Origine della Mezzaluna Islamica: un simbolo pre-islamico adottato dall’Islam
La mezzaluna, spesso accompagnata da una stella, è oggi uno dei simboli più immediatamente associati all’Islam. Compare sulle bandiere di diversi Stati a maggioranza musulmana, sulle sommità dei minareti, nei loghi di organizzazioni religiose, nei cimiteri islamici e nell’immaginario occidentale. Per milioni di persone, la sua identificazione con l’Islam appare così naturale da sembrare antichissima.
Storicamente, però, questa associazione è tardiva. La mezzaluna non nasce con Maometto, non viene istituita dal Corano, non appartiene alla prima comunità di Medina e non fu l’emblema universale delle prime conquiste arabe. La combinazione della mezzaluna e della stella era già presente molti secoli prima dell’Islam nel Vicino Oriente, nel mondo persiano, nella cultura greco-romana e perfino nella monetazione dell’antica Byzantion.
Non siamo quindi davanti a un simbolo rivelato, ma a un motivo figurativo preesistente che, attraverso processi storici complessi e soprattutto grazie alla potenza dell’Impero ottomano, finì per essere percepito come rappresentazione dell’Islam stesso.
Questa distinzione è importante. Mostra ancora una volta che la civiltà islamica non si sviluppò nel vuoto e che molti elementi oggi considerati spontaneamente “islamici” provengono in realtà da culture anteriori, successivamente assorbite, trasformate e inserite in nuovi sistemi politici e religiosi.
La mezzaluna e la stella compaiono oggi su numerose bandiere di Stati a maggioranza musulmana, ma il motivo è molto più antico dell’Islam.
La mezzaluna non nasce con l’Islam
Nel Corano non esiste alcun versetto che istituisca la mezzaluna come simbolo dell’Islam. Non troviamo neppure un ordine attribuito a Maometto che imponga alla comunità musulmana un emblema composto da luna crescente e stella. Le fonti sulle prime comunità islamiche parlano piuttosto di vessilli e stendardi identificati principalmente dal colore, non di una bandiera religiosa universale paragonabile a quelle moderne.
Nei primi secoli islamici l’identità della comunità non dipendeva da un logo. Era definita dalla professione di fede, dall’obbedienza ad Allah e al suo inviato, dall’appartenenza alla umma, dal diritto islamico e dal potere politico dei califfi. Quando gli eserciti musulmani conquistarono i territori bizantini e sasanidi, non avanzavano sotto un’unica bandiera con la mezzaluna e la stella.
Anche la più antica arte islamica non presenta questo motivo come emblema religioso universale. Le prime monete musulmane, inoltre, continuarono inizialmente a riprodurre modelli bizantini e sasanidi già in circolazione. Su alcune emissioni arabo-sasanidi rimasero temporaneamente figure imperiali, altari del fuoco, crescenti e stelle provenienti dalla precedente iconografia persiana. La loro presenza non dimostra che fossero già diventati simboli dell’Islam: dimostra, al contrario, quanto i primi governanti musulmani dipendessero dai sistemi figurativi e monetari dei popoli conquistati.
La riforma monetaria omayyade della fine del VII secolo sviluppò poi una monetazione più nettamente islamica, dominata dalle iscrizioni arabe e dalle professioni di fede. Se la mezzaluna fosse stata un simbolo fondante trasmesso da Maometto, ci aspetteremmo di trovarla al centro di questo processo. Non accadde.
Un simbolo più antico di Maometto
La luna crescente era presente nelle religioni e nelle culture del Vicino Oriente molto prima del VII secolo. Nel mondo mesopotamico il disco, la mezzaluna e la stella potevano rappresentare corpi celesti e divinità astrali. In vari contesti la mezzaluna fu associata al dio lunare mesopotamico Sîn o Nanna, mentre la stella poteva richiamare Ishtar o altri astri divinizzati.
Non bisogna però ridurre migliaia di anni di storia simbolica a un’unica formula. La mezzaluna non ebbe sempre lo stesso significato e non rappresentò esclusivamente una divinità femminile. A seconda dell’epoca e della cultura poteva indicare la luna, una divinità, la protezione celeste, il computo del tempo, la fertilità, la regalità, il favore divino o un’identità civica.
