La Costituzione di Medina smascherata: il falso patto di tolleranza che finì nello sterminio delle tribù ebraiche
Il patto di “tolleranza” che finì nello sterminio delle tribù ebraiche
Ogni tanto, sui siti islamici di divulgazione e nei manuali di “dialogo interreligioso”, rispunta la Costituzione di Medina (nota anche come Carta o Patto di Medina) presentata come prova irrefutabile della “tolleranza”, della “convivenza pacifica” e persino della “democrazia” dell’Islam fin dalle origini.
Uno di questi siti la definisce pomposamente: «la prima Costituzione scritta di uno Stato, che bandiva la giustizia sommaria e istituiva una forma di previdenza sociale».
Frase ad effetto, perfetta per il pubblico occidental-buonista. Peccato che sia una ricostruzione ideologica priva di qualsiasi fondamento nelle fonti islamiche classiche.
Analizziamo ciò che i testi islamici stessi riportano di questo documento, senza filtri moderni.
Il testo originale della Costituzione di Medina secondo Ibn Ishaq e Ibn Hisham
La versione più autorevole è quella conservata da Ibn Ishaq (m. 767) nella Sirat Rasul Allah, poi edita da Ibn Hisham (m. 833). Ecco il brano iniziale del patto (traduzione fedele dall’arabo classico, A. Guillaume, The Life of Muhammad, pp. 231-233):
«In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Questo è un documento da parte di Muhammad il Profeta, che regola i rapporti tra i credenti dei Quraysh (gli emigrati) e quelli di Yathrib (Medina) e coloro che li seguono, si uniscono a loro e combattono con loro. Essi formano una sola comunità (umma) distinta dal resto degli uomini. Nessun credente si opporrà al cliente di un altro credente. Chiunque sia ribelle, o cerchi di diffondere ingiustizia, inimicizia o sedizione tra i credenti, la mano di ogni uomo sarà contro di lui, anche se fosse figlio di uno di loro. Un credente non ucciderà un altro credente in vendetta di un infedele, né aiuterà un infedele contro un credente. Chiunque tra gli Ebrei ci seguirà avrà aiuto e uguaglianza; non saranno oppressi né sarà aiutato un loro nemico contro di loro. Non si farà pace separata quando i credenti combattono nella via di Allah. I credenti si vendicheranno reciprocamente per il sangue versato nella via di Allah… I credenti sono alleati gli uni contro gli altri contro il resto degli uomini.»
(Ibn Ishaq/Ibn Hisham, ed. Guillaume, pp. 231-233; cfr. anche al-Tabari, Tarikh al-Rusul wa al-Muluk, vol. 1, pp. 1356-1359).
Costituzione di Medina: patto tribale di sottomissione e non una vera costituzione moderna
Questo testo non è una costituzione nel senso giuridico occidentale. È un patto di alleanza militare e tribale tipico dell’Arabia del VII secolo, redatto per consolidare il potere di Muhammad dopo l’Egira (622 d.C.). L’umma non è una comunità di cittadini paritaria: è una comunità religiosa-politica sotto l’autorità assoluta del Profeta. Gli ebrei vengono “tollerati” solo a condizione di riconoscere tale autorità, di fornire aiuto militare e di non stringere alleanze separate (Ibn Ishaq, p. 232).
La “uguaglianza” promessa è limitata alla protezione in cambio di lealtà assoluta. Non esiste alcuna “banda della giustizia sommaria”: il sistema della vendetta di sangue (qisas) viene semplicemente regolato all’interno dell’umma musulmana. La “previdenza sociale” si riduce alla mutua assistenza tra alleati di guerra (zakat e spese belliche), non a un welfare statale.
Cosa accadde alle tribù ebraiche di Medina dopo la firma del patto
Le tre principali tribù ebraiche di Medina – Banu Qaynuqa, Banu Nadir e Banu Qurayza – firmarono questo “patto di fratellanza”. Il loro destino, secondo le stesse fonti islamiche, fu il seguente:
- Banu Qaynuqa (artigiani e commercianti): dopo la vittoria di Badr (624) vennero accusati di tradimento e assediati. Muhammad li espulse dalla città, confiscando i loro beni (Ibn Ishaq, p. 363; al-Waqidi, Kitab al-Maghazi, vol. 1, pp. 176-180).
