Citazioni contro l’Islam: filosofi, storici e scrittori sul Corano e Maometto

Citazioni sull’Islam: filosofi, storici e scrittori giudicano il Corano e Maometto

Questa raccolta di citazioni sull’Islam riunisce giudizi di filosofi, storici, scrittori, politologi e uomini di Stato sul Corano, su Maometto e sulle conseguenze politiche, giuridiche e culturali della religione islamica. Autori appartenenti a epoche e orientamenti molto diversi hanno individuato temi ricorrenti: la divisione tra credenti e non credenti, il rapporto tra fede e conquista, la sovrapposizione tra autorità religiosa e potere temporale, la condizione femminile e gli effetti dell’Islam sulla libertà politica e sullo sviluppo delle società.

Le citazioni sono organizzate per argomento, in modo da rendere visibile la continuità storica della critica. La presenza di una frase in questa raccolta non dipende dalla fama dell’autore come sostituto delle prove: il suo valore è documentario e mostra come problemi analoghi siano stati riconosciuti, con linguaggi differenti, in secoli e contesti diversi.

Quando il passo proviene da un’opera letteraria, viene indicato il personaggio che parla. Le citazioni tratte da edizioni italiane identificabili vengono conservate nella formulazione pubblicata; quando è stato necessario tradurre direttamente dal testo originale, la traduzione viene espressamente attribuita a Islamicamentando. Eventuali problemi storici, bibliografici o di attribuzione vengono segnalati nelle note.

Islam, potere e guerra

Karl Marx

Ritratto di Karl Marx

«Il Corano divide il mondo in credenti e non credenti. I non credenti sono il nemico. L’Islam disprezza le nazioni dei non credenti e crea un continuo conflitto tra i musulmani e i non credenti.»

Karl Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883), filosofo, economista e giornalista tedesco. Fonte: Karl Marx, Die Kriegserklärung – Zur Geschichte der orientalischen Frage, “New-York Daily Tribune”, 15 aprile 1854; in Marx-Engels-Werke, vol. 10, pp. 168-176. La formulazione italiana è quella già pubblicata nella raccolta originaria.

Giovanni Sartori

Ritratto di Giovanni Sartori

«Dal 630 d.C. in avanti la storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non islamiche sia riuscita.»

Giovanni Sartori (Firenze, 13 maggio 1924 – Roma, 1º aprile 2017), politologo e sociologo italiano. Fonte: Giovanni Sartori, L’integrazione degli islamici, “Corriere della Sera”, 20 dicembre 2009. La frase compare anche in successive interviste dell’autore.

Theodore Roosevelt

Ritratto di Theodore Roosevelt

«La civiltà europea, americana e australiana esiste solo grazie alle vittorie di uomini civilizzati sui nemici della civiltà, solo grazie alle vittorie susseguitesi da Carlo Martello nell’VIII secolo a Giovanni Sobieski nel XVII. Durante i mille anni inclusi fra le gesta del soldato franco e del re polacco, i cristiani di Asia e Africa si sono dimostrati inabili a portare avanti una guerra fruttuosa con i conquistatori musulmani e, come conseguenza, il cristianesimo è praticamente scomparso dai due continenti; e oggi nessuno può trovare in essi alcun “valore sociale”, nel senso inteso da noi occidentali, all’interno della sfera di influenza dell’Islam. In Europa, in America e in Australia ci sono simili “valori sociali” solo perché i cristiani europei ebbero la forza militare per fare quello in cui i cristiani asiatici e africani fallirono: respingere l’invasore musulmano.»

Theodore Roosevelt (New York, 27 ottobre 1858 – Sagamore Hill, 6 gennaio 1919), ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la pace. Fonte: Theodore Roosevelt, Fear God and Take Your Own Part, George H. Doran Company, New York, 1916, pp. 70-71. La formulazione italiana è quella già pubblicata nella raccolta originaria, con normalizzazione della punteggiatura e delle maiuscole.

Samuel P. Huntington

Ritratto di Samuel P. Huntington

«Le frontiere dell’Islam grondano sangue.»

Samuel Phillips Huntington (New York, 18 aprile 1927 – Martha’s Vineyard, 24 dicembre 2008), politologo statunitense. Fonte: Samuel P. Huntington, The Clash of Civilizations?, “Foreign Affairs”, vol. 72, n. 3, estate 1993. L’originale inglese recita: “Islam has bloody borders”; la traduzione letterale è «L’Islam ha frontiere insanguinate».

