Maometto e Gesù a confronto: quattro chiodi contro sette spade

“Morendo, Gesù lascia quattro chiodi, Maometto sette spade”.

Frase attribuita a Victor-Marie Hugo, Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885.


Ogni volta che si prova a mettere sullo stesso piano Gesù e Maometto, si compie una semplificazione enorme. Non perché la storia cristiana sia stata priva di guerre, violenze, potere politico, tribunali e contraddizioni: sarebbe ridicolo sostenerlo. Il punto è un altro. Bisogna chiedersi che cosa dicono e fanno i fondatori, quale modello lasciano, quale rapporto hanno con il nemico, con la vendetta, con la conversione, con la legge religiosa, con la spada e con il potere.

Gesù, nei Vangeli, muore senza fondare uno Stato, senza guidare eserciti, senza distribuire bottino, senza ordinare esecuzioni e senza costruire una comunità politico-militare. Maometto, nelle fonti islamiche, non è soltanto un predicatore religioso: è anche capo politico, legislatore, giudice, comandante militare e fondatore di una comunità armata. Questa differenza non è un dettaglio secondario: è il cuore del confronto.

Le citazioni che seguono non pretendono di esaurire tutta la complessità storica delle due religioni, ma mostrano una differenza di fondo che l’apologetica islamica cerca spesso di coprire con il solito trucco: spostare il discorso dalle fonti fondative alla storia successiva dei cristiani. Ma qui il punto non è confrontare tutti i cristiani con tutti i musulmani. Il punto è confrontare Gesù con Maometto, il Vangelo con il Corano, e il modello evangelico con quello islamico tramandato da Corano, hadith e sira.

Poiché troppo spesso equiparati, sulla base di questa citazione mettiamo a confronto il verbo dei principali personaggi delle due religioni più diffuse al mondo.

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Il confronto che l’apologetica islamica vorrebbe evitare

Quando si critica Maometto, la risposta più prevedibile è quasi sempre la stessa: “anche i cristiani hanno fatto guerre”, “anche la Chiesa ha avuto potere”, “anche l’Europa ha avuto inquisizioni, colonialismo e violenze”. Tutto vero, ma spesso usato come una comoda cortina fumogena. Perché qui non stiamo confrontando l’intera storia dei cristiani con l’intera storia dei musulmani. Stiamo confrontando i rispettivi modelli fondativi.

Gesù non è presentato dai Vangeli come capo militare, legislatore statale, giudice penale, distributore di bottino o fondatore di una comunità armata. Maometto, al contrario, è presentato dalle stesse fonti islamiche come profeta, capo politico, comandante, legislatore, giudice e guida di una comunità che combatte, conquista, punisce, stringe alleanze e organizza un ordine sociale.

Questa è la differenza che il dialogo interreligioso zuccherato preferisce non guardare troppo da vicino. Non si tratta di dire che ogni cristiano sia stato fedele a Gesù o che ogni musulmano sia una copia letterale di Maometto. Si tratta di riconoscere che i due modelli originari non sono intercambiabili. Uno nasce attorno alla croce; l’altro anche attorno alla spada, alla legge, al bottino, alla sottomissione e al potere.


Rivelazioni al servizio di interessi personali: il caso Zaynab

Uno degli episodi più imbarazzanti per l’apologetica islamica è quello di Zaynab bint Jahsh, ex moglie di Zayd, figlio adottivo di Maometto. Il Corano stesso presenta la vicenda come una rivelazione che scioglie il problema: Maometto può sposare l’ex moglie del proprio figlio adottivo perché Allah interviene a legittimare ciò che socialmente risultava scandaloso.

