Commento al Corano: Sura 55 ar-Raḥmān, “Il Misericordioso”
La Sura 55 ar-Raḥmān è una delle composizioni più riconoscibili del Corano. La formula «Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete?» ricorre trentuno volte e scandisce l’intero capitolo. Il testo alterna natura, ordine cosmico, minaccia del giudizio, Inferno e descrizioni molto concrete del Paradiso.
Il Corano insegnato prima dell’uomo – Corano 55:1-4
La sura si apre:
«Il Misericordioso ha insegnato il Corano, ha creato l’uomo e gli ha insegnato l’espressione.» (Corano 55:1-4).
L’ordine retorico è significativo: l’insegnamento del Corano viene nominato prima della creazione dell’uomo. La rivelazione viene presentata come una delle manifestazioni fondamentali della misericordia divina, non come semplice produzione storica della comunità di Maometto.
Sole, luna e “bilancia” – Corano 55:5-13
Sole e luna seguono un calcolo, le stelle o piante e gli alberi si prosternano, il cielo viene elevato e viene posta la mīzān, la “bilancia”:
«Ha elevato il cielo e ha posto la bilancia, affinché non trasgrediate nella bilancia. Stabilite il peso con giustizia e non diminuite la bilancia.» (Corano 55:7-9).
Il passaggio collega ordine cosmico e giustizia commerciale. Il termine “bilancia” funziona contemporaneamente come immagine dell’ordine e come richiamo alla correttezza delle misure.
Il ritornello sui benefici del Signore trasforma poi ogni elemento naturale in argomento teologico: frutti, palme, cereali e piante odorose vengono presentati come doni di Allah.
Uomo dall’argilla, jinn dal fuoco – Corano 55:14-18
«Creò l’uomo da argilla secca come terracotta e creò i jinn da una fiamma di fuoco.» (Corano 55:14-15).
La descrizione appartiene alla cosmologia religiosa del Corano. L’uomo viene collegato all’argilla, mentre una seconda classe di esseri intelligenti invisibili viene fatta derivare dal fuoco. Non si tratta di categorie verificabili attraverso la biologia moderna, ma di affermazioni teologiche sulla struttura del creato.
I due orienti, i due occidenti e i due mari – Corano 55:17-25
Allah è definito Signore dei “due orienti” e dei “due occidenti”, normalmente interpretati in relazione ai punti estremi del sorgere e tramontare del sole.
Ibn Kathīr a 55:17 interpreta i “due orienti” e i “due occidenti” come i punti estremi della levata e del tramonto del sole in estate e in inverno. È quindi una spiegazione esegetica tradizionale del linguaggio del versetto, non un riferimento a due est o due ovest fisicamente separati.
Il testo continua:
«Ha lasciato fluire i due mari che si incontrano; tra loro vi è una barriera che non oltrepassano.» (Corano 55:19-20).
Il versetto è spesso presentato come miracolo oceanografico. Ma masse d’acqua diverse non sono separate da muri impermeabili: la NOAA descrive esplicitamente la mescolanza tra acqua dolce e salata, che può essere più o meno intensa e coesistere con stratificazione e confini netti dovuti soprattutto a differenze di densità e salinità. Il linguaggio coranico descrive un confine o separazione percepibile, non formula una legge moderna sulla dinamica dei fluidi.
L’apologetica scientifica trasforma una formulazione ampia in previsione tecnica soltanto dopo che i fenomeni oceanografici sono già noti. È lo stesso metodo discusso nell’articolo sui miracoli scientifici del Corano.
Tutto perisce tranne il volto di Allah – Corano 55:26-30
«Tutto ciò che è sulla terra perirà, mentre resterà il volto del tuo Signore, possessore di maestà e onore.» (Corano 55:26-27).
Il “volto” appartiene al linguaggio antropomorfico del Corano. Le scuole teologiche islamiche hanno adottato approcci differenti: interpretazione figurata, affermazione dell’attributo senza chiedere “come”, oppure altre forme di conciliazione con l’idea che Allah non assomigli alle creature.
Jinn e uomini non possono sfuggire al dominio – Corano 55:31-36
La sura si rivolge congiuntamente a uomini e jinn:
«O assemblea di jinn e uomini, se potete oltrepassare i confini dei cieli e della terra, oltrepassateli. Non li oltrepasserete se non con un’autorità.» (Corano 55:33).
