Maometto femminista? Cosa dice Sahih al-Bukhari sulle donne

Maometto era un femminista? È una definizione che ricompare spesso quando si cerca di presentare il profeta dell’Islam come un precursore dell’emancipazione femminile. Prima di attribuirgli categorie nate molti secoli dopo, però, conviene leggere ciò che le stesse fonti islamiche considerate autentiche gli attribuiscono.

Una delle testimonianze più note si trova in Sahih al-Bukhari 1462. Durante una festa religiosa Maometto si rivolse alle donne invitandole a fare elemosina e dichiarò di aver visto che la maggioranza degli abitanti dell’Inferno erano donne. Quando gli venne chiesto il motivo, rispose accusandole di maledire frequentemente e di essere ingrate verso i propri mariti, aggiungendo di non aver visto persone più «carenti in intelligenza e religione» di loro. :chatgpt-content-reference{index=”0″}

Sahih al-Bukhari 1462: Maometto afferma che la maggioranza degli abitanti dell’Inferno sono donne
Sahih al-Bukhari 1462: Maometto parla delle donne come maggioranza degli abitanti dell’Inferno e come carenti in intelligenza e religione.

Non è una traduzione fuori contesto

La risposta più immediata a un testo del genere consiste spesso nel sostenere che parole come “deficienza” o “carenza” siano state tradotte male oppure estrapolate dal loro contesto. Il problema è che lo stesso Sahih al-Bukhari conserva un’altra versione del racconto nella quale Maometto spiega espressamente che cosa intenda.

In Sahih al-Bukhari 304, dopo aver nuovamente affermato che le donne costituiscono la maggioranza degli abitanti dell’Inferno e averle definite carenti nell’intelligenza e nella religione, le donne gli chiedono direttamente quale sia questa loro carenza. Maometto risponde richiamando due elementi: la testimonianza di due donne equivalente a quella di un uomo e l’impossibilità per la donna mestruata di pregare e digiunare. :chatgpt-content-reference{index=”1″}

Quindi il testo non lascia la “carenza d’intelligenza” come un insulto indefinito. La collega esplicitamente alla diversa considerazione della testimonianza femminile. E collega la “carenza religiosa” alle limitazioni rituali dovute alle mestruazioni. È la spiegazione attribuita a Maometto stesso dalla raccolta sunnita più autorevole.

La testimonianza femminile

Il richiamo alla testimonianza non compare nel vuoto. Corano 2:282, nel contesto della documentazione dei debiti, prescrive due uomini oppure, in mancanza di due uomini, un uomo e due donne, affinché se una delle due sbaglia l’altra possa ricordarle correttamente il fatto. La portata giuridica del versetto va definita con precisione: il testo disciplina direttamente una fattispecie finanziaria e non stabilisce letteralmente che in ogni possibile controversia la testimonianza femminile valga sempre metà di quella maschile. Ma proprio Bukhari 304 utilizza questa asimmetria per spiegare la presunta carenza dell’intelligenza femminile. Il tema è approfondito nell’articolo Nell’Islam la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo. :chatgpt-content-reference{index=”2″}

Il punto è particolarmente difficile da conciliare con la rappresentazione moderna di Maometto come campione dell’uguaglianza tra i sessi. Non siamo davanti a un commentatore medievale che avrebbe deformato secoli dopo un messaggio originariamente egualitario. La spiegazione viene attribuita direttamente al profeta dell’Islam da un hadith canonico.

La maggioranza dell’Inferno? Donne

Anche l’altra parte del racconto merita attenzione. La presenza maggioritaria delle donne nell’Inferno viene collegata da Maometto al loro comportamento nei confronti dei mariti: sarebbero frequentemente inclini alla maledizione e soprattutto ingrate verso i propri coniugi. La donna non viene quindi descritta soltanto come ritualmente o intellettualmente “carente”, ma anche come soggetto moralmente esposto a una colpa specificamente legata alla relazione matrimoniale. :chatgpt-content-reference{index=”3″}

La combinazione è significativa: maggioranza femminile nell’Inferno, ingratitudine verso il marito, carenza nell’intelligenza e carenza religiosa. Isolare una sola di queste frasi permette di costruire spiegazioni apologetiche; leggerle insieme restituisce invece il quadro complessivo del racconto.

Dal racconto profetico alla struttura religiosa

Il problema, inoltre, non si esaurisce in questo singolo hadith. La condizione femminile nelle fonti islamiche attraversa diritto familiare, eredità, testimonianza, matrimonio, divorzio, sessualità, abbigliamento e autorità maschile. Per un quadro più ampio si veda La donna nell’Islam, dove sono raccolti numerosi testi coranici e tradizioni relativi alla posizione giuridica e religiosa della donna. :chatgpt-content-reference{index=”4″}

Lo stesso discorso sul velo islamico acquista un significato diverso quando viene inserito in questo quadro complessivo. Presentare il velo esclusivamente come libera espressione individuale cancella il sistema normativo nel quale storicamente è stato collocato: distinzione dei sessi, modestia femminile, controllo della sessualità e obblighi religiosi differenti per uomini e donne.

Una frase isolata?

Si potrebbe ancora sostenere che Bukhari 1462 e 304 rappresentino soltanto un episodio. Ma la questione diventa più difficile quando quei testi vengono messi accanto alla successiva produzione religiosa, morale e giuridica del mondo islamico. Nell’approfondimento Misoginia nel mondo islamico medievale abbiamo raccolto esempi provenienti da generi differenti, distinguendo hadith, tafsir, letteratura morale, poesia e diritto. Non tutti questi materiali hanno la stessa autorità, ma proprio la loro diffusione in ambienti differenti mostra quanto determinate rappresentazioni della donna abbiano potuto radicarsi e riprodursi. :chatgpt-content-reference{index=”5″}

Questo non significa che ogni donna musulmana sia stata trattata nello stesso modo in ogni epoca, né che ogni società musulmana abbia applicato identicamente tutte le norme. Significa qualcosa di molto più preciso: le fonti normative dell’Islam contengono materiale che assegna uomini e donne a posizioni differenti e che può essere utilizzato per legittimare una struttura gerarchica fra i sessi.

Maometto femminista?

La domanda iniziale può quindi essere riproposta con maggiore precisione. È sensato chiamare “femminista” un uomo al quale le fonti islamiche attribuiscono l’affermazione secondo cui la maggioranza degli abitanti dell’Inferno sarebbe composta da donne, che le descrive come ingrate verso i mariti e che parla di una loro carenza nell’intelligenza e nella religione?

Se il termine “femminismo” conserva un significato legato all’uguaglianza morale, giuridica e intellettuale tra uomo e donna, questi testi non sono dettagli irrilevanti da nascondere dietro formule moderne. Devono essere letti, spiegati e confrontati con quella rappresentazione.

La cosa più interessante è che non occorre attribuire a Maometto parole provenienti da una fonte ostile. Non occorre nemmeno ricorrere a un cronista cristiano o a una polemica occidentale. Basta aprire Sahih al-Bukhari.

Il “Maometto femminista” delle riletture moderne è impossibile da conciliare con il Maometto descritto nelle stesse fonti islamiche.

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