Winston Churchill

Ritratto di Winston Churchill

«Quali terribili maledizioni getta il culto di Maometto sui suoi seguaci! Oltre al fanatismo, che in un uomo è pericoloso quanto lo è l’idrofobia in un cane, vi è questa temibile apatia fatalista. Costumi imprevidenti, antiquati sistemi di agricoltura, pigre metodologie di commercio e insicurezza della proprietà esistono ovunque vivano o governino i seguaci del Profeta. Un sensualismo degradato priva questa vita della sua grazia e l’aldilà della sua dignità e santità. Il fatto che nella legge maomettana qualsiasi donna debba appartenere a un uomo come sua proprietà assoluta — sia come figlia, moglie o concubina — rinvia l’estinzione ultima della schiavitù al giorno in cui la fede dell’Islam cesserà di essere un grande potere fra gli uomini.

Individualmente i musulmani possono mostrare splendide qualità. Migliaia divengono soldati della Regina coraggiosi e leali: tutti sanno come morire. Ma l’influenza della religione paralizza lo sviluppo sociale di coloro che la seguono. Al mondo non esiste una forza retrograda più grande. Lontano dall’essere moribondo, il culto di Maometto è una fede proselitizzante e militante. Si è già diffuso attraverso l’Africa centrale, generando guerrieri impavidi a ogni passo; e se non fosse che la cristianità è difesa dalle forti braccia della scienza, la moderna civiltà europea potrebbe cadere, così come cadde la civiltà dell’antica Roma.»

Winston Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874 – Londra, 24 gennaio 1965), politico, scrittore e giornalista britannico. Fonte: Winston S. Churchill, The River War: An Historical Account of the Reconquest of the Soudan, prima edizione, vol. II, Longmans, Green & Co., Londra, 1899, pp. 248-250. Il passo appartiene all’edizione originale in due volumi e non alla successiva versione abbreviata. La formulazione italiana è quella già pubblicata nella raccolta originaria, con correzione dei refusi tipografici.

Bertrand Russell

Ritratto di Bertrand Russell

«Il bolscevismo unisce le caratteristiche della Rivoluzione francese a quelle della nascita dell’Islam. Marx ha insegnato che il comunismo è fatalmente destinato ad accadere; ciò causa uno stato d’animo non dissimile da quello dei primi successori di Maometto. […]

Tra le religioni, il bolscevismo deve essere considerato insieme al maomettismo, piuttosto che insieme al cristianesimo e al buddhismo. Le ultime due sono principalmente religioni personali, caratterizzate da dottrine mistiche e amore per la contemplazione. Il maomettanesimo e il bolscevismo sono pratici, sociali, non spirituali, impegnati a conquistare l’impero del mondo.»

Bertrand Arthur William Russell (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970), filosofo, logico e matematico britannico. Fonte: Bertrand Russell, The Practice and Theory of Bolshevism, George Allen & Unwin, Londra, 1920; ed. it. Teoria e pratica del bolscevismo, Newton Compton, Roma, 1970, pp. 29 e 114.

Seyyed Hossein Nasr

Ritratto di Seyyed Hossein Nasr

«L’Islam, essendo la religione dell’unità, non ha mai fatto distinzione, in nessun campo, fra ciò che è spirituale e ciò che è temporale, oppure fra religioso e profano. Il solo fatto che non vi sia neppure un adeguato vocabolo in arabo, persiano o altre lingue dell’Islam per esprimere il concetto di “temporale”, “secolare”, è la prova migliore che l’astrazione corrispondente non esisteva nel pensiero islamico.»

Seyyed Hossein Nasr (Teheran, 7 aprile 1933), filosofo e studioso musulmano dell’Islam. Fonte: passo attribuito a Seyyed Hossein Nasr. Per il medesimo argomento si veda il suo saggio Spiritual and Temporal Authority in Islam. L’opera e la pagina della formulazione italiana citata non sono state ancora identificate.

Alexandre Del Valle

Ritratto di Alexandre Del Valle

«Dopo il totalitarismo rosso, basato sulla lotta di classe, il bruno, sulla lotta delle razze, l’Occidente deve affrontare il totalitarismo verde, colore dell’islamismo, che si fonda sulla lotta tra le civiltà e tra le religioni.»

Alexandre Del Valle, geopolitologo, giornalista e saggista francese. Fonte indicata: Alexandre Del Valle, Il totalitarismo islamista all’assalto delle democrazie. L’edizione e la pagina della citazione non sono state ancora identificate.

Il Corano, Maometto e la fondazione religiosa

Francesco Gabrieli

Ritratto di Francesco Gabrieli

«Il Corano è un insopportabile guazzabuglio.»