- Banu Nadir (agricoltori ricchi): accusati di complotto, furono assediati nel 625 e costretti all’esilio. I loro palmeti furono tagliati o confiscati (Corano 59:2-5; Ibn Ishaq, pp. 437-439; al-Tabari, vol. 7, p. 156).
- Banu Qurayza (la tribù più numerosa): dopo la battaglia del Fossato (627) vennero assediati per 25 giorni. Gli uomini adulti (tra i 600 e i 900 secondo le fonti islamiche) furono decapitati in una sola giornata nel mercato di Medina; donne e bambini ridotti in schiavitù e distribuiti come bottino di guerra (Ibn Ishaq, pp. 461-469; al-Waqidi, vol. 2, pp. 496-512; al-Tabari, vol. 8, pp. 27-41).
Tutti questi eventi avvennero dopo la firma della celebre “Costituzione della tolleranza”.
Le implicazioni della Costituzione di Medina per la dottrina jihadista e la hudna oggi
Questa dinamica storica non è un semplice episodio del VII secolo: costituisce un modello operativo ancora oggi citato nella dottrina jihadista. Nella tradizione islamica classica, il concetto di hudna (tregua) – di cui la Costituzione di Medina è il prototipo – non è mai una pace permanente, ma una pausa tattica per consentire ai musulmani di rafforzarsi prima di riprendere la lotta fino alla completa sottomissione (Corano 9:29 e 47:4; cfr. anche Ibn Taymiyya, al-Siyasa al-Shar‘iyya). Gruppi jihadisti moderni come al-Qaeda, ISIS e Hamas fanno esplicito riferimento a questo schema: stipulano “trattati” o “cessate il fuoco” temporanei con i “nemici dell’Islam” solo finché non hanno la forza per imporre la sottomissione o l’eliminazione. La Costituzione di Medina dimostra che, per l’Islam ortodosso, ogni alleanza con i non musulmani è strumentale e revocabile non appena diventa conveniente.
Conclusione: la vera natura della Costituzione di Medina secondo le fonti islamiche
La tanto celebrata “prima costituzione scritta dello Stato islamico” non fu altro che uno strumento tattico per consolidare il potere di Muhammad a Medina. Una volta che le tribù ebraiche non furono più utili o rappresentarono un ostacolo, il patto venne calpestato senza esitazione, esattamente come prevedeva la logica tribale-araba del tempo: alleanza temporanea fino al momento in cui la forza permette di imporre la sottomissione completa.
Chi oggi sventola questo documento come modello di “multiculturalismo islamico” o di “tolleranza originaria” omette deliberatamente la parte finale della storia: quella scritta con il sangue delle tribù ebraiche di Medina.
Questa è la vera natura della Costituzione di Medina. Non una favola di convivenza paritaria, ma un classico esempio di come l’Islam, fin dalle sue origini, abbia usato alleanze temporanee per conquistare, dominare e, quando necessario, eliminare chi non si sottometteva.
E questo, cari lettori, è esattamente ciò che le fonti islamiche classiche ci raccontano.

Prima di scrivere un articolo, abbi la decenza di informarti decentemente. Molte cose che hai scritto sono errate, altre invece le hai tralasciate. Se avessi avuto più tempo, sarei stata felice di correggere la miriade informazioni sbagliate che stai diffondendo, ma ho un esame a breve
Nel caso un giorno trovasse il tempo per controbattere, noi siamo qua.
L’Arabia Saudita dovrebbe ristampare tutti i libri scolastici, eliminando tutto cio’ che dice contro gli ebrei, gli sciiti, i cristiani… e mettere in prima pagina la CARTA DI MEDINA. in questo modo l’Arabia Saudita e’ il portabandiera dell’Islam di pace, di liberta’ di religione, di dialogo, di cooperazione , di vita e non di morte. Salaam Aleykum a tutti.