Il passo è talvolta collegato ai viaggi spaziali, ma il contesto non celebra la conquista scientifica dello spazio. È una sfida sulla possibilità di sfuggire alla sovranità e al giudizio di Allah. Il versetto successivo minaccia fiamme e rame fuso contro chi tentasse.
Il ritornello dopo il castigo: anche l’Inferno dentro i “benefici”?
La struttura della sura produce uno degli effetti retorici più duri dell’intero capitolo. La domanda «Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete?» non segue soltanto frutti, mari, astri e giardini: viene ripetuta anche dopo immagini di giudizio e castigo.
Questo rende improprio tradurre il ritornello soltanto come una celebrazione sentimentale della benevolenza divina. Il termine ālāʾ indica favori, benefici o manifestazioni della potenza divina; nel disegno della sura anche la minaccia e la giustizia punitiva vengono incorniciate dentro la stessa sovranità di Allah.
La ripetizione non attenua la pena. La integra nella teologia della sura: il destinatario deve riconoscere Allah nei doni, nell’ordine cosmico e anche nel giudizio che lo minaccia.
Il giudizio e l’Inferno – Corano 55:37-45
Il cielo si spaccherà e diventerà rosso. Uomini e jinn saranno riconoscibili dai segni e i colpevoli verranno afferrati per ciuffi e piedi.
«Questo è l’Inferno che i colpevoli negavano. Gireranno tra esso e acqua bollente.» (Corano 55:43-44).
Anche dopo la descrizione del castigo ricompare il ritornello: “Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete?”. Il contrasto è notevole: la stessa formula che accompagna frutti e mari viene ripetuta dopo la pena infernale.
Due giardini, poi altri due – Corano 55:46-76
Per chi teme Allah vengono descritti due giardini con rami, sorgenti, frutti in coppie e tappeti. Poi vengono promessi altri due giardini.
Le ricompense includono compagne:
«In essi vi saranno donne dallo sguardo casto, che prima di loro nessun uomo né jinn avrà toccato.» (Corano 55:56).
E ancora:
«Fanciulle dagli occhi belli, custodite nelle tende.» (Corano 55:72).
Il Paradiso viene descritto con categorie sensoriali e sessuali: acqua, frutta, tessuti, riposo, bellezza femminile e verginità. Non è una successiva caricatura polemica: questi elementi appartengono direttamente al testo.
Le compagne paradisiache: il testo è esplicito, non serve aggiungere nulla
Le descrizioni dei versetti 56 e 72 vengono talvolta spiritualizzate come semplici simboli della beatitudine. Il testo, però, utilizza un lessico concreto: sguardi trattenuti, esseri che nessun uomo o jinn avrebbe ancora “toccato”, houri custodite nelle tende, cuscini e tappeti.
Non serve caricare il passo di dettagli provenienti da tradizioni successive per coglierne il carattere materiale. Il Corano stesso costruisce la ricompensa attraverso piaceri sensoriali e compagne sessualmente intatte. La distinzione importante è documentaria: ciò che appartiene direttamente alla Sura 55 va separato dalle elaborazioni hadithiche successive sulle houri e sulle ricompense paradisiache.
Questa materialità è coerente con altre sure, per esempio 52:20 e Sura 56, che prosegue immediatamente il tema della ricompensa corporea.
Conclusione
La forza della Sura 55 è soprattutto retorica. Il ritornello ripetuto trentuno volte trasforma ogni elemento del discorso — natura, cibo, ordine cosmico, Inferno e Paradiso — in parte della stessa domanda: come può il destinatario negare i benefici del Signore?
Proprio questa struttura rende improprio trasformare singole immagini in “scoperte scientifiche”. La barriera fra i mari appartiene al linguaggio fenomenologico del testo; il passaggio sui confini dei cieli non descrive astronautica; la creazione dei jinn dal fuoco appartiene apertamente alla cosmologia religiosa.
Il capitolo presenta un universo integralmente teologizzato: ciò che esiste è dono di Allah, ciò che minaccia è castigo di Allah e ciò che attende il credente è una ricompensa corporea minuziosamente descritta. La ripetizione non dimostra la pretesa; la imprime nella memoria.





Commento al Corano: Sura 9 al-Tawba, “Il Pentimento”, versetti 81-129