Da Ismaele a Maometto: la genealogia sacra dell’Islam che le fonti non riescono a dimostrare

La genealogia con cui l’Islam collega Maometto ad Abramo attraverso Ismaele sostiene una parte decisiva della propria storia sacra: consente di unire il patriarca biblico alla Mecca, alla Kaʿba, agli Arabi, ai Quraysh e infine al profeta dell’Islam. Ma proprio nei passaggi che dovrebbero trasformare questa continuità religiosa in una genealogia storica, le fonti si fanno instabili e incompatibili. La linea di Maometto viene trasmessa con relativa stabilità fino a ʿAdnān; oltre ʿAdnān, nel tratto necessario per raggiungere Ismaele, compaiono successioni differenti, numeri di generazioni incompatibili e antenati che cambiano da una fonte all’altra. Le fonti anteriori all’Islam non documentano Ismaele alla Mecca. Il Corano lo associa ad Abramo e alla Casa; gli hadith aggiungono Agar nella valle meccana, Zamzam, Ṣafā e Marwa, i Jurhum, l’apprendimento dell’arabo e la costruzione dettagliata della Kaʿba. Perfino sull’identità del figlio destinato al sacrificio, la tradizione esegetica musulmana conserva due risposte concorrenti: Isacco e Ismaele.

La continuità Abramo–Ismaele–Mecca–Maometto appare così molto più solida sul piano teologico che su quello documentario. Seguendo cronologicamente le fonti, la narrazione si amplia: il Corano stabilisce il collegamento fondamentale, gli hadith costruiscono una biografia meccana molto più dettagliata, il tafsīr aggiunge ulteriori spiegazioni e le genealogie tentano infine di colmare il tratto fra ʿAdnān e Ismaele senza raggiungere una successione concorde. Ismaele svolge quindi una funzione strutturale perfetta: porta Abramo alla Mecca e Maometto fino ad Abramo. La tradizione religiosa afferma questa continuità; le sue stesse fonti non riescono a documentarla come una catena genealogica continua.

La catena che collega Abramo a Maometto

La costruzione islamica dipende da una successione precisa:

ABRAMO → ISMAELE → MECCA → KAʿBA → ARABI → ʿADNĀN → KINĀNA → QURAYSH → BANŪ HĀSHIM → MAOMETTO

Ogni anello è necessario. Abramo fornisce l’autorità patriarcale. Ismaele trasferisce quella genealogia verso gli Arabi. La Mecca riceve un passato abramitico. La Kaʿba diventa il santuario del monoteismo originario. ʿAdnān permette di collegare Ismaele agli Arabi settentrionali; Kināna e Quraysh conducono infine ai Banū Hāshim e a Maometto.

Il problema è che questa linea perfettamente funzionale alla teologia islamica non esiste nelle fonti come una catena storica continua. I diversi anelli compaiono in epoche e testi diversi, e proprio il collegamento genealogico indispensabile fra ʿAdnān e Ismaele è quello che la stessa tradizione musulmana non riesce a stabilire.

Schema della genealogia islamica da Ismaele a Maometto e dei passaggi genealogici non documentati
La tradizione islamica collega Maometto ad Abramo attraverso Ismaele, ma i passaggi genealogici intermedi non sono ricostruiti in modo concorde dalle fonti.

Ismaele alla Mecca: la storia non esiste nelle fonti anteriori all’Islam

La più antica ampia tradizione letteraria conservata su Abramo, Agar e Ismaele è quella biblica. In Genesi 21 Agar e Ismaele vengono allontanati da Abramo, vagano nel deserto di Beer-Sheba e Ismaele cresce nel deserto di Paran; sua madre gli procura una moglie egiziana. Genesi 25 elenca poi i dodici figli di Ismaele e colloca i loro territori da Havilah fino a Shur, presso l’Egitto, in direzione dell’Assiria.

Mecca non compare. La Kaʿba non compare. Zamzam non compare. Ṣafā e Marwa non compaiono. I Jurhum non compaiono. Non compare il trasferimento di Agar e Ismaele nella valle meccana, non compare un viaggio di Abramo alla Mecca e non compare una costruzione del santuario compiuta da Abramo e Ismaele.

