Mussolini e la Spada dell’Islam: l’immagine è celebre. Nel marzo 1937 Benito Mussolini attraversa la Libia a cavallo, impugna una spada cerimoniale e costruisce pubblicamente la propria immagine di Protettore dell’Islam. Ancora oggi quella fotografia viene utilizzata per sostenere che Mussolini fosse “filo-islamico” e che il fascismo nutrisse una particolare affinità ideologica o religiosa con l’Islam.
I fatti raccontano qualcosa di più concreto. Il regime fascista cercò realmente il consenso di settori musulmani, sostenne e controllò istituzioni islamiche, formò giudici e mufti e utilizzò una retorica pubblica favorevole all’Islam. Nello stesso tempo aveva represso militarmente la resistenza senussita, internato gran parte della popolazione nomade e seminomade della Cirenaica, consolidava la colonizzazione italiana della Libia e cercava di utilizzare il mondo arabo come terreno di competizione contro Francia e Gran Bretagna. La politica fascista verso l’Islam esistette. Era parte della politica coloniale e della strategia mediterranea italiana.

Benito Mussolini a cavallo durante la cerimonia della Spada dell’Islam in Libia nel marzo 1937. L’immagine divenne il simbolo della propaganda con cui il regime fascista presentò Mussolini come protettore dell’Islam.
Che cos’era la Spada dell’Islam di Mussolini?
Nel marzo 1937 Mussolini visitò la Libia in occasione dell’inaugurazione della Via Balbia, la grande strada litoranea che attraversava la colonia. Durante una manifestazione militare ricevette la cosiddetta Spada dell’Islam e, a cavallo, la sollevò davanti alla folla. Il Portale storico della Presidenza della Repubblica descrive esplicitamente il viaggio come l’occasione utilizzata da Mussolini per presentarsi come difensore dell’Islam e collega la cerimonia alla politica coloniale fascista diretta all’egemonia italiana nel Mediterraneo. Non si trattava quindi di una fotografia casuale. Era una rappresentazione politica costruita intorno a un messaggio preciso: Roma voleva presentare il capo dell’Impero italiano come autorità capace di governare e proteggere le popolazioni musulmane sottoposte al proprio dominio.
Durante il viaggio Mussolini dichiarò che l’Italia fascista avrebbe assicurato alle popolazioni musulmane della Libia e dell’Etiopia:
«pace, giustizia, benessere e rispetto alle leggi del Profeta».
Manifestò inoltre pubblicamente simpatia verso l’Islam e i musulmani. Il messaggio era inequivocabile: Mussolini voleva essere percepito come amico e protettore dei musulmani. Resta da capire perché.
Perché Mussolini ricevette la Spada dell’Islam?
L’Italia governava una colonia abitata in larghissima maggioranza da musulmani. Controllare la Libia significava quindi anche stabilire rapporti con notabili, giudici islamici, autorità religiose, confraternite, scuole coraniche e strutture sociali locali. La collaborazione delle élite musulmane poteva facilitare il dominio italiano. La loro opposizione poteva invece alimentare resistenza politica e militare. La religione diventava quindi anche uno strumento di governo coloniale.
Esisteva contemporaneamente una dimensione internazionale. Francia e Gran Bretagna esercitavano il proprio dominio o la propria influenza su vaste popolazioni arabe e musulmane. Presentare l’Italia come potenza rispettosa dell’Islam permetteva a Roma di cercare consenso anche fuori dalla Libia e di rafforzare la propria posizione nel Mediterraneo. La Spada dell’Islam riuniva in una sola immagine amministrazione coloniale, propaganda e politica estera.

Benito Mussolini durante la visita in Libia del marzo 1937 mentre riceve il saluto di musulmani libici. La politica filo-islamica del regime serviva anche alla costruzione del consenso coloniale e alla proiezione dell’Italia nel mondo arabo-musulmano.
La politica fascista verso l’Islam era iniziata prima del 1937
La politica islamica del fascismo non nacque improvvisamente con la cerimonia della spada. Nel 1935 venne istituita a Tripoli la Scuola Superiore di Cultura Islamica, destinata alla formazione di insegnanti, giudici e mufti musulmani. Lo studio dello storico Mustafa Younis, Il colonialismo fascista in Libia e l’istruzione religiosa degli arabi (1934-1940), ne ricostruisce chiaramente anche la funzione politica.
Il governo coloniale voleva formare una nuova generazione di insegnanti, giudici, mufti e funzionari inseriti nell’apparato amministrativo italiano. Creare un centro superiore di formazione islamica a Tripoli permetteva inoltre di ridurre la dipendenza degli studenti libici da istituzioni come al-Azhar al Cairo e Zaytuna a Tunisi, dove avrebbero potuto entrare in contatto con ambienti nazionalisti contrari alla presenza italiana. Younis descrive lo scopo dell’istituto come culturale e religioso-politico: creare una generazione vicina ai colonizzatori e disposta a riconoscere Mussolini come protettore dell’Islam. L’Islam non veniva semplicemente tollerato: alcune sue istituzioni venivano incorporate e indirizzate all’interno del sistema coloniale.
