I palestinesi che fondarono Israele

Nel 1948 alcuni palestinesi videro nascere lo Stato che avevano contribuito a costruire. Avevano città, quartieri, scuole, banche, giornali, industrie, organizzazioni politiche, una federazione calcistica e perfino un’orchestra filarmonica. Possedevano una lingua nazionale, istituzioni rappresentative, strutture di difesa e un progetto d’indipendenza. Il loro nuovo Stato si chiamava Israele.

Erano i palestinesi ebrei. La loro storia in quella terra affondava le radici nell’antichità e attraversava secoli di presenza ebraica, ben prima dell’amministrazione britannica e del sionismo moderno. Alle comunità storiche si erano aggiunte successive ondate migratorie, che avevano trasformato la società ebraica in una realtà demografica, economica e politica sempre più organizzata. Nel 1948 quella società divenne il nucleo del nuovo Stato.

Il loro quotidiano Palestine Post sarebbe diventato il Jerusalem Post; la loro Palestine Orchestra, la Filarmonica d’Israele; l’Anglo-Palestine Bank, Bank Leumi. Sulle prime banconote israeliane, entrate in circolazione nell’agosto 1948, compariva ancora la scritta «Palestine Pound».

Oggi basta trovare la parola «Palestina» su una vecchia moneta, una mappa o un documento perché qualcuno la presenti come testimonianza dell’esistenza di uno Stato arabo-palestinese precedente a Israele. Peccato che quella stessa parola comparisse sulle banche, sui giornali e sulle istituzioni dei sionisti che stavano costruendo lo Stato ebraico.

Gli ebrei della Palestina prima del sionismo moderno

Tre uomini ebrei a Gerusalemme nel 1895, testimonianza fotografica del Vecchio Yishuv
Ebrei a Gerusalemme alla fine dell’Ottocento, prima della nascita dello Stato d’Israele. Fonte: Wikimedia Commons / Jewish Encyclopedia (pubblico dominio).

La presenza ebraica nella regione precede di millenni Theodor Herzl, la Dichiarazione Balfour e il Mandato britannico. La stele di Merneptah, risalente a circa il 1208 a.C., menziona già Israele nella regione di Canaan. Nei secoli successivi sono documentati i regni di Israele e Giuda, mentre Gerusalemme divenne uno dei centri fondamentali della storia religiosa e politica ebraica.

Conquiste straniere, deportazioni, dispersioni e migrazioni modificarono ripetutamente la composizione della popolazione. Le comunità ebraiche continuarono tuttavia a esistere nella regione in epoche differenti, sotto amministrazioni differenti. Parallelamente, Gerusalemme e la terra d’Israele conservarono una posizione centrale nella tradizione religiosa e nell’identità storica del popolo ebraico.

Nei secoli precedenti alle grandi immigrazioni sioniste, gli ebrei della regione erano concentrati soprattutto nelle quattro città sante del giudaismo: Gerusalemme, Hebron, Safed e Tiberiade. Si trattava del cosiddetto Vecchio Yishuv, una realtà composta da comunità differenti per origine, lingua, tradizioni e storia familiare. La Biblioteca nazionale d’Israele documenta circa 27.000 ebrei nella regione intorno al 1880 e distingue quelle comunità dal Nuovo Yishuv, sviluppatosi attraverso le immigrazioni della fine dell’Ottocento.

Il sionismo moderno diede nuova forza demografica, economica e politica alla presenza ebraica, collegando comunità locali e immigrati a un progetto nazionale. Le radici ebraiche del territorio appartengono però a una storia assai più antica del movimento sionista. Confondere l’inizio del sionismo moderno con l’inizio della presenza ebraica significa cancellare secoli di storia, oltre alle testimonianze dell’antichità.

Gerusalemme: il legame ebraico precedente all’Islam

Gerusalemme occupava una posizione centrale nella storia e nella religione ebraica molti secoli prima della nascita dell’Islam. Il Corano non nomina esplicitamente la città; la tradizione islamica identifica con Gerusalemme il luogo del viaggio notturno di Maometto menzionato in Corano 17:1. L’elaborazione di questa identificazione e il rapporto fra tradizioni religiose e vicende politiche sono esaminati nell’approfondimento sulla sacralità islamica di Gerusalemme e le sue origini storico-politiche.

