Una religione dovrebbe conquistare i cuori attraverso la verità della propria rivelazione, la forza delle sue argomentazioni e l’esempio dei suoi credenti. Nelle fonti islamiche, però, esiste anche un metodo più concreto: distribuire denaro, greggi e cammelli alle persone che devono essere attirate verso l’Islam.
Non si tratta di una caricatura inventata dai critici. Il Corano inserisce tra i destinatari della zakat gli al-muʾallafati qulūbuhum, cioè coloro i cui cuori devono essere avvicinati, conciliati o conquistati. I tafsir spiegano che tra loro possono esserci non musulmani da indurre alla conversione, nuovi convertiti da rendere più saldi, uomini influenti capaci di trascinare altri e avversari dei quali si vuole comprare la benevolenza.
Gli hadith aggiungono il resto: un uomo riceve un gregge enorme e corre dalla propria tribù invitandola ad abbracciare l’Islam; Ṣafwān ibn Umayya passa dall’odio all’amore dopo tre elargizioni da cento cammelli; alcuni nuovi musulmani vengono favoriti con il bottino mentre i vecchi combattenti restano senza nulla, perché Maometto vuole “conquistarne i cuori”.
In termini meno cerimoniali: le fonti islamiche ammettono apertamente l’impiego di incentivi materiali per favorire conversioni, consolidare adesioni incerte e acquistare consenso religioso e politico.
La zakat non serve soltanto ai poveri
La zakat è uno dei cinque pilastri dell’Islam. Non è una semplice offerta volontaria, ma un versamento religioso obbligatorio per i musulmani che possiedono ricchezze superiori alla soglia minima prevista dalla legge islamica, il niṣāb, e soddisfano le altre condizioni stabilite dalla giurisprudenza.
Accanto alla zakat esiste la ṣadaqa, generalmente intesa come elemosina volontaria. In Corano 9:60, tuttavia, il plurale ṣadaqāt indica le elemosine prescritte delle quali vengono stabiliti i beneficiari:
Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente. (Corano 9:60)
Il versetto elenca otto categorie, conosciute nella dottrina islamica come aṣnāf. Tra poveri, debitori e viandanti compare una categoria che non dipende necessariamente dall’indigenza: gli al-muʾallafati qulūbuhum.
L’espressione non significa semplicemente “musulmani convertiti da poco”. Comprende più ampiamente persone i cui sentimenti verso l’Islam devono essere modificati mediante un beneficio materiale: potenziali convertiti, neofiti dalla fede ancora instabile, capi tribali, uomini prestigiosi e soggetti dai quali ci si aspetta sostegno, influenza o almeno la cessazione dell’ostilità.
Il povero riceve perché ha bisogno del denaro. Il muʾallaf può ricevere perché l’Islam ha bisogno del suo cuore.
Ibn Kathīr: elemosine date affinché qualcuno abbracci l’Islam
La formula “pagati per convertirsi” è dura, ma non nasce da una lettura forzata del versetto. Ibn Kathīr, uno dei più autorevoli commentatori sunniti, spiega Corano 9:60 distinguendo diverse tipologie di persone i cui cuori devono essere conquistati:
«Esistono diversi tipi di al-muʾallafati qulūbuhum. Vi sono coloro ai quali vengono date le elemosine affinché abbraccino l’Islam. Per esempio, il Profeta di Allah diede qualcosa a Ṣafwān ibn Umayya dal bottino di Ḥunayn, benché in quel momento fosse ancora politeista. Ṣafwān disse: “Continuò a darmi finché divenne la persona a me più cara, dopo essere stato la persona che odiavo maggiormente”». (Ibn Kathīr, commento a Corano 9:60)
Ibn Kathīr prosegue spiegando che altri ricevono beni affinché diventino migliori musulmani e il loro cuore sia più saldo nella fede:
«Alcuni degli al-muʾallafati qulūbuhum ricevono le elemosine affinché diventino migliori nell’Islam e il loro cuore più saldo nella fede. Il Profeta diede ad alcuni capi dei convertiti della Mecca cento cammelli ciascuno dopo la battaglia di Ḥunayn».
Il commentatore aggiunge che alcuni possono essere ricompensati affinché persone simili a loro decidano di convertirsi, mentre altri vengono pagati perché collaborino alla riscossione della zakat o difendano i confini musulmani.