Nel mondo greco-romano la luna venne frequentemente associata a figure divine femminili come Selene, Artemide ed Ecate. Ciò rende corretta l’affermazione generale secondo cui il simbolismo lunare poteva esprimere anche la femminilità divina, ma sarebbe inesatto sostenere che la mezzaluna avesse ovunque e sempre questo solo significato.
Il dato che conta è molto più semplice e storicamente sicuro: quando Maometto cominciò la propria predicazione nel VII secolo, la mezzaluna e la stella possedevano già una storia millenaria.
La mezzaluna nell’Antico Testamento
Una testimonianza della diffusione antica degli ornamenti lunari compare anche nell’Antico Testamento. Nel libro dei Giudici, dopo la vittoria di Gedeone sui re madianiti Zebah e Zalmunna, vengono menzionati gli ornamenti a forma di mezzaluna portati dai loro cammelli.
«Gedeone si alzò, uccise Zebah e Zalmunna e prese le lunette che i loro cammelli avevano al collo».
Il riferimento ricorre in Giudici 8,21 e nuovamente in Giudici 8,26, dove le lunette sono elencate tra gli oggetti preziosi sottratti ai capi madianiti. Le traduzioni italiane usano termini come “lunette”, “mezzelune” oppure “ornamenti lunari”, secondo le scelte lessicali adottate.
Il passo non prova che esistesse già la medesima combinazione grafica delle moderne bandiere islamiche, né permette di stabilire con precisione un significato religioso uniforme. Dimostra però che ornamenti a forma lunare erano conosciuti in ambienti semitici e vicino-orientali molto prima dell’Islam.
Per questo è preferibile evitare slogan cronologici eccessivamente rigidi come “la mezzaluna islamica esisteva già 1.400 anni prima di Cristo”. La datazione dei testi e degli episodi biblici richiede cautela. È sufficiente osservare che la Bibbia testimonia l’esistenza di ornamenti lunari in un contesto culturale enormemente precedente a Maometto.
Bisanzio, Filippo II e la leggenda di Ecate
Uno dei racconti più affascinanti sull’origine della mezzaluna e della stella è collegato all’antica Byzantion, la colonia greca destinata a diventare Costantinopoli e poi Istanbul.
Tra il 340 e il 339 a.C. Filippo II di Macedonia assediò Bisanzio senza riuscire a conquistarla. Intorno a questo episodio si sviluppò una tradizione secondo la quale i Macedoni avrebbero tentato di avvicinarsi alle mura durante la notte. Una luce improvvisa nel cielo, identificata in alcune versioni con il chiarore lunare, avrebbe rivelato l’attacco e consentito agli abitanti di organizzare la difesa.
La salvezza della città sarebbe stata attribuita a Ecate, divinità associata alla notte, alle torce, ai crocicchi e, in alcune tradizioni, alla luna. Ecate era venerata anche con epiteti collegati alla luce, come Phosphoros, “portatrice di luce”. La leggenda finì così per collegare la protezione della città a un simbolismo lunare e astrale.
È necessario distinguere chiaramente la storia dalla leggenda. L’assedio di Filippo II è un fatto storico; l’intervento luminoso della dea appartiene invece alla memoria religiosa e civica sviluppatasi intorno all’evento. Scrivere che nel 340 a.C. “avvenne un miracolo della dea Ecate” significherebbe presentare una tradizione religiosa come un accadimento verificato.
Altrettanto esagerata sarebbe l’affermazione secondo cui la mezzaluna con la stella “tappezzava Bisanzio”. Non abbiamo prove sufficienti per descrivere il simbolo come una sorta di logo onnipresente della città antica. Possediamo però una prova materiale molto più concreta: la monetazione.
Mezzaluna e stella sulle monete di Byzantion
La combinazione della stella e della mezzaluna compare effettivamente su monete emesse a Byzantion in epoca romana, molti secoli prima della conquista ottomana e della moderna identificazione del simbolo con l’Islam.
Il catalogo accademico Roman Provincial Coinage, curato con la partecipazione dell’Università di Oxford e del British Museum, registra una moneta di Byzantion coniata sotto Tiberio, imperatore dal 14 al 37 d.C., che presenta sul rovescio una mezzaluna accompagnata da una stella. Altre emissioni della città sotto Traiano, imperatore dal 98 al 117 d.C., mostrano espressamente il motivo descritto nel catalogo come star and crescent.