La cronologia è chiara: Gerusalemme era già parte fondamentale della storia ebraica quando l’Islam non esisteva ancora. Anche il nome geografico Palestina possiede una storia precedente all’Islam: compare nella geografia greca, viene adottato in ambito romano e bizantino e continua a essere utilizzato sotto amministrazioni successive. La storia del nome geografico e quella dell’identità ebraica seguono percorsi differenti che si incontrano nel medesimo territorio.

Dal Vecchio Yishuv alla costruzione di una società nazionale

Le immigrazioni ebraiche iniziate dagli anni Ottanta dell’Ottocento, alimentate anche dalle persecuzioni antiebraiche, cambiarono profondamente la regione. Si svilupparono insediamenti agricoli, quartieri urbani, imprese, scuole, organizzazioni sindacali, istituzioni finanziarie e strutture di difesa. Tel Aviv, fondata nel 1909 nei pressi di Giaffa, divenne uno dei simboli della crescita urbana della comunità ebraica.

Lo Yishuv, la comunità ebraica organizzata della Palestina precedente al 1948, sviluppò progressivamente proprie istituzioni politiche, economiche, sanitarie, educative e culturali. La sua capacità organizzativa precedette di decenni la proclamazione dello Stato d’Israele. Non occorre attendere il 1948 per trovarne una descrizione ufficiale: basta leggere i documenti britannici del 1922.

Il Libro bianco del 1922: una testimonianza difficilmente equivocabile

Nel Libro bianco di Churchill del giugno 1922, il governo britannico descriveva una comunità ebraica di circa 80.000 persone, con organi politici, assemblee elettive, consigli cittadini, scuole, autorità religiose, una stampa in ebraico e un’intensa attività economica.

Il documento riconosceva esplicitamente che quella comunità possedeva caratteristiche «nazionali». Presentava inoltre il focolare nazionale ebraico come lo sviluppo di una comunità già esistente, sostenuto anche dall’immigrazione degli ebrei provenienti da altri paesi.

Il testo britannico conteneva un’affermazione particolarmente significativa. La comunità ebraica doveva sapere di trovarsi in Palestina «as of right and not on sufferance», cioè per diritto e non per semplice tolleranza. Questo era il linguaggio ufficiale del governo britannico nel 1922, ventisei anni prima dell’indipendenza israeliana.

Le istituzioni nazionali ebraiche, dunque, erano già riconosciute e descritte dall’amministrazione mandataria. Israele avrebbe proclamato l’indipendenza nel 1948; la società nazionale ebraica destinata a costituirne il nucleo esisteva già da decenni.

I dati raccolti nel rapporto UNSCOP del 1947 mostrano la portata dello sviluppo demografico: dagli 83.790 ebrei censiti nel 1922 si era passati a circa 608.000 alla fine del 1946. L’immigrazione ebbe un ruolo decisivo, mentre la comunità ebraica ampliava le proprie strutture economiche e organizzative. La popolazione araba rimaneva maggioritaria nel territorio e sviluppava parallelamente proprie istituzioni e rivendicazioni nazionali.

Un passaporto palestinese poteva appartenere a un ebreo

Durante il Mandato britannico, Palestina era il nome ufficiale del territorio. Il Palestinian Citizenship Order del 1925 disciplinava una cittadinanza palestinese alla quale potevano accedere, secondo i requisiti previsti, ebrei e arabi. Un cittadino ebreo della Palestina mandataria era palestinese in senso giuridico. Lo era a pieno titolo, esattamente come un cittadino arabo.

Gli ebrei della Palestina potevano avere passaporti palestinesi, utilizzare monete palestinesi e fondare istituzioni palestinesi. La cittadinanza non era riservata a una comunità etnica o religiosa. Il significato nazionale specificamente arabo-palestinese, già presente prima del 1948 e sviluppatosi nel corso del Novecento, coesisteva con questo significato giuridico e territoriale.