Prima del Protettore dell’Islam: la repressione della Senussia
Per comprendere il rapporto tra Mussolini e l’Islam bisogna però guardare anche a ciò che era accaduto pochi anni prima. In Cirenaica l’Italia aveva affrontato una lunga resistenza nella quale la Senussia, confraternita religiosa musulmana profondamente radicata nella società locale, svolgeva un ruolo centrale. La figura più conosciuta della resistenza fu Omar al-Mukhtar, religioso e comandante militare che combatté per anni contro le forze italiane.

Omar al-Mukhtar, leader della resistenza senussita, incatenato e circondato da ufficiali italiani dopo la cattura nel 1931. La repressione della resistenza in Cirenaica precedette di diversi anni la propaganda della Spada dell’Islam.
Nel 1930-1931 Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani ordinarono il confinamento della popolazione nomade e seminomade della Cirenaica in campi della regione sirtica. Una ricerca pubblicata dall’International Review of Social History della Cambridge University Press ricostruisce l’operazione: l’obiettivo principale dei campi era spezzare la rete attraverso la quale la popolazione sosteneva la resistenza. Lo studio riporta stime di circa 100.000-120.000 internati. Fu inoltre costruita lungo il confine egiziano una barriera di filo spinato destinata a ostacolare rifornimenti e collegamenti della guerriglia. Omar al-Mukhtar venne catturato l’11 settembre 1931, processato da un tribunale militare e impiccato il 16 settembre.
Pochi anni dopo Mussolini sarebbe apparso davanti ai musulmani libici impugnando la Spada dell’Islam. La successione degli eventi chiarisce la logica politica. Le organizzazioni musulmane che combattevano il dominio italiano venivano represse. Le istituzioni musulmane utili al consolidamento di quel dominio potevano essere sostenute, finanziate e integrate nell’amministrazione. La discriminante era il rapporto con il potere coloniale italiano.
Mussolini Protettore dell’Islam
La propaganda del 1937 legò a Mussolini l’immagine di Protettore dell’Islam, Hāmī al-Islām. Il significato era politico e imperiale. Mussolini si presentava come capo dello Stato che governava la Libia e garantiva alle popolazioni musulmane spazi per la propria religione all’interno dell’ordine coloniale italiano.
Il messaggio non era destinato soltanto ai libici. L’Italia cercava maggiore influenza nell’intero mondo arabo e mediterraneo, in un’area nella quale Francia e Gran Bretagna occupavano posizioni dominanti. La retorica favorevole all’Islam diventava così uno strumento della competizione internazionale.
Mussolini era davvero filo-islamico?
La risposta dipende dal significato attribuito alla parola. Se per “filo-islamico” si intende che Mussolini adottò politiche favorevoli a determinate istituzioni musulmane, cercò il consenso delle popolazioni islamiche e pronunciò dichiarazioni pubbliche di simpatia verso l’Islam, questi fatti sono documentati. Se invece si intende che Mussolini avesse aderito alla religione islamica, ne condividesse personalmente la dottrina o avesse trasformato l’Islam in una componente ideologica del fascismo, la Spada dell’Islam e la politica coloniale non dimostrano questa conclusione.
Le azioni del regime rispondevano a esigenze concrete:
- governare una colonia prevalentemente musulmana;
- ottenere la collaborazione delle élite locali;
- isolare e reprimere i movimenti contrari al dominio italiano;
- rafforzare l’influenza italiana nel mondo arabo;
- competere con Francia e Gran Bretagna nel Mediterraneo.
La Spada dell’Islam appartiene a questa strategia.
Repressione e collaborazione non erano politiche opposte
Il fascismo poteva reprimere la Senussia e contemporaneamente finanziare un istituto superiore di cultura islamica. Poteva impiccare Omar al-Mukhtar e formare nuovi giudici e mufti musulmani. Poteva combattere una resistenza fondata anche su strutture religiose islamiche e contemporaneamente rappresentare Mussolini come protettore dell’Islam. Poteva riconoscere determinate norme religiose locali e mantenere l’intera popolazione sotto dominio coloniale. Non erano politiche incompatibili. Erano strumenti differenti impiegati per conservare lo stesso controllo politico.
La colonizzazione italiana continuava
La politica di apertura verso l’Islam non fermò la colonizzazione italiana della Libia. Nel 1938 il regime organizzò il trasferimento dei cosiddetti Ventimila: il primo grande contingente di coloni italiani inviato in Libia nell’ambito del programma di colonizzazione demografica promosso sotto Italo Balbo. Il progetto è documentato anche negli studi sulla colonizzazione della Cirenaica e nelle fonti dell’epoca: nell’ottobre 1938 circa ventimila coloni partirono verso la Libia.
Il regime cercava quindi contemporaneamente di ottenere consenso tra i musulmani e di aumentare in modo permanente la presenza italiana sul territorio. La politica islamica era inserita dentro il progetto coloniale, non al suo posto.
Cosa pensava Mussolini dell’Islam?
Le dichiarazioni pubbliche del 1937 mostrano una volontà esplicita di manifestare rispetto e simpatia verso l’Islam e i musulmani. Quelle dichiarazioni appartenevano però all’azione politica del capo di uno Stato coloniale che governava una popolazione musulmana e cercava contemporaneamente influenza nel mondo arabo. Il loro significato emerge leggendo insieme parole e comportamenti.
Da una parte troviamo il rispetto proclamato per le «leggi del Profeta». Dall’altra troviamo repressione della resistenza, controllo delle istituzioni religiose, formazione di élite locali legate all’amministrazione italiana, propaganda internazionale e colonizzazione demografica. L’insieme descrive una politica imperiale molto più chiaramente di quanto descriva una convinzione religiosa personale.
L’Italia del 1937 non era l’Italia di oggi
L’utilizzo della Spada dell’Islam nel dibattito contemporaneo trascura inoltre una differenza storica fondamentale. L’Italia degli anni Trenta non aveva alle proprie spalle decenni di immigrazione proveniente da paesi a maggioranza musulmana. Era ancora soprattutto un paese di emigrazione. Treccani ricostruisce come l’Italia unita fosse caratterizzata da una presenza straniera molto limitata e come la trasformazione in paese di immigrazione si sia prodotta soltanto molto più tardi, sviluppandosi dalla seconda metà del Novecento e assumendo dimensioni sempre maggiori negli ultimi decenni del secolo. Fonte: Treccani – Le politiche di immigrazione in Italia dall’Unità a oggi.
Mussolini governava milioni di musulmani perché l’Italia aveva conquistato territori abitati da popolazioni musulmane. Non governava una società metropolitana trasformata da una consistente immigrazione proveniente dal Nord Africa, dal Medio Oriente e da altri paesi a maggioranza musulmana. Nel 1937 il rapporto dello Stato italiano con l’Islam era quindi soprattutto coloniale e internazionale. Oggi riguarda anche la presenza stabile dell’Islam all’interno delle società europee. Sono condizioni storiche differenti.
L’Islam era dentro l’Impero, molto meno dentro la società italiana
Il mondo musulmano non era lontano dalla politica estera italiana. La Libia, il Mediterraneo e il mondo arabo occupavano una posizione centrale nelle ambizioni imperiali fasciste. Era però molto meno presente nella vita quotidiana della società italiana metropolitana. Le città italiane degli anni Trenta non erano il risultato di decenni di immigrazione musulmana e non si confrontavano nelle dimensioni contemporanee con questioni relative alla rappresentanza delle comunità islamiche, ai luoghi di culto, alle seconde generazioni, ai finanziamenti esteri, all’integrazione o al rapporto tra norme religiose e diritto civile.
Per approfondire il rapporto tra religione, diritto e potere nell’Islam contemporaneo si veda anche Islam politico: l’etichetta che protegge l’Islam da sé stesso. La politica coloniale mussoliniana e il rapporto odierno tra Islam e società europee appartengono a contesti differenti.
Il jihadismo contemporaneo non apparteneva a quel contesto
Lo stesso vale per la sicurezza. Negli anni Trenta esistevano attentati, terrorismo e violenza politica di altre matrici. Non esisteva però nell’Italia del 1937 il fenomeno contemporaneo delle reti jihadiste transnazionali sviluppatesi in Occidente. Jytte Klausen, in Western Jihadism: A Thirty Year History, ricostruisce la crescita delle reti jihadiste occidentali a partire dagli ultimi decenni del Novecento e il ruolo svolto negli anni Novanta da militanti islamisti insediati in Europa e Nord America nella formazione e nello sviluppo delle reti di al-Qaeda.
Mussolini non doveva confrontarsi con al-Qaeda. Non doveva confrontarsi con ISIS. Non doveva confrontarsi con foreign fighters europei. Non doveva confrontarsi con reti jihadiste nate e sviluppatesi all’interno delle società occidentali molti decenni più tardi. Il tema del jihad in Occidente appartiene quindi a un contesto storico successivo.
Questo non elimina la necessità di analizzare separatamente il rapporto tra jihadismo e tradizione religiosa islamica. Su questo aspetto si vedano anche le fonti islamiche su jihad, apostasia e violenza religiosa. Significa semplicemente che quei fenomeni non facevano parte della situazione politica e sociale italiana nella quale nacque la propaganda della Spada dell’Islam.
Due epoche e due problemi differenti
Nel 1937 il problema del regime era soprattutto:
come governare popolazioni musulmane sottoposte al dominio italiano e come utilizzare il rapporto con il mondo arabo-islamico nella strategia mediterranea dell’Italia fascista.
Nel XXI secolo gli Stati europei affrontano anche questioni prodotte dalla presenza stabile di consistenti comunità musulmane all’interno delle proprie società, dai processi migratori e, separatamente, dalla minaccia rappresentata dalle reti jihadiste. La politica islamica del fascismo non costituisce una risposta a queste questioni. Appartiene a un’altra situazione storica.
Che fine ha fatto la Spada dell’Islam di Mussolini?
Dopo la cerimonia del 1937 la Spada dell’Islam venne conservata a Rocca delle Caminate, residenza utilizzata da Mussolini. Le ricostruzioni disponibili riferiscono che dell’oggetto si persero le tracce dopo la caduta del regime nel luglio 1943 e il successivo saccheggio della Rocca. La sorte definitiva della spada non è documentata con certezza. Il suo valore storico, tuttavia, non dipende dalla sorte materiale dell’oggetto, ma dalla potenza dell’immagine propagandistica che il regime costruì intorno ad esso.
La Spada dell’Islam fu propaganda?
Sì. La funzione propagandistica della cerimonia è evidente e documentata. Mussolini a cavallo, la spada sollevata, i cavalieri libici e la rappresentazione del Duce come protettore dell’Islam erano elementi destinati a trasmettere un preciso messaggio politico. L’Archivio storico della Presidenza della Repubblica collega direttamente l’episodio alla politica coloniale fascista e alla ricerca dell’egemonia italiana nel Mediterraneo.
La propaganda poggiava però su una politica reale. Il fascismo sosteneva realmente determinate istituzioni musulmane. Formava realmente insegnanti, giudici e mufti. Cercava realmente la collaborazione di notabili e autorità religiose islamiche. Concedeva realmente spazi alla religione musulmana nella colonia. Lo faceva all’interno di un sistema nel quale l’autorità politica ultima rimaneva quella dello Stato coloniale italiano.
La politica fascista verso l’Islam fu uno strumento di amministrazione coloniale, costruzione del consenso e politica internazionale.
Conclusione: cosa dimostra davvero la Spada dell’Islam?
La fotografia di Mussolini con la Spada dell’Islam è autentica. La politica fascista di apertura verso determinate istituzioni musulmane è documentata. Le dichiarazioni di simpatia verso l’Islam sono documentate. La creazione di istituzioni destinate alla formazione di insegnanti, giudici e mufti musulmani è documentata. Ma sono documentate anche la repressione della resistenza senussita, l’internamento della popolazione nomade e seminomade della Cirenaica, l’esecuzione di Omar al-Mukhtar e la successiva espansione della colonizzazione italiana.
Questi fatti appartengono alla stessa politica. Il regime sosteneva ciò che contribuiva alla stabilità del dominio italiano e reprimeva ciò che lo minacciava. Mussolini poteva combattere musulmani che resistevano all’occupazione italiana e contemporaneamente sostenere istituzioni musulmane disponibili alla collaborazione. Poteva proclamare il rispetto dell’Islam e mantenere la Libia sotto dominio coloniale. Poteva presentarsi come Protettore dell’Islam senza professare la religione islamica. La Spada dell’Islam racconta quindi soprattutto la politica coloniale, la propaganda e la realpolitik fascista nel Mediterraneo.
E non può essere trasferita automaticamente nel dibattito contemporaneo. L’Italia del 1937 non aveva alle spalle decenni di immigrazione musulmana nella penisola, non affrontava le questioni sociali e giuridiche legate alla presenza stabile dell’Islam nelle moderne società europee e non conosceva il jihadismo transnazionale sviluppatosi nella sua forma contemporanea molti decenni dopo. Usare la Spada dell’Islam come risposta alle questioni poste dall’Islam nell’Europa del XXI secolo significa confondere una politica coloniale degli anni Trenta con fenomeni appartenenti a un altro contesto storico.
Fonti e approfondimenti
- Archivio storico della Presidenza della Repubblica – Mussolini in Libia riceve la Spada dell’Islam
- Mustafa Younis – Il colonialismo fascista in Libia e l’istruzione religiosa degli arabi (1934-1940)
- International Review of Social History – Deportation and Transportation of Libyans to Italy During the Colonial Era
- Federico Cresti – Non desiderare la terra d’altri. La colonizzazione italiana in Libia
- Luca Einaudi, Treccani – Le politiche di immigrazione in Italia dall’Unità a oggi
- Jytte Klausen – Western Jihadism: A Thirty Year History, Oxford University Press