Francesco Gabrieli (Roma, 27 aprile 1904 – Roma, 13 dicembre 1996), arabista e orientalista italiano. Fonte secondaria: la frase è riportata da Ida Zilio-Grandi in Il Corano e la sua interpretazione, Laterza, cap. 2. L’opera originaria di Gabrieli e la pagina esatta non sono state ancora identificate.

Marco Polo

Ritratto tradizionale di Marco Polo

«Non vi meravigliate se i saraceni odiano i cristiani, poiché la maledetta legge che diede loro il profeta Maometto comanda loro di arrecare tutto il male possibile a quanti non seguono la loro fede e di impadronirsi di tutto ciò che possono sottrarre loro; e questo, secondo la loro legge, non è peccato.»

Marco Polo (1254-1324), mercante, ambasciatore ed esploratore veneziano, autore del Milione. Fonte: Marco Polo, The Book of Ser Marco Polo, edizione critica consultabile nel Digital Silk Road Project, vol. I, p. 120. La numerazione del capitolo varia fra le edizioni. Traduzione italiana di Islamicamentando dal testo dell’edizione indicata.

Passo tradizionalmente attribuito a John Quincy Adams

Ritratto di John Quincy Adams

«Nel settimo secolo dell’era cristiana, un arabo errante della stirpe di Agar, unendo le facoltà di un genio trascendente all’energia preternaturale del fanatico e allo spirito fraudolento dell’impostore, si proclamò messaggero del cielo e diffuse desolazione e inganno su una vasta parte della Terra. Dalla sublime concezione della legge mosaica adottò la dottrina di un Dio onnipotente, ma vi legò indissolubilmente l’audace falsità secondo cui egli stesso ne sarebbe stato profeta e apostolo.

Dalla nuova rivelazione di Gesù adottò la fede e la speranza nella vita immortale e nella retribuzione futura, ma le abbassò fino alla polvere, adattando tutte le ricompense e le sanzioni della sua religione alla soddisfazione delle passioni sessuali. Avvelenò alla fonte le sorgenti della felicità umana, degradando la condizione della donna e autorizzando la poligamia; e dichiarò la guerra di sterminio indiscriminato, come parte della propria religione, contro tutto il resto dell’umanità.

L’ESSENZA DELLA SUA DOTTRINA ERA LA VIOLENZA E LA CONCUPISCENZA: ESALTARE LA PARTE BRUTALE DELLA NATURA UMANA AL DI SOPRA DI QUELLA SPIRITUALE. Fra queste due religioni, così contrapposte nei loro caratteri, infuria ormai da dodici secoli una guerra.

La guerra è ancora manifesta. Finché i dogmi spietati e dissoluti del falso profeta continueranno a fornire motivazioni all’agire umano, non potrà esservi pace sulla Terra né benevolenza fra gli uomini.»

John Quincy Adams (Braintree, 11 luglio 1767 – Washington, 23 febbraio 1848), sesto presidente degli Stati Uniti. Attribuzione da trattare con cautela: il passo apparve anonimo in The American Annual Register for the Years 1827-8-9, 1830, cap. X, p. 269. È stato successivamente attribuito a John Quincy Adams, ma la paternità diretta non è dimostrata in modo conclusivo. Le maiuscole sono presenti nel testo inglese. Traduzione italiana di Islamicamentando.

Napoleone Bonaparte

Ritratto di Napoleone Bonaparte

«La religione di Gesù deriva dalla morale di Socrate; anche in quell’epoca l’opinione della gente era rivolta verso la concezione di un Dio unico. Ciò che in Maometto è superiore è che, nel lasso di dieci anni, egli conquistò la metà del globo, mentre al cristianesimo sono occorsi trecento anni per affermarsi. La religione di Cristo è troppo sottile per gli orientali, a loro servono più principi politici. Ai loro occhi Maometto è superiore a Gesù, perché lo vedono agire.»

Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Sant’Elena, 5 maggio 1821), generale e fondatore del Primo Impero francese. Fonte indicata: passo attribuito a Napoleone e ricondotto alle conversazioni di Sant’Elena raccolte dal generale Gaspard Gourgaud. Il volume e la pagina della formulazione citata non sono stati ancora identificati.

Victor Hugo

Ritratto di Victor Hugo

«Morendo, Cristo lascia quattro chiodi, Maometto sette spade.»

Victor-Marie Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885), scrittore, poeta e drammaturgo francese. Fonte: frase attribuita a Victor Hugo; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate.