“E quando dicevi a colui che Allah aveva colmato di favore, e che tu stesso avevi favorito: ‘Tieni con te la tua sposa e temi Allah’, mentre tenevi nascosto in te quello che Allah avrebbe reso pubblico, e temevi la gente, mentre Allah ha più diritto di essere temuto. Quando poi Zayd ebbe cessato ogni rapporto con lei, Noi te la demmo in sposa, affinché non ci fosse più difficoltà per i credenti riguardo alle mogli dei loro figli adottivi, quando questi abbiano cessato ogni rapporto con esse. L’ordine di Allah deve essere eseguito”.Corano 33,37

Qui non siamo davanti a una generica norma spirituale. Siamo davanti a una rivelazione che entra dentro una vicenda privata, matrimoniale, personale, e che finisce per trasformare un problema di Maometto in una disposizione religiosa. La cosa è talmente evidente che perfino il testo coranico parla di ciò che Maometto “teneva nascosto” e del suo timore verso la gente.

Il contrasto con Gesù è netto. Nei Vangeli Gesù non riceve rivelazioni per giustificare matrimoni personali, privilegi familiari o soluzioni su misura per la propria vita privata. Non c’è un episodio evangelico in cui Dio interviene per dire: “questa donna ora è lecita a Gesù”. Nel caso di Maometto, invece, la rivelazione entra direttamente nella sua vita matrimoniale e ne risolve un nodo personale. Se questa non è una differenza sostanziale tra i due modelli, allora le parole non significano più nulla.


Regno terreno contro Regno celeste: Egira, Medina e potere politico

Un altro punto decisivo riguarda il rapporto con il potere. Gesù non fonda uno Stato. Non crea una città governata dalla propria legge religiosa. Non organizza una comunità armata. Non migra per diventare capo politico di una nuova società. La sua predicazione resta estranea alla costruzione di un potere terreno nel senso islamico del termine.

Maometto, invece, con l’Egira e la nascita della comunità di Medina, passa dalla predicazione alla costruzione concreta di un ordine politico-religioso. A Medina non c’è soltanto un predicatore che cerca rifugio: c’è il capo di una nuova comunità, con alleanze, norme, conflitti, giudizi, spedizioni e rapporti di forza. La religione diventa immediatamente anche governo, legge, comando e organizzazione sociale.

“Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto”.Giovanni 18,36

Questa frase evangelica basta da sola a mettere in crisi l’equiparazione. Gesù rifiuta la logica del regno armato: se il suo regno fosse di questo mondo, i suoi servitori combatterebbero. Ma non combattono. Maometto, invece, fonda una comunità nella quale il combattimento diventa parte della missione religiosa. Non è un dettaglio storico secondario. È la differenza tra una figura che muore senza esercito e una figura che costruisce anche attraverso l’esercito.


Passioni carnali e mondane: mogli, concubine, Aisha e privilegi speciali

Un altro tema che l’apologetica islamica cerca spesso di annacquare è quello della vita matrimoniale e sessuale di Maometto. Anche qui non si tratta di moralismo facile, ma di fonti. Il Corano attribuisce a Maometto privilegi specifici in materia di donne, mogli, prigioniere, schiave e credenti che si concedano a lui. Non siamo davanti a una norma universale uguale per tutti: il testo stesso specifica che certi privilegi sono riservati al Profeta.

“O Profeta, ti abbiamo reso lecite le tue spose alle quali hai dato la dote, e quelle che la tua mano destra possiede, tra quelle che Allah ti ha dato come bottino, e le figlie dei tuoi zii paterni, le figlie delle tue zie paterne, le figlie dei tuoi zii materni e le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te, e ogni donna credente, se si offre al Profeta e se il Profeta vuole sposarla: questo è riservato a te, ad esclusione degli altri credenti”.Corano 33,50

Il punto polemico è evidente: la rivelazione non si limita a parlare di Dio, salvezza, giudizio o morale. Interviene per regolare e ampliare le possibilità matrimoniali e sessuali del Profeta. Anche qui il confronto con Gesù è impietoso: nei Vangeli non troviamo un Gesù circondato da mogli, concubine, schiave, privilegi speciali o versetti che gli concedono eccezioni personali.