Il denaro svolge quindi almeno quattro funzioni: favorire una conversione, stabilizzare un convertito, sfruttare l’influenza sociale del beneficiario e ottenere un servizio utile alla comunità islamica.
Al-Jalālayn: convertire il beneficiario e possibilmente anche i suoi simili
Il Tafsīr al-Jalālayn, uno dei commentari classici più diffusi, fornisce una spiegazione altrettanto esplicita:
«Coloro i cui cuori devono essere conciliati ricevono affinché diventino musulmani, affinché l’Islam si consolidi in loro, affinché i loro pari diventino musulmani oppure affinché difendano i musulmani». (Tafsīr al-Jalālayn, commento a Corano 9:60)
La selezione delle persone influenti segue una logica evidente. Pagare un uomo qualunque può conquistare un individuo; conquistare un capo tribale, un notabile o una personalità prestigiosa può trascinare un intero gruppo.
Non si compra soltanto un’adesione personale. Si investe nella rete di relazioni, nel prestigio e nell’autorità sociale del beneficiario, sperando che il rendimento arrivi sotto forma di nuove conversioni, fedeltà politica, collaborazione o riduzione dell’ostilità.
Un gregge tra due montagne: convertirsi per i beni di questo mondo
Nel Ṣaḥīḥ Muslim troviamo una narrazione talmente esplicita da rendere superfluo qualsiasi esercizio interpretativo. Un uomo chiede a Maometto un gregge enorme e Maometto glielo concede. Il racconto non termina con il dono: mostra immediatamente l’effetto religioso prodotto da quella ricchezza.
Anas ibn Mālik riferì che un uomo chiese al Messaggero di Allah un gregge tanto grande da occupare lo spazio tra due montagne, e Maometto glielo concesse. L’uomo tornò allora dalla propria gente e disse: «Popolo mio, abbracciate l’Islam! Per Allah, Maometto dona come chi non teme la povertà». Anas aggiunse che un uomo poteva abbracciare l’Islam desiderando inizialmente soltanto i beni di questo mondo; in seguito l’Islam gli diventava più caro del mondo e di tutto ciò che esso contiene. (Ṣaḥīḥ Muslim 2312b)
Il testo conserva l’intera sequenza:
richiesta del gregge → concessione del gregge → invito della tribù alla conversione → ammissione che alcuni abbracciavano l’Islam per interesse terreno.
Non è il critico a insinuare che il vantaggio economico potesse motivare una conversione. È Anas ibn Mālik, uno dei principali trasmettitori degli hadith, ad affermare che un uomo poteva entrare nell’Islam desiderando inizialmente soltanto i beni di questo mondo.
La religione, secondo il narratore, sarebbe potuta diventare sinceramente amata in un secondo momento. Ma l’ingresso iniziale poteva essere provocato da un gregge. Prima il beneficio materiale, poi l’eventuale maturazione spirituale.
Ṣafwān: dall’odio all’amore, cento cammelli alla volta
Il caso di Ṣafwān ibn Umayya è ancora più impressionante. Ṣafwān era stato uno dei principali oppositori meccani di Maometto. Dopo la conquista della Mecca e la battaglia di Ḥunayn ricevette tre elargizioni successive, ognuna composta da cento cammelli.
Ibn Shihāb riferì che il Messaggero di Allah partecipò alla conquista della Mecca e poi uscì insieme ai musulmani per combattere a Ḥunayn. Allah concesse la vittoria alla sua religione e ai musulmani. Quel giorno il Messaggero di Allah diede a Ṣafwān ibn Umayya cento cammelli, poi altri cento e poi ancora cento. Ṣafwān disse: «Per Allah, il Messaggero di Allah mi diede ciò che mi diede quando era per me la persona più detestata fra tutti; continuò però a darmi finché divenne la persona a me più cara». (Ṣaḥīḥ Muslim 2313)
Trecento cammelli non costituiscono un piccolo gesto simbolico. Nel contesto dell’Arabia del VII secolo rappresentavano una ricchezza enorme. La trasformazione viene descritta dallo stesso beneficiario: prima Maometto era l’uomo più odiato; Maometto continuò a dargli beni; alla fine divenne l’uomo più amato.