Genesi testimonia quindi una tradizione su Ismaele enormemente precedente alle raccolte islamiche e possiede una geografia diversa. Le fonti anteriori all’Islam oggi conosciute non documentano la biografia meccana che diventerà centrale nella tradizione musulmana.

L’associazione generale fra Ismaele e popolazioni arabe, invece, esisteva già prima dell’Islam. Giuseppe Flavio aveva collegato gli Arabi alla discendenza di Ismaele e autori cristiani tardo-antichi utilizzavano denominazioni come «Ismaeliti» e «Agareni» per popolazioni arabe. L’Islam non scopre quindi attraverso una nuova rivelazione l’idea generale di una parentela fra Ismaele e gli Arabi: eredita un materiale genealogico già disponibile. Ciò che le fonti islamiche costruiscono è molto più specifico: Agar alla Mecca, Zamzam, Jurhum, Ismaele presso la Kaʿba e infine una genealogia destinata a raggiungere Maometto.

L’Islam eredita l’associazione Ismaele–Arabi; non eredita da una documentazione precedente la biografia meccana e la genealogia che conduce a Maometto.

Il Corano inserisce Abramo e Ismaele nella storia della Casa

Il passaggio decisivo compare nella seconda sura. In Corano 2:125 Abramo e Ismaele ricevono l’ordine di purificare la Casa per coloro che vi compiono il ṭawāf, vi soggiornano in adorazione, si inchinano e si prosternano. Due versetti dopo vengono presentati mentre ne innalzano le fondamenta:

«E quando Abramo e Ismaele innalzavano le fondamenta della Casa: “O Signor nostro, accetta da noi. Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce”.»
Corano 2:127

Subito dopo compare la richiesta di un futuro messaggero:

«O Signor nostro, suscita tra loro un Messaggero della loro gente che reciti loro i Tuoi segni, insegni loro il Libro e la saggezza e li purifichi.»
Corano 2:129

Altri passi completano la costruzione. Corano 3:96 presenta la prima Casa destinata agli uomini come quella situata a Bakka, identificata dalla tradizione islamica con Mecca. In Corano 14:37 Abramo afferma di aver stabilito parte della propria discendenza «in una valle senza coltivazioni presso la Tua Sacra Casa». Corano 22:26 collega nuovamente Abramo al luogo della Casa e il versetto successivo alla proclamazione del pellegrinaggio.

Il Corano compie così il passaggio fondamentale: inserisce Abramo e Ismaele nel santuario e trasforma il culto meccano in eredità abramitica. La Kaʿba non viene più presentata semplicemente come un santuario dell’Arabia: diventa la Casa di Abramo, e il pellegrinaggio islamico può essere presentato come restaurazione di un culto patriarcale originario.

Abramo e Ismaele costruttori della Casa: una scena che non appartiene alla Bibbia

Joseph Witztum ha dedicato precisamente a Corano 2:127 lo studio The Foundations of the House (Q 2:127), pubblicato nel Bulletin of the School of Oriental and African Studies. Il dato iniziale è netto: la scena nella quale Abramo fonda la Casa insieme a Ismaele non compare nella Bibbia e i tentativi di individuarne un precedente letterario diretto non risultano soddisfacenti. Witztum riconduce invece la scena a una rielaborazione di tradizioni post-bibliche relative a Genesi 22.

Il materiale abramitico precedente viene quindi riorganizzato dentro una nuova geografia religiosa. Ismaele, già disponibile come antenato biblico associato agli Arabi, viene inserito nella Casa e diventa il personaggio capace di collegare Abramo alla comunità del Corano.

Mohsen Goudarzi, in The Ascent of Ishmael: Genealogy, Covenant, and Identity in Early Islam, ha mostrato quanto questa struttura sia centrale: la genealogia biblica costituisce un principio organizzatore del Corano e gli aspetti cultuali e scritturali della missione coranica vengono ancorati alla discendenza da Abramo attraverso Ismaele.

Ismaele non è un dettaglio secondario della storia islamica: è il ponte che consente alla nuova religione di appropriarsi della genealogia di Abramo e trasferirla verso la propria comunità.