Il caso di Aisha rende il quadro ancora più problematico. Sahih al-Bukhari riporta che Maometto sposò Aisha quando aveva sei anni e consumò il matrimonio quando ne aveva nove. Non è una diceria polemica moderna: è una tradizione islamica canonica, contenuta in una delle raccolte più autorevoli dell’islam sunnita.

“Il Profeta la sposò quando aveva sei anni e consumò il matrimonio con lei quando aveva nove anni; ella rimase con lui per nove anni, fino alla sua morte”.Hadith, Sahih al-Bukhari 5133

Si può discutere il contesto storico, si possono tirare fuori usanze antiche, si può tentare ogni contorsione difensiva. Ma resta il fatto che l’Islam tradizionale presenta come modello perfetto un uomo che ebbe una vita matrimoniale e sessuale normata da rivelazioni favorevoli a lui stesso e che, secondo una fonte islamica canonica, consumò il matrimonio con una bambina di nove anni. Di nuovo: non è un dettaglio. È parte del modello.


Una vita contrassegnata dalla spada: raid, battaglie, Badr, Mecca e Banu Qurayza

La biografia di Maometto non è quella di un semplice mistico o di un predicatore disarmato. Le fonti islamiche tramandano una vita segnata anche da spedizioni, scontri, bottino, prigionieri, conquiste e giudizi sanguinosi. Basti pensare ai raid e alle spedizioni medinesi, alla battaglia di Badr, alla progressiva affermazione militare della comunità islamica, alla conquista della Mecca e al caso dei Banu Qurayza.

La conquista della Mecca viene spesso raccontata in chiave apologetica come momento di clemenza, e certamente la tradizione islamica conserva anche elementi di amnistia e di calcolo politico. Ma questo non cambia il punto: il percorso di Maometto culmina comunque nella presa di una città, nell’affermazione di un potere religioso e politico, nella distruzione degli idoli e nella sottomissione della Mecca all’ordine islamico. Non è il percorso di un predicatore che si limita a predicare e poi lascia liberi gli uomini di accogliere o rifiutare il messaggio.

Proprio l’episodio dei Banu Qurayza mostra quanto sia fragile l’immagine zuccherata del “profeta soltanto spirituale”. Sahih al-Bukhari riporta il giudizio di Sa’d sui Banu Qurayza: uccidere i combattenti e prendere donne e bambini come prigionieri. Maometto approva quel giudizio, presentandolo come conforme al giudizio di Allah.

“Sa’d disse: ‘Uccidete i loro combattenti e prendete i loro figli come prigionieri’. Allora il Profeta disse: ‘Hai giudicato secondo il giudizio di Allah’”.Hadith, Sahih al-Bukhari 4121

Questo non è il linguaggio di un maestro spirituale che rifiuta la violenza. È il linguaggio di una comunità politico-militare che giudica, punisce, spartisce, prende prigionieri e legittima tutto questo religiosamente. Ancora una volta, il confronto con Gesù è devastante: quando un discepolo usa la spada, Gesù lo ferma; quando Maometto si trova davanti a nemici sconfitti, la tradizione islamica conserva episodi di esecuzioni, prigionia, bottino e sottomissione.

Per questo il confronto tra Gesù e Maometto non può essere ridotto a una banale disputa tra religioni. È un confronto tra due modelli fondativi: uno centrato sulla croce, sull’impotenza apparente, sul perdono e sul regno non terreno; l’altro anche sulla legge, sulla comunità armata, sul potere, sulla guerra e sulla sottomissione.


Amare i nemici o terrorizzarli?

“Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”.Matteo 5,44

“Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro, e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce”.Corano 8,60


Porgere l’altra guancia o combattere?

“Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”.Matteo 5,39

“Non combatterete contro gente che ha violato i giuramenti e cercato di scacciare il Messaggero? Sono loro che vi hanno attaccato per primi”.Corano 9,13


Persecuzione subita o violenza giustificata?

“Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.Matteo 5,11-12

“Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio”.Corano 2,191


Non uccidere o colpire al collo?

“Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna”.Matteo 5,21-22

“Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l’ordine di Allah]. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah”.Corano 47,4


Umiltà davanti a Dio o maledizione religiosa?

“Nessuno è buono, se non Dio solo”.Marco 10,18

“I giudei dicono: ‘La mano di Allah si è incatenata!’. Siano incatenate le mani loro e siano maledetti per quel che hanno detto. Le Sue mani sono invece ben aperte: Egli dà a chi vuole”.Corano 5,64


Gesù e l’adultera: nessuna pietra

“Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: ‘Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?’. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: ‘Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei’. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: ‘Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?’. Ed essa rispose: ‘Nessuno, Signore’. E Gesù le disse: ‘Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più’”.Giovanni 8,3-11

Maometto e l’adultera: la fossa e le pietre

“Una donna di Ghamid si recò da lui, il Santo Profeta [Maometto], e disse: ‘Messaggero di Allah, purificami poiché ho commesso adulterio’. Egli, il Santo Profeta, la mandò via. Il giorno seguente ella disse: ‘Messaggero di Allah, perché mi scacci? […] In nome di Allah, sono rimasta incinta’. Egli disse: ‘Bene, se proprio insisti, allora vattene e non tornare prima di avere dato alla luce il bambino’. Dopo avere partorito, la donna tornò con il neonato avvolto in un pezzo di stoffa e disse: ‘Questo è il figlio che ho dato alla luce’. E Maometto: ‘Vattene e allattalo fin quando non l’avrai svezzato’. Una volta svezzato il bambino, ella tornò da lui […] e disse: ‘Apostolo di Allah, ecco mio figlio. L’ho svezzato e ora è in grado di mangiare’. A quel punto il Santo Profeta affidò il bambino a uno dei musulmani e pronunciò la condanna. La donna fu messa in una fossa che le arrivava al petto e Maometto ordinò ai suoi uomini di lapidarla. Khalid ibn al-Walid venne avanti con una pietra che le lanciò in testa. Il sangue gli andò sul volto e lui la insultò. L’apostolo di Allah sentì la maledizione scagliata su di lei da Khalid e disse: ‘Khalid, sii gentile. In nome di Colui che ha nelle Sue mani la mia vita, il pentimento di questa donna è tale che sarebbe stata perdonata persino se fosse un esattore delle tasse disonesto’. Date quindi istruzioni su cosa fare di lei, si mise a pregare e la donna venne seppellita”.Hadith, Sahih Muslim 1695b

Il contrasto è brutale. Da una parte Gesù disinnesca la lapidazione; dall’altra Maometto la conferma, la rinvia solo per gravidanza e allattamento, e alla fine la fa eseguire. Non è una differenza marginale di “contesto”. È una differenza di modello.


Il dono di Dio o il contratto di guerra?

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.Giovanni 3,16

“Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni [dando] in cambio il Giardino, [poiché] combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi. Promessa autentica per Lui vincolante”.Corano 9,111


Chi prende la spada o il Paradiso all’ombra delle spade?

“Tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”.Matteo 26,52

“Sappiate che il Paradiso è all’ombra delle spade”.Hadith, Sahih al-Bukhari 2818

Questa è forse una delle contrapposizioni più limpide: Gesù spegne la spada nel momento stesso in cui potrebbe essere usata per difenderlo; l’hadith islamico colloca invece il Paradiso proprio “all’ombra delle spade”. Altro che equivalenza tra i due modelli.


Beati gli operatori di pace o beati i combattenti?