Il medesimo episodio è riportato in Jāmiʿ al-Tirmidhī:
Ṣafwān ibn Umayya disse: «Il Messaggero di Allah mi diede dei beni nel giorno di Ḥunayn quando era per me la creatura più odiata. Non smise di darmi finché divenne per me la creatura più amata». (Jāmiʿ al-Tirmidhī 666)
La collocazione dell’hadith è significativa. Al-Tirmidhī lo inserisce nel Libro della zakat, all’interno del capitolo intitolato: “Ciò che è stato riferito sul dare a coloro i cui cuori sono inclinati verso l’Islam”.
Al-Tirmidhī riferisce inoltre che Maometto cercava di conciliare queste persone verso l’Islam finché non si convertivano. I giuristi discussero successivamente se continuare la pratica in ogni epoca: alcuni la ritenevano legata alle circostanze iniziali, mentre al-Shāfiʿī la permetteva quando si fossero ripresentate condizioni analoghe. Il dissenso riguardava quando continuare a pagare, non il fatto che i beni fossero stati usati per attirare persone verso l’Islam.
Gli Anṣār combattono, i nuovi arrivati ricevono cento cammelli
La distribuzione del bottino di Ḥunayn provocò una reazione tra gli Anṣār, i musulmani di Medina che avevano sostenuto Maometto quando la sua posizione era ancora fragile. Avevano combattuto contro i Quraysh, ma videro il bottino finire nelle mani di uomini della Mecca convertitisi recentemente.
Il Ṣaḥīḥ al-Bukhārī conserva la loro protesta e la risposta di Maometto:
Anas ibn Mālik riferì che, quando Allah concesse al suo Messaggero i beni della tribù degli Hawāzin come bottino, il Profeta cominciò a dare ad alcuni uomini cento cammelli ciascuno. Gli Anṣār dissero: «Allah perdoni il Messaggero di Allah: dona ai Quraysh e lascia noi, benché le nostre spade grondino ancora del loro sangue».
Informato delle loro parole, Maometto convocò gli Anṣār e domandò che cosa avessero detto. Essi spiegarono che alcuni dei più giovani si erano lamentati perché il bottino veniva consegnato ai Quraysh, mentre loro, che li avevano combattuti, rimanevano esclusi.
Il Profeta rispose: «Io do a questi uomini che hanno abbandonato da poco l’incredulità per conquistarne i cuori». Poi aggiunse: «Non siete soddisfatti che gli altri tornino con le ricchezze, mentre voi tornate alle vostre case con il Profeta? Per Allah, ciò con cui tornate voi è migliore di ciò con cui tornano loro».
Gli Anṣār risposero: «Messaggero di Allah, siamo soddisfatti». (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4331)
Il contrasto è quasi didattico. I credenti già fedeli avevano combattuto e versato sangue, ma non avevano bisogno di essere conquistati. Gli ex nemici, appena entrati nell’Islam, ricevevano cento cammelli ciascuno perché la loro adesione doveva essere comprata, rafforzata e resa conveniente.
Gli Anṣār potevano tornare a casa con Maometto. I nuovi arrivati tornavano con il bestiame.
Gli hadith paralleli confermano la stessa dinamica. Bukhārī 4330 afferma che il bottino fu distribuito a coloro i cui cuori erano stati recentemente conciliati, senza assegnare nulla agli Anṣār. Bukhārī 4333 precisa che il bottino venne consegnato ai convertiti della Mecca e agli emigrati, mentre gli Anṣār furono esclusi. Bukhārī 4334 riporta la spiegazione di Maometto:
«I Quraysh sono ancora vicini al loro periodo preislamico e alla loro disgrazia, e io desidero risarcirli e conquistarne i cuori. Non siete soddisfatti che gli altri tornino con i beni di questo mondo e voi torniate alle vostre case con il Messaggero di Allah?» (Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4334)
Zakat e bottino: fondi differenti, identica strategia
I cammelli distribuiti dopo Ḥunayn provenivano dal bottino di guerra, non necessariamente dal fondo della zakat. La distinzione giuridica è reale, ma non offre alcuna via di fuga sulla sostanza.
Il Corano destina una quota della zakat ai “cuori da conquistare”. I tafsir spiegano quella categoria ricorrendo proprio ai doni di Ḥunayn. Muslim, Bukhārī e al-Tirmidhī mostrano Maometto mentre usa ricchezze e bottino per attirare nuovi convertiti, trasformare oppositori in sostenitori e rendere più stabile l’adesione di uomini ancora vicini al paganesimo.