Questi reperti hanno un valore documentario decisivo. Non dimostrano che gli Ottomani copiarono automaticamente un “simbolo nazionale bizantino” dopo il 1453. Dimostrano però che la stessa combinazione figurativa era già presente nella città più di cinque secoli prima della nascita dell’Islam e oltre tredici secoli prima della conquista ottomana di Costantinopoli.
La mezzaluna e la stella non possono dunque essere descritte seriamente come un’invenzione islamica.
Il simbolo nella monetazione romana
Il motivo non era esclusivo di Byzantion. Stelle, lune crescenti e combinazioni dei due elementi compaiono in numerose emissioni del mondo greco, ellenistico, persiano e romano.
Durante l’epoca imperiale romana troviamo monete con stella entro o sopra una mezzaluna. Esistono emissioni attribuite al regno di Adriano, imperatore dal 117 al 138 d.C., e numerose monete provinciali del periodo di Caracalla, imperatore dal 198 al 217 d.C., nelle quali appaiono motivi lunari e astrali.
Occorre tuttavia descriverle correttamente. Il fatto che una moneta rechi l’immagine dell’imperatore non significa che ogni simbolo presente sul rovescio fosse il suo emblema personale o quello ufficiale dell’intero Impero romano. Le zecche provinciali raffiguravano culti locali, divinità cittadine, templi, personificazioni, segni zodiacali e corpi celesti.
Queste monete non provano quindi che “la mezzaluna e la stella erano il simbolo di Roma”. Provano qualcosa di più pertinente alla nostra indagine: il motivo era largamente disponibile nel repertorio iconografico antico e non aveva alcuna origine islamica.
La Persia sasanide e le prime monete musulmane
Un altro passaggio fondamentale conduce alla Persia sasanide. Le corone, le monete e le insegne sasanidi impiegavano frequentemente stelle e crescenti. Monete di sovrani come Cosroe II, vissuto tra il VI e il VII secolo, mostrano chiaramente questi elementi intorno alla figura del re e nella decorazione della corona.
Dopo la conquista islamica della Persia, i nuovi governanti non sostituirono immediatamente l’intero sistema monetario. Continuarono per un certo periodo a emettere monete basate sui modelli sasanidi, introducendo progressivamente iscrizioni arabe e modifiche religiose. Queste emissioni sono comunemente definite arabo-sasanidi.
La presenza di stelle e crescenti su alcune delle prime monete circolanti sotto autorità musulmana deve quindi essere interpretata nel suo contesto. Non erano simboli ricevuti da Maometto: erano elementi dell’iconografia imperiale persiana che il nuovo potere continuava temporaneamente a utilizzare.
Lo stesso fenomeno avvenne nei territori sottratti all’Impero romano d’Oriente. Le prime autorità islamiche ripresero modelli monetari bizantini, conservando inizialmente figure imperiali e persino croci, talvolta modificate o private di alcuni elementi. Solo gradualmente venne elaborata una monetazione islamica più autonoma.
La documentazione materiale racconta quindi una storia ben diversa dal mito di una civiltà islamica apparsa già completa e autosufficiente. Le prime amministrazioni musulmane ereditarono monete, burocrazie, lingue amministrative, tecniche artistiche e simboli dai territori conquistati, adattandoli progressivamente alle necessità del califfato.
Bisanzio non significa automaticamente Impero bizantino
Un errore frequente consiste nel confondere l’antica città greca di Byzantion con l’intera storia millenaria dell’Impero romano d’Oriente, oggi chiamato convenzionalmente Impero bizantino.
Il fatto che la mezzaluna e la stella compaiano sulle monete della città di Byzantion non significa che costituissero l’emblema ufficiale e universale dell’Impero cristiano di Costantinopoli. La monetazione bizantina medievale utilizzò soprattutto immagini degli imperatori, croci, Cristo, la Vergine, santi e altri elementi cristiani.
Motivi astrali continuarono a comparire in determinati contesti, ma sarebbe scorretto affermare che “tutte” o “moltissime” monete bizantine mostrassero la moderna mezzaluna con la stella oppure che questa fosse equivalente alla croce imperiale.
La formulazione storicamente più solida è la seguente: il motivo è attestato nella tradizione iconografica e monetaria dell’antica Byzantion e più in generale nel mondo romano e tardo-antico; non fu però l’unico emblema ufficiale dell’Impero romano d’Oriente.
Gli Ottomani copiarono il simbolo dopo il 1453?
