Conversione all’Islam: una questione di fede o un affare economico?

Uno dei cinque pilastri dell’Islam è la zakat, che consiste in una donazione obbligatoria per tutti i musulmani, ad eccezione di quelli che non hanno disponibilità economiche (nisab), ed è basata sulla ricchezza accumulata. Oltre ad essere obbligati a pagare la zakat, i musulmani sono incoraggiati a versare anche un contributo volontario: lo sadaqat. Nel versetto 9:60 il Corano indica otto categorie di persone (asnaf) che sono qualificate per ricevere il ricavato di questi versamenti:

Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente. (Corano 9:60)

Come si intuisce, tra i fruitori del ricavato delle elemosine troviamo una categoria molto particolare di persone (insieme ai combattenti sulla via di Allah); questi sono coloro che devono essere pagati per essere incentivati a convertirsi all’Islam oppure coloro che sono già convertiti ma la cui fede nell’Onnipotenza del grande Allah ha bisogno di essere, per così dire, consolidata. In poche parole, se sei un musulmano e sei talmente intelligente e scaltro da farti venire transitorie e blande crisi mistiche, farai soldi a palate.

Ciò è confermato in tutti i siti musulmani che si occupano di dottrina dell’Islam o di raccolta delle donazioni:

Il termine arabo usato nel Corano 9:60 per indicare un musulmano appena convertito è muallaf. Muallaf proviene dall’arabo Al-Muallafa Qulūbuhum che significa “coloro i cui cuori sono conquistati” o “quei cuori che sono da conquistare”:

Nella dottrina islamica con quloobuhum mu’allafati si intende “ciò che unisce i cuori all’Islam”, ovvero ciò che incentiva coloro che stanno pensando di convertirsi o che si sono recentemente convertiti all’Islam ma che non sono del tutto convinti e quindi sono in “pericolo” di ripensamento.

Le fonti islamiche ci dicono che il termine fu applicato per la prima volta ad ex oppositori del profeta Maometto che si convertirono all’islam, ai quali furono concessi ricchi doni, tra cui cento cammelli ciascuno, mentre agli altri musulmani soltanto quattro ciascuno:

Il Profeta, informato del radunarsi di beduini a Ḥunayn, mise insieme un esercito di dodicimila uomini, formato dai diecimila che aveva portato con sé alla Mecca e da duemila abitanti della Mecca convertitisi all’Islam. Questi ultimi, sotto il comando di Abū Sufyān, figlio di Ḥarb, non erano ancora veramente attaccati all’Islàm, per cui il Profeta fece loro dei doni per guadagnare alla fede i loro cuori e, più tardi, nella spartizione del bottino di Ḥunayn, continuò a favorirli; perciò sono chiamati Al-Muallafa Qulūbuhum. 1

Ebbene, ve lo cedo». Poi divise ogni cosa [del bottino ricavato dalla spedizione di Taìf], dando due parti a ogni cavaliere e una a ogni fante. Una parte la usò per fare doni alla gente della Mecca. Quelli chiamati almu‘ allafa qulūbuhum che erano dieci, ricevettero mille cammelli; cento ciascuno. Erano: Abū Sufyān e suo figlio Mu‘āwiyah; Ḥakīm, figlio di Ḥizām; Naṣr, figlio di Ḥāriṯ; ‘Alā, figlio di Ḥāriṭah al-Ṯaqīfī; Ḥāriṭ, figlio di Hišām, fratello di Abū Ǧaḥl; Ṣafwān, figlio di Umayyah; Suhayl, figlio di ‘Amr; Ḥuwayṭib, figlio di‘Abd al-‘Uzzā, e ‘Uyaynah, figlio di Ḥiṣn. Il Profeta donò loro queste cose affinché nascesse nei loro cuori l’attaccamento per l’Islàm. Altri Coreisciti, oltre ad alcuni poeti, ricevettero mandrie di cinquanta cammelli. ‘Abbās, figlio di Mirdās, capo dei Sulaym, che era anche poeta, rifiutò i cammelli che il Profeta gli aveva assegnato e compose versi contro di lui. Il Profeta disse ad Àli: «Taglia quella lingua che mi attacca! Il che significa: dagli quanto serve per soddisfarlo». Àli portò il numero dei cammelli a cento. La divisione si fece così per cinquanta o cento cammelli e per cento o duecento pecore. 2

Ovviamente troviamo conferma nei tafsir (esegesi coranica) tradizionali. Ibn Kathir (1300 – 1373) dice:

Ci sono diversi tipi di Al-Mu’allafatu Qulubuhum. C’è chi riceve l’elemosina per abbracciare l’Islam. Ad esempio, il Profeta di Allah ha dato qualcosa a Safwan bin Umayyah dal bottino di guerra di Hunayn, anche se l’ha frequentato mentre era un Mushrik [politeista, ndt]. Safwan ha detto: “Continuava a darmi finché non è diventato la persona a me più cara, dopo che era stato la persona da me più odiata”. L’imam Ahmad ha registrato che Safwan bin Umayyah ha detto: “Il Messaggero di Allah mi ha dato (dal bottino di) Hunayn quando per me lui era per me la persona più odiosa. Continuava a darmi finché è diventato la persona da me più amata”. Anche Muslim e At-Tirmidhi hanno raccolto questo Hadith. Alcuni Al-Mu’allafatu Qulubuhum vengono elemosinati perché diventino migliori nell’Islam e il loro cuore più saldo nella fede. Per esempio, il Profeta diede alcuni dei capi dei Tulaqa cento cammelli ciascuno dopo la battaglia di Hunayn,

Sulla base di questa narrazione, la dottrina islamica, considerando la posizione di rilevo all’interno delle rispettive tribù dei Al-Muallafa Qulūbuhum che parteciparono alla battaglia di Ḥunayn a cui Maometto concesse più doni rispetto agli altri, tende a concentrare la spartizione della zakat verso le persone più influenti nella società, le quali attraverso il loro potere o il loro esempio possono indurre il maggior numero di persone ad abbracciare l’Islam.

A conclusione di tutto ciò, si può dire di tutto sull’Islam, analizzare una ad una tutte le sure del Corano, parlare di infedeli, di guerre sante, di purificazione e dei segni miracolosi di Allah, ma più di tutto, c’è MasterCard.

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1. Muḥammad Ibn Ğarīr al-Ṭabarī, Vita di Maometto, edizione italiana a cura di Sergio Noja, traduzione di Giancarlo Buzzi, pag. 352.
2. Muḥammad Ibn Ğarīr al-Ṭabarī, Vita di Maometto, edizione italiana a cura di Sergio Noja, traduzione di Giancarlo Buzzi, pag. 363.

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