Può cambiare la cassa dalla quale vengono presi i beni — zakat, bottino, fayʾ o patrimonio personale — ma non cambia il metodo: distribuire vantaggi materiali affinché determinati cuori diventino favorevoli all’Islam.
Al-Ṭabarī: mille cammelli per dieci uomini
Anche la tradizione storico-biografica descrive la politica delle elargizioni dopo Ḥunayn. Nella Vita di Maometto di al-Ṭabarī si legge che i duemila abitanti della Mecca entrati nell’esercito islamico non erano ancora realmente legati alla nuova religione:
«Questi ultimi, sotto il comando di Abū Sufyān, figlio di Ḥarb, non erano ancora veramente attaccati all’Islam, per cui il Profeta fece loro dei doni per guadagnare alla fede i loro cuori e, più tardi, nella spartizione del bottino di Ḥunayn, continuò a favorirli; perciò sono chiamati al-Muʾallafa Qulūbuhum».
Al-Ṭabarī elenca dieci uomini che ricevettero complessivamente mille cammelli, cento ciascuno. Tra loro figuravano Abū Sufyān, suo figlio Muʿāwiya, Ṣafwān ibn Umayya, Suhayl ibn ʿAmr e altri notabili meccani:
«Quelli chiamati al-Muʾallafa Qulūbuhum, che erano dieci, ricevettero mille cammelli, cento ciascuno. […] Il Profeta donò loro queste cose affinché nascesse nei loro cuori l’attaccamento per l’Islam».
Non vennero selezionati casualmente tra la popolazione. Erano uomini potenti, ex avversari, capi e personalità capaci di orientare clan e tribù. Il valore del dono cresceva con l’utilità politica e sociale del destinatario.
Al poeta ʿAbbās ibn Mirdās, insoddisfatto dei cammelli ricevuti, vennero infine aumentati i beni fino a raggiungere cento animali. Al-Ṭabarī riferisce che Maometto disse ad ʿAlī: «Taglia quella lingua che mi attacca», espressione interpretata nel racconto come ordine di dargli quanto bastasse per soddisfarlo.
Anche la protesta poetica, a quanto pare, aveva il suo prezzo.
Al-Qaraḍāwī: pagare anche i ricchi per sostenere la causa dell’Islam
La categoria dei “cuori da conquistare” non è rimasta sepolta nella società tribale del VII secolo. Yūsuf al-Qaraḍāwī, uno dei più influenti giuristi musulmani contemporanei, le dedica un intero capitolo del suo Fiqh al-Zakāh.
Al-Qaraḍāwī include tra i possibili beneficiari le persone convertite recentemente, coloro la cui adesione deve essere rafforzata, individui dei quali si vuole prevenire il danno, uomini influenti capaci di aiutare o difendere i musulmani e non musulmani che possono essere avvicinati alla fede.
«Coloro i cui cuori devono essere conciliati comprendono persone recentemente condotte all’Islam, persone che devono rafforzare il proprio impegno verso questa fede e individui il cui male può essere prevenuto oppure che possono aiutare e difendere i musulmani». (Yūsuf al-Qaraḍāwī, Fiqh al-Zakāh, vol. II, cap. III)
Il giurista riferisce inoltre la risposta attribuita ad al-Zuhrī: chi si converte provenendo dall’ebraismo o dal cristianesimo può appartenere alla categoria anche se è ricco. La ragione è semplice: il denaro non viene consegnato per eliminare la povertà, ma per ottenere un risultato religioso.
«I pagamenti destinati a coloro i cui cuori devono essere conciliati vengono effettuati indipendentemente dalla loro ricchezza, perché concedere loro beni significa sostenere la chiamata dell’Islam».
Al-Qaraḍāwī respinge l’idea che questa categoria sia stata abrogata. Secondo lui può tornare operativa ogni volta che si presenti la necessità di conquistare determinati cuori. La decisione spetterebbe normalmente allo Stato islamico; in sua assenza, anche organizzazioni musulmane incaricate della raccolta e distribuzione della zakat potrebbero individuare i beneficiari.