Una versione molto diffusa della storia sostiene che Maometto II, conquistando Costantinopoli nel 1453, avrebbe semplicemente sottratto alla città cristiana la mezzaluna e la stella, trasformandole nel simbolo dell’Impero ottomano.
È un racconto suggestivo, ma presentato in questa forma è troppo semplice. Gli storici non dispongono di una prova conclusiva che permetta di ricostruire una trasmissione diretta e immediata: simbolo cittadino bizantino, conquista del 1453, appropriazione ottomana.
La mezzaluna era già conosciuta anche nel mondo turco e islamico prima della caduta di Costantinopoli. Tradizioni turche, persiane, centroasiatiche, sasanidi e bizantine poterono quindi convergere nella formazione del simbolismo ottomano. Lo storico Franz Babinger ritenne possibile che Maometto II avesse assunto dalla città conquistata la combinazione della mezzaluna e della stella come emblema di sovranità, ma presentò questa ricostruzione come una possibilità, non come una certezza assoluta.
La prudenza non indebolisce l’argomento. Anche senza poter dimostrare una copia diretta nel 1453, rimangono incontestabili tre dati:
- la mezzaluna e la stella esistevano molti secoli prima dell’Islam;
- non furono istituite dal Corano o da Maometto;
- divennero simboli internazionalmente associati all’Islam soprattutto attraverso l’esperienza politica ottomana e post-ottomana.
Il ruolo decisivo dell’Impero ottomano
Fu l’Impero ottomano a rendere la mezzaluna, e successivamente la combinazione della mezzaluna con la stella, uno dei segni più riconoscibili del potere musulmano.
Gli Ottomani governarono per secoli vastissimi territori tra Europa, Asia e Africa. Combatterono contro potenze cristiane, controllarono città sante e vie commerciali, conquistarono Costantinopoli, assunsero progressivamente il ruolo di difensori dell’Islam sunnita e rivendicarono il califfato. La loro simbologia statale venne quindi percepita in Europa come la rappresentazione visiva della potenza islamica.
La mezzaluna apparve su vessilli, edifici, armamenti, decorazioni e rappresentazioni del potere ottomano. La combinazione con la stella divenne sempre più sistematica soprattutto nell’età moderna. La bandiera rossa con mezzaluna e stella bianche assunse la forma sostanzialmente riconoscibile ancora oggi durante le riforme ottomane del XIX secolo; il modello del 1844 costituisce la base della successiva bandiera turca.
Non sarebbe quindi esatto immaginare una bandiera islamica immutata dai tempi di Maometto fino alla Turchia moderna. L’emblema si sviluppò gradualmente, attraversando secoli di trasformazioni politiche e araldiche.
La sua forza non derivava da un versetto coranico, ma dal prestigio e dalla potenza di un impero. Quando per gli europei l’Impero ottomano divenne il principale avversario musulmano, la mezzaluna finì per contrapporsi visivamente alla croce cristiana. Da emblema politico ottomano si trasformò progressivamente, nell’immaginario internazionale, nel segno dell’Islam.
Un simbolo politico prima che religioso
La distinzione tra simbolo islamico e simbolo di uno Stato musulmano è essenziale. Una bandiera può essere associata a un impero governato da musulmani senza essere stata istituita dalla religione islamica.
La mezzaluna ottomana rappresentava innanzitutto una sovranità, un esercito e un apparato imperiale. Solo attraverso l’enorme visibilità acquisita dall’Impero ottomano cominciò a essere letta come equivalente grafico dell’Islam.
Un passaggio particolarmente significativo avvenne durante la guerra russo-ottomana del 1876-1878. L’Impero ottomano utilizzò una mezzaluna rossa su fondo bianco per i propri servizi sanitari, evitando la croce rossa, percepita come troppo legata al simbolismo cristiano. Da questa esperienza nacque l’emblema della Mezzaluna Rossa, riconosciuto internazionalmente nel XX secolo.
Anche questo contribuì a consolidare l’equazione visiva:
croce uguale cristianesimo; mezzaluna uguale Islam.
Ma le due storie non sono equivalenti. La croce rimanda direttamente alla crocifissione di Gesù, evento centrale della fede cristiana. La mezzaluna non rimanda a un episodio fondante della vita di Maometto, non rappresenta un insegnamento coranico e non possiede un significato teologico islamico altrettanto definito.