“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.Matteo 5,8-10

“Colui che partecipi alle guerre sante in nome di Allah, e che non lo faccia per nessun’altra ragione che non sia la fede in Allah e nei suoi messaggeri, sarà ricompensato da Allah o con un ricco bottino, qualora sopravviva, o con l’ingresso in Paradiso, nel caso muoia da martire in battaglia”.Hadith, Sahih al-Bukhari, vol. 1, libro 2, n. 36


Misericordia universale o durezza verso i miscredenti?

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. […] Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?”.Matteo 5,7; 46-47

“Maometto è il Messaggero di Allah e quanti sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra loro”.Corano 48,29


Chi uccide pensando di rendere culto a Dio

“Verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”.Giovanni 16,2

“Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati”.Corano 9,29


Essere odiati per la fede o fondare odio religioso?

“Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato”.Marco 13,13

“Avete avuto un bell’esempio in Abramo e in coloro che erano con lui, quando dissero alla loro gente: ‘Noi ci dissociamo da voi e da quel che adorate all’infuori di Allah: vi rinneghiamo. Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah’”.Corano 60,4


Gesù guarisce l’orecchio del nemico

“Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: ‘Signore, dobbiamo colpire con la spada?’. E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: ‘Lasciate, basta così!’. E toccandogli l’orecchio, lo guarì”.Luca 22,49-51

Maometto ordina mutilazioni e occhi bruciati

“Secondo Abu Qilaba, Anas disse: ‘Alcuni uomini di Ukl e di Uraina vennero a Medina, ma poiché il clima della regione non si confaceva loro, essi si ammalarono. Allora uccisero il pastore che accudiva le bestie del Profeta e portarono via tutti i cammelli. Quando al mattino presto la notizia giunse alle orecchie di Maometto, egli ordinò ai suoi uomini di inseguire i ladri, che a mezzogiorno erano già stati catturati e riportati indietro. Allora il Profeta diede disposizioni di amputare loro le mani e i piedi, e questo fu fatto. Quindi gli vennero bruciati gli occhi con dei pezzi di ferro incandescente. Dopodiché furono portati ad al-Harra e quando chiesero dell’acqua non gli venne concessa’. Abu Qilaba aggiunse: ‘Questi uomini rubarono, uccisero, tornarono a essere infedeli dopo avere abbracciato l’Islam e si opposero al volere di Allah e del Suo Messaggero’”.Hadith, Sahih al-Bukhari 233

Qui il confronto diventa quasi insostenibile per l’apologetica islamica: Gesù ferma un discepolo che ha colpito con la spada e guarisce il ferito; Maometto, nella tradizione islamica, ordina amputazioni, cauterizzazione degli occhi e abbandono dei condannati senza acqua. Si può discutere il contesto finché si vuole, ma il modello che emerge è radicalmente diverso.


Il Regno di Gesù non è di questo mondo

“Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto”.Giovanni 18,36

“Ho ricevuto da Allah l’ordine di combattere contro gli infedeli finché non testimonieranno che non vi è altro dio al di fuori di Allah e che Maometto è il Suo Messaggero”.Hadith, Sahih al-Bukhari 25

Questa è la differenza che molti fingono di non vedere: Gesù distingue il suo Regno dal potere armato; Maometto, nelle fonti islamiche, lega invece religione, obbedienza, combattimento e sottomissione. Non siamo davanti a due predicatori spirituali con qualche differenza di stile. Siamo davanti a due modelli religiosi opposti nel rapporto con la forza.


Amare i nemici o diffidare dei miscredenti?

“Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”.Luca 6,35

“I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro. Allah vi mette in guardia nei loro confronti”.Corano 3,28


Rifiutare il messaggio: scuotere la polvere o mettere a morte?

“Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi”.Matteo 10,14

“Chiunque lasci il credo islamico per convertirsi a un’altra religione merita la morte”.Hadith, Sahih al-Bukhari 3017

Da una parte il rifiuto del messaggio viene affrontato andando via. Dall’altra l’abbandono dell’Islam viene consegnato alla logica della pena capitale. La differenza, ancora una volta, non è piccola: è abissale.


