente che chi opera una scelta razionale cerca di massimizzare i benefici e minimizzare i costi. Fra i costi vanno inclusi anche quelli di acquisizione delle informazioni, quindi il decisore razionale adotta una decisione non quando dispone di tutte le informazioni necessarie, possibili e immaginabili, ma quando ne disporrà in un numero limitato che ritiene adeguato. Ad esempio, se devo comprare una camicia, non mi sarà necessario conoscere tutti i negozi e i prezzi della metropoli in cui abito, ma mi accontenterò di girare per il quartiere. Passando alla religione, il decisore che risponde alla teoria della razionalità limitata per rispondere a domande sul senso della vita e su cosa c’è dopo la morte non studierà tutte le religioni del mondo, ma cercherà di sfruttare al massimo quel che offre la religione che gli viene insegnata. Venendo agli esempi concreti e a cristianesimo e islam, cosa chiede Cristo? Amore per Dio e per i fratelli fino alla disponibilità di donare la vita, accettare le persecuzioni come beatitudini, pregare per i nemici e perdonare. Chi ci riesce è un santo. E’ estremamente difficile, infatti, e la stragrande maggioranza dei cristiani cerca di guadagnarsi il Paradiso con l’assiduità ai riti, le preghiere, limitando le opere e i sacrifici al minimo indispensabile. Anche maomettani, ovviamente, sono razionali allo stesso modo, e odiare, combattere e uccidere, come chiede l’slam, è faticoso e penoso quasi quanto amare. Per questo cercano di quadagnarsi il Paradiso con le preghiere, i pellegrinaggi e le prescrizioni alientari. Ma resta il fatto che il messaggio è diverso e le prove a sostegno del secondo sono inconsistenti.

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