Il Corano lascia i vuoti, il tafsīr costruisce le spiegazioni

Anche l’origine della Casa viene lasciata senza una narrazione completa. Corano 2:125 parla già della «Mia Casa» e ordina ad Abramo e Ismaele di purificarla; Corano 2:127 li presenta mentre ne innalzano le fondamenta. Lo stesso Witztum osserva che il rapporto fra i due versetti non è chiaro e documenta le differenti soluzioni prodotte dall’esegesi musulmana.

Per una tradizione «purificare» significherebbe in quel contesto costruire; per un’altra l’ordine riguarderebbe il luogo sul quale la Casa sarebbe stata successivamente edificata; altre versioni presuppongono un edificio o fondamenta anteriori ad Abramo. Nei tafsīr compaiono quindi Adamo, angeli, resti di una Casa precedente, fondamenta sopravvissute al diluvio, la Sakīna, venti inviati da Allah, nubi che indicano il perimetro e altre guide soprannaturali incaricate di mostrare ad Abramo dove costruire.

Il Corano fornisce la rivendicazione teologica; l’esegesi produce molteplici preistorie della Kaʿba per colmare ciò che il testo non racconta.

Gli hadith costruiscono la biografia meccana completa di Ismaele

Nel Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 3364 la storia assume finalmente la forma dettagliata che diventerà familiare nella tradizione islamica. Abramo conduce Agar e il piccolo Ismaele nella valle della futura Mecca, descritta come priva di abitanti e di acqua. Li lascia presso il luogo della Casa; Agar cerca acqua correndo fra Ṣafā e Marwa; compare Zamzam; arrivano i Jurhum e si stabiliscono nella valle.

Ismaele cresce fra loro e impara l’arabo dai Jurhum. Il particolare è significativo anche per la storia delle origini della lingua araba: nello stesso racconto islamico l’arabo esiste già prima che Ismaele lo apprenda. Ismaele sposa poi una donna dei Jurhum, Abramo ritorna più volte a visitarlo e infine padre e figlio costruiscono insieme la Casa pronunciando le parole di Corano 2:127.

La narrazione collega inoltre le sette corse di Agar fra Ṣafā e Marwa al saʿy del pellegrinaggio islamico. I principali elementi del culto meccano vengono così inseriti dentro una biografia di Agar, Ismaele e Abramo:

  • Agar e Ismaele vengono trasferiti alla Mecca;
  • Zamzam viene incorporata nella storia della famiglia di Abramo;
  • Ṣafā e Marwa vengono collegati alla ricerca d’acqua di Agar;
  • i Jurhum forniscono il collegamento con l’ambiente arabo;
  • Ismaele impara da loro l’arabo e sposa una donna della tribù;
  • Abramo raggiunge ripetutamente la valle;
  • Abramo e Ismaele costruiscono la Kaʿba;
  • riti centrali dell’ḥajj ricevono una preistoria abramitica.

Quasi tutta la grande biografia meccana che rende possibile il collegamento fra Ismaele e il pellegrinaggio non è raccontata dal Corano: viene fornita dalla tradizione islamica successiva.

Una tradizione precedente viene trasformata in storia fondativa islamica

Il processo è particolarmente evidente nello studio di Marcel Poorthuis, Hagar’s Wanderings: Between Judaism and Islam. Poorthuis ricostruisce una precedente tradizione ebraica relativa all’espulsione di Agar, a Ismaele e alle visite di Abramo e mostra come il racconto venga trasformato nella trasmissione islamica.

Nella versione islamica Agar viene convertita in figura di fiducia assoluta in Allah e destinataria del miracolo dell’acqua; il racconto viene armonizzato con il Corano sulla costruzione della Casa, legato al saʿy fra Ṣafā e Marwa e trasformato in una storia fondativa del pellegrinaggio. Anche Ismaele viene collegato ai Jurhum: il matrimonio, presente sotto altra funzione nelle tradizioni precedenti, diventa il meccanismo con cui il figlio di Abramo viene inserito nella stirpe araba.

Il risultato non è la semplice conservazione di una memoria indipendente sulla Mecca: è la trasformazione di materiale precedente in una storia capace di spiegare genealogia araba, santuario e rituale islamico.