Il denaro può quindi essere versato anche a una persona benestante, perché l’obiettivo non è soccorrerla. L’obiettivo è sostenere la diffusione e gli interessi dell’Islam attraverso di lei.
Beneficenza o investimento religioso?
Corano 9:60 include autentiche categorie assistenziali: poveri, indigenti, indebitati, schiavi da liberare e viandanti. Nessuno ha bisogno di negarlo. Ma ridurre la zakat a una generica tassa di solidarietà significa rimuovere dal versetto proprio la categoria più politicamente e religiosamente significativa.
I “cuori da conquistare” non ricevono necessariamente perché soffrono la fame. Possono essere ricchi, potenti e influenti. Ricevono perché la loro adesione, la loro neutralità o il loro sostegno valgono qualcosa per la comunità islamica.
Se l’uomo è ostile, il dono può addolcirlo. Se è incerto, può trattenerlo. Se non è ancora musulmano, può incentivarlo. Se guida una tribù, può trascinare altri. Se possiede prestigio, la sua conversione può trasformarsi in propaganda.
È una forma di investimento religioso perfettamente riconoscibile: si trasferisce ricchezza a un soggetto strategico nella speranza di ottenere un ritorno in consenso, conversioni, alleanze e stabilità politica.
Quando la rivelazione non basta, restano i cammelli
La tesi non è che ogni conversione all’Islam sia stata acquistata. Non serve sostenere una simile generalizzazione. Le fonti dimostrano qualcosa di già sufficientemente grave: l’Islam ha trasformato l’incentivo materiale alla conversione e al consenso in una pratica attribuita a Maometto, in una categoria coranica e in un tema discusso dalla giurisprudenza.
Il Corano riserva risorse ai cuori da conquistare. Ibn Kathīr parla di elemosine concesse affinché qualcuno abbracci l’Islam. Al-Jalālayn include chi viene pagato perché si converta, rafforzi la propria fede o induca i suoi simili a imitarlo. Muslim ammette che alcuni uomini entravano nell’Islam per ottenere beni terreni. Bukhārī mostra cento cammelli consegnati ai nuovi convertiti mentre i combattenti già fedeli restano esclusi. Al-Ṭabarī racconta di mille cammelli assegnati a dieci notabili per far nascere nei loro cuori l’attaccamento alla nuova religione. Al-Qaraḍāwī considera ancora applicabile la categoria e ammette che il beneficiario possa essere ricco, perché il vero obiettivo è sostenere la causa islamica.
Ṣafwān odiava Maometto. Ricevette cento cammelli. Poi altri cento. Poi altri cento. Alla fine Maometto divenne la persona che amava più di tutte.
Si può parlare dell’eloquenza del Corano, della purezza del monoteismo, dei segni di Allah e della forza spirituale della rivelazione.
Ma quando la rivelazione non conquista il cuore, restano sempre i cammelli.
E, per tutto il resto, c’è MasterCard.
Fonti principali
- Corano 9:60.
- Ibn Kathīr, Tafsīr al-Qurʾān al-ʿAẓīm, commento a Corano 9:60.
- Tafsīr al-Jalālayn, commento a Corano 9:60.
- Ṣaḥīḥ Muslim 2312b: l’uomo che riceve un grande gregge e invita la propria gente ad abbracciare l’Islam.
- Ṣaḥīḥ Muslim 2313: Ṣafwān ibn Umayya e le tre elargizioni da cento cammelli.
- Jāmiʿ al-Tirmidhī 666: doni a coloro i cui cuori vengono inclinati verso l’Islam e discussione giuridica successiva.
- Ṣaḥīḥ al-Bukhārī 4330; 4331; 4333; 4334: distribuzione del bottino ai convertiti recenti per conquistarne i cuori.
- Muḥammad ibn Jarīr al-Ṭabarī, Vita di Maometto, edizione italiana a cura di Sergio Noja, traduzione di Giancarlo Buzzi, pp. 352 e 363.
- Yūsuf al-Qaraḍāwī, Fiqh al-Zakāh, vol. II, capitolo “Those Whose Hearts Are Being Reconciled”, pp. 33-40.
Le traduzioni italiane dei testi disponibili soltanto in inglese sono state rese conservando il contenuto completo dei passaggi citati; i collegamenti conducono alle versioni consultate.









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