Giovanni Papini

Ritratto di Giovanni Papini

«Noi pensiamo che per un generale, che debba combattere, è importante conoscere il numero dei nemici ma più importante ancora conoscerne la filosofia. V’è una grande differenza, difatti, tra il dover combattere un esercito di atei e un esercito di fanatici, e se i nostri generali avessero conosciuto prima le superstizioni mussulmane, avrebbero risparmiate parecchie cartuccie e adoperata molta più corda. Bisogna, dunque, leggere il Corano.»

Giovanni Papini (Firenze, 9 gennaio 1881 – Firenze, 8 luglio 1956), scrittore italiano. Fonte indicata: Giovanni Papini, Polemiche religiose, 1912. L’edizione e la pagina della citazione non sono state ancora identificate. La grafia è conservata nella forma tramandata dalla raccolta.

Manuele II Paleologo

Ritratto di Manuele II Paleologo

«Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva a diffondere la fede per mezzo della spada.»

Manuele II Paleologo (Costantinopoli, 27 giugno 1350 – Costantinopoli, 21 luglio 1425), imperatore bizantino. Fonte: Manuele II Paleologo, Dialoghi con un musulmano, VII controversia, 2c; ed. Théodore Khoury, Entretiens avec un Musulman. 7e Controverse, Sources Chrétiennes 115, Parigi, 1966, pp. 142-143. Il riferimento bibliografico è riportato anche nella lezione di Ratisbona.

Francesco De Sanctis

Ritratto di Francesco De Sanctis

«Schopenhauer dev’essere un testone; ha capito una gran verità, che a propagare una dottrina bisogna innanzi tutto render filosofica la spada. Ha operato più conversioni la sciabola di Maometto, che il nostro gridacchiare in piazza. Una buona piattonata mi farebbe subito gridar: Viva Schopenhauer!»

Francesco De Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817 – Napoli, 29 dicembre 1883), scrittore, critico letterario, politico e filosofo italiano. Fonte: Francesco De Sanctis, Schopenhauer e Leopardi, 1858. Il precedente «buana» era un evidente refuso di trascrizione.

Voltaire

Ritratto di Voltaire

«Dopo aver ben conosciuto il carattere dei suoi concittadini, la loro ignoranza, la loro credulità e la loro disposizione all’entusiasmo, Maometto comprese di poter diventare profeta. Si propose di abolire il sabeismo, che mescolava il culto di Dio a quello degli astri; il giudaismo, detestato dalle altre nazioni e tuttavia molto diffuso in Arabia; e infine il cristianesimo, che egli conosceva soltanto attraverso gli abusi delle diverse sette diffuse nei Paesi vicini al suo.»

«È probabile che Maometto, come tutti gli entusiasti, violentemente colpito dalle proprie idee, le abbia dapprima comunicate in buona fede; che in seguito le abbia rafforzate mediante sogni; che abbia finito per ingannare se stesso e gli altri; e che abbia infine sostenuto, con artifici divenuti indispensabili, una dottrina che considerava buona. Si trovò così alla testa di quarantamila uomini trascinati dal suo entusiasmo.»

«Fra tutti i legislatori che hanno fondato una religione, Maometto è l’unico ad aver diffuso la propria mediante le conquiste. Altri popoli hanno imposto ad altre nazioni i loro culti con il ferro e con il fuoco; ma nessun fondatore di una setta era stato anche conquistatore.»

Fonte: Voltaire, Essai sur les mœurs et l’esprit des nations, capp. VI-VII. Traduzione italiana di Islamicamentando dal testo francese.

«Impostore macchiato di sangue, che io abiuro per sempre; assassino della mia famiglia, via, quest’ultimo oltraggio mancava alla mia misera condizione e alla tua rabbia. Gran Dio, eccoci dunque giunti a questo! Questo profeta sacro, questo re che ho servito, questo Dio che ho adorato!

Mostro, il cui furore e i cui perfidi complotti hanno trasformato due innocenti in due parricidi; infame seduttore della mia debole inesperienza, ancora sporco del mio sangue, pretendi anche il mio cuore? Ma non hai ancora vinto: il velo è caduto, la vendetta si avvicina.»

Voltaire (Parigi, 21 novembre 1694 – Parigi, 30 maggio 1778), filosofo, scrittore e drammaturgo francese. Fonte del passo teatrale: Voltaire, Le Fanatisme ou Mahomet le Prophète, atto V, scena II. Le parole sono pronunciate dal personaggio Palmira e devono essere lette come discorso teatrale. Per il giudizio espresso direttamente dall’autore si veda la sua lettera a Federico II del 20 gennaio 1740.

Arthur Schopenhauer

Ritratto di Arthur Schopenhauer

«Nel Corano troviamo la forma più squallida e più povera di teismo. Ammettiamo pure che molto sia andato perduto nella traduzione, ma in quest’opera io non sono riuscito a scoprire nemmeno un pensiero dotato di valore.»

Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860), filosofo tedesco. Fonte: Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, vol. II, cap. XVII, “Sul bisogno metafisico dell’uomo”; ed. inglese E. F. J. Payne, Dover, 1966, p. 162. La resa «più squallida» appartiene alla formulazione italiana già pubblicata; l’originale inglese dell’edizione citata può essere reso più letteralmente come «la forma più triste e più povera di teismo».

Jacob Burckhardt

Ritratto di Jacob Burckhardt

«Maometto è fanatico all’estremo, ogni libertà in materia di religione lo riempie di sacro furore, e questa è la sua forza principale. Il suo fanatismo è quello di un semplificatore radicale, e come tale del tutto genuino. Era un fanatismo della specie più tenace, la furia dottrinaria, e la sua vittoria fu una delle più grandi vittorie del dottrinarismo e della banalità.»

Jacob Burckhardt (Basilea, 25 maggio 1818 – Basilea, 8 agosto 1897), storico svizzero. Fonte indicata: Jacob Burckhardt, Riflessioni sulla storia universale. L’edizione e la pagina della citazione non sono state ancora identificate.

Donne, famiglia e organizzazione sociale

Alfred de Vigny

Ritratto di Alfred de Vigny

«Solo Maometto ha compreso le donne, ammassandole come animali.»

Alfred Victor de Vigny (Loches, 27 marzo 1797 – Parigi, 17 settembre 1863), scrittore, drammaturgo e poeta francese. Fonte: frase attribuita ad Alfred de Vigny; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate.

Alexis de Tocqueville

Ritratto di Alexis de Tocqueville

«Molti uomini hanno le quattro donne permesse. Ne risulta naturalmente che molti uomini non hanno donne. Anche il vizio contro natura è frequente.»

«Dopo avere studiato moltissimo il Corano, la convinzione a cui sono pervenuto è che nel complesso vi siano state nel mondo poche religioni altrettanto letali per l’uomo di quella di Maometto. A quanto vedo l’Islam è la causa principale della decadenza oggi così evidente nel mondo musulmano, e benché sia meno assurdo del politeismo degli antichi le sue tendenze sociali e politiche sono secondo me più pericolose. Per questo, rispetto al paganesimo, considero l’Islam una forma di decadenza anziché una forma di progresso.»

Alexis de Tocqueville (Verneuil-sur-Seine, 29 luglio 1805 – Cannes, 16 aprile 1859), filosofo, politico e storico francese. Fonte del secondo passo: Alexis de Tocqueville, lettera ad Arthur de Gobineau, 22 ottobre 1843. Il primo passo è attribuito agli appunti di Tocqueville sull’Algeria e sul Corano; la localizzazione precisa non è stata ancora identificata.

Alexandre Dumas padre

Ritratto di Alexandre Dumas padre

«L’arabo innamorato possiede l’oggetto del suo amore e l’uccide.»

Alexandre Dumas padre (Villers-Cotterêts, 24 luglio 1802 – Puys, 5 dicembre 1870), scrittore francese. Fonte: frase attribuita ad Alexandre Dumas; opera, personaggio, contesto, edizione e pagina non sono stati ancora identificati. Il passo riguarda una rappresentazione dell’arabo e non formula direttamente una tesi teologica sull’Islam.

Paul Claudel

Ritratto di Paul Claudel

«Questi usurai sono dei veri arabi.»

Paul Claudel (Villeneuve-sur-Fère, 6 agosto 1868 – Parigi, 23 febbraio 1955), poeta, drammaturgo e diplomatico francese. Fonte: frase attribuita a Paul Claudel; opera, personaggio, contesto, edizione e pagina non sono stati ancora identificati. Il passo contiene un’identificazione etnica e non una critica dottrinale diretta dell’Islam.

Civiltà, cultura e sviluppo storico

Bassam Tibi

Ritratto di Bassam Tibi

«Anche in Occidente la produzione scientifica aveva inizialmente per destinatario una ristretta élite ma, una volta riconosciuta, essa si è diffusa poco a poco in seno a spazi sempre più vasti della società e, in forma più o meno elaborata, ha finito per far parte del senso comune. Nulla di tutto ciò nel caso del turāth arabo-musulmano: nessuno dei suoi prodotti ha raggiunto quello statuto di cultura di massa che fa sì, per esempio, che si dica del francese che è “cartesiano”.»

Bassam Tibi (Damasco, 4 aprile 1944), politologo e studioso dell’Islam. Fonte: passo attribuito a Bassam Tibi; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate.