Reuven Firestone ha dedicato allo stesso fenomeno la monografia Journeys in Holy Lands: The Evolution of the Abraham-Ishmael Legends in Islamic Exegesis e lo studio Abraham’s Journey to Mecca in Islamic Exegesis: A Form-Critical Study of a Tradition. Firestone analizza le diverse tradizioni che trasferiscono Abramo dalla geografia biblica a quella meccana e rileva il crescente ruolo di Agar e Ismaele quando l’origine genealogica degli Arabi musulmani viene collegata ad Abramo attraverso Ismaele.

La storia cresce passando da una fonte all’altra

Livello della tradizione Elementi presenti
Tradizione biblica Abramo, Agar, Ismaele, Beer-Sheba, Paran, moglie egiziana, figli di Ismaele
Corano Abramo e Ismaele presso la Casa, fondamenta della Casa, Bakka, valle sterile presso il santuario, pellegrinaggio
Hadith Agar nella valle meccana, Zamzam, Ṣafā e Marwa, Jurhum, apprendimento dell’arabo, matrimonio di Ismaele, visite di Abramo, costruzione dettagliata della Casa
Tafsīr fondazioni precedenti, Adamo, angeli, diluvio, Sakīna, venti, nubi e altre spiegazioni sulle origini del santuario
Genealogie tentativi di collegare Ismaele a ʿAdnān e quindi alla genealogia di Maometto

La storia diventa progressivamente più ricca proprio nelle fonti successive. Il Corano stabilisce il collegamento sacro fondamentale; gli hadith costruiscono la biografia meccana; il tafsīr aggiunge altre spiegazioni; i genealogisti devono infine costruire il ponte biologico capace di condurre da Ismaele a Maometto.

Ed è precisamente lì che la costruzione genealogica si spezza.

Il figlio sacrificato: il Corano non dice se sia Isacco o Ismaele

Prima di arrivare alla genealogia di Maometto, un’altra frattura interna colpisce proprio Ismaele. Corano 37:100-107 racconta il tentato sacrificio del figlio di Abramo ma non pronuncia mai il nome del ragazzo:

«Figlio mio, mi sono visto in sogno in procinto di immolarti. Dimmi cosa ne pensi». Rispose: «Padre mio, fai quel che ti è stato ordinato: se Allah vuole, sarò rassegnato».
Corano 37:102

La tradizione islamica non ricavò dal proprio testo una risposta concorde. Al-Ṭabarī identifica il figlio con Isacco. Al-Qurṭubī registra apertamente la divergenza degli studiosi e conserva entrambe le identificazioni, attribuendo Isacco a numerose autorità musulmane antiche. Ibn Kathīr difenderà invece Ismaele.

AL-ṬABARĪ: ISACCO   |   AL-QURṬUBĪ: ISACCO E ISMAELE   |   IBN KATHĪR: ISMAELE

Reuven Firestone, nello studio Abraham’s Son as the Intended Sacrifice, ricostruisce una prima tradizione esegetica fortemente orientata verso Isacco e il successivo affermarsi di Ismaele. Younus Y. Mirza ha mostrato più specificamente come Ibn Taymiyya e Ibn Kathīr abbiano contribuito allo spostamento dell’esegesi verso l’identificazione ismaelita oggi dominante, mentre esegeti precedenti come al-Ṭabarī sostenevano Isacco.

La tradizione che pretende di recuperare la vera storia di Abramo non conserva quindi neppure una risposta uniforme sull’identità del protagonista di uno dei suoi episodi fondamentali.

Isacco o Ismaele non è un dettaglio secondario

La disputa acquista un peso particolare perché Ismaele è precisamente il personaggio di cui la costruzione islamica ha bisogno. Se il figlio sacrificato è Isacco, l’episodio rimane nella linea israelitica della tradizione biblica. Se è Ismaele, uno degli episodi supremi della storia abramitica viene trasferito alla linea che l’Islam collega agli Arabi, alla Mecca e a Maometto.

La versione che finisce per prevalere attribuisce così a Ismaele una concentrazione straordinaria di funzioni: figlio privilegiato di Abramo, protagonista del sacrificio, abitante della Mecca, uomo arabizzato dai Jurhum, costruttore della Kaʿba e antenato della linea destinata a culminare in Maometto.