La diffusione nelle bandiere moderne
Dopo il declino e la dissoluzione dell’Impero ottomano, la mezzaluna e la stella continuarono a essere utilizzate dalla Repubblica di Turchia e da vari Stati nati in territori direttamente o indirettamente influenzati dalla storia ottomana.
Il simbolo compare oggi, con forme e significati differenti, sulle bandiere di Turchia, Tunisia, Algeria, Pakistan, Azerbaigian, Malaysia, Mauritania, Libia, Uzbekistan, Turkmenistan, Comore e altri territori o movimenti politici.
Non tutte queste bandiere derivano nello stesso modo dalla tradizione ottomana e non tutte attribuiscono al simbolo un significato esclusivamente religioso. In alcuni casi la mezzaluna rappresenta esplicitamente l’Islam; in altri si intreccia con identità nazionali, tradizioni turche, aspirazioni politiche o interpretazioni locali.
È altrettanto significativo osservare che molti Stati a maggioranza musulmana non usano affatto la mezzaluna. L’Arabia Saudita utilizza la professione di fede islamica e una spada; l’Iran possiede un emblema elaborato dopo la rivoluzione del 1979; l’Indonesia impiega il Garuda; il Marocco una stella pentagonale; altri Paesi adottano aquile, stemmi, scritte o semplici combinazioni cromatiche.
Se la mezzaluna fosse un simbolo obbligatorio e rivelato dell’Islam, questa varietà sarebbe difficile da spiegare. La sua diffusione dipende dalla storia politica, non da una prescrizione religiosa universale.
Non tutti i musulmani la considerano un simbolo islamico
L’identificazione moderna tra mezzaluna e Islam è tanto forte da essere accettata anche da molte comunità musulmane. Ciò non significa però che esista un consenso religioso unanime.
Diversi studiosi e ambienti islamici osservano correttamente che il Corano e la Sunna non attribuiscono alcun valore sacro alla mezzaluna. Alcuni musulmani ne rifiutano perfino l’uso come emblema religioso, considerandola una tradizione storica ottomana o culturale priva di fondamento nella rivelazione.
Questa obiezione interna conferma la tesi storica: la mezzaluna può rappresentare oggi l’Islam per convenzione, ma non appartiene necessariamente alla dottrina islamica originaria.
La luna nel calendario islamico non spiega l’emblema
Talvolta si tenta di giustificare la mezzaluna ricordando che il calendario islamico è lunare e che l’apparizione della luna crescente stabilisce l’inizio dei mesi, compresi Ramadan e Shawwal.
Il collegamento è comprensibile, ma non dimostra l’origine religiosa dell’emblema. Molte culture antiche utilizzarono calendari lunari o lunisolari senza adottare per questo la mezzaluna ottomana come proprio simbolo universale.
Il Corano fa riferimento alle fasi lunari e al loro uso per il computo del tempo, ma non trasforma la luna crescente in uno stemma ufficiale della comunità musulmana. L’importanza calendaria della luna può avere facilitato reinterpretazioni successive del simbolo, non prova che la mezzaluna con la stella sia nata dalla rivelazione islamica.
Adottato dalla storia, non consegnato dalla rivelazione
La mezzaluna e la stella costituiscono un esempio particolarmente chiaro della distanza che può esistere tra l’origine di un simbolo e il significato che esso acquisisce successivamente.
Un’immagine pre-islamica, utilizzata in contesti pagani, persiani, greci e romani, venne incorporata in nuove culture politiche. L’Impero ottomano la rese progressivamente riconoscibile come segno della propria sovranità. La sua enorme influenza trasformò poi quel motivo imperiale in una rappresentazione generale del mondo musulmano.
Non è necessario immaginare una cospirazione né una singola appropriazione deliberata. Le civiltà si costruiscono normalmente attraverso eredità, adattamenti e contaminazioni. Ciò che deve essere respinto è invece il racconto apologetico di un Islam storicamente autosufficiente, dal quale sarebbero scaturiti autonomamente i simboli, le istituzioni, le arti e le conoscenze successivamente presentate come “islamiche”.
La documentazione archeologica e numismatica racconta un processo molto più concreto: conquista di società già sviluppate, impiego delle loro strutture, conservazione dei loro sistemi monetari, assorbimento delle loro forme artistiche e graduale costruzione di una nuova identità imperiale.
