Autore: islamicamentando

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Perché con due miliardi di musulmani non ci ammazzano tutti? Jihad e dottrina islamica

Perché con due miliardi di musulmani non ci ammazzano tutti?
Questa è una delle domande più frequenti quando si parla di Islam e violenza. La risposta non sta in una presunta “pace intrinseca”, ma nella natura stessa della dottrina islamica classica.
La violenza jihadista non è un obbligo individuale permanente per ogni musulmano. È invece opportunistica, graduale e strettamente legata alle condizioni di forza numerica, politica e militare. Non serve che tutti impugnino le armi: basta una minoranza attiva, determinata e ideologicamente motivata, sostenuta dal silenzio, dalla giustificazione teologica o dall’ignoranza consapevole della maggioranza.
La dottrina islamica tradizionale lo prevede chiaramente attraverso la distinzione tra fard ayn (obbligo individuale) e fard kifaya (obbligo collettivo), attraverso i concetti di taqiyya e da’wah, e attraverso una strategia che cambia a seconda della forza acquisita dalla comunità musulmana.
In questo articolo analizziamo, basandoci sulle fonti classiche (Corano, hadith, tafsir e fiqh), perché la jihad non è uno sforzo spirituale costante, ma un meccanismo flessibile che si attiva quando le circostanze lo rendono conveniente.

commento corano robert spencer 0

Bloggando il Corano: Sura 32, “La Prostrazione”

La Sura 32 del Corano, intitolata “La Prostrazione”, affronta tematiche fondamentali come il Tauhid (l’unicità di Allah), l’Aldilà e il ruolo profetico di Maometto. Il commentatore Maududi sottolinea che il principale obiettivo di questa sura è rimuovere i dubbi riguardo a questi concetti chiave. Vengono ribaditi concetti importanti come la creazione divina di tutto ciò che esiste, la realtà del Giorno del Giudizio e la responsabilità dei credenti di compiere buone azioni. La sura esorta anche alla prostrazione e alla devozione totale ad Allah, mostrando chiaramente la separazione tra i credenti e i miscredenti. Viene ribadita la verità della rivelazione e il continuo richiamo a seguire l’esempio dei profeti passati, come Mosè, nel riconoscere il messaggio divino