La traduzione del Corano non è un dettaglio secondario: basta scegliere una parola più morbida, più astratta o più elegante per modificare sensibilmente il modo in cui un versetto viene percepito. Nei passaggi più controversi questa scelta pesa ancora di più, perché può attenuare la violenza del testo, smussarne il carattere accusatorio oppure rendere più rispettabile un comportamento attribuito ad Allah.
La traduzione italiana del Corano di Hamza Piccardo offre diversi esempi significativi. Confrontando alcuni versetti con l’arabo, con le versioni di Bonelli e Bausani, con traduzioni internazionali e con la stessa esegesi islamica, emerge spesso un testo molto meno levigato di quello consegnato al lettore italiano. “Strage” diventa “soggiogato”, inganni e complotti diventano “strategie”, “criminali” diventano “empi”: differenze che non cambiano soltanto lo stile, ma anche l’impressione morale prodotta dal Corano.
Tradurre il Corano o ripulirlo?
Tradurre significa scegliere. Proprio per questo una traduzione va controllata mettendo a confronto campo semantico, struttura della frase, versioni alternative e tradizione esegetica. È qui che alcuni passaggi di Piccardo diventano particolarmente eloquenti: la soluzione lessicale più innocua compare proprio dove una resa più letterale o più vicina ad altre traduzioni renderebbe il versetto molto meno presentabile.
Corano 8:67: da “strage” a “soggiogato”
Partiamo da Corano 8:67, nella sura al-Anfal, “Il Bottino”. Piccardo traduce:
“Non si addice ad un profeta prendere prigionieri, finché non avrà completamente soggiogato la terra. Voi cercate il bene terreno, mentre Allah vuole [darvi] quello dell’altra vita. Allah è eccelso, saggio.”
La resa “soggiogato” non nasce dal nulla, perché la radice ث خ ن (th-kh-n) comprende anche l’idea di sottomettere. Ma proprio per Corano 8:67 il Quranic Arabic Corpus rende yuth’khina con “he has battled strenuously”, cioè “abbia combattuto duramente”. Il confronto con Bonelli, Bausani, Sahih International e Pickthall mostra quindi quanto “soggiogato” attenui la durezza del passo.

Il contesto toglie ulteriore innocenza a quella scelta. La tradizione esegetica collega il passo ai prigionieri di Badr. Nel tafsir di Ibn Kathir Abu Bakr propone il riscatto, mentre Umar propone di uccidere i prigionieri; il racconto prosegue con il rimprovero legato all’accettazione del riscatto. Ibn Kathir ricorda inoltre che, secondo la maggioranza dei giuristi da lui citati, l’autorità poteva scegliere fra esecuzione, riscatto, scambio o cattività.
Alessandro Bausani, nel commento a 8:67 della sua traduzione del Corano (BUR, p. 557), riassume la tradizione su Badr ricordando che alcuni volevano il riscatto e altri l’uccisione dei prigionieri, per poi osservare che qui Maometto dà ragione ai secondi. Si potrà discutere sulla parola italiana più precisa per yuthkhina; resta il fatto che “soggiogato” lascia sullo sfondo una durezza che altre traduzioni e la stessa esegesi tradizionale mettono in primo piano.
Corano 3:54: il complotto che diventa “strategia”
In Corano 3:54 il problema è ancora più interessante. Il Quranic Arabic Corpus registra la radice m-k-r nel campo semantico “plot, scheme, plan”. Nel versetto la stessa famiglia lessicale ricorre per gli avversari, per Allah e nel participio finale.
Piccardo rende il passo così:
“Tessono strategie e anche Allah ne tesse. Allah è il migliore degli strateghi!”
Bonelli presenta invece un quadro assai meno elegante:
“I giudei tesero inganni contro Gesù, però Dio ne tese pure contro di loro, e Dio è il migliore fra quelli che ne tendono.”
Pickthall conserva schemed per entrambe le parti e chiude con “the best of schemers”; Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh usa “complottarono”, “Dio complottò” e “il migliore dei complottatori”.

Makr può essere tradotto con sfumature diverse, ma il problema qui è evidente: “complottatore” e “stratega” non trasmettono affatto la stessa idea. Il primo richiama intrigo, raggiro e manovre occulte; il secondo suggerisce capacità, intelligenza e pianificazione. In altre parole, quando si parla di Allah la traduzione di Piccardo sceglie la parola che lo rende più rispettabile. L’arabo, invece, mantiene la stessa famiglia lessicale usata nel versetto per indicare il complottare e il tramare. Per approfondire si veda anche Allah ingannatore.
Corano 86:15-16: “insidie” per loro, “strategia” per Allah
In Corano 86:15-16 la mano del traduttore si vede ancora meglio. Il testo contiene un parallelismo quasi speculare: yakiduna kaydan e wa-akidu kaydan. Il Quranic Arabic Corpus riconduce entrambe le espressioni alla stessa radice k-y-d, nel campo di “scheme, plot, plan”.
Piccardo:
“Invero tramano insidie,
e Io tesso la Mia strategia.”
Per gli avversari la parola scelta è moralmente sporca: “insidie”. Quando la stessa costruzione riguarda Allah, il lessico si ripulisce e diventa “strategia”. Bonelli mantiene invece il parallelismo:
“Essi tramano astuzie,
e anch’Io tramerò astuzie.”
Bausani fa altrettanto:
“Certo, essi tendono insidia contro di me,
ma io pure tenderò insidia contro di loro.”