Will Durant

Ritratto di Will Durant

«La conquista maomettana dell’India è probabilmente la più sanguinosa della storia. È un racconto scoraggiante, la cui evidente morale è che la civiltà è una cosa precaria: quel delicato complesso di ordine e libertà, cultura e pace può essere in ogni secondo rovesciato da barbari che la invadono o si moltiplicano al suo interno.»

William James Durant (North Adams, 5 novembre 1885 – Los Angeles, 7 novembre 1981), filosofo, saggista e storico statunitense. Fonte: Will Durant, The Story of Civilization, vol. I: Our Oriental Heritage, Simon & Schuster, 1935, parte “The Moslem Conquest”, p. 459. La formulazione italiana è quella già pubblicata nella raccolta originaria, con correzione della punteggiatura e dei refusi tipografici.

John Wesley

Ritratto di John Wesley

«Da quando la religione islamica ha fatto la sua comparsa nel mondo, i suoi seguaci […] si sono comportati come belve feroci nei confronti delle altre nazioni, aggredendo e dilaniando qualsiasi cosa cadesse nelle loro grinfie ferine e facendola a pezzi con denti d’acciaio. Quante città sono state devastate fin dalle fondamenta, città in cui non resta che il nome; quanti Paesi, un tempo prosperi come il giardino di Dio, sono ormai ridotti a deserti desolati; e quante nazioni, un tempo popolose e potenti, sono scomparse dalla faccia della Terra! Tali sono stati e sono tuttora la violenza, la furia e la vendetta di questi distruttori del genere umano.»

John Wesley (Epworth, 28 giugno 1703 – Londra, 2 marzo 1791), teologo inglese. Fonte indicata: John Wesley, The Doctrine of Original Sin: According to Scripture, Reason, and Experience, in Works, Wesleyan Conference Office, Londra, 1872. Il volume e la pagina non sono stati ancora identificati.

Pietro Citati

Ritratto di Pietro Citati

Un giorno Allah disse a Davide: «Abbi timore di me come hai timore del feroce leone». Allah è simile al leone per la violenza, lo slancio, la forza, il terrore che incute, e perché agisce come agisce e non se ne preoccupa. Quando ci uccide, il suo cuore non soffre per la nostra morte: se ci risparmia, non lo fa per pietà verso di noi; siamo troppo spregevoli per meritare un suo pensiero. Chi vive contro di lui conosce il fuoco dei carboni ardenti sul petto martoriato. Chi vive insieme a lui è esposto a sventure numerose come i grani di sabbia del deserto, le gocce nel turbine della pioggia, le foglie sui rami. Non finisce di sorprenderci. Dopo averci assalito con la forza del leone, ci inganna con l’astuzia del serpe.

Pietro Citati (Firenze, 20 febbraio 1930 – Roccamare, 28 luglio 2022), scrittore e critico letterario italiano. Fonte: Pietro Citati, La luce della notte. I grandi miti nella storia del mondo, Mondadori, 1996, p. 203.

Denis Diderot

Ritratto di Denis Diderot

«Il Corano è stato il solo libro della nazione araba per molti secoli. Sono stati bruciati gli altri, o perché erano superflui, se vi era ciò che si trovava nel Corano, o perché erano perniciosi, se contenevano qualcosa che non vi era. È stato dopo questo ragionamento che per sei mesi i bagni di Alessandria sono stati riscaldati con le opere dei tempi antichi.»

Denis Diderot (Langres, 5 ottobre 1713 – Parigi, 31 luglio 1784), filosofo, enciclopedista e scrittore francese. Fonte: Denis Diderot, articolo “Sarrasins” dell’Encyclopédie; il passaggio è riprodotto nelle Œuvres complètes. La citazione documenta il giudizio di Diderot; il racconto dell’incendio della biblioteca appartiene a una tradizione storiografica la cui attendibilità è discussa.

Gottfried Wilhelm Leibniz

Ritratto di Gottfried Wilhelm Leibniz

«Lo stato dell’Impero è sconosciuto anche ai ministri; le più semplici nozioni di storia e di geografia sono loro del tutto estranee, e l’ignoranza e la barbarie regnano ovunque. Non troverete sulle navi turche una sola carta nautica di cui un abile pilota oserebbe fidarsi. Questo Paese è in qualche modo la patria delle tenebre e della barbarie; e il sultano, affogato anch’egli nell’ignoranza, trascina sul trono, fra schiere di donne e di eunuchi, la sua esistenza sardanapalesca.»