Il paradosso della mezzaluna islamica
Il paradosso è evidente. Una religione spesso descritta dalla propria apologetica come perfettamente compiuta fin dalle origini viene oggi rappresentata in tutto il mondo da un simbolo che le sue fonti fondanti non prescrivono e che esisteva secoli prima della sua comparsa.
La mezzaluna non dimostra un’origine miracolosa della civiltà islamica. Mostra piuttosto come un impero possa assorbire simboli precedenti, attribuire loro nuovi significati e diffonderli con una potenza tale da cancellarne quasi completamente la memoria originaria.
La stessa mezzaluna che oggi appare immediatamente “musulmana” era già visibile sulle monete di Byzantion sotto gli imperatori romani, nell’iconografia persiana, nei culti astrali del mondo antico e negli ornamenti lunari conosciuti dalle società vicino-orientali.
L’Islam non la inventò. La storia islamica la ricevette, la rielaborò e, soprattutto attraverso l’Impero ottomano, contribuì a trasformarla in uno dei marchi politici e religiosi più riconoscibili del pianeta.
Conclusione: un simbolo pre-islamico diventato islamico
La mezzaluna non nasce con Maometto. Non viene istituita dal Corano. Non è documentata come emblema universale della prima comunità musulmana. La combinazione della mezzaluna e della stella è attestata molto prima dell’Islam nel mondo antico e compare concretamente nella monetazione greco-romana, persiana e della stessa Byzantion.
Non possiamo affermare con certezza che gli Ottomani abbiano semplicemente sottratto il simbolo a Costantinopoli nel 1453. Le origini dell’emblema ottomano derivano probabilmente dall’incontro di più tradizioni: turche, persiane, centroasiatiche, bizantine e mediterranee.
Possiamo però affermare con sicurezza che fu la potenza ottomana a trasformare progressivamente la mezzaluna in un segno internazionalmente associato al dominio musulmano. Gli Stati e le organizzazioni moderne completarono il processo, fino a farla apparire come l’equivalente islamico della croce.
È dunque corretto chiamarla oggi “simbolo dell’Islam” soltanto nel senso di un’associazione storica e convenzionale. È falso presentarla come un simbolo originario, rivelato o creato dalla religione di Maometto.
La mezzaluna islamica non nacque dall’Islam: è un antico motivo astrale che il potere musulmano, soprattutto ottomano, assimilò e trasformò in una propria insegna. Uno dei simboli oggi più utilizzati per rappresentare l’Islam testimonia, in realtà, quanto profondamente la civiltà islamica abbia costruito la propria immagine anche con materiali ereditati dai popoli e dagli imperi che l’avevano preceduta.
Riferimenti essenziali
- Roman Provincial Coinage, emissioni di Byzantion sotto Tiberio e Traiano con rovescio raffigurante mezzaluna e stella.
- British Museum, collezioni monetarie partiche, sasanidi, bizantine e arabo-sasanidi.
- British Museum, Money Gallery, documentazione sui simboli lunari e astrali nella monetazione antica.
- British Museum, Silk Roads, sezione sull’adattamento dei modelli monetari sasanidi e bizantini da parte delle prime autorità islamiche.
- Philip Grierson, Byzantine Coins, Methuen, 1982.
- Franz Babinger, Mehmed the Conqueror and His Time, Princeton University Press, 1992.
- Andrew G. Traver, From Polis to Empire: The Ancient World, c. 800 B.C.–A.D. 500, Greenwood Press, 2002.
- Cyril Glassé, The New Encyclopedia of Islam, edizione riveduta, voce relativa alla luna e alla mezzaluna.
- Libro dei Giudici 8,21 e 8,26.

ci sono tanti che sostengono che Il dio principale del Quraysh era allah, il dio della luna.
Verissimo, ma poi dimenticato dagli arabi islamizzati almeno nei loro simboli (ed anche accuratamente nascosto dalla loro teologia ferocemente maniacalmente monoteista) fino alla conquista di Bisanzio Costantinopoli ossia per oltre sette secoli.
Se non vi sono documenti di mezzelune arabe fino a dopo la conquista turca di Costantinopoli, (ed a me non risultano), allora l’origine della mezzaluna (simbolo della dea Artemide Diana Selene) e’ passato nell’islam esclusivamente tramite l’appropriazione del simbolo di Bisanzio Costantinopoli.
Quel simbolo è anche utilizzato dai satanisti, molti dei quali affermano che Allah sia proprio Lucifero.