La regola d’oro e il problema della fratellanza islamica

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti”.Matteo 7,12

“Nessuno di voi avrà fede finché non farà per il suo fratello ciò che fa per se stesso”.Hadith, Sahih al-Bukhari 13

* Per approfondire questo preciso punto, vedere il post dedicato alla fratellanza islamica: cliccare qui.


Due modelli impossibili da equiparare

Il confronto, quindi, non è tra “cristiani buoni” e “musulmani cattivi”, né tra una storia cristiana immacolata e una storia islamica violenta. Sarebbe una caricatura. Il confronto è molto più preciso e molto più scomodo: Gesù, nelle fonti evangeliche, non costruisce un potere armato; Maometto, nelle fonti islamiche, lo costruisce eccome. Gesù ferma la spada; Maometto la integra nella missione religiosa. Gesù perdona il nemico; Maometto fonda una comunità che combatte, giudica, conquista e punisce in nome di Allah.

Questo non significa che ogni cristiano sia stato fedele a Gesù, né che ogni musulmano viva oggi secondo la lettera più dura delle fonti islamiche. Ma significa che il paragone tra i due fondatori non può essere liquidato con il solito ritornello del “tutte le religioni sono uguali”. No, non sono uguali. Non lo sono nei testi, non lo sono nei modelli fondativi, non lo sono nel rapporto originario con il potere e con la violenza.

L’apologetica islamica prova spesso a salvarsi rifugiandosi nella storia: crociate, inquisizione, guerre europee, colonialismo, e tutto il solito catalogo usato come cortina fumogena. Ma qui non stiamo confrontando l’intera storia dell’Europa con l’intera storia del mondo islamico. Stiamo guardando al cuore delle rispettive figure fondative. E lì la differenza rimane enorme.

Gesù lascia una croce. Maometto lascia anche una spada. E questa differenza, piaccia o no, continua a pesare sulla storia, sulla teologia, sulla politica e sulla mentalità religiosa che da quelle fonti prende forma.


Bibliografia essenziale e fonti utilizzate

Per evitare il solito equivoco dell’articolo “basato su frasi prese a caso”, è utile indicare chiaramente le fonti principali. Le traduzioni del Corano possono variare nei dettagli, ma i punti sostanziali citati in questo articolo sono riconoscibili nelle principali edizioni e nei siti islamici di riferimento. Piccardo può essere consultato, ma non dovrebbe essere l’unica base: è preferibile confrontare più traduzioni e, quando possibile, verificare anche il testo tramite strumenti come Quran.com o Corpus Quran.

  • Corano, traduzione italiana di Alessandro Bausani, BUR/Rizzoli.
  • Corano, traduzione italiana di Hamza Roberto Piccardo, consultabile anche online in varie edizioni.
  • The Qur’an, traduzione inglese di M.A.S. Abdel Haleem, Oxford University Press.
  • Quran.com, testo arabo, traduzioni e strumenti di consultazione: quran.com.
  • Corpus Quran, analisi linguistica del testo coranico: corpus.quran.com.
  • Sahih al-Bukhari, raccolta canonica di hadith sunniti, consultabile su Sunnah.com.
  • Sahih Muslim, raccolta canonica di hadith sunniti, consultabile su Sunnah.com.
  • Ibn Ishaq / Ibn Hisham, La vita del Profeta, nella tradizione della Sira, utile per il contesto biografico delle spedizioni, dei conflitti medinesi e della formazione della comunità islamica.
  • al-Tabari, Storia dei profeti e dei re, fonte storiografica islamica classica utile per il contesto delle prime vicende islamiche.
  • W. Montgomery Watt, Muhammad at Mecca e Muhammad at Medina, Oxford University Press.
  • Maxime Rodinson, Maometto, opera storica utile per un inquadramento critico della figura di Maometto.

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