Ecco cosa si può nascondere dietro i funerali “rifiutati” dagli imam ai terroristi islamici

Quante volte avete sentito i vari imam sentenziare che non avrebbero celebrato i funerali di un terrorista islamico come “segno di pace”?

Vi ricordate quando alcuni mesi fa, in seguito agli attacchi di Manchester e Londra, questa “presa di posizione” degli imam venne fatta passare dai media per una dimostrazione del fatto che l’islam sia contro la violenza?

La verità è un’altra.

Basta consultare il manuale di giurisprudenza Reliance of the Traveller per scoprire che per il cosiddetto “martire islamico” deceduto nel corso della jihad, per Allah non debba essere celebrato il funerale islamico (Ṣalāt al-Janāzah).

Funerale terrorista islamico

Questo perché, innanzitutto, il martirio vale come espiazione per tutti i peccati terreni e garantisce di per se il paradiso, e non perché il martire non si meriti il rito del funerale.

Martire islamico, shahid (šahīd, plural: šuhadāʾ; femm: šahīda): è usato come onorifico per i musulmani che sono morti adempiendo un comandamento religioso, specialmente quelli che muoiono combattendo la jihad, nella storia durante l’espansione militare dell’islam. L’atto del martirio è istishhad.

Più nello specifico, la proibizione del funerale per i martiri sostenuta dalla maggioranza degli studiosi islamici è legata ai fatti e i detti di Maometto (Sunnah). Maometto infatti non permise che i martiri uccisi nella battaglia di Uhud fossero lavati prima di essere sepolti come invece avveniva per tutti gli altri musulmani deceduti in circostanze diverse da quella del martirio:

Jabir ha narrato:
Il Profeta disse: “Seppelliscili (cioè i martiri) con il loro sangue“. (era) Il giorno della Battaglia di Uhud. Non li ha fatti lavare. (Sahih al-Bukhari Book 23 Hadith 430)

Inoltre non permise che per loro fosse offerta la preghiera funebre:

Narrato da Anas ibn Malik:
I martiri di Uhud non furono lavati e furono sepolti con il loro sangue. Nessuna preghiera è stata offerta loro. (Sunan Abu Dawood Book 21 Hadith 3129)

Jabir bin ‘Abdullah ha narrato:
L’Apostolo di Allah avvolse ogni due martiri di Uhud in un pezzo di stoffa e poi chiedeva: “Chi di loro sapeva più Corano?” Quando uno di loro è stato indicato, lo avrebbe messo prima nella tomba. Ha detto: “Sono un testimone di questi”. Quindi ordinò che fossero sepolti con il loro sangue sui loro corpi. Né ha offerto la loro preghiera funebre né li ha fatti lavare. […] (Sahih al-Bukhari Book 23 Hadith 431)

Maometto sostenne, nello specifico, che i martiri non devono essere lavati in modo tale da lasciare sui loro corpi le tracce del martirio.

E’ stato narrato che Maometto ha detto:

Da Colui nella cui mano è la mia anima, nessuno è ferito per amore di Allah – e Allah conosce meglio chi è ferito per causa sua – ma nel Giorno della Resurrezione arriverà con il colore del sangue e una fragranza simile a quella del muschio. (Sahih al-Bukhari 2803)

È stato narrato da Abu Hurairah che il Profeta ha detto: “Nessuno viene ferito sulla via di Allah senza giungere nel giorno della resurrezione con le ferite sanguinanti il colore del sangue, ma con la fragranza di muschio”. (Sunan an-Nasa’i 3147)

Inoltre secondo il Corano i martiri (morti sulla via di Allah) non sono realmente morti:

E non dite che sono morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah, ché invece sono vivi e non ve ne accorgete. (2:154)

Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. Sono vivi invece e ben provvisti dal loro Signore, (3:169)

Quindi, in conclusione, i leccababbucce vogliono far passare il rifiuto degli imam all’esecuzione dei funerali per i defunti terroristi islamici, quale atto di condanna e di “presa di distanza” al terrorismo islamico stesso, ignorando che per l’islam non è proprio contemplato il funerale per un combattente della guerra santa (jihad), in quanto morendo per la causa di Allah, ha ottenuto il perdono di tutti i peccati e “guadagnato” un biglietto espresso in prima classe per il paradiso.
Alla luce di quanto dice la dottrina islamica, si può logicamente intuire che il rifiuto di un imam di eseguire un funerale islamico ad un martire dell’islam, in verità potrebbe non essere altro che testimoniare la legittimità e “nobiltà” del martire e del suo atto sacrificale in favore di Allah.

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