La divergenza Isacco–Ismaele non viene prodotta dai critici dell’Islam. È conservata dalla stessa esegesi musulmana.

Muslim proclama la discendenza di Maometto da Ismaele

Quando si arriva a Maometto, la pretesa genealogica diventa esplicita. Nel Ṣaḥīḥ Muslim 2276 un detto attribuito a Maometto afferma che Allah scelse Kināna fra i discendenti di Ismaele, Quraysh fra Kināna, i Banū Hāshim fra Quraysh e infine Maometto fra i Banū Hāshim.

La linea religiosa è chiarissima:

ISMAELE → KINĀNA → QURAYSH → BANŪ HĀSHIM → MAOMETTO

La tradizione conosce dunque perfettamente la conclusione: Maometto deve discendere da Ismaele. Il problema emerge quando deve fornire la successione genealogica che rende possibile quel passaggio.

La genealogia di Maometto si spezza proprio a ʿAdnān

La genealogia tradizionale di Maometto viene trasmessa con un grado molto maggiore di stabilità fino a ʿAdnān. È proprio oltre ʿAdnān, nel tratto indispensabile per raggiungere Ismaele, che la sicurezza scompare.

Schema della genealogia di Maometto fino a ʿAdnān e delle divergenze islamiche nel collegamento con Ismaele
Le fonti islamiche concordano molto meglio sulla genealogia di Maometto fino a ʿAdnān, ma divergono radicalmente sul numero e sui nomi degli antenati necessari per raggiungere Ismaele.

Ibn Kathīr conserva una serie di testimonianze impressionanti. ʿUrwa b. al-Zubayr avrebbe dichiarato:

«Non abbiamo trovato nessuno che conoscesse ciò che vi è fra ʿAdnān e Ismaele.»

A Ibn ʿAbbās viene attribuita l’affermazione che fra ʿAdnān e Ismaele vi fossero trenta antenati sconosciuti. Lo stesso Ibn ʿAbbās, quando la genealogia raggiungeva ʿAdnān, avrebbe pronunciato il giudizio «i genealogisti hanno mentito»; ʿUmar avrebbe affermato che la genealogia veniva fatta risalire soltanto fino a ʿAdnān. Un’altra testimonianza riportata da Ibn Kathīr afferma che non si trovava nessuno capace di conoscere ciò che vi era oltre ʿAdnān e Qaḥṭān se non attraverso congetture.

La difficoltà non consiste soltanto nell’assenza di qualche nome. Le opere genealogiche musulmane trasmettono successioni radicalmente diverse. Fra ʿAdnān e Ismaele vengono proposti quattro, sette, otto, nove, dieci, quindici, venti, trenta, trentotto, trentanove, quaranta o quarantuno antenati, con divergenze ulteriori sui nomi.

Una genealogia non può contenere contemporaneamente quattro e quarantuno generazioni fra gli stessi due uomini. Non siamo davanti a una variante ortografica o alla perdita di un singolo antenato. Siamo davanti a ricostruzioni genealogiche reciprocamente incompatibili.

La genealogia diventa certa proprio quando smette di essere conosciuta

Questo è il punto centrale dell’intera questione. Ṣaḥīḥ Muslim proclama una discendenza che parte da Ismaele e arriva attraverso Kināna e Quraysh fino a Maometto. Le fonti genealogiche, però, non possiedono una successione stabile che colleghi ʿAdnān a Ismaele.

La struttura reale diventa quindi:

MAOMETTO → QURAYSH → … → ʿADNĀN → ? → ? → ? → ? → ISMAELE → ABRAMO

La tradizione possiede la certezza della destinazione finale, ma non possiede la catena che dovrebbe permetterle di raggiungerla.

Daniel Martin Varisco, nello studio Metaphors and Sacred History: The Genealogy of Muhammad and the Arab “Tribe”, sottolinea proprio il carattere di storia sacra della genealogia maomettana e il suo ruolo nella legittimazione profetica. La connessione fra ʿAdnān e Ismaele non è concordemente ricostruita dalle fonti: il numero degli antenati varia enormemente e la successione precisa rimane sconosciuta.