Gottfried Wilhelm Leibniz (Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716), filosofo e matematico tedesco. Fonte: passo attribuito a Leibniz; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate. Il giudizio descrive direttamente l’Impero ottomano e non il testo coranico.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Ritratto di Georg Wilhelm Friedrich Hegel

«L’astrazione dominava i maomettani; il loro scopo era di far prevalere il culto astratto, e vi hanno teso con il più grande entusiasmo. Questo entusiasmo era fanatismo, cioè entusiasmo per un’astrazione, per un’idea astratta, che ha un’attitudine negativa rispetto all’esistente.»

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 27 agosto 1770 – Berlino, 14 novembre 1831), filosofo tedesco. Fonte indicata: Georg W. F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, sezione dedicata al maomettismo. L’edizione e la pagina della traduzione italiana non sono state ancora precisate.

Claude Lévi-Strauss

Ritratto di Claude Lévi-Strauss

«Perché l’arte musulmana sprofonda completamente dal momento stesso in cui smette di essere al suo apogeo? Passa di colpo dai palazzi al bazar. Non è una conseguenza del ripudio delle immagini? L’artista, privato di ogni contatto con la realtà, perpetua una convenzione tanto esangue che non può essere rinvigorita né fecondata. O è sostenuta dall’oro o crolla.»

Claude Lévi-Strauss (Bruxelles, 28 novembre 1908 – Parigi, 30 ottobre 2009), antropologo ed etnologo francese. Fonte: passo attribuito a Claude Lévi-Strauss; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate.

Joseph Ernest Renan

Ritratto di Ernest Renan

«Ho spesso pensato che un europeo abile, che parlasse l’arabo e raccontasse una storiella in base alla quale la sua discendenza si collega in un modo o nell’altro a un ramo della famiglia del Profeta, e che predicasse una dottrina d’eguaglianza e fratellanza, così suscettibile di essere ben compresa e accettata dagli arabi, potrebbe, con otto o diecimila uomini, conquistare l’Oriente musulmano e ritrovarsi a capo di un movimento paragonabile a quello dell’islamismo.»

Joseph Ernest Renan (Tréguier, 28 febbraio 1823 – Parigi, 2 ottobre 1892), filosofo, filologo e scrittore francese. Fonte: passo attribuito a Ernest Renan; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate.

Gustave Flaubert

Ritratto di Gustave Flaubert

«Mandiamo contro i musulmani soldati e cannoni. È di un Voltaire che avrebbero bisogno.»

Gustave Flaubert (Rouen, 12 dicembre 1821 – Canteleu, 8 maggio 1880), scrittore francese. Fonte: Gustave Flaubert, lettera a Marie-Sophie Leroyer de Chantepie, Croisset, 4 settembre 1858, lettera n. 822; censita nell’Indexation thématique de la correspondance de Flaubert, Università di Rouen Normandie, p. 5.

Antonio Gramsci

Ritratto di Antonio Gramsci

«Il legame tra gli intellettuali dell’Islàm e il popolo divenne solo il “fanatismo”, che non può essere che momentaneo, limitato, ma che accumula masse psichiche di emozioni e di impulsi che si prolungano in tempi anche normali.»

Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937), politico, filosofo e giornalista italiano. Fonte: Antonio Gramsci, Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, Einaudi, Torino, 1966, pp. 79-80; commento a Bruno Ducati, I santi nell’Islam.

Barthold Georg Niebuhr

Ritratto di Barthold Georg Niebuhr

«I maomettani forse credono, come è stato sottolineato da alcuni viaggiatori, che gli angeli abitino nelle loro barbe. È certo che quando qualcuno, dopo essersi lasciato crescere la barba, se la taglia, può essere severamente punito. Credo che a Bassora, secondo la legge, vengano comminati non meno di trecento colpi di bastone, se il denaro non placa la giustizia.»

Barthold Georg Niebuhr (Copenaghen, 27 agosto 1776 – Bonn, 2 gennaio 1831), statista e storico tedesco. Fonte: passo attribuito a Barthold Georg Niebuhr; opera, edizione e pagina non sono state ancora identificate.

Gregorio Palamas

Icona di Gregorio Palamas

«Questi individui infami, spregevoli e maledetti da Dio si vantano di avere avuto il meglio dei romani, vale a dire dei bizantini, grazie al loro amore per Dio. […] Essi vivono di arco, spada e dissolutezze, godendo nel ridurre i nemici in schiavitù, votandosi all’omicidio, al saccheggio e alla distruzione […] e, non contenti di commettere crimini del genere, credono persino — quale aberrazione! — che Dio li approvi.»