Il Mandato per la Palestina del 1922, approvato dalla Società delle Nazioni, riconosceva il legame storico del popolo ebraico con la Palestina e prevedeva esplicitamente il focolare nazionale ebraico. L’articolo 22 stabiliva inglese, arabo ed ebraico come lingue ufficiali e prescriveva l’impiego dell’arabo e dell’ebraico sulle monete e sui francobolli.

Ecco perché su tanti documenti ufficiali dell’epoca troviamo il nome Palestina anche in ebraico. Era parte dell’ordinamento del territorio, non un’aggiunta successiva alla nascita d’Israele.

Una vecchia moneta con scritto Palestine documenta il nome di una valuta e di un territorio amministrato dai britannici. Un passaporto palestinese documenta una cittadinanza che comprendeva ebrei e arabi. Chi trasforma automaticamente questi oggetti nella prova dell’esistenza di uno Stato arabo-palestinese sovrano attribuisce ai documenti un significato che non possiedono.

Quando «Palestine» era il nome delle istituzioni sioniste

Per capire il significato della parola Palestina prima del 1948 basta esaminare alcune delle istituzioni che portavano quel nome. Chi le fondò? Chi le dirigeva? Quali obiettivi perseguivano? E che cosa diventarono dopo l’indipendenza d’Israele? Le risposte si trovano nelle storie ufficiali delle stesse organizzazioni.

Anglo-Palestine Bank: la banca palestinese del movimento sionista

L’Anglo-Palestine Company fu costituita a Londra nel 1902 come società collegata al Jewish Colonial Trust, istituzione finanziaria del movimento sionista. La prima filiale aprì a Giaffa nel 1903. La banca finanziò iniziative economiche ebraiche, insediamenti e infrastrutture, contribuendo allo sviluppo della comunità che avrebbe dato vita a Israele.

Nel 1930 assunse il nome Anglo-Palestine Bank e successivamente divenne Bank Leumi. La storia istituzionale di Leumi documenta questa continuità. Una banca palestinese nel nome, sionista per origine e funzione, destinata a diventare una delle più importanti istituzioni bancarie israeliane.

Palestine Post: il giornale palestinese che diventò Jerusalem Post

Il Palestine Post fu fondato nel 1932 a Gerusalemme da Gershon Agron, nell’ambiente del movimento sionista. Pubblicato in lingua inglese, raccontava la vita della Palestina mandataria e gli sviluppi politici, economici e sociali della comunità ebraica.

Nel 1950 assunse il nome Jerusalem Post. La Biblioteca nazionale d’Israele conserva le edizioni storiche del giornale, documentandone la continuità editoriale. Un vecchio numero del Palestine Post può quindi mostrare in prima pagina il nome Palestina e, nello stesso tempo, rappresentare uno dei principali organi di informazione dell’ambiente sionista.

La testata diceva Palestine Post. Il giornale era sionista. Dopo la nascita d’Israele diventò Jerusalem Post.

Palestine Orchestra: l’orchestra palestinese che diventò la Filarmonica d’Israele

Musicisti della Palestine Orchestra con strumenti e spartiti durante le prove dirette da Arturo Toscanini nel 1936
La Palestine Orchestra durante una prova diretta da Arturo Toscanini nel 1936: sono visibili musicisti e strumenti. Fonte: Wikimedia Commons (pubblico dominio).
Copertina del programma originale della Palestine Orchestra per la stagione 1936–1937, con titolo in inglese ed ebraico
Copertina originale del programma della Palestine Orchestra, stagione 1936–1937, con il nome dell’orchestra in inglese ed ebraico. Fonte: Bulmash Family Holocaust Collection, Kenyon College (Public Domain Mark).

Nel 1936 il violinista ebreo Bronisław Huberman fondò la Palestine Orchestra, nota anche come Palestine Symphony Orchestra, riunendo musicisti ebrei europei, molti dei quali cercavano una via di fuga dalle persecuzioni naziste. Arturo Toscanini diresse il concerto inaugurale a Tel Aviv il 26 dicembre 1936.