Peter Webb, in Imagining the Arabs: Arab Identity and the Rise of Islam, mostra inoltre come la genealogia araba consolidata sia il risultato di un lungo processo sviluppatosi nei primi secoli islamici. Genealogisti, storici e filologi lavorarono alla costruzione di una famiglia araba unificata, fondendo gruppi differenti dentro grandi schemi genealogici e collegandoli progressivamente agli antichi patriarchi.

La genealogia sacra non è quindi il punto di partenza documentato della storia islamica: è uno dei prodotti attraverso i quali la prima cultura islamica organizza e legittima il proprio passato.

Affermare che ʿAdnān discende comunque da Ismaele non risolve il problema

La risposta tradizionale consiste nel separare due cose: i nomi intermedi sarebbero incerti, ma la discendenza di ʿAdnān da Ismaele resterebbe certa.

Questa formula trasforma la conclusione da dimostrare nella premessa dell’argomento. Una genealogia è precisamente una successione di discendenze. Se gli individui intermedi non sono conosciuti, se il loro numero oscilla da quattro a oltre quaranta e se le fonti forniscono nomi differenti, la frase «ʿAdnān discende comunque da Ismaele» non costituisce una genealogia: costituisce l’affermazione religiosa che quella genealogia dovrebbe dimostrare.

La certezza viene mantenuta esattamente nel punto in cui termina la conoscenza genealogica.

La genealogia di Maometto diventa certa precisamente quando smette di essere conosciuta.

Le fonti islamiche non raccontano una storia uniforme

Mettendo insieme soltanto i risultati già emersi, il contrasto è netto. Il Corano collega Abramo e Ismaele alla Casa ma non racconta la biografia meccana completa. Gli hadith aggiungono Agar, Zamzam, Ṣafā e Marwa, Jurhum, l’apprendimento dell’arabo e le visite di Abramo. Il tafsīr produce diverse preistorie della Kaʿba. Sul figlio sacrificato le autorità musulmane si dividono fra Isacco e Ismaele. Sulla genealogia fra ʿAdnān e Ismaele i genealogisti producono numeri e nomi incompatibili, mentre altre autorità ammettono che quel tratto non è conosciuto.

Contemporaneamente, la dottrina mantiene una certezza assoluta: Maometto appartiene alla linea di Ismaele.

È una sproporzione rivelatrice: la certezza teologica rimane intatta mentre la documentazione che dovrebbe sostenerla si frammenta.

Ismaele è il ponte che l’Islam non può perdere

La funzione di Ismaele spiega perché questa genealogia sia molto più di una curiosità antiquaria. Senza Ismaele manca il ponte fra Abramo e gli Arabi. Senza Ismaele alla Mecca manca il collegamento familiare fra Abramo e il santuario. Senza Ismaele accanto ad Abramo nella costruzione della Casa si indebolisce la genealogia abramitica della Kaʿba. Senza ʿAdnān discendente da Ismaele manca la linea che conduce ai Quraysh e quindi a Maometto.

Ismaele permette contemporaneamente di biblicizzare la Mecca e arabizzare Abramo. La Kaʿba riceve un’origine patriarcale, il pellegrinaggio diventa rito abramitico, gli Arabi acquistano una discendenza biblica e Maometto può essere collocato alla fine della stessa genealogia.

La costruzione religiosa funziona perfettamente:

ABRAMO → ISMAELE → MECCA → KAʿBA → ʿADNĀN → QURAYSH → MAOMETTO

Quello che manca è la continuità documentaria necessaria per trasformare questa architettura teologica in genealogia storica.

Da Ismaele a Maometto: una genealogia sacra, non una genealogia dimostrata

La linea Abramo–Ismaele–Mecca–Maometto non emerge da una successione storica documentata. L’associazione generale fra Ismaele e gli Arabi precede l’Islam, ma non contiene Agar alla Mecca, Zamzam, Jurhum, la costruzione della Kaʿba e una genealogia verificabile fino a Maometto. Il Corano collega Abramo e Ismaele alla Casa; gli hadith costruiscono la biografia meccana; il tafsīr riempie i vuoti con ulteriori racconti; i genealogisti devono infine raggiungere Ismaele partendo da ʿAdnān e proprio lì producono successioni incompatibili.