Gregorio Palamas (Costantinopoli, circa 1296 – Tessalonica, 14 novembre 1359), monaco, teologo e arcivescovo bizantino, prigioniero dei turchi nel 1354-1355. Fonte: lettera pastorale scritta durante la prigionia ottomana del 1354. Per il dossier documentale si veda Palamas in Captivity Among the Turks, in Norman Russell, Gregory Palamas: The Hesychast Controversy and the Debate with Islam, Liverpool University Press, 2020, pp. 377-412.

Rappresentazioni letterarie dell’Islam e degli arabi

I passi seguenti sono conservati per il loro valore nella storia della rappresentazione letteraria. Quando le parole appartengono a un personaggio, non vengono presentate come se fossero una dichiarazione saggistica diretta dell’autore.

Fëdor Dostoevskij

Ritratto di Fëdor Dostoevskij

«Mettiamo anche solo i legislatori e gli orientatori dell’umanità, a partire dagli antichi, continuando con i vari Licurgo, Solone, Maometto, Napoleone e così via, tutti fino all’ultimo erano delinquenti, […] e tuttavia non si sono fermati davanti al sangue, se solo il sangue, alle volte del tutto innocente, poteva esser loro d’aiuto. È persino sorprendente che una gran parte di questi benefattori e orientatori dell’umanità siano stati massacratori particolarmente terribili.

Oh, come capisco bene il “Profeta”, con la scimitarra, a cavallo: “Allah ordina, e tu obbedisci, tremante creatura”. Ha ragione, ha ragione il “profeta” quando mette nel mezzo di una strada a caso una buo-o-ona batteria, e colpisce il giusto e il colpevole, senza nemmeno degnarsi di dare una spiegazione! Obbedisci, tremante creatura, e non desiderare, perché questo non è compito tuo!»

Fëdor Dostoevskij (Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 9 febbraio 1881), scrittore e filosofo russo. Fonte corretta: Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo, parte III, cap. V e parte V. I passi appartengono alla costruzione narrativa e alle riflessioni di Raskol’nikov; il precedente riferimento a I fratelli Karamazov era errato.

Franz Kafka

Ritratto di Franz Kafka

«“Signore”, gridò, e tutti gli sciacalli ulularono in lontananza; si sarebbe potuto credere a una qualche melodia; “signore, bisogna che tu metta fine alla disputa che divide il mondo. Erano tuoi i tratti di colui che l’avrebbe fatto, secondo la descrizione dei nostri anziani. Bisogna che gli arabi ci lascino in pace; vogliamo un’aria respirabile, un orizzonte che sia ripulito da loro; non vogliamo più sentire i gemiti dei vitelli sgozzati in Arabia; che tutti gli animali possano morire in pace!”»

Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883 – Kierling, 3 giugno 1924), scrittore di lingua tedesca. Fonte: Franz Kafka, Schakale und Araber (Sciacalli e arabi), 1917. Le parole sono pronunciate dallo sciacallo anziano; il seguito del racconto mette in scena l’odio reciproco, la richiesta di sterminio rivolta all’europeo e la risposta ironica del capo arabo.

Conclusione

Queste citazioni sull’Islam mostrano che la critica alla religione fondata da Maometto non è un prodotto recente né appartiene a una sola corrente politica o filosofica. Nei testi raccolti ritornano, attraverso molti secoli, la centralità della conquista, la difficoltà di separare la religione dal potere, la subordinazione della donna, l’opposizione tra credenti e non credenti e il peso attribuito alla legge religiosa sull’organizzazione della società.

Non tutte le formulazioni hanno la stessa natura documentale: alcune sono giudizi storici e politici espliciti, altre provengono da opere letterarie, altre ancora sono tramandate come attribuzioni la cui fonte primaria deve essere precisata. Questa distinzione non attenua la critica. Al contrario, impedisce che il contenuto dei passi più solidi venga eluso sfruttando un riferimento debole, una traduzione discutibile o una nota bibliografica incompleta.

Una raccolta anti-islamica professionale deve conservare fedelmente le parole degli autori e le traduzioni italiane provenienti da edizioni identificabili. Quando non è disponibile una traduzione editoriale accertata, è preferibile tradurre direttamente dal testo originale e dichiarare con trasparenza la provenienza della nuova resa italiana. Gli errori di una vecchia trascrizione anonima non devono essere scambiati per caratteristiche dell’opera o dell’autore.

Il rigore non rappresenta una concessione all’Islam. Al contrario, rende la critica più autorevole, più resistente e molto più difficile da liquidare mediante obiezioni secondarie sulla traduzione, sull’attribuzione o sulla bibliografia.

6 commenti

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