Con la nascita dello Stato d’Israele l’orchestra assunse il nome Israel Philharmonic Orchestra. La sua storia ufficiale documenta questa continuità. L’istituzione che oggi rappresenta una delle eccellenze culturali israeliane nacque dunque come orchestra palestinese, fondata da un ebreo e composta da musicisti ebrei.

La Filarmonica d’Israele ha una storia che comincia nella Palestina precedente al 1948. Il nome cambiò con la nascita dello Stato; l’istituzione proseguì la propria attività.

Palestine Electric Corporation: l’elettricità del futuro Israele

Schema tecnico originale del 1935 della Palestine Electric Corporation con gli impianti idroelettrici lungo i fiumi Giordano e Yarmuk
Schema tecnico originale del 1935 della Palestine Electric Corporation per gli impianti idroelettrici nell’area del Giordano e dello Yarmuk. Fonte: Palestine Electric Corporation / Wikimedia Commons (pubblico dominio secondo la normativa israeliana).

Nel 1923 Pinhas Rutenberg fondò la Palestine Electric Corporation, società impegnata nella produzione e nella distribuzione dell’energia elettrica. Le infrastrutture realizzate contribuirono allo sviluppo industriale ed economico del territorio.

La società è l’antecedente dell’attuale Israel Electric Corporation. Il nome Palestina compare dunque anche nella storia delle centrali elettriche, delle reti energetiche e dello sviluppo infrastrutturale del futuro Stato israeliano.

Palestine Airways e Palestine Potash Company

La Palestine Airways, costituita nel 1934 nell’ambiente imprenditoriale sionista legato a Pinhas Rutenberg, operò prima della fondazione d’Israele. La compagnia cessò le proprie attività nel 1940, ma testimonia l’utilizzo del nome Palestina da parte di un’impresa aeronautica nata nel contesto dello sviluppo ebraico del territorio.

Nel 1929 l’imprenditore ebreo Moshe Novomeysky fondò la Palestine Potash Company, dedicata allo sfruttamento delle risorse minerarie del Mar Morto. L’impresa contribuì alla formazione di un settore industriale successivamente riorganizzato nello Stato d’Israele. La Biblioteca nazionale d’Israele conserva l’archivio di Novomeysky, con documenti relativi alle sue attività.

Palestine Football Association: la nazionale palestinese composta da ebrei

La Palestine Football Association fu fondata nel 1928 su iniziativa del dirigente sportivo sionista Yosef Yekutieli e ottenne il riconoscimento della FIFA nel 1929. La rappresentativa della Palestina mandataria partecipò alle qualificazioni per i Mondiali del 1934 e del 1938, schierando calciatori ebrei.

La federazione comprendeva inizialmente anche società arabe, ma era dominata dalle organizzazioni sportive sioniste. Queste ultime ne controllavano la direzione e l’immagine istituzionale, che comprendeva anche simboli del movimento nazionale ebraico. La vicenda è documentata nello studio accademico Palestinian Football and the Struggle for Identity.

La Palestine Football Association è la predecessora dell’attuale Israel Football Association. La nazionale della Palestina mandataria che giocò le qualificazioni mondiali degli anni Trenta era composta da ebrei e rappresentava un sistema sportivo diretto dal movimento sionista.

Una nazionale chiamata Palestina, composta da calciatori ebrei, sotto una federazione guidata da sionisti. Un dato storico che dovrebbe invitare a maggiore attenzione chi attribuisce automaticamente alla parola «palestinese» degli anni Trenta il significato politico contemporaneo.

18 agosto 1948: le prime banconote israeliane riportavano «Palestine Pound»

Fronte e retro di una banconota da una Palestine Pound dell'Anglo-Palestine Bank emessa nello Stato di Israele nel 1948
Fronte e retro di una banconota da una Palestine Pound, serie Anglo-Palestine Bank, utilizzata in Israele dal 1948. Riproduzione: Bank of Israel / Wikimedia Commons, secondo le condizioni d’uso della Banca d’Israele.

Fra tutti i documenti della Palestina precedente e immediatamente successiva al 1948, le banconote rappresentano uno degli esempi più significativi della continuità fra le istituzioni mandatarie e quelle israeliane.

Quando i dirigenti del futuro Stato ebraico commissionarono la stampa delle banconote alla American Bank Note Company di New York, il nome ufficiale del nuovo Stato e quello della sua futura valuta non erano ancora stati stabiliti. Si decise pertanto di utilizzare la denominazione monetaria già esistente: «Palestine Pound».

La Banca d’Israele racconta ufficialmente la vicenda. Le banconote dell’Anglo-Palestine Bank arrivarono nel luglio 1948, furono dichiarate moneta legale il 17 agosto ed entrarono in circolazione il 18 agosto 1948.

Israele aveva proclamato la propria indipendenza il 14 maggio, tre mesi prima.

Sul taglio da una sterlina palestinese comparivano le parole «One Palestine Pound» e «The Anglo-Palestine Bank Limited», in più lingue. Quella banconota apparteneva già alla storia monetaria dello Stato d’Israele.

Le prime banconote israeliane riportavano il nome Palestine ed erano emesse da una banca fondata nell’ambito del movimento sionista.

Chi esibisce una vecchia banconota con scritto «Palestine» come prova automatica dell’esistenza di uno Stato arabo-palestinese precedente a Israele dovrebbe esaminarne almeno la data e l’emittente. Potrebbe scoprire di avere fra le mani una banconota israeliana del 1948.

La distinzione è verificabile direttamente nell’archivio ufficiale della Banca d’Israele, che conserva immagini, descrizioni, tagli e date delle emissioni.

1947–1949: la spartizione ONU, l’indipendenza e la guerra

Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione 181, raccomandando la spartizione della Palestina mandataria in uno Stato ebraico e uno Stato arabo, con un regime internazionale speciale per Gerusalemme.

La dirigenza ebraica accettò il progetto di spartizione. La dirigenza araba palestinese e gli Stati arabi lo respinsero, contestando la divisione del territorio e rivendicando una diversa soluzione politica.

Il rifiuto della spartizione fu seguito da attacchi e combattimenti che degenerarono in una guerra civile. Le forze ebraiche combatterono per difendere gli insediamenti, mantenere le comunicazioni e consolidare il controllo delle aree strategiche, passando anche a operazioni offensive su larga scala nella primavera del 1948.

Il 14 maggio 1948 David Ben-Gurion proclamò l’indipendenza dello Stato d’Israele. Dal giorno successivo intervennero militarmente gli eserciti di diversi Stati arabi, fra cui Egitto, Transgiordania, Siria, Iraq e Libano. La difesa dell’indipendenza israeliana contro l’intervento degli eserciti arabi costituì una componente fondamentale del conflitto.

La guerra comportò anche conquiste territoriali israeliane oltre i confini previsti dal piano ONU, insieme alla fuga e all’espulsione di centinaia di migliaia di arabi palestinesi. Israele uscì dal conflitto controllando un territorio più esteso rispetto a quello originariamente previsto per lo Stato ebraico.

Nel 1948 Israele non conquistò uno Stato arabo-palestinese sovrano preesistente. Lo Stato nacque alla fine del Mandato britannico, attraverso la proclamazione dell’indipendenza e una guerra sviluppatasi fra comunità nazionali e poi fra Israele e gli eserciti degli Stati arabi intervenuti.

La ricostruzione della nascita d’Israele come semplice arrivo di conquistatori stranieri in un territorio privo di una società ebraica organizzata ignora lo Yishuv, le sue istituzioni e decenni di sviluppo politico, demografico ed economico.

Le radici religiose dell’ostilità antiebraica

Accanto alle cause politiche e territoriali del conflitto arabo-israeliano esiste una storia più antica delle rappresentazioni religiose ostili agli ebrei. Il Corano, gli hadith e la letteratura islamica tradizionale contengono passi polemici e racconti relativi agli ebrei che hanno avuto interpretazioni e applicazioni differenti nel corso dei secoli.

Le radici dell’ostilità antiebraica nelle fonti islamiche costituiscono un importante argomento storico e dottrinale. Nel Novecento, alcuni movimenti politici incorporarono anche elementi dell’antisemitismo moderno europeo, intrecciandoli con motivi religiosi e nazionalisti.

La ricostruzione della guerra del 1948 richiede l’esame delle decisioni politiche e militari dei protagonisti. I precedenti religiosi appartengono alla storia delle idee che contribuirono, in determinati ambienti, ad alimentare l’ostilità antiebraica.

«C’è scritto Palestina». E quindi?

Una vecchia carta geografica con la parola Palestine documenta il nome di un territorio. Un passaporto palestinese del 1935 documenta una cittadinanza che poteva appartenere a ebrei e arabi. Il Palestine Post era un giornale fondato da sionisti. La Palestine Orchestra era composta da musicisti ebrei. La rappresentativa calcistica della Palestina mandataria degli anni Trenta schierava calciatori ebrei. Una banconota dell’agosto 1948 con scritto Palestine Pound era già moneta dello Stato d’Israele.

La parola stampata è sempre Palestina. Le istituzioni, le autorità e i significati politici cambiano.

Mostrare una vecchia fotografia, un giornale o una banconota con la scritta «Palestine» non risolve alcuna discussione sulla sovranità precedente al 1948. Occorre stabilire chi abbia prodotto quel documento, a quale istituzione appartenesse, quale autorità lo riconoscesse e in quale periodo fosse utilizzato.

Chi confonde il nome storico di un territorio con l’esistenza di uno Stato nazionale compie un errore elementare. Chi applica automaticamente ai documenti del Mandato il significato politico odierno della parola «palestinese» aggiunge un anacronismo.

La Palestina mandataria non era uno Stato arabo-palestinese indipendente. Era un territorio amministrato dai britannici, nel quale vivevano comunità ebraiche e arabe, entrambe coinvolte in processi di costruzione nazionale. La società ebraica possedeva già istituzioni politiche, strutture economiche, scuole, imprese, infrastrutture e organizzazioni di difesa. Numerose istituzioni che portavano il nome Palestina confluirono direttamente nello Stato d’Israele.

Quella continuità è documentata nei registri delle banche, negli archivi dei quotidiani, nella storia della Filarmonica d’Israele, negli atti della federazione calcistica e nelle prime banconote israeliane.

Israele non comparve improvvisamente nel 1948. Lo Stato nacque allora; la società nazionale ebraica che lo fondò era già una realtà consolidata.

Per comprendere questa storia bisogna conoscere anche la Palestina degli ebrei: quella delle comunità storiche, degli insediamenti, delle banche, delle scuole, dei giornali, delle industrie, delle organizzazioni politiche e delle istituzioni che contribuirono alla nascita di Israele.

La prossima volta che qualcuno mostrerà una vecchia scritta «Palestine» come argomento decisivo contro l’esistenza storica d’Israele, la domanda sarà semplice: «Chi ha fondato quell’istituzione? Chi la dirigeva? Che cosa diventò?»

La risposta, in molti dei casi appena esaminati, conduce direttamente alla storia del movimento sionista e dello Stato ebraico.

La storia della Palestina comprende la storia della costruzione di Israele. E i palestinesi ebrei ne furono protagonisti.

Domande frequenti

Gli ebrei vivevano in Palestina prima del sionismo?

Sì. La presenza ebraica nella regione è documentata fin dall’antichità. Nei secoli precedenti al sionismo moderno erano presenti comunità ebraiche soprattutto a Gerusalemme, Hebron, Safed e Tiberiade, generalmente indicate come Vecchio Yishuv.

Gli ebrei erano palestinesi prima del 1948?

Durante il Mandato britannico il termine palestinese aveva anche un significato geografico e giuridico. Gli ebrei che possedevano i requisiti previsti dalla normativa potevano essere cittadini palestinesi, come gli arabi.

Esisteva uno Stato arabo-palestinese indipendente prima di Israele?