La stessa tradizione che pretende di restaurare la vera storia di Abramo non conserva neppure una risposta concorde sull’identità del figlio destinato al sacrificio. Il Corano non lo nomina; al-Ṭabarī sostiene Isacco; altre autorità sostengono Ismaele; al-Qurṭubī conserva entrambe le tradizioni; Ibn Kathīr difende Ismaele.

La tradizione islamica possiede quindi ciò di cui la propria teologia ha bisogno: un Ismaele meccano, una Kaʿba abramitica e un Maometto discendente di Ismaele. Ciò che non possiede è una catena storica concorde capace di dimostrare quella continuità.

Ismaele porta Abramo alla Mecca e Maometto fino ad Abramo perché è l’anello perfetto della costruzione sacra islamica. Le fonti documentano molto bene come quel ponte viene progressivamente costruito; non documentano una genealogia continua che dimostri che sia esistito nella storia.

Fonti islamiche e studi accademici

Corano: 2:125-129; 3:96-97; 14:35-41; 22:26-29; 37:99-113.

Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 3364: Agar e Ismaele nella valle meccana, Zamzam, Ṣafā e Marwa, Jurhum, apprendimento dell’arabo e costruzione della Casa.

Ṣaḥīḥ Muslim 2276: discendenza Ismaele → Kināna → Quraysh → Banū Hāshim → Maometto.

Al-Ṭabarī, Jāmiʿ al-bayān, commento a Corano 37:102: identificazione del figlio sacrificato con Isacco.

Al-Qurṭubī, al-Jāmiʿ li-aḥkām al-Qurʾān, commento a Corano 37:102: divergenza fra Isacco e Ismaele.

Ibn Kathīr, al-Bidāya wa-l-nihāya, sezioni sulla genealogia di ʿAdnān: tradizioni sull’impossibilità di conoscere con sicurezza gli antenati fra ʿAdnān e Ismaele.

Joseph Witztum, “The Foundations of the House (Q 2:127)”, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, 72/1, 2009, pp. 25-40. DOI: 10.1017/S0041977X09000020.

Reuven Firestone, “Abraham’s Son as the Intended Sacrifice (al-Dhabīḥ, Qurʾān 37:99-113): Issues in Qurʾānic Exegesis”, Journal of Semitic Studies, 34/1, 1989, pp. 95-131. DOI: 10.1093/jss/XXXIV.1.95.

Reuven Firestone, Journeys in Holy Lands: The Evolution of the Abraham-Ishmael Legends in Islamic Exegesis, State University of New York Press, 1990.

Reuven Firestone, “Abraham’s Association with the Meccan Sanctuary and the Pilgrimage in the Pre-Islamic and Early Islamic Periods”, Le Muséon, 104, 1991. DOI: 10.2143/MUS.104.3.2006078.

Reuven Firestone, “Abraham’s Journey to Mecca in Islamic Exegesis: A Form-Critical Study of a Tradition”, Studia Islamica, 76, 1992, pp. 5-24. DOI: 10.2307/1595657.

Daniel Martin Varisco, “Metaphors and Sacred History: The Genealogy of Muhammad and the Arab ‘Tribe’”, Anthropological Quarterly, 68/3, 1995, pp. 139-156. DOI: 10.2307/3318071.

Marcel Poorthuis, “Hagar’s Wanderings: Between Judaism and Islam”, Der Islam, 90/2, 2013, pp. 220-244. DOI: 10.1515/islam-2013-0008.

Younus Y. Mirza, “Ishmael as Abraham’s Sacrifice: Ibn Taymiyya and Ibn Kathīr on the Intended Victim”, Islam and Christian-Muslim Relations, 24/3, 2013, pp. 277-298. DOI: 10.1080/09596410.2013.786339.

Peter Webb, Imagining the Arabs: Arab Identity and the Rise of Islam, Edinburgh University Press, 2016. DOI: 10.3366/edinburgh/9781474408264.001.0001.

Mohsen Goudarzi, “The Ascent of Ishmael: Genealogy, Covenant, and Identity in Early Islam”, Arabica, 66/5, 2019, pp. 415-484. DOI: 10.1163/15700585-12341543.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di Islamicamentando per ricevere gli aggiornamenti.

Approfondimenti critici sull’Islam