L’effetto è lampante: la stessa famiglia semantica riceve due colori morali diversi a seconda del soggetto. Al lettore non viene semplicemente tradotto un parallelismo; gli viene già suggerito come giudicarlo.
Corano 4:3: gli “orfani” e le orfane sotto tutela
In Corano 4:3 il bersaglio va messo nel punto giusto. Piccardo traduce:
“E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono…”
Yatama può essere reso genericamente con “orfani”. Il problema emerge quando si legge il versetto senza l’esegesi: il passaggio dagli “orfani” al comando di sposare due, tre o quattro donne resta quasi incomprensibile.
È la stessa tradizione islamica a spiegare cosa c’è dietro quella formula. In Sahih al-Bukhari 2494, Urwa chiede ad Aisha il significato del versetto e lei lo riferisce alla ragazza orfana sotto la tutela del proprio guardiano, attirato dalla sua ricchezza o bellezza e intenzionato a sposarla senza corrisponderle una dote adeguata. La medesima spiegazione ricorre in altre redazioni di Bukhari. Anche il commentario Ma’arif al-Qur’an afferma esplicitamente che in questo contesto yatama indica le orfane.

La resa di Piccardo è quindi difendibile sul piano grammaticale, ma lascia completamente nascosto il contesto matrimoniale e patrimoniale che la tradizione islamica considera decisivo. Il lettore vede una parola generica; Bukhari gli restituisce ragazze orfane, tutori, ricchezza, bellezza, matrimonio e dote. Una differenza tutt’altro che ornamentale.
Corano 10:17: da “criminali” a “empi”
Infine Corano 10:17. Piccardo traduce:
“Chi è peggior ingiusto di colui che inventa una menzogna contro Allah e taccia di menzogna i Suoi segni? Gli empi non avranno riuscita!”
Il termine finale è al-mujrimun, dalla radice j-r-m. Nelle traduzioni parallele del Quranic Arabic Corpus, Sahih International usa “criminals”, Pickthall “the guilty”, mentre Yusuf Ali rende il senso con chi pecca. Il campo semantico è quello della colpa, del crimine e del peccato grave.

Il versetto parla di chi inventa menzogne contro Allah o smentisce i suoi segni: il rifiuto della rivelazione viene dunque inserito in una categoria fortemente colpevolizzante. “Empi” conserva la condanna religiosa, ma “criminali” o “colpevoli” fanno sentire molto meglio il peso accusatorio di mujrimun. Ancora una volta la scelta italiana porta il testo verso una temperatura più bassa.
Non è una parola isolata: è la direzione delle scelte
Messi uno accanto all’altro, questi casi mostrano una tendenza precisa. In 8:67 la resa più cruenta diventa “soggiogato”; in 3:54 inganni e complotti vengono portati verso “strategie”; in 86:15-16 il parallelismo viene spezzato fra le “insidie” degli avversari e la “strategia” di Allah; in 4:3 una parola genericamente corretta nasconde un contesto esegetico molto più concreto; in 10:17 “criminali” o “colpevoli” diventano “empi”.
Ogni singola scelta può essere difesa discutendo una sfumatura. È quando le si mette tutte in fila che il trucco smette di essere invisibile. Il Corano che arriva al lettore italiano risulta più levigato di quello che emerge dal confronto con altre traduzioni, con il lessico arabo e con la stessa tradizione islamica.
Che questa direzione sia voluta o semplicemente il prodotto dell’impostazione del traduttore, l’effetto sul lettore non cambia: i passaggi più ruvidi vengono sistematicamente accompagnati verso la soluzione lessicale più presentabile. Se un testo considerato parola perfetta e chiarissima di Allah acquista un volto più civile proprio passando attraverso la traduzione, il problema non è chi mette le versioni a confronto. Il problema è ciò che il confronto fa vedere.
Approfondimenti: bottino e guerra in Maometto · Allah ingannatore · classificazione cronologica delle sure.










Corano italiano. La fuorviante traduzione di Piccardo svia i musulmani dalla verità.
http://akucintamuslim.wordpress.com/2019/02/15/corano-italiano-la-fuorviante-traduzione-di-piccardo-svia-i-musulmani-dalla-verita/
Ciao, mi fa un po tenerezza e tristezza vedere tutto questo lavoro per screditare qualcosa in cui non si crede. Io da musulmano Concordo sul fatto che il testo originale sia piu duro ma lo stesso sarebbe con la Bibbia che è in Italiano e in lingue originale non e diversa dal Corano. Ma qui il problema è uno. Cioè cosa state cercando? Quando si parla di Dio o esiste o non esiste non si puo spulciare tra I testi alla ricerca di quello che troviamo troppo aggressivo. Se Dio esiste puo dire CIO che vuole e sta a noi capire il senso. Non siamo parlando di una cosa che si puo scegliere se ci piace oppure no. Il Male sulla Terra esiste ed è incarnato in alcuni gruppi etnici che non nomino. Dio lo sa e sa che loro porteranno il mondo alla fine e che uccideranno la creature di Dio e I fedeli (quindi certo che sono criminali) ma Dio li aspetta al varco e trama contro di Loro e resuscitera j credenti. CIOé se questo e il destino Dell umanità paIenza, non è che possiamo decidere noi se ci piace oppure no….