No. Prima del 1948 il territorio aveva fatto parte dell’Impero ottomano ed era successivamente amministrato dalla Gran Bretagna. Il nazionalismo arabo-palestinese esisteva già prima del 1948, ma non disponeva di uno Stato sovrano.

Il Palestine Post era un giornale sionista?

Sì. Fu fondato nel 1932 da Gershon Agron e nel 1950 assunse il nome Jerusalem Post.

La nazionale palestinese degli anni Trenta era composta da ebrei?

Sì. La rappresentativa della Palestina mandataria che disputò le qualificazioni ai Mondiali del 1934 e del 1938 schierava calciatori ebrei. La federazione era dominata dal movimento sportivo sionista ed è la predecessora dell’attuale federazione israeliana.

Perché le prime banconote israeliane riportavano «Palestine Pound»?

Le banconote erano state commissionate dall’Anglo-Palestine Bank prima della nascita dello Stato d’Israele, quando il nome del futuro Stato e quello della sua moneta non erano ancora stati stabiliti. Fu quindi mantenuta la denominazione della valuta della Palestina mandataria: «Palestine Pound». Il 18 agosto 1948, tre mesi dopo la proclamazione dell’indipendenza, quelle banconote entrarono ufficialmente in circolazione nello Stato d’Israele. Israele utilizzava dunque banconote sulle quali compariva ancora il nome Palestina.

Israele nacque da una comunità ebraica già presente in Palestina?

Sì. La nascita d’Israele fu preceduta dallo sviluppo dello Yishuv, una società nazionale ebraica organizzata che si ampliò attraverso immigrazione, investimenti, istituzioni economiche, organizzazioni politiche e infrastrutture.

Fonti storiche e documenti

  1. National Library of Israel – The Old Yishuv. https://www.nli.org.il/en/discover/israel/land-of-israel/old-yishuv
  2. Posen Library – Stela of Merneptah. https://www.posenlibrary.com/entry/stela-merneptah
  3. British Government – Churchill White Paper, 1922. https://www.un.org/unispal/wp-content/uploads/2022/04/A.AC_.14.8_02101947.pdf
  4. League of Nations – Mandate for Palestine, 1922. https://www.un.org/unispal/document/auto-insert-201057/
  5. Government of Palestine – Palestinian Citizenship Order, 1925. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:PalestinianCitizenshipOrder1925.pdf
  6. Leumi UK – Our History. https://www.leumiuk.com/about-us/our-history
  7. National Library of Israel – The Palestine Post Historical Archive. https://www.nli.org.il/en/newspapers/pls/1933/
  8. Israel Philharmonic Orchestra – Our History. https://www.ipo.co.il/en/history/
  9. Bank of Israel – Anglo Palestine Bank Series, 1948. https://www.boi.org.il/en/economic-roles/banknotes-and-coins/anglo-palestine-bank-series/
  10. National Library of Israel – Moshe Novomeysky Archive. https://www.nli.org.il/en/archives/NNL_ARCHIVE_AL990031580670205171/NLI
  11. Cambridge University Press – Palestinian Football and the Struggle for Identity. https://www.cambridge.org/core/journals/international-journal-of-middle-east-studies/article/palestinian-football-and-the-struggle-for-identity/D7DFE2B4B94558507F859338CFE06373
  12. United Nations – UNSCOP Report, 1947. https://www.un.org/unispal/document/auto-insert-179435/
  13. Israel Electric Corporation – Official Website. https://www.iec.co.il/en
  14. United Nations – General Assembly Resolution 181 (II), 1947. https://www.un.org/unispal/document/auto-insert-185393/
  15. United States Holocaust Memorial Museum – Postwar Refugee Crisis and the Establishment of the State of Israel. https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/postwar-refugee-crisis-and-the-establishment-of-the-state-of-israel

Gli esempi relativi al Palestine Post, alla Palestine Orchestra, alla Palestine Football Association, all’Anglo-Palestine Bank, alla Palestine Airways e alla Palestine Electric Corporation sono ripresi anche nel video divulgativo di @orlandocipollini, confrontati con la documentazione storica indicata.

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