Ruolo degli imam: autorità e obbedienza nell’Islam

Sarà capitato a molti di coloro che criticano l’Islam di sentire i musulmani rivolgersi a loro sostenendo che non si possano capire e giudicare il Corano o gli Hadith senza la preziosa consultazione di un imam, mullah, ulema, sheikh e quant’altro.

Eppure il registro tenuto dai musulmani cambia radicalmente quando l’interlocutore è più malleabile, se non addirittura incuriosito dall’Islam. In quel caso viene invece affermato che l’Islam abbia un messaggio universale rivolto e soprattutto ACCESSIBILE a tutti. Non a caso, in questa circostanza viene ribadito che l’Islam non ha un clero proprio perché il Corano sarebbe in grado di dare tutte le risposte che uno cerca.

 

Al di là della convenienza lampante di questo doppio registro, riconosciamo come ci sia in effetti un’importanza significativa della figura dell’imam, ma per un motivo ben preciso.

Il ruolo di un imam o di un cosiddetto “sapiente” non risiede tanto nel poter “decifrare” o addirittura distorcere in senso “pacifista” i contenuti di Corano e Sunna. Nessun musulmano avrà mai l’autorità di DISTORCERE a proprio piacimento il messaggio di Allah o gli insegnamenti del profeta dell’Islam. È un’idea che spaventa ogni musulmano, anche se dovesse essere appena accennata.

Il ruolo cardine di ogni leader consiste esclusivamente nel rafforzare lo status di sottomissione dei musulmani alle prescrizioni di Allah e agli ordini del suo profeta.

Non a caso, la preghiera fatta in congregazione, ossia in moschea, svolge un ruolo fondamentale nel rafforzamento collettivo della disciplina religiosa e dell’obbedienza rituale. Il profeta dell’Islam attribuiva alla partecipazione alla preghiera comunitaria un’importanza tale da utilizzare, secondo una tradizione autentica di al-Bukhari, un’immagine estremamente violenta nei confronti degli uomini che vi si sottraevano.

Sahih al-Bukhari 657 sulla preghiera in congregazione e la minaccia di bruciare le case degli assenti
Sahih al-Bukhari 657: Maometto afferma di aver pensato di far bruciare le case degli uomini che non partecipavano alla preghiera congregazionale.

«Narrò Abu Huraira: il Profeta disse: “Nessuna preghiera è più pesante per gli ipocriti della preghiera dell’alba e di quella della notte. Se sapessero quale ricompensa vi è in esse, vi parteciperebbero anche se dovessero arrivarvi strisciando”.

Il Profeta aggiunse: “Avevo intenzione di ordinare che fosse annunciata la preghiera, poi ordinare a un uomo di guidare la gente nella preghiera, quindi andare con uomini che portassero fasci di legna da coloro che non partecipavano alla preghiera e bruciare le loro case con il fuoco”.»

Sahih al-Bukhari 657

 

Nel dibattito occidentale, il richiamo all’autorità dell’imam può servire anche a neutralizzare le critiche: davanti a un testo compromettente, si invita ad accettare la spiegazione rassicurante della guida religiosa. Ma chi presenta l’Islam come pacifico deve spiegare anche la minaccia di Maometto contro chi diserta la preghiera. Il titolo di imam non risolve questo contrasto. Se l’immagine proposta al pubblico dipende dall’omissione degli insegnamenti più brutali del fondatore, quella rappresentazione serve a proteggere la reputazione dell’Islam, lasciando senza risposta le obiezioni rivolte